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giovedì 19 giugno 2008

La Spagna chiude in bellezza il proprio girone

La Grecia abdica dal trono di Campione d’Europa terminando il girone a zero punti, subendo un 2-1 firmato dalle reti di De La Red e Guiza



La Spagna chiude in bellezza il girone battendo la Grecia in una sfida senza una reale posta in palio, visto che le Furie Rosse avevano già passato il turno vincendo il Gruppo D, mentre gli ellenici erano già sicuri dell’eliminazione: il vero motivo d’interesse era dato dal abdicazione della Nazionale di Otto Rehhagel, che giocava l’ultima partita da Campione d’Europa e che vedeva diversi elementi al logico passo d’addio per raggiunti limiti d’età, tra cui un Nikopolidis davvero disastroso in questo Europeo. Di fatto, la partita vista in quel di Salisburgo ha avuto poco senso, visto che la Grecia era visibilmente demotivata e non aveva neppure bisogno di addormentare la partita, visto che il possesso palla spagnolo andava quasi sempre in orizzontale, tranne per qualche bella verticalizzazione di Cesc Fabregas. La Spagna chiude così il proprio girone a punteggio pieno, proprio come era già successo due anni fa ai Mondiali, sempre con Luis Aragones in panchina: in Germania, però, le Furie Rosse si sciolsero proprio sul più bello, nelle partite da dentro o fuori, facendosi eliminare dalla Francia e confermando i soliti problemi caratteriali. Adesso è da capire se con due anni di esperienza in più di buona parte del gruppo questi limiti continueranno ad imporsi rispetto alle possibili qualità di questa squadra che sicuramente ha bisogno di un risultato importante per lanciarsi e prendere fiducia: forse per questo l’avversario migliore da affrontare ai quarti di finale è l’Italia molle e piena di problemi vista fin qui, soprattutto perché ha una difesa che potrebbe soffrire molto le incursioni di Fernando Torres e David Villa e le verticalizzazioni centrali degli spagnoli, un po’ come successo contro la Russia (fatte le debite proporzioni). Nel match contro la Russia hanno avuto modo di mettersi in mostra elementi che chiedono un posto da titolare come Xabi Alonso e Cesc Fabregas, con quest’ultimo che sembra convincere tutti sulla sua migliore affidabilità rispetto a Xavi, soprattutto perché il centrocampista dell’Arsenal riesce a verticalizzare con più continuità una manovra che diventerebbe troppo orizzontale e poco pericolosa. Un altro elemento che s’è fatto ben valere è Ruben De La Red, il quale ha anche realizzato il gol del momentaneo pareggio, in una rimonta completata da un Daniel Guiza non totalmente convincente. La Spagna può prendere comunque fiducia anche da questa vittoria, ma adesso Aragones deve lavorare con i suoi soprattutto sul piano mentale per non ricadere per l’ennesima volta in una delusione al primo ostacolo vero da affrontare.

La Grecia scende in campo con il 4-3-3 con Charisteas che viene utilizzato come punta centrale, dopo aver giocato largo a destra nelle altre due partite: al suo fianco svariano due elementi di grande movimento come Salpingidis e Amanatidis. La Spagna si schiera invece con il 4-1-4-1 con Xabi Alonso perno arretrato e Fabregas e De La Red a fare gli interni di centrocampo. L’unico titolare schierato da Aragones è Andres Iniesta, mandato in campo soprattutto per le condizioni fisiche non perfette di Santi Cazorla.

La Spagna fa girare palla lentamente ma con sicurezza, tenendo bassi i ritmi e ogni tanto proponendosi nella verticalizzazione per attaccare la lentezza dei difensori centrali della Grecia, anche se alla fin fine le Furie Rosse non tendono mai a forzare i tempi. Già dall’inizio è molto attivo Cesc Fabregas come regista offensivo, proponendosi nel dare verticalità al gioco offensivo della Spagna, ciò che non sempre riesce a fare Xavi: il centrocampista dell’Arsenal si muove liberamente per tutto il campo e questo gli permette di essere sempre nel vivo della manovra e di toccare un gran numero di palloni. La Grecia non si fa schiacciare all’indietro ma ha sempre poca qualità nella manovra: le due squadre giocano quindi molto sul possesso di palla ma arrivano raramente al tiro, soprattutto gli ellenici perché non hanno gli spunti che di tanto in tanto ha la Spagna.

Ad accendere gli animi in zona tiro è sempre Xabi Alonso, che al 23’ sfiora una rete fantastica: il centrocampista del Liverpool (chissà per quanto tempo però, visto che è dato in uscita da Anfield) vede Nikopolidis fuori dai pali e va alla conclusione dalla propria metà campo, il portiