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sabato 21 giugno 2008

Le follie dell’Imperatore Terim

La Turchia accede in semifinale eliminando la Croazia ai rigori dopo un incredibile botta e risposta negli ultimi due minuti dei supplementari



Sarebbero stati 120 minuti riassumibili con la semplice parola “noia” fino all’incredibile epilogo dei supplementari: la Croazia favorita, infatti, faticava a fare gioco e a creare occasioni vere dopo la clamorosa traversa colpita nel primo tempo da Ivica Olic, ma proprio al 119’ minuto un pasticcio del portiere turco Rustu Recber aveva regalato ai croati il gol all’apparenza decisivo, realizzato tra l’altro da Ivan Klasnic, uno che in questi due anni ne ha passate sul serio di tutti i colori. Tutti a pensare già al titolo da favola, un uomo che riesce ad uscire dai gravi problemi di salute, da due trapianti di rene (il primo rene era stato rigettato dall’organismo e diventò obbligatoria un’altra operazione) e un lungo periodo di stop per poi arrivare agli Europei e firmare il gol decisivo per lo storico accesso della Croazia alla semifinale di Euro 2008. Invece no, dall’altra parte c’è sempre la Turchia, la squadra più folle delle 16 arrivate ad Austria e Svizzera: gli uomini di Terim, dopo essersi difesi per buona parte del match, trovano la forza per gettarsi in avanti e proprio all’ultimo secondo del recupero trovano la zampata vincente con Semih Senturk, con una conclusione imprevedibile per il portiere avversario che tarpa le ali ad una Croazia che già si sentiva in semifinale e che invece è stata ritirata giù ad un centimetro dal traguardo. Ai rigori non c’è stata storia: i ragazzi di Bilic erano troppo colpiti psicologicamente per risultare freddi dal dischetto, quelli di Terim sapevano di non aver più nulla da perdere e hanno avuto la calma necessaria per realizzare tutte le loro conclusioni, regalando alla Turchia un clamoroso accesso ai quarti di finale. Il tutto diventa ancora più incredibile se si considerano anche le altre rimonte effettuate dai turchi nel loro girone iniziale: dopo la sconfitta contro il Portogallo, la Svizzera era stata regolata da un gol di Arda Turan al 92’ minuto (anche lì vittoria in rimonta, col gol di Yakin che era stato pareggiato al 57’ da Semih Senturk), mentre il meglio di sé la Turchia l’ha dato contro la Repubblica Ceca nella partita decisiva per la qualificazione, quando fino al 75’ era sotto di due gol e poi ha completato la rimonta grazie alle reti di Nihat all’87’ e all’89’, reti che sono valse rispettivamente il pareggio e il sorpasso decisivo. E allora questa non può più esser considerata semplice fortuna, ma è il frutto di una forza d’animo incredibile di questo gruppo, capace di lottare fino all’ultimo secondo e di non darsi mai per vinto, di gettarsi anche disperatamente all’ultimo pallone e di risalire a galla quando tutto sembra preannunciare l’uscita di scena di questa Turchia davvero folle. E allora in semifinale ci arriva la protagonista più attesa, una Turchia che non era mai arrivata nella sua storia a questo punto degli Europei e che sta ripetendo i fasti dell’estate del 2002, quando con Senol Gunes in panchina si classificò al terzo posto nei Mondiali di Giappone e Corea del Sud: il segreto di questa squadra è anche quello di avere giocatori piuttosto polivalenti, che permettono a Terim di schierare una marea di moduli tattici anche all’interno dello stesso match e che rende impossibile prevedere formazione e schema di gioco della Turchia prima del match. Questo ha permesso ai turchi di riuscire a creare sempre un effetto sorpresa verso gli avversari, anche se per la semifinale l’impresa si farà più ardua, sia perché la Turchia dovrà affrontare una squadra molto abituata a questi appuntamenti decisivi come la Germania, ma soprattutto perché già è certo che le assenze saranno abbastanza numerose: avendo un numero incredibile di diffidati (nella formazione titolare, soltanto tre giocatori non erano già stati ammoniti nei precedenti match), le ammonizioni di Rosetti faranno scattare la squalifica per Arda Turan, Tuncay Sanli e Emre Asik, elementi (soprattutto i primi due) di grande rilievo tattico per la squadra. Esce di scena invece la Croazia, che non ha saputo esprimere il calcio che voleva, s’è fatta imbrigliare dalla tattica difensiva degli avversari e ha portato troppo alla lunga la partita, smascherando anche una certa dose di paura che ha bloccato le gambe di qualche giocatore. Nonostante ciò, la squadra di Slaven Bilic era stata capace a sbloccare il match proprio nella fase finale dei supplementari e sentirsi già proiettata ai quarti di finale, ma la Turchia è stata brava e fortunata a trovare quella traiettoria pazzesca al suo secondo tiro in porta (il primo era stato scagliato da Tuncay all’8’ minuto ed era stato tutt’altro che indimenticabile) e a regalare ai croati una clamorosa beffa finale. Le lacrime dei giocatori croati (Srna su tutti) sono davvero giustificate, perché quello che è accaduto all’Ernst Happel ha qualcosa di illogico e impensabile: è da immaginare anche l’amarezza del ct Bilic, che dopo aver costruito una squadra così forte e promettente ha visto sciogliersi tutto per un tiro anche un po’ casuale al 122’ minuto. Un altro rammarico riguarda un assente importante: Ivica Olic è un giocatore generosissimo ma che sbaglia anche tanto e chissà come sarebbe finita se al suo posto ci fosse stato Eduardo Da Silva, il bomber croato nelle qualificazioni che a Febbraio s’è rotto una gamba, spegnendo così il proprio sogno di partecipare ad Euro 2008.

Dopo il match ininfluente vinto contro la Polonia, la Croazia torna alla propria formazione titolare e ripresenta il 4-4-1-1 con cui è stata battuta la Germania, con Kranjcar alle spalle della punta Olic. Diverse novità ci sono invece (come al solito) nella Turchia, che opta per il 4-1-4-1 con Hamit Altintop avanzato a centrocampo a formare la coppia di interni con Tuncay, mentre Sabri Sarioglu va a fare il terzino destro.

Il primo tentativo del match arriva al 5’ minuto: la Turchia lotta tenacemente su un pallone sulla trequarti e Tuncay riesce a farlo scorrere per Hamit Altintop, il quale tenta la conclusione da fuori ma colpisce male e manda largo.

La Turchia inizia con maggiore pressione offensiva ma attacca anche con grandissima confusione, andando di fatto ad intasarsi da sola gli spazi con un gioco troppo diretto verso il centro. La Croazia fatica molto a prendere campo ed in questo inizio si rende pericolosa solo con una fiammata solitaria sulla solita corsia di sinistra, quella che la squadra di Bilic riesce sempre a sfruttare bene, ma Hakan Balta anticipa bene il possibile tap-in di Olic a porta semivuota sul cross di Rakitic.

La bella azione croata rischia di rimanere isolata, ma al 19’ la Croazia riesce a rifarsi viva in avanti e a crearsi una clamorosa occasione da rete: Srna verticalizza per Modric, il quale passa troppo facilmente in mezzo a Mehmet Topal e Hakan Balta ed entra sulla destra dell’area di rigore per poi crossare basso verso il centro, il pallone supera il tentativo d’intervento di Gokhan Zan e Olic va a colpire in scivolata dall’area piccola e a porta ormai sguarnita ma clamorosamente colpisce la traversa, sciupando una colossale palla gol. L’attaccante dell’Amburgo è un ottimo attaccante di fatica e dalla grande corsa, ma proprio questo tipo di gioco finisce per pesare sulla sua lucidità sotto porta.

Comincia a funzionare con più continuità la corsia mancina per la Croazia, con le partenze da lontano di Pranjic che cominciano a mettere in seria difficoltà Sabri Sarioglu, anche perché Kazim-Richards non rientra bene a supporto del compagno e lo lascia in una situazione svantaggiosa di due contro uno, considerando che su quella corsia spinge sempre Rakitic per poi tagliare verso il centro: in questo modo, adesso è la Croazia a spingere con più continuità, a riprendere possesso del centrocampo e a trovare una maggiore profondità. La partita si mantiene comunque a ritmi bassissimi, con soltanto qualche fiammata ad accelerarla.

Le occasioni sono pochissime, ma a mettere un po’ di pepe alla partita si ci mette un probabile errore dell’arbitro Rosetti: al 37’ Tuncay prova a scavalcare Simunic in pallonetto per entrare dal versante destro dell’area, ma il difensore dell’Herta Berlino lo ferma in modo goffo, allungando il braccio e opponendosi poi con il corpo. Nulla di criminale, ma questo poteva essere un fallo da calcio di rigore.

La Turchia rimane in zona offensiva e un minuto dopo va vicinissima al vantaggio: Mehmet Topal vede spazio davanti a sé e carica la botta da 30 metri cercando il palo più lontano, Pletikosa vola ma non riesce ad arrivarci e il pallone esce fuori di pochissimo. Davvero grande conclusione del turco, che per poco non trova il jolly per rompere gli equilibri di un match bloccatissimo.

Se nel primo quarto d’ora s’era vista una Turchia più in palla e successivamente una Croazia tornata ad essere superiore, l’ultimo quarto d’ora della prima frazione è tutto sul filo dell’equilibrio eccessivo e del ritmo inesistente, che finisce anche per rendere banale il gioco di coloro che dovrebbero accendere invece la partita con la loro fantasia, in particolare Kranjcar nella Croazia e Arda Turan nella Turchia, entrambi ingabbiati dalla troppa paura delle due squadre.

In avvio di ripresa la Croazia ha una grossa occasione, ma l’azione ha poco di calcistico: al 51’ tutto parte da un lancio lungo dei croati, Gokhan Zan va al retropassaggio per il portiere ma lo calcola male e lo manda troppo corto permettendo ad Olic di inserirsi per poi cercare il pallonetto su Rustu, riuscendo a superarlo ma trovando anche lui una traiettoria troppo corta. Emre Asik va a tentare di salvare ma invece di allontanare il pallone lo liscia di testa e dalla linea di fondo Olic lo riesce nuovamente a toccare verso il centro, fin quando arriva Hakan Balta a spazzare tutto e a mettere fine a questa sagra dell’orrore: davvero un’azione assurda.

Al 57’ la Croazia si propone in un’azione lenta sulla trequarti ma Rakitic riesce ad accelerarla vedendo l’inserimento di Kranjcar in mezzo alla difesa avversaria e servendolo, ma il giocatore del Portsmouth arriva al limite dell’area per poi calciare senza dare angolo alla propria conclusione e Rustu può bloccare.

Terim dà più libertà di azione ad Arda Turan, permettendogli di accentrarsi con più continuità, ma la Turchia rimane molto bloccata a chiudere gli spazi agli avversari, con la Croazia che fatica a trovare brillantezza: Niko Kovac e Luka Modric tengono bene il campo ma non riescono a far alzare il ritmo al proprio gioco, in una partita che rimane lentissima.

I due tecnici provano a cambiare qualcosa: al 61’ esce un inesistente Kazim-Richards per l’ingresso di Ugur Boral, che fa a fare l’esterno mancino a centrocampo con Arda Turan spostato a destra.

Nella Croazia al 65’ esce un anonimo Kranjcar per l’ingresso di Petric, il quale però non va a fare la seconda punta ma rimane a fare il trequartista in un 4-2-3-1 che vede gli esterni leggermente più avanzati.

La Turchia riesce a reggere difensivamente e a rendere lente le manovre croate, ma di suo la squadra di Terim non fa nulla in attacco, con Nihat che corre moltissimo a vuoto, mentre Tuncay e Hamit Altintop sono più impegnati a rincorrere gli avversari che ad aiutare la propria punta: in questo modo, Nihat non riesce mai a tentare un tiro in tutta la partita. Nella Croazia, Olic continua a correre tantissimo ma sono anche tanti i suoi errori per mancanza di lucidità, mentre Pranjic e Rakitic non riescono più a sfruttare la fascia sinistra come accaduto in qualche fase del primo tempo.

Al 70’ è proprio Rakitic a rendersi insidioso con un taglio centrale che apre la difesa per poi effettuare un triangolo con Olic, il quale di prima gli apre lo spazio per la conclusione ma il giocatore dello Schalke 04 conclude malissimo e manda molto alto da buona posizione.

Al 76’ Terim opta per un cambio un po’ a sorpresa, visto l’atteggiamento della sua squadra: esce infatti il mediano Mehmet Topal per l’inserimento della punta Semih Senturk, che modifica il modulo in un 4-4-2 con Hamit Altintop e Tuncay (uno che in realtà sarebbe un attaccante ma che in questa Turchia fa tutti i ruoli possibili) in mediana.

Nel finale il tema rimane il solito: ritmi bassi, Croazia a fare gioco e Turchia a difendersi. In questo modo, proprio i croati trovano una buona chance su palla da fermo, all’84’: punizione da 25 metri e defilata sulla sinistra che Srna batte a giro cercando l’incrocio dei pali protetto da Rustu, che ha una buona reazione e devia in corner la traiettoria precisa.

Stupisce come all’89’ minuto la Croazia mandi soltanto quattro uomini a saltare in area di rigore su un calcio d’angolo, segno di come anche i croati abbiano paura di subire il gol decisivo in contropiede. Un minuto più tardi, però, la squadra di Bilic crea un’altra buona chance: Modric scambia bene con Srna ed entra in area di rigore sulla destra per crossare basso, Olic interviene e devia il pallone in scivolata ma il suo tentativo è troppo centrale e Rustu blocca in due tempi. E’ evidente come l’attaccante croato finisca il match boccheggiando dalla fatica, ma Bilic lo fa rimanere ancora in campo.

Si va ai tempi supplementari e nella prima frazione è la Turchia a tenere più possesso palla e creare un mezzo pericolo grazie a Tuncay, autore di una partita davvero generosissima perché di fatto è il giocatore più arretrato nel centrocampo turco, cercando anche di proporsi in fase offensiva.

Al 97’ arriva la tardiva sostituzione di Olic, per l’inserimento di Klasnic.

La Turchia prova a rendersi insidiosa: al 100’ Modric e Niko Kovac sono troppo statici al limite dell’area dopo una rimessa laterale, Nihat riesce a far scorrere il pallone per Semih Senturk che calcia immediatamente, mandando alto anche se non di molto.

La squadra turca sembra avere maggiori energie e al 102’ riesce a portare avanti un buon pallone, Tuncay lo controlla dal limite e da posizione centrale calcia basso cercando l’angolo sinistro della porta ma colpisce un po’ sporco e manda larga di poco la sua conclusione.

Nel secondo tempo supplementare è invece la Croazia a distendersi in avanti con più continuità, ma sempre con poco coraggio: inoltre, i croati fanno molta fatica con i due difensori centrali che soffrono il dinamismo di Nihat e Semih e più volte rischiano il pasticcio, con Simunic in particolare che evidenzia grosse insicurezze.

Al 117’ arriva una brutta notizia per la Turchia: Nihat si fa male al muscolo di una coscia calciando una punizione ed esce per lasciare spazio a Gokdeniz e le sue condizioni saranno da verificare.

La partita sembra ormai diretta ai calci di rigore ma al 119’ Rustu la combina grossa: il portiere turco esce alla Nikopolidis (emulando il greco nella papera con cui regalò l’1-0 alla Russia nella fase a gironi) su una palla che sta per uscire dopo un rimpallo ma che rimane corta, Modric riesce ad anticiparlo per tenere vivo il pallone e poi girarsi a crossa prima che il portiere torni in porta, trovando anche precisione nel traversone per Klasnic che di testa anticipa Gokhan Zan, colpisce nella porta sguarnita e prende in controtempo un Rustu in corsa disperata, realizzando la rete dell’1-0.

Sembra chiusa la partita, ma con la Turchia non si può mai dire mai: l’arbitro segnala un minuto di recupero e quando il cronometro sta per scoccare il minuto 121 Rustu va al lancio disperato verso l’area di rigore, Simunic pasticcia e non riesce a respingere bene, la palla rimane vagante in area e Semih Senturk riesce a calciare di sinistro trovando clamorosamente l’incrocio dei pali, con Pletikosa che non può che restare fermo. E’ la rete dell’1-1 che arriva proprio all’ultimo momento possibile e che riapre la partita, portandola ai calci di rigore.

Nella sequenza dei rigori domina la condizione psicologica delle due squadre: calcia per prima la Croazia con il rigorista Modric, che manda largo sulla destra il proprio tiro basso a cercare l’angolino, dando subito un potenziale vantaggio alla Turchia.

Il primo a calciare per la Turchia è Arda Turan, che conclude male e centrale, Pletikosa però devia soltanto e non riesce a neutralizzare la conclusione: sembra allora scritto che tutto debba andare bene alla Turchia.

Al terzo rigore croato arriva la nuova conferma, visto che Rakitic imita Modric nella conclusione e nell’errore, con la sola differenza che il fantasista dello Schalke 04 calcia sulla sinistra.

Per la Croazia non c’è via d’uscita e addirittura al quarto rigore Rustu si esalta respingendo il tiro di Petric, facendosi in parte perdonare l’erroraccio sul gol di Klasnic e dando la certezza del passaggio del turno della Turchia.

La squadra di Terim continua quindi a stupire sia per i risultati raggiunti sia per il mondo in cui questi arrivano: adesso sarà difficilissimo ripetersi contro la Germania, ma la squadra di Low dovrebbe ormai sapere che contro la Turchia una partita non è mai chiusa e che non può distrarsi un attimo.

Grande delusione invece per la Croazia, che realizza soltanto un rigore su quattro tentativi, segno di una condizione psicologica davvero pessima dopo aver subito in quel modo il pareggio. I croati però hanno una buona squadra e notevoli margini di crescita e possono pensare di rifarsi già dalle qualificazioni per i Mondiali 2010.


Croazia-Turchia 1-1 dopo tempi supplementari (Turchia vince 3-1 ai rigori)

Croazia (4-4-1-1): Pletikosa 6 – Corluka 6 Robert Kovac 6 Simunic 5 Pranjic 6 – Srna 5 Niko Kovac 5,5 Modric 6,5 Rakitic 6 – Kranjcar 5 (64’ Petric 5) – Olic 5,5 (97’ Klasnic 7)

In panchina: Galinovic, Runje, Simic, Vejic, Vukojevic, Kalinic, Pokrivac, Knezevic, Leko
Commissario tecnico: Slaven Bilic 6

Turchia (4-1-4-1): Rustu 6 – Sabri Sarioglu 6 Gokhan Zan 6 Emre Asik 6,5 Hakan Balta 6 – Mehmet Topal 5,5 (76’ Semih Senturk 7) – Kazim-Richards 4 (61’ Ugur Boral 5) Hamit Altintop 6 Tuncay 6,5 Arda Turan 6 – Nihat 5,5 (117’ Gokdeniz sv)

In panchina: Tolga, Servet Cetin, Emre Belozoglu, Tumer Metin, Emre Gungor, Ayhan, Erding
Commissario tecnico: Fatih Terim 6

Arbitro: Roberto Rosetti (Italia) 5,5

Gol: 119’ Klasnic (C), 122’ Semih Senturk (T)
Ammoniti: Emre Asik, Tuncay, Arda Turan, Ugur Boral (T)

Sequenza rigori:

0-0: Modric (sbagliato: tiro finito largo)
0-1: Arda Turan (gol)
1-1: Srna (gol)
1-2: Semih Senturk (gol)
1-2: Rakitic (sbagliato: tiro finito largo)
1-3: Hamit Altintop (gol)
1-3: Petric (sbagliato: tiro parato da Rustu)

martedì 17 giugno 2008

La Croazia chiude a punteggio pieno e Klasnic si prende la soddisfazione di andare a segno

La Polonia delude tantissimo sul piano del gioco e non riesce a creare grandi occasioni fino agli ultimi 10 minuti, quando ormai è troppo tardi per recuperare lo 0-1



Ha avuto una storia personale molto travagliata, con una vicenda che ha rischiato di portargli via anche la via, ma Ivan Klasnic ha saputo reagire, tornando al calcio già nel corso di questa stagione con il Werder Brema e adesso mettendo la sua firma anche su Euro 2008: il 28enne, infatti, è stato circa un anno lontano dai campi da gioco per un grave problema renale che lo ha costretto a sottoporsi a due trapianti, un’operazione sempre abbastanza delicata da cui Klasnic ha saputo riprendersi anche in tempo per tornare a giocare e a segnare sia in Bundesliga che in Nazionale. Il suo gol arriva con la Croazia già qualificata ai quarti di finale, ma umanamente è forse il più importante dell’intero Europeo e regala sicuramente una storia difficile ma a lieto fine. La Croazia ha quindi la soddisfazione di chiudere il proprio girone a punteggio pieno, infliggendo una sconfitta anche alla Polonia che avrebbe dovuto sperare ad un mezzo miracolo per passare il turno ma che invece ha giocato molto male, mostrando evidenti difficoltà di gioco a centrocampo e una eccessiva mancanza di qualità, che ha reso la manovra dell’undici di Leo Beenhakker poco fluida e pericolosa per questa Croazia. Dall’altra parte, Slaven Bilic ha avuto l’occasione di far riposare quasi tutti i suoi titolari ma ha avuto notizie importanti anche dalle riserve, che sono riuscite ad imporre il proprio gioco e hanno gestito il match con grande razionalità, spingendo sempre sulla corsia di sinistra a sfruttare i disastri della difesa polacca e poi difendendosi molto bene a sua volta, a parte gli ultimi 10 minuti in cui i croati sono apparsi deconcentrati e più volte hanno rischiato di subire il pareggio.

La Polonia rivoluziona un po’ la sua formazione, presentando un 4-4-1-1 che vede Marek Saganowski come unica punta, con Guerreiro confermato in posizione di trequartista. Al centro della difesa viene invece spostato il mediano Dudka, il cui posto a centrocampo viene preso da Murawski. La Croazia conferma soltanto due uomini rispetto alla formazione che ha avuto la meglio sulla Germania nel match precedente, ovvero Pranjic e Rakitic, con entrambi che occupano la corsia di sinistra. In attacco, Bilic opta per la coppia Klasnic-Petric, con quest’ultimo che ha l’occasione per riprendersi la maglia da titolare, persa dopo il match anonimo giocato contro l’Austria.

La Polonia inizia il match tenendo un gran possesso di palla, ma l’azione è troppo macchinosa e non prende mai il ritmo dovuto.

Di fatto, l’unica occasione del brutto primo tempo polacco arriva all’11’ minuto: corner da destra di Lewandowski, Dudka stacca molto bene al centro dell’area ma incorna male, mandando larghissimo quando a quel punto avrebbe almeno dovuto trovare la porta.

Come già successo contro Austria e Germania, la difesa della Polonia si piazza in posizione altissima in mezzo al campo e rischia sempre molto sulle incursioni avversarie in contropiede, anche perché molto spesso sbaglia a fare il fuorigioco con degli errori individuali. La Croazia via via prende campo e prende in mano il gioco a centrocampo e fa vedere le migliori cose sulla fascia sinistra sull’asse Pranjic-Rakitic, con i due giocatori che mostrano una grande intesa e con Klasnic che svaria spesso anche su questa corsia: i croati finiscono quindi per dominare, perché Wasilewski è sempre assente in copertura, mentre Lobodzinski non riesce a incidere né in attacco né in fase di difesa.

Così, la prima occasione croata arriva proprio sul fronte mancino al 14’, con Klasnic che trova Pranjic con un passaggio filtrante in diagonale, il giocatore dell’Heerenveen approfitta della dormita di Wasilewski e si trova solo davanti al portiere ma da posizione defilata tenta un pallone mal consigliato che manda il pallone molto largo.

La Croazia non mostra un gioco scintillante, ma per tutto il primo tempo riesce a creare buone occasioni. Al 20’ Rakitic batte una punizione da destra, Vejic riesce a colpire di testa nonostante sia in caduta e manda il pallone verso l’angolo più lontano, Boruc è completamente battuto ma la palla esce sfiorando il palo e la Polonia si salva. Abbastanza incredibile come il difensore centrale del Tom Tomsk sia riuscito a trovare la coordinazione in una situazione così complicata.

Il ritmo di gioco è molto blando, con la Croazia che sfrutta sempre la continua spinta di Pranjic per creare situazioni interessanti, mentre le cose non vanno altrettanto bene sulla destra dove Leko va ad alti e bassi. Ha solo bassi invece la Polonia, che fa una fatica immane a creare delle azioni manovrate, con Roger Guerreiro che prova a muoversi sul fronte offensivo ma appare spento e non ha mai un’illuminazione imprevedibile a sorprendere gli avversari, mentre la prima punta Saganowski tocca pochissimi palloni.

Al 26’ la Croazia è costretta a sostituire Knezevic, che in precedenza si era scontrato involontariamente con il proprio portiere Runje: al suo posto entra un altro titolare dei croati, ovvero Corluka che va a fare il centrale sinistro nella difesa a 4.

La Croazia ha una manovra discreta ma ogni tanto riesce a trovare delle belle fiammate come al 33’ quando un bello scambio tra Klasnic e Petric apre la difesa polacca, con l’attaccante del Borussia Dortmund che è molto bravo a dare di prima a Klasnic il pallone di ritorno, permettendogli l’incursione in area a tu per tu con Boruc: Klasnic tenta la conclusione ma il portiere polacco si oppone bene con i piedi e salva ancora la propria porta.

Ancora Boruc ha tanto lavoro da svolgere in questa fase di gara, visto che due minuti dopo la difesa polacca si conferma pessima e Pranjic non ha difficoltà a toccare filtrante per Rakitic, il quale è molto defilato sulla sinistra ma tenta comunque la conclusione a rete, ma Boruc gli chiude lo specchio della porta uscendo a braccia larghe e deviando in calcio d’angolo proprio con il braccio sinistro.

La partita ha uno svolgimento quasi monotono perché la Croazia continua a passeggiare come vuole sulla corsia sinistra, quasi come non ci fossero avversari da superare: al 37’ Klasnic è ancora molto bravo nel gioco d’appoggio con un tocco di prima per l’inserimento in area di Pranjic, il quale tenta il tiro ad incrociare ma trova ancora un buon intervento di Boruc, che respinge il tiro a mezz’altezza dell’avversario.

A centrocampo è brutto il primo tempo di Lewandowski (che invece aveva ben impressionato nel match d’esordio contro la Germania) che al 45’ perde malamente il pallone a centrocampo con un passaggio in orizzontale che va ad accendere Leko, il quale avanza e poi tenta il destro radente da lontano, con la palla che esce sulla sinistra della porta di Boruc ma non di molto.

Al secondo minuto di recupero Dudka interviene molto male sulla sponda di Petric e permette a Klasnic di andare al contrasto e di vincere il rimpallo per liberarsi, ma per una volta l’attaccante del Werder Brema non è convincente nella conclusione effettuata e permette a Boruc di salvarsi ancora. La Polonia avrebbe bisogno della vittoria, ma in questo primo tempo è un miracolo che non abbia subito almeno un paio di gol.

All’intervallo Beenhakker prova a rivedere difesa e centrocampo della sua squadra, togliendo Lewandowski e inserendo Kokoszka, il quale va nel suo ruolo di difensore centrale, permettendo a Dudka di tornare in mediana: il 21enne del Wisla Cracovia è il quinto giocatore che il ct della Polonia prova nella posizione di centrale di difesa, ma ad essere sbagliato è proprio l’atteggiamento della terza linea polacca che mantiene sempre troppo alta la propria posizione e si fa infilare facilmente anche da giocatori non rapidissimi.

Il cambio in difesa naturalmente non cambia le cose e al 52’ Pranjic ha per l’ennesima volta nel match uno spazio siderale sulla sinistra per avanzare e crossare corto e basso per Klasnic, il quale calcia subito radente ad incrociare e trova una precisione perfetta, visto che manda il pallone proprio nell’angolo più lontano e rende impossibile il tentativo d’intervento di Boruc: è la rete dello 0-1 e Klasnic meritava pienamente questa gioia, non solo per la vicenda personale che lo ha attanagliato, ma anche considerando soltanto il piano sportivo, visto che l’attaccante stava giocando un ottimo match.

La Polonia prova ancora a cambiare le cose al 55’, togliendo un Lobodzinski assolutamente inesistente (davvero la brutta copia del giocatore che mise in difficoltà Jansen per tutto il primo tempo di Germania-Polonia) e inserendo Smolarek, il quale va a fare il centravanti, con Saganowski spostato sulla destra.

La Croazia lascia che sia la Polonia a manovrare, ma anche in fase difensiva appare evidente la superiorità di Vukojevic e Pokrivac sui due mediani avversari, nonostante i due centrocampisti croati non facciano nulla di eccezionale e si limitino al compitino: dalla loro, Vukojevic e Pokrivac hanno sicuramente il vantaggio di avere una buona intesa, considerando anche che per diverso tempo hanno composto anche la mediana titolare della Dinamo Zagabria, prima che il 22enne Pokrivac decidesse di approdare in Francia e giocare al Monaco. La Polonia è decisamente impalpabile e esteticamente inguardabile per come porta avanti la manovra.

Perlomeno la squadra di Beenhakker riesce a creare qualche occasione per tenere alto l’orgoglio: al 63’ Krzynowek (uno dei pochi polacchi a raggiungere la sufficienza) crossa basso dalla corsia mancina, Simic va a vuoto in tackle e Guerreiro ne approfitta, riuscendo a girarsi e calciare subito di sinistro ad incrociare, mandando il pallone a sfiorare il pallone. E’ l’unica bella giocata del match per il brasiliano naturalizzato polacco.

Smolarek ha sicuramente voglia di fare e si muove di più e meglio rispetto ai due match precedenti e al 69’ conclude una buona manovra sulla sinistra con una palla filtrante che permette a Krzynowek di crossare morbido, sul secondo palo Saganowski va al colpo di testa da distanza ravvicinata ma non trova potenza e permette a Runje la presa.

Negli ultimi 10 minuti la difesa croata sembra perdere concentrazione (in particolare Vedran Corluka, elemento interessante ma che deve migliorare proprio su questo aspetto) e permette alla Polonia di presentarsi tre volte pericolosamente al tiro: all’81’ tutto nasce da una bella azione in solitaria di Smolarek, che spalle alla porta si gira con una veronica, riesce a saltare il possibile raddoppio di Pokrivac e scarica una botta potente di sinistro dal limite, con palla che esce davvero di pochissimo.

All’85’ è Guerreiro ad accendere Smolarek, con l’attaccante del Racing Santander che parte in azione personale e poi cerca un tiro molto difficile dal vertice destro dell’area di rigore, ma manda il pallone alto con Runje che controllava.

Infine, l’ultima occasione arriva all’88’ grazie ad una verticalizzazione filtrante di Smolarek che manda a vuoto il tentativo di intercetto di Corluka in scivolata e lascia Zahorski (subentrato al posto di Saganowski) solo davanti al portiere, ma l’attaccante del Gornik Zabrze si imbriglia da solo una volta entrato in area di rigore e spreca davvero malamente, permettendo a Runje di togliergli addirittura il pallone tra i piedi con una facilità disarmante.

Finisce allora con una vittoria anche questo match per la Croazia, che può affrontare la fase ad eliminazione diretta con grandissima fiducia, considerando che anche le riserve possono garantire un discreto apporto qualora ve ne sia il bisogno. E’ un po’ da rivedere la prestazione di un possibile titolare come Petric, ancora una volta non convincente fino in fondo: per questo motivo, Bilic potrebbe lasciarlo fuori per il quarto di finale contro la Turchia e riproporre il 4-4-1-1 con Kranjcar alle spalle dell’unica punta Olic.

La Polonia invece abbandona l’Europeo con l’unico rammarico di non esser riuscito ad ottenere la vittoria contro l’Austria per un’invenzione dell’arbitro Webb, ma che nelle altre due partite ha mostrato troppi difetti strutturali.


Polonia-Croazia 0-1

Polonia (4-4-1-1): Boruc 7 – Wasilewski 2 Zewlakow 4 Dudka 4,5 Wawrzyniak 6 – Lobodzinski 3,5 (55’ Smolarek 6,5) Murawski 5 Lewandowski 4 (46’ Kokoszka 5,5) Krzynowek 6 – Guerreiro 5 – Saganowski 5 (69’ Zahorski 5)

In panchina: Kowalewski, Fabianski, Jop, Golanski, Bak, Gargula, Pazdan
Commissario tecnico: Leo Beenhakker 5

Croazia (4-4-2): Runje 6 – Simic 5,5 Vejic 6,5 Knezevic 6 (26’ Corluka 6) Pranjic 7,5 – Leko 6 Vukojevic 6,5 Pokrivac 6,5 Rakitic 7 – Petric 6 (74’ Kranjcar sv) Klasnic 8 (74’ Kalinic sv)

In panchina: Pletikosa, Galinovic, Simunic, Robert Kovac, Niko Kovac, Srna, Modric, Olic, Budan
Commissario tecnico: Slaven Bilic 6,5

Arbitro: Kyros Vassaras (Grecia) 6

Gol: 52’ Klasnic
Ammoniti: Lewandowski, Zahorski (P), Vejic, Vukojevic (C)


Classifica Gruppo B:

Croazia 9 (+3)
Germania 6 (+2)
------------------------------------
Austria 1 (-2)
Polonia 1 (-3)

Croazia vince il Girone B
Germania qualificata ai quarti di finale

venerdì 13 giugno 2008

Maturità e talento portano la Croazia ai quarti di finale

La squadra di Slaven Bilic non smette di sorprende e gioca una grande partita per battere 2-1 la Germania



Si comincia a delineare il tabellone dei quarti di finale e per la Croazia l’abbinamento potrebbe essere particolarmente interessante, perché la squadra di Slaven Bilic s’è assicurata la vittoria del Girone B battendo la Germania (anche grazie al rigore che al 93’ ha dato il pareggio all’Austria contro la Polonia visto che, se quest’ultimi avessero vinto, i croati avrebbero dovuto giocarsi ancora la qualificazione) e al prossimo turno affronterà la seconda qualificata del Gruppo A, ovvero la vincente del match-spareggio tra Repubblica Ceca e Turchia: per la prestazione mostrata contro la Germania dalla squadra croata, questo è un abbinamento che può essere assolutamente alla portata, anche perché la squadra di Bilic non soltanto ha mostrato un talento importante, ma ha soprattutto mostrato un carattere ed una maturità da grande squadra. La Croazia ha infatti fatto la propria partita per tutti i 90 minuti, imponendo il proprio gioco quando possibile e difendendosi con tranquillità nei momenti di supremazia della Mannschaft, per poi far scorrere con esperienza e malizia i minuti una volta che la Germania aveva accorciato le distanze, non permettendo alla squadra di Joachim Low di poter soltanto sperare al pareggio. E’ una Croazia che ha convinto in pieno, dopo l’esordio molto stentato contro l’Austria, tornando a quei livelli di gioco che avevano permesso ai rossocrociati di espugnare Wembley, nel match in cui l’Inghilterra cercava un pareggio per accedere ad Euro 2008: quella croata è una squadra che si sta abituando agli scalpi importanti e che ora più che mai rimpiange l’aver partecipato a questa competizione con un’ottima rosa ma senza il bomber principale, ovvero quell’Eduardo Da Silva che è andato in doppia cifra per gol realizzati nelle qualificazioni ma che (com’è noto) è stato messo ko da una brutta frattura alla gambe e che avrebbe sicuramente aumentato lo spessore della Croazia. Non c’è Eduardo, ma un talento che riesce a far stropicciare gli occhi a tutti gli appassionati Bilic lo dispone lo stesso e il suo nome è Luka Modric, eccellente interno di centrocampo di qualità e dinamismo, altro elemento di assoluta personalità che già fa sognare i tifosi del Tottenham, squadra che lo ha acquistato per la prossima stagione per una cifra superiore ai 16 milioni di pounds. Il 22enne ha nettamente dominato il duello a centrocampo contro Michael Ballack, al contrario simbolo di una Germania assolutamente spenta, incapace di creare reali pericoli alla difesa avversaria e poco viva in tutti i 90 minuti. Alla fine, la Nazionale tedesca è riuscita a trovare in qualche modo il gol della speranza per riaprire la partita grazie al solito carattere che rientra nel proprio dna, ma l’undici di Low qualche dubbio lo comincia a sollevare, soprattutto considerando che anche contro la Polonia la Germania non aveva certo giocato una partita entusiasmante, sfruttando di fatto gli erroracci della difesa avversaria. L’impressione avuta domenica scorsa era quella di una squadra dalla condizione fisica non eccellente per affrontare forte la fase decisiva del torneo, ma questa condizione non sembra essere migliorata in questi giorni e giocando in questo modo appare difficile andare lontano: chiaramente, la qualificazione ai quarti è tutta nelle mani della Mannschaft e poi lì dovrebbe esserci una squadra nel pieno della condizione fisica, ma in questo modo la squadra di Low s’è decisamente complicata il cammino, perché il primo posto è già volato via e la Germania non potrà andare oltre al secondo posto, affrontando così subito una squadra pericolosissima come il Portogallo nell’eventuale quarto di finale.

Dopo la non convincente prestazione contro l’Austria, la Croazia presenta un solo cambio di formazione, cambio che però modifica il modulo in un 4-4-1-1: non c’è infatti la punta Petric per l’ingresso di Rakitic, il quale va a fare l’esterno sinistro, permettendo a Kranjcar di avanzare alle spalle dell’unica punta Olic. La Germania invece conferma lo stesso undici che ha battuto la Polonia, confermando Schweinsteiger in panchina e Klose-Gomez come coppia d’attacco.

La partita ha un ritmo molto lento inizialmente e ad imporre maggiormente il proprio gioco è la Croazia, sicuramente più dinamica a centrocampo e più in forma fisicamente: a centrocampo è ottimo il movimento di Modric, che sembra mettere in difficoltà i due mediani avversari quasi da solo, mentre in questa posizione da trequartista Niko Kranjcar appare più vivo rispetto a quanto lo era stato nel match contro l’Austria, riuscendo ad imporre la propria tecnica nella manovra offensiva della propria squadra. La manovra della Croazia è sicuramente più intensa di quella della Germania, con la squadra di Bilic che lavora sicuramente bene nel tenere il campo e nell’attaccare, ma dà anche la sensazione che per rendersi pericolosa negli ultimi metri la presenza di Ivica Olic come unica punta sia insufficiente, a meno di quale eccezionale giocata: questo perché il giocatore dell’Amburgo ha nel suo dna i movimenti da seconda punta, puntando ad allargare la difesa avversaria, ma raramente è presente centralmente per concludere il gioco dei suoi compagni. Ancora meno convincente è la situazione nella Germania, che fatica tantissimo a dare continuità alla manovra, soprattutto con i due mediani: in questo modo, Klose deve arretrare troppo per ricevere palloni giocabili e Mario Gomez rimane isolatissimo in avanti, andando anche in difficoltà nei movimenti, come confermato dalle due volte in cui il centravanti dello Stoccarda è stato pescato in fuorigioco in appena 20 minuti, entrambi i casi su lanci lunghi dei compagni, dimostrazione di una Germania che non trova profondità.

Il primo tempo non regala vere occasioni fino al 24’, quando la Croazia trova la grande manovra sulla sinistra sull’asse Pranjic-Rakitic: Olic poi riceve palla, va incontro al pallone e appoggia all’indietro ancora per Pranjic che ha tutto lo spazio per andare al cross calibrato, sul primo palo Mertesacker decide clamorosamente di non intervenire sul cross e lascia scorrere il pallone con una scelta imperdonabile, perché sorprende anche Jansen che non riesce nella difficile spaccata per salvare il pericolo e viene anticipato da Srna, il quale al volo da posizione ravvicinata trova il tocco vincente a battere Lehmann, per la rete dell’1-0. E’ un vantaggio che la Croazia merita per una certa superiorità mostrata a centrocampo, anche se fino a quel momento le occasioni erano davvero mancate.

La Germania reagisce più di nervi che di gioco e al 26’ Jansen prova a rifarsi andando al cross dalla sinistra, in mezzo all’area Gomez è ben marcato e non riesce a schiacciare il colpo di testa, mandando alto il proprio tentativo.

La Croazia convince per la pulizia delle proprie azioni, come al 30’ quando tutto parte dal lancio di Rakitic: Olic taglia sulla sinistra dell’area di rigore e fa la sponda di testa verso il centro, dove la difesa s’era aperta per seguire il suo movimento, ma Kranjcar non trova la giusta coordinazione per sfruttare la propria libertà e manda alta la sua conclusione.

Nel finale di tempo, la Germania prova ad aumentare la propria pressione per cercare più continuità di gioco nella trequarti avversaria, ma a mancare è quella qualità necessaria per aprire la difesa avversaria: Ballack soffre in maniera eccessiva la pressione di Niko Kovac e di fatto è l’uomo in meno della Mannschaft e per questo motivo Klose finisce ormai stabilmente a giocare sulla stessa linea del giocatore del Chelsea, in una posizione che lo tiene sempre troppo lontano dalla porta e mai pericoloso. Sulla sinistra è invece sufficiente la prova di Podolski, che qualche volta riesce a stringere bene al centro per dare quelle rare accelerazioni al gioco della sua squadra.

I tedeschi faticano e vanno al tiro soltanto su corner di Frings al 40’, con Metzelder che al centro dell’area stacca meglio di tutti e colpisce di testa, mandando alto con Pletikosa che era sulla traiettoria.

Ben più insidiosi sono i contropiede della Croazia che al 42’ sfonda sulla destra con una bella azione personale di Corluka, il quale riesce addirittura a saltare in velocità Jansen (nonostante il suo non sia proprio un passo molto rapido) e poi tocca in orizzontale cercando Kranjcar, trovando però l’ottimo salvataggio di Frings. L’azione non è finita perché dall’altra parte dell’area ci sono due croati liberi e Olic anticipa la possibile conclusione di Rakitic per poi toccare verso il centro, dove Kranjcar tenta la girata ma non trova un tiro angolatissimo, permettendo a Lehmann di salvarsi con un buon riflesso.

Low prova a dare la scossa alla sua squadra togliendo Jansen per inserire un giocatore rapido come Odonkor, il quale va a fare l’esterno destro con Fritz tornato nella sua posizione di terzino fluidificante sulla destra, mentre Lahm passa sulla corsia mancina.

La prima occasione arriva però da un errore del portiere avversario, con Lahm che al 49’ va al cross da sinistra, Pletikosa esce in mezzo all’area ma respinge male e centralmente e Ballack dal limite dell’area manda alto il tentativo di pallonetto provato per sorprendere il portiere.

La Germania attacca a pieno organico ma anche con poco ritmo, perché l’ingresso di Odonkor non ha dato quella scossa che Low si aspettava, anzi l’esterno del Betis di fatto non riesce mai a rendersi utile con qualcuna delle sue accelerazioni. Gomez continua a faticare tantissimo e a non entrare mai in partita, chiuso sempre molto bene dai due centrali croati, Robert Kovac e Josip Simunic. La Croazia chiude bene gli spazi e contrattacca quando possibile per non farsi schiacciare troppo all’indietro e per togliere continuità alla pressione tedesca: in tal senso è sempre eccelso il lavoro di Luka Modric, davvero instancabile in mezzo al campo. La Croazia così riesce a tenere il campo in modo confortevole.

Questa tranquillità porta i croati a trovare anche la rete del raddoppio al 62’, sfruttando una carambola fortunosa: Rakitic cerca un cross da destra ma trova la deviazione di Klose che manda il pallone verso la porta tedesca, Lehmann era già avanzato per l’uscita ma si addormenta e arriva troppo in ritardo nel tentativo di tuffo sul pallone che va a colpire il palo, sul rimbalzo si avventa Olic prima di tutti e a quel punto deve soltanto segnare a porta vuota la rete del 2-0. Per la Croazia la partita si mette in discesa.

Al 65’ la Germania decide di far uscire un pessimo Mario Gomez, uno dei più attardati fisicamente: al suo posto entra Schweinsteiger che va a fare l’esterno a sinistro, con Podolski come seconda punta. I tedeschi giocano con un 4-4-2 che prevede due esterni altissimi.

Al 73’ la Mannschaft prova a scuotersi con un’azione in velocità con Ballack che trova una delle sue rare aperture brillanti pescando sulla sinistra Schweinsteiger, il quale punta l’uomo e da distanza defilata cerca la porta, con Pletikosa che devia in corner con un piede.

La Croazia sembra viaggiare a mille per chiudere gli spazi e una Germania poco qualitativa ha bisogno di un rimpallo fortunato per pescare il gol che riapre il match al 79’: cross da sinistra di Lahm, Ballack tenta la sponda e la palla va a sbattere casualmente sulla testa di Robert Kovac, finendo poi nei pressi di Podolski che scarica una gran botta che brucia l’incolpevole Pletikosa e che vale la rete del 2-1.

La Croazia però non perde la calma e all’82’ trova il modo di rendersi pericolosa: Kranjcar al limite protegge palla, si gira e calcia di sinistro, trovando un buon salvataggio in tuffo di Lehmann.

La Germania non trova un vero e proprio forcing finale e la Croazia riesce a difendersi intelligentemente, tenendo anche la palla in avanti per far respirare la difesa, dimostrando in questo modo grande maturità, perché i croati non si sono impauriti dopo il gol di Podolski ma hanno continuato a fare il loro gioco, evitandosi di gettarsi completamente in difesa ma facendo scorrere tranquillamente i minuti.

I croati finiscono addirittura in superiorità numerica perché al 91’ il nervoso Schweinsteiger dà una spinta a Leko a palla lontana e l’arbitro estrae un rosso troppo pesante, visto che il gesto era veniale.

Ma la sostanza della partita con cambia, perché la Croazia avrebbe contenuto comunque bene gli assalti avversari, ottenendo una vittoria contro una squadra importante ma che soprattutto garantisce il passaggio del turno come vincente del girone, rendendo così inutile l’ultimo match contro la Polonia.

La Germania invece si complica un po’ la vita perché al massimo passerà il turno come seconda del girone, passaggio che arriverebbe qualora l’undici di Low riuscisse almeno a pareggiare nell’ultimo match contro l'Austria.


Croazia-Germania 2-1

Croazia (4-4-1-1): Pletikosa 6 – Corluka 7 Robert Kovac 6,5 Simunic 6,5 Pranjic 6,5 – Srna 6,5 (80’ Leko sv) Niko Kovac 7 Modric 7,5 Rakitic 6,5 – Kranjcar 6,5 (85’ Knezevic sv) – Olic 6,5 (72’ Petric 5,5)

In panchina: Galinovic, Runje, Simic, Vejic, Vukojevic, Kalinic, Pokrivac, Klasnic, Budan
Commissario tecnico: Slaven Bilic 7,5

Germania (4-4-2): Lehmann 5 – Lahm 6 Mertesacker 5 Metzelder 6 Jansen 5,5 (46’ Odonkor 4) – Fritz 5,5 (82’ Kuranyi sv) Frings 5,5 Ballack 4 Podolski 6 – Gomez 4 (65’ Schweinsteiger 5) Klose 6

In panchina: Enke, Adler, Friedrich, Westermann, Rolfes, Neuville, Trochowski, Hitzlesperger, Borowski
Commissario tecnico: Joachim Low 5

Arbitro: Frank De Bleeckere (Belgio) 5

Gol: 24’ Srna (C), 62’ Olic (C), 78’ Podolski (G)
Ammoniti: Simunic, Srna, Leko, Modric (C), Lehmann, Ballack (G)
Espulso: 91’ Schweinsteiger (G)

lunedì 9 giugno 2008

All’Austria non basta un grande cuore per evitare la sconfitta

La Croazia segna subito su rigore dell’ottimo Modric ma poi punta solo a difendersi e l’Austria avrebbe meritato il pareggio



Dopo aver di fatto estromesso l’Inghilterra dagli Europei andando a vincere a Wembley, la Croazia è sicuramente una tra le Nazionali più attese e questo esordio contro i padroni di casa dell’Austria dà segnali alterni: la squadra di Slaven Bilic ha convinto per quanto riguarda la qualità di qualche elemento (Luka Modric in particolare) e per la personalità mostrata in parte del primo tempo, ma quello che non può convincere è l’atteggiamento della Nazionale croata, che dopo aver ottenuto immediatamente il vantaggio non è andata con cattiveria per cercare il raddoppio e, anzi, nella ripresa ha giocato completamente chiusa in difesa, rischiando anche di subire il pareggio. La vittoria pronosticata arriva ma con troppa sofferenza, soprattutto considerando il diverso livello qualitativo tra le due squadre. Proprio perché già si sapeva che tecnicamente l’Austria non era granché (anzi, molto probabilmente la squadra meno dotata tecnicamente in questi Europei), è stata la squadra di Josef Hickersberger a convincere di più, per la volontà e il cuore messo in campo per tutta la ripresa alla ricerca del pareggio. Pur non creando grandissime occasioni, gli austriaci avrebbero pienamente meritato il gol e pagano una sciocchezza di Renè Aufhauser, che intervenendo male su Ivica Olic ha provocato il rigore decisivo. La Croazia però era partita con il giusto atteggiamento e probabilmente in questo modo avrebbe comunque trovato la rete del vantaggio, ma proprio per questo motivo non si capisce perché la squadra di Bilic abbia poi rinunciato a giocare in questo modo, finendo per deludere molto. Non si può dire certo che questa sia stata una partita particolarmente esaltante sul piano tecnico, visto anche che questa volontà dell’Austria è stata una delle poche cose degne di nota, oltre al talento e al carattere mostrato in campo da Luka Modric, il quale vuole dimostrato a tutti che i 16 milioni di pounds spesi dal Tottenham per portarlo al White Hart Lane nella prossima stagione non sono una cifra esagerata.

L’Austria scende in campo con un 3-5-2 in cui i due esterni, Standfest e Gercaliu, fanno gli stantuffi sulle due corsie ma di fatto partono realmente in linea con i centrocampisti. Gli unici dubbi riguardavano il ruolo del portiere e della seconda punta: per il primo, come prevedibile Macho è stato preferito a Manninger, mentre un po’ più inattesa è la scelta di puntare su Harnik come seconda punta. Non ci sono novità invece nel 4-4-2 della Croazia, dove Olic affianca Petric in avanti con l’intento di non far rimpiangere Eduardo Da Silva, mentre Danijel Pranjic va a fare il terzino sinistro, lui che in realtà è un centrocampista.

La Croazia parte subito in modo aggressivo e già al 4’ minuto riesce a sbloccare il risultato: Aufhauser interviene in netto ritardo sull’inserimento in area di Olic e l’arbitro Vink non può esimersi dal concedere l’evidente penalty, che Luka Modric trasforma con una conclusione centrale. Davvero brutto, però, l’errore di Aufhauser, che mette subito in discesa la partita della Croazia.

Lo spettacolo migliore in tutti i 90 minuti lo si vede in tribuna, con i tifosi croati che hanno seguito in massa la squadra e si fanno sentire sempre in modo abbastanza caloroso, mentre il pubblico austriaco prova a spingere i propri beniamini a dare il massimo e di fatto finiscono per dare un reale aiuto alla squadra di Hickersberger alla ricerca del pareggio. La prima risposta arriva all’8’ minuto, ma il tiro di Saumel da lontano è troppo centrale e facile per Pletikosa.

E’ davvero eccellente l’inizio di partita di Modric in mediana per dinamismo e combattività, con il giovane talento che mostra a tutti di non essere emozionato di fronte ad un grande palcoscenico come quello degli Europei. L’Austria si impegna molto ma appare poco brillante nel gioco e troppo macchinosa a centrocampo, con le due punte Linz e Harnik che così hanno pochi palloni giocabili mentre i due esterni Standfest e Gercaliu vanno in difficoltà quando vengono attaccati dagli avversari.

La Croazia appare decisamente superiore ma non sembra dannarsi per cercare la rete del raddoppio, sfiorandolo in modo abbastanza casuale al 14’: punizione da destra battuta da Srna, Olic si getta sul pallone ma, marcato da Pogatetz, non trova la deviazione e la palla scorre per terminare fuori di poco sul secondo palo, con Macho che appariva tagliato fuori dalla traiettoria.

La Croazia sembra comandare il gioco ha pensa più a rallentare il ritmo che a spingere sull’acceleratore per cercare il raddoppio, finendo per abbassare nettamente il ritmo della partita e regalare una fase centrale di primo tempo decisamente noiosa. Nei croati appare positiva anche la prova di Ivica Olic, che parte molto spesso da sinistra e punta sempre la difesa avversaria con incursioni interessanti, mentre al suo fianco è molto meno presente e continuo Mladen Petric, con la punta del Borussia Dortmund che, in particolare, appare meno mobile del solito. L’Austria continua a faticare a fare gioco e a trovare profondità, con Linz che appare troppo statico in avanti e non ha mai la meglio su Robert Kovac e Josip Simunic, mentre Ivanschitz non riesce a dare qualità alla manovra della sua squadra, toccando tanti palloni ma senza la creatività necessaria. In questa lunga fase di gioco, l’unico modo in cui l’Austria riesce a creare qualche insidia offensiva è tramite i calci piazzati.

Sulla destra è buono il primo tempo di Srna per mobilità e continuità di azione, con l’esterno dello Shaktar Donetsk che al 35’ costruisce una buona azione sulla sua corsia, appoggia dietro per Corluka che crossa di prima e lungo verso l’area, dove Petric è in posizione regolare e prova la volèe potente di sinistro con buona coordinazione, ma la palla si alza e termina la propria corsa sopra la traversa.

L’Austria cresce nel finale di gara a centrocampo, ma le trame offensive spesso non riescono ad essere pericolose, anche se Harnik comincia a muoversi bene e ad essere decisamente più vivo dell’altra punta Linz. Anche grazie alla punta del Werder Brema, l’Austria ha maggiore continuità nella pressione, continuità che sarà ripetuta anche per tutto il secondo tempo.

La migliore occasione nel primo tempo dei padroni di casa arriva al 42’ grazie ad un cross da sinistra di Gercaliu che trova l’inserimento dal versante opposto di Standfest, il quale non viene seguito da Kranjcar (autore di una prova molto deludente) e tenta il colpo di testa in corsa, non trovando grande precisione e mandando largo.

Nella ripresa l’Austria alza decisamente il proprio tono agonistico e se la gioca con tutta la grinta possibile, trovando di tanto in tanto qualche buon inserimenti in particolare con Harnik, che ha spesso buon gioco sulla destra ma che ha sempre un gioco troppo perimetrale, soprattutto considerando che al centro dell’attacco Linz è un fantasma e non ha mai la meglio sui difensori avversari. La Croazia cede campo e comincia ad essere meno sicura a centrocampo, anche perché non ha grande apporto da Kranjcar e lo stesso Niko Kovac non sempre è puntuale in chiusura. I croati finiscono così per abbassare molto il baricentro e fare un gioco molto passivo.

L’Austria prova ad aggiungere qualità al proprio gioco facendo uscire al 61’ Saumel per inserire il 38enne Ivica Vastic, il quale va a fare l’interno destro del centrocampo a 5 con Aufhauser che passa a fare il vertice basso al centro. Nella Croazia esce invece Kranjcar per Dario Knezevic, il quale va a fare il terzino sinistro permettendo a Pranjic di salire a centrocampo, in un ruolo a lui più congeniale.

In molti momenti del match la Croazia sembra limitarsi a far passare il tempo, con un atteggiamento davvero poco positivo e anche rischioso, perché finisce per mantenere in partita l’Austria anche quando i croati avrebbero la possibilità di creare qualche pericolo in contropiede. Inoltre, la Croazia trova sempre poco appoggio in Petric, il quale ha sempre la peggio nel confronto con l’ottimo Martin Stranzl, uno dei migliori in quest’Austria.

I padroni di casa continuano a premere ma a non trovare reali chance e allora Hickersberger decide al 69’ di inserire un esterno più offensivo come Umit Korkmaz al posto di Gercaliu.

Al 71’ l’Austria trova un’azione manovrata che parte dai piedi di Ivica Vastic (che dà un buon apporto dal suo ingresso in campo) che tocca verso destra per Harnik, il quale tocca in orizzontale verso il centro da dove Ivanschitz tenta dal limite un tiro a giro a piazzare il pallone senza trovare la porta e mandando largo.

Al 74’ esce il pessimo Linz e Hickersberger inserisce Roman Kienast in attacco, il quale fa una discreta confusione in avanti ma riesce ad essere più insidioso rispetto alla punta del Braga.

L’Austria attacca con poca tecnica ma con grande cuore e in qualche modo riesce a crearsi delle chance interessanti, come al 79’ quando tutto nasce da un tiro sbagliato da Aufhauser che crea una mischia in area di rigore, con Kienast che si muove male verso il pallone e viene anticipato, sulla respinta del difensore la palla va ad Harnik che spara di potenza ma manda alto.

Nell’azione successiva c’è un’altra iniziativa di Harnik sulla destra che alza un pallone morbido verso il centro, Vastic al limite dell’area cerca addirittura l’incornata di testa ma non riesce a dare grande potenza, la conclusione sembrerebbe facile per Pletikosa che quasi combina un pasticcio facendosi sfuggire il pallone ma riprendendolo successivamente in due tempi.

Non ci sono certo grandi occasioni per l’Austria ma questa pressione meriterebbe sicuramente di essere premiata con il gol del pareggio, perché l’impegno degli austriaci è davvero buono, considerando anche che questa squadra non può certo esprimere molto di più sul piano tecnico.

La pressione diventa sempre più alta nel finale e all’86’ Umit Korkmaz crea un buon break sulla fascia sinistro e prova un tiro verso l’angolo più lontano, non trovando grande potenza e permettendo a Pletikosa la respinta.

L’Austria ci prova fino all’ultimo e proprio al 93’ ha la più grande occasione della sua partita: punizione da sinistra battuta da Umit Korkmaz, Kienast riesce a deviare di testa nonostante la trattenuta di Knezevic e la palla esce di poco, con Stranzl che per poco non arriva alla deviazione decisiva da pochi passi.

Si chiudono qui le speranze dell’Austria, che sicuramente è riuscita a farsi apprezzare dai propri tifosi e anche dai neutrali per la combattività e il carattere messo in campo, sicuramente più convincente della tattica a tutta difesa voluta da Bilic per la sua Croazia nel secondo tempo. Adesso la squadra di Hickersberger affronterà la Polonia per cercare il riscatto, in una partita che sulla carta è meno proibitiva.

La Croazia invece ottiene i tre punti che voleva, ma se vuole intraprendere un cammino importante non deve sicuramente ripetere una prestazione del genere, visto che ha decisamente deluso. Adesso i croati devono dare un segnale migliore nel prossimo match, quello contro la Germania.


Austria-Croazia 0-1

Austria (3-5-2): Macho 6 – Prodl 6 Stranzl 7 Pogatetz 5,5 – Standfest 6,5 Aufhauser 5,5 Saumel 5 (61’ Vastic 6,5) Ivanschitz 6 Gercaliu 6 (69’ Umit Korkmaz 6,5) – Linz 4 (73’ Kienast sv) Harnik 6,5

In panchina: Manninger, Ozcan, Katzer, Garics, Patocka, Hiden, Fuchs, Leitgeb, Hoffer
Commissario tecnico: Josef Hickersberger 6

Croazia (4-4-2): Pletikosa 6 – Corluka 6,5 Robert Kovac 6,5 Simunic 6,5 Pranjic 6 – Srna 6 Niko Kovac 6 Modric 7 Kranjcar 5 (61’ Knezevic 5,5) – Petric 5 (72’ Budan sv) Olic 6,5 (82’ Vukojevic sv)

In panchina: Galinovic, Runje, Simic, Vejic, Rakitic, Pokrivac, Leko, Kalinic, Klasnic
Commissario tecnico: Slaven Bilic 5,5

Arbitro: Pieter Vink (Olanda) 6

Gol: 4’ rigore Modric
Ammonito: Prodl, Pogatetz, Saumel (A), Robert Kovac (C)


Classifica Girone B:

Germania 3 (+2)
Croazia 3 (+1)
--------------------------------------
Austria 0 (-1)
Polonia 0 (-2)

venerdì 6 giugno 2008

Si parte dal Sankt Jacob Park di Basilea

Ecco il calendario degli Europei 2008, che verrà inaugurato da Svizzera-Repubblica Ceca



Tutto è ormai pronto per il fischio d’inizio degli Europei e allora mettiamo un po’ di ordine e scorriamo il calendario dei 31 match che infiammeranno Austria e Svizzera e l’intera Europa.

FASE A GIRONI:

Sabato 7 Giugno:

ore 18.00
Svizzera-Repubblica Ceca (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)

ore 20.45
Portogallo-Turchia (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

Domenica 8 Giugno:

ore 18.00
Austria-Croazia (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

ore 20.45
Germania-Polonia (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)

Lunedì 9 Giugno:

ore 18.00
Romania-Francia (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

ore 20.45
Olanda-Italia (Girone C – Stade De Suisse, Berna)

Martedì 10 Giugno:

ore 18.00
Spagna-Russia (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)

ore 20.45
Grecia-Svezia (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)

Mercoledì 11 Giugno:

ore 18.00
Repubblica Ceca-Portogallo (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

ore 20.45
Svizzera-Turchia (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)

Giovedì 12 Giugno:

ore 18.00
Croazia-Germania (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)

ore 20.45
Austria-Polonia (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Venerdì 13 Giugno:

ore 18.00
Italia-Romania (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

ore 20.45
Olanda-Francia (Girone C – Stade De Suisse, Berna)

Sabato 14 Giugno:

ore 18.00
Svezia-Spagna (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)

ore 20.45
Grecia-Russia (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)

Domenica 15 Giugno:

ore 20.45
Svizzera-Portogallo (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)
Turchia-Repubblica Ceca (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

Lunedì 16 Giugno:

ore 20.45
Polonia-Croazia (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)
Austria-Germania (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Martedì 17 Giugno:

ore 20.45
Olanda-Romania (Girone C – Stade De Suisse, Berna)
Francia-Italia (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

Mercoledì 18 Giugno:

ore 20.45
Grecia-Spagna (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)
Russia-Svezia (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)


QUARTI DI FINALE:

Giovedì 19 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo A-2° Gruppo B (Primo Quarto di Finale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Venerdì 20 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo B-2° Gruppo A (Secondo Quarto di Finale – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Sabato 21 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo C-2° Gruppo D (Terzo Quarto di Finale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Domenica 22 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo D-2° Gruppo C (Quarto Quarto di Finale – Ernst Happel Stadion, Vienna)


SEMIFINALI:

Mercoledì 25 Giugno:

ore 20.45
Vincente Primo Quarto di Finale-Vincente Secondo Quarto di Finale (Prima Semifinale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Giovedì 26 Giugno:

ore 20.45
Vincente Terzo Quarto di Finale-Vincente Quarto Quarto di Finale (Seconda Semifinale – Ernst Happel Stadion, Vienna)


FINALE:

Domenica 29 Giugno:

ore 20.45
Vincente Prima Semifinale-Vincente Seconda Semifinale (Ernst Happel Stadion, Vienna)

mercoledì 4 giugno 2008

Le possibili formazioni titolari delle quattro Nazionali del girone B

Proviamo a leggere i possibili schieramenti e le eventuali tattiche di Austria, Croazia, Germania e Polonia



AUSTRIA:

Schema tattico: Josef Hickersberger si affida ad un 3-5-2 che prevede due esterni in grado di poter svolgere bene entrambe le fasi di gioco, soprattutto grazie ad una buona tenuta fisica.

Difesa: La formazione titolare dell’Austria sembra essere al momento di difficile lettura, tranne per quello che riguarda il trio difensivo, dove Pogatetz, Stranzl e il giovane Prodl (prossimo acquisto del Werder Brema) sono in netto vantaggio. La prima alternativa al trio titolare è l’austro-ungherese Gyorgy Garics, mentre potrebbe essere utile sulle palle alte (anche in fase offensiva) il gigante Patocka. Qualche piccolo dubbio in più lo si ha in porta, dove il titolare Payer è out per problemi fisici e dovrebbe essere sostituito da Jurgen Macho, il quale sembra essere preferito ad Alexander Manninger.

Centrocampo: Hickersberger s’è portato giocatori dal tipo di gioco abbastanza eterogeneo, in modo da garantirsi diverse alternative a seconda del tipo di partita da impostare o anche per cambiare tattica all’intero di uno stesso match. Sulle due corsie devono giocare due stantuffi in grado di ricoprire tutto il campo e dare equilibrio alla squadra e sulla destra il titolare sarà l’instancabile Standfest, con il più uguale e più difensivo Gercaliu come riserva. Diversa la situazione sulla corsia di sinistra, dove giostrano due elementi più offensivi, come soprattutto Umit Korkmaz, vero esterno d’attacco utile in match da giocare in modo particolarmente offensivo, mentre il titolare Fuchs è un fluidificante più adatto al modulo 3-5-2. Davanti alla difesa giostrerà Jurgen Samuel, mentre al suo fianco giocherà un altro giocatore di grande dinamismo e bravo negli inserimenti offensivi come Aufhauser (con il generoso ma più difensivo Leitgeb come prima riserva) e un elemento che dovrà dare qualità e imprevedibilità al gioco come Ivanschitz, con Ivica Vastic da inserire a partita in corso.

Attacco: Il punto di riferimento offensivo è Roland Linz, considerando come il bomber principale della Nazionale austriaca e titolare fisso anche in questi Europei. Al suo fianco, sono tre gli attaccanti che si contendono un posto da titolare e Hickersberger potrebbe optare per l’entusiasmo del più giovane dei tre, ovvero Erwin Hoffer che tra l’altro è reduce da un grande girone di ritorno con la maglia del Rapid Vienna e il ct austriaco potrebbe sperare in un prolungamento di questa inerzia positiva. Possono sperare in un posto da titolare anche Roman Kienast, che però nel 2007 ha giocando soltanto nella seconda divisione norvegese (in Norvegia la stagione segue l’andamento dell’anno solare, al contrario di gran parte delle altre Nazioni europee), mentre c’è qualche chance anche per Martin Harnik, punta capace di adattarsi anche a centrocampo.

Ecco allora il probabile undici titolare dell’Austria:

(3-5-2)
Macho;
Pogatetz, Stranzl, Prodl;
Standfest, Aufhauser, Samuel, Ivanschitz, Fuchs;
Linz, Hoffer


CROAZIA:

Schema tattico: Il bravissimo Slaven Bilic ha già le idee abbastanza chiare e schiererà la propria formazione con un 4-4-2 molto equilibrato ma che permette agli elementi qualitativi di potersi esprimere con una discreta libertà.

Difesa: Bilic ha abbastanza chiara anche la formazione titolare, con Pletikosa che difenderà i pali e che verrà come sempre preferito a Runje e Galinovic. La linea difensiva punta su due centrali esperti ma non sempre affidabili come Robert Kovac e Josip Simunic, mentre sulla destra giocherà un centrale “riadattato” come Corluka (schierato quasi sempre in questa posizione da Eriksson nel Manchester City), così come riadattato è l’altro terzino, ovvero Danijel Pranjic che in realtà è un centrocampista che Bilic vuole sfruttare come terzino per spingere maggiormente sulla corsia mancina e sfruttare la falcata del giocatore dell’Heerenveen sugli spazi aperti dai tagli centrali di Niko Kranjcar. Prima riserva è Dario Simic, che può giocare in tutti i ruoli difensivi e in questo modo potrà ritagliarsi un discreto spazio.

Centrocampo: Ben definita è anche la situazione a centrocampo, dove Srna e Kranjcar partiranno sulle due corsie ma avranno libertà di accentrarsi, mentre Niko Kovac e Luka Modric saranno i due interni, con quest’ultimo in particolare osservato speciale dopo la grande stagione giocata con la Dinamo Zagabria e il trasferimento al Tottenham per oltre 16 milioni di pounds. Possibile alternativa come interno di centrocampo è Vukojevic, mentre in fase offensiva potrebbe essere molto importante anche l’apporto di Ivan Rakitic.

Attacco: Il terribile infortunio dei Eduardo al St. Andrews di Birmingham ha tolto importante qualità all’attacco della Croazia e Slaven Bilic sostituirà l’attaccante dell’Arsenal con Ivica Olic, elemento di grande esperienza per aver già giocato due Mondiali e un Europeo. Alle sue spalle giocherà Petric, il migliore nella stagione del Borussia Dortmund. Spazio importante troverà sicuramente Ivan Klasnic, per cui questo Europeo sarà davvero speciale dopo essersi sottoposto ad un doppio trapianto di reni.

Ecco allora il probabile undici titolare della Croazia:

(4-4-2)
Pletikosa;
Corluka, Robert Kovac, Simunic, Pranjic;
Srna, Niko Kovac, Modric, Kranjcar;
Petric, Olic

Possibile alternativa tattica: Qualora il rendimento di Olic e Klasnic non dovesse essere soddisfacente, Bilic potrebbe liberare completamente l’estro dei giocatori più talentuosi, affidandosi ad un 4-2-3-1 che vedrebbe Rakitic, Modric e Kranjcar alle spalle dell’unica punta Petric. Per dare più equilibrio e solidità alla squadra, in mediana verrebbe inserito Ognjen Vukojevic. Questo sarebbe quindi l’eventuale schieramento:

(4-2-3-1)
Pletikosa;
Corluka, Robert Kovac, Simunic, Pranjic;
Niko Kovac, Vukojevic;
Rakitic, Modric, Kranjcar;
Petric


GERMANIA:

Schema tattico: Joachim Low opta sempre per un 4-4-2 di impostazione abbastanza offensiva, con la Germania che proverà sempre ad imporre il proprio gioco.

Difesa: Nonostante una stagione in panchina all’Arsenal (anche per un’opinabile scelta di Wenger che gli preferiva Almunia), Jens Lehmann è il portiere più affidabile della Mannschaft, soprattutto dopo la pessima stagione di Timo Hildebrand al Valencia. davanti al 38enne giostra una difesa a 4 con due terzini di costante spinta come Lahm (che gioca sulla destra dove può sfruttare il piede migliore, cosa che non gli accadeva sulla sinistra da dove rientrava sempre sul destro e diventava più prevedibile) e Jansen, entrambi freschi campioni di Germania con il Bayern Monaco. Da non dimenticare il possibile innesto di Fritz sulla destra. Non ci sono grandi alternative al centro della difesa e nonostante qualche buco di troppo in amichevole sarà Metzelder ad affiancare Mertesacker, con Arne Friedrich come possibile alternativa.

Centrocampo: L’unico elemento di vocazione difensiva a centrocampo è Frings, mentre gli altri tre giocatori della seconda linea hanno compiti di impostazione e di spinta, a cominciare da Michael Ballack che dovrà diventare l’uomo ovunque della Germania e può farlo bene, anche perché è reduce da una seconda metà di stagione molto confortante con la maglia del Chelsea sul piano delle prestazioni. Sulle due fasce giocano il terzino offensivo Fritz e Bastian Schweinsteiger ma, come già successo ai Mondiali, può sempre risultare utile la velocità di Odonkor a partita iniziata, così come il mancino potentissimo di Hitzlsperger.

Attacco: Elemento cardine della prima linea tedesca è Miroslav Klose, uno che non sbaglia mai le grande competizioni per Nazionali e che rappresenta l’elemento più pericoloso nell’attacco tedesco. Al suo fianco giocherà un suo compagno di squadra al Bayern Monaco, ovvero Lukas Podolski che può contare sulla fiducia di Low nonostante non sia titolare nel proprio club. L’ex Colonia sarà preferito al bomber dello Stoccarda Mario Gomez, il quale però rappresenta la prima alternativa. Attenzione, però, al solito vecchio rapace di area di rigore Oliver Neuville, che come allo scorso Mondiale potrebbe essere importantissimo nei minuti finali di match bloccati sul pareggio (come successo contro la Polonia due anni fa).

Ecco allora il probabile undici titolare della Germania:

(4-4-2)
Lehmann;
Lahm, Mertesacker, Metzelder, Jansen;
Fritz, Ballack, Frings, Schweinsteiger;
Klose, Podolski

Possibile alternativa tattica: La Germania potrebbe addirittura accentuare la propria spinta offensiva in partite contro squadre che si difendono molto o in finali di gara da sbloccare e Low ha già pronta l’alternativa tattica, come già mostrato nel finale di gara dell’amichevole contro la Serbia: con Fritz arretrato nella linea dei terzini, Schweinsteiger viene spostato sulla corsia destra e a giocare sulla sinistra è Lukas Podolski, che così lascia spazio a Mario Gomez in attacco e consente alla Germania di avere due punte molto efficaci sul gioco aereo e molto pericolose sottoporta. Di certo, con questo modulo lo spettacolo è garantito sia in fase offensiva che in quella difensiva, perché sarà difficile coprire eventuali contropiedi. Questo sarebbe quindi l’eventuale schieramento:

(4-4-2)
Lehmann;
Fritz, Mertesacker, Metzelder, Jansen (Lahm);
Schweinsteiger, Ballack, Frings, Podolski;
Klose, Gomez


POLONIA:

Schema tattico: Leo Beenhakker si affida al classico 4-4-2 che punta soprattutto sulla qualità delle due punte ma che forse è un po’ troppo bloccato a centrocampo, a parte Krzynowek sulla sinistra

Difesa: Beenhakker ha provato diverse soluzioni in difesa ma ha trovato stabilità con una linea difensiva su cui però non può puntare per questi Europei, visto l’infortunio del terzino sinistro Bronowicki. Per sostituirlo, Beenhakker ha riportato in difesa un Wawrzyniak che ormai giocava stabilmente in mediana, ma per il giocatore del Legia Varsavia questo è un ritorno alle origini che dovrebbe garantire una discreta affidabilità all’assetto polacco. Sulla destra gioca invece Wasilewski, mentre al centro della difesa Bak dovrebbe essere affiancato da Michal Zewlakow, che ormai dovrebbe aver superato Jop nelle gerarchie di Beenhakker. Buona la qualità dei due portieri, visto che oltre al titolare Boruc ci sono Fabianski e Kuszczak, ovvero i portieri di riserva di Arsenal e Manchester United.

Centrocampo: Nella mediana polacca, Lewandowski e Dudka avranno il compito di fare legna e fare filtro, mentre l’elemento di maggiore qualità e proiezione offensiva è Jacek Krzynowek, che parte sulla sinistra per accentrarsi e provare le conclusioni potenti con il mancino. Beenhakker si aspetta grande continuità nel corso dei 90 minuti da Lobodzinski, esterno destro che ormai ha scavalcato Blaszczykowski nell’undici titolare che la Polonia proporrà agli Europei.

Attacco: Dopo aver fatto grande fatica al Celtic, Maciej Zurawski sembra aver ritrovato continuità realizzativa al Larissa e Beenhakker lo ha riproposto come titolare in Nazionale, con Smolarek che partirà al suo fianco e avrà il compito di macinare chilometri e garantire i collegamenti con il centrocampo. Prima alternativa alle due punte titolari è Tomasz Zahorski, che porta in dote un grande entusiasmo anche perché è un po’ una novità per la Polonia, avendo vestito la maglia della Nazionale soltanto 8 volte e tutte sotto la gestione Beenhakker.

Ecco allora il probabile undici titolare della Polonia:

(4-4-2)
Boruc;
Wasilewski, Bak, Zewlakow, Wawrzyniak;
Lobodzinski, Lewandowski, Dudka, Krzynowek;
Zurawski, Smolarek

domenica 1 giugno 2008

La Germania vince in rimonta ma mostra ancora crepe difensive

Dopo aver escluso Raul, Aragones contro il Perù lascia anche Fabregas fuori dall’undici titolare della Spagna



Germania-Serbia 2-1: Che la Germania ha carattere e un buonissimo potenziale offensivo lo si sapeva già, quello che le amichevoli pre-Europeo stanno evidenziando però è una sorprendente lacuna difensiva, con la squadra di Low che ancora una volta si fa bucare troppe volte centralmente e che non regala mai la dovuta sicurezza negli ultimi metri, un problema che potrebbe diventare pesante nel corso degli Europei se non venisse risolto in maniera adeguata. Nell’amichevole dell’Auf Schalke Arena la Mannschaft va sotto al 18’ minuto per un nuovo errore di Metzelder, che si fa trovare fuori posizione e si fa infilare su un passaggio filtrante che permette a Jankovic di partire in solitaria e di battere facilmente Lehmann per la rete del vantaggio serbo: la cosa più preoccupante è che la Germania aveva già subito un gol molto simile a questo contro la Bielorussia, a causa di un altro errore di Metzelder. Il centrale tedesco ha giocato pochissimo quest’anno con il Real Madrid e questo potrebbe essere un fattore determinante in negativo per Low, che tra l’altro in rosa non ha altri difensori centrali particolarmente affidabili: gli unici in grado di giocare al centro della difesa sono Friedrich, che non sempre convince ad alti livelli, e Westermann, che però ha giocato tutta la stagione da terzino sinistro nello Schalke 04. In avanti, invece, i problemi sono minori per la Germania che, nonostante la prova opaca di Kuranyi, crea un discreto numero di palle gol, con Mario Gomez in particolare che nel primo tempo sbaglia in modo abbastanza clamoroso, mancando il tocco in rete da pochi passi. Nella ripresa Joachim Low gioca con una formazione più offensiva, una soluzione interessante che potrebbe anche essere attuata nel corso degli Europei per permettere a Gomes di affiancare Klose in attacco: il ct tedesco, infatti, ha optato per un 4-4-2 di elevata ispirazione offensiva, con Podolski a fare l’esterno sinistro a centrocampo. La rimonta della Germania arriva nei minuti finali e prima è il solito “vecchio” Oliver Neuville a trovare la via della rete, deviando un cross basso di Jansen a conclusione di una bella azione dei teutonici, che poi trovano anche la rete del vantaggio con una punizione di Michael Ballack: proprio dal centrocampista del Chelsea arrivano buone notizie, visto che sembra essere più nel vivo del gioco rispetto alle precedenti versioni in Nazionale e sembra finalmente pronto ad essere il vero leader di questa squadra.

Spagna-Perù 2-1: Giocare una grande stagione non paga con Luis Aragones in panchina: dopo aver lasciato a casa Raul, il ct spagnolo sembra intenzionato a giocare gli Europei escludendo addirittura un fenomeno come Cesc Fabregas dalla formazione titolare, davvero un’altra follia di un ct molto controverso (anche più di Domenech). Sarebbe davvero assurdo vedere una Spagna priva di due dei tre calciatori spagnoli autori di una stagione strepitosa (insieme a Fernando Torres) per scelta tecnica. La Spagna affronta il Perù con un 4-4-2 che vede David Villa in campo dal primo minuto e proprio l’attaccante del Valencia (ma destinato a lasciare il club di appartenenza nel corso del mercato estivo) trova la rete che sblocca il match. Le Furie Rosse non trovano la rete del raddoppio e nella ripresa vengono puniti anche per un clamoroso errore di Marchena, che disimpegna male anticipando Casillas e regalando a Rengifo un pallone d’oro che il peruviano trasforma in rete con un pallonetto di testa. Nella ripresa gioca anche Fabregas che mette dentro l’assist per la rete di Capdevila, che trova il suo terzo gol in Nazionale con una bellissima volèe al 92’ minuto. La Spagna trova quindi una vittoria molto sofferta, ma la prestazione non ha convinto in modo particolare, soprattutto perché le Furie Rosse non hanno imposto grande superiorità contro una Nazionale non eccelsa.

Portogallo-Georgia 2-0: Le potenzialità offensive non mancano neanche al Portogallo e l’amichevole con la Georgia è servita proprio per mostrarle in modo chiaro ed evidente: i lusitani probabilmente si trovano con una squadra molto più efficace sottoporta rispetto alla loro tradizione, una squadra che vede con più costanza la porta avversaria. Gli Europei potrebbero confermare questa sensazione e in caso di risposta positiva il Portogallo diventerebbe una delle Nazionali più temibili. L’amichevole di Viseu potrebbe essere decisiva per Joao Moutinho e per le sue ambizioni di ottenere un posto da titolare per gli Europei, visto che il talentino dello Sporting Lisbona gioca un’ottima partita e sblocca anche il match con una gran conclusione dal limite. Successivamente, Cristiano Ronaldo colpisce una traversa su calcio di punizione e Ricardo Carvalho manca il tap-in vincente da posizione ravvicinata colpendo un’altra traversa. Nel finale di tempo, poi, il portiere Loria travolge Simao in area di rigore e la stessa ala trasforma il susseguente penalty. Nella ripresa c’è sempre una supremazia del Portogallo ma appare più sterile, a parte una traversa colpita da Quaresma.

Ungheria-Croazia 1-1: Dopo aver battuto la Grecia nel corso della scorsa settimana, l’Ungheria fa il bis fermando sul pareggio un’altra Nazionale prossima protagonista degli Europei, ovvero la Croazia di Slaven Bilic, apparsa un po’ imballata e meno brillante fisicamente rispetto alla squadra che vedremo dalla sfida contro l’Austria in poi. In particolare, la squadra croata ha faticato troppo in difesa, non riuscendo a difendere il vantaggio arrivato grazie alla rete di Niko Kovac. Lo stesso Kovac nel finale di primo tempo è sfortunato protagonista del gol del pareggio, visto che il pallone gli carambola addosso dopo un pasticcio difensivo che vede il portiere Pletikosa protagonista e poi finisce in rete, per un incredibile autogol. La giornata di Niko Kovac è davvero incredibile, visto che sfiora la “tripletta” andando vicinissimo al secondo gol nella porta giusta e colpendo prima il palo e poi la traversa con un gran colpo di testa su corner di Srna.

Romania-Montenegro 4-0: La Romania batte il Montenegro con un risultato che nasconde le eccessive difficoltà avute dalla squadra di Piturca, che balla davvero troppo in difesa. Passano pochi secondi dall’inizio del match e Tamas atterra Vucinic in area di rigore, ma l’attaccante della Roma si fa parare il rigore dal Lobont, che comunque ci mette molto del suo nell’intercettare la conclusione dell’avversario. La Romania sembra soffrire ma al quarto d’ora trova il gol del vantaggio con un bel diagonale di Mutu. Il resto del primo tempo è costellato da grandi occasioni da ambo le parti, con Lobont che sembra essere in grande forma e riesce a tenere la propria porta imbattuta, così come Mladen Bozovic evita il raddoppio rumeno fino all’intervallo. Nella ripresa la Romania dilaga grazie a due nei sei neo entrati nel corso dell’intervallo: Ghionea, infatti, incorna su calcio d’angolo e raddoppia, mentre Dica chiude i conti prima con un gran pallonetto a superare Mladen Bozovic e poi con una secca conclusione da fuori che coglie impreparato il portiere avversario. La Francia, però, è un cliente ben più complicato rispetto al Montenegro e la squadra di Piturca dovrà riassestare la propria difesa prima del proprio esordio negli Europei.


Questi sono i risultati delle amichevoli di sabato:

Sabato 31 Maggio:

Francia-Paraguay 0-0
Germania-Serbia 2-1: 18’ Jankovic (S), 74’ Neuville (G), 82’ Ballack (G)
Portogallo-Georgia 2-0: 19’ Joao Moutinho, 45’ rigore Simao
Romania-Montenegro 4-0: 15’ Mutu, 49’ Ghionea, 55’ Dica, 70’ Dica
Spagna-Perù 2-1: 38’ Villa (S), 76’ Rengifo (P), 92’ Capdevila (S)
Ungheria-Croazia 1-1: 23’ Niko Kovac (C), 44’ autogol Niko Kovac (C)


Saranno quattro invece le amichevoli che si giocheranno nella giornata di domenica:

Domenica 1 Giugno:

ore 15.00
Olanda-Galles

ore 16.00
Polonia-Danimarca
Svezia-Ucraina

ore 20.15
Armenia-Grecia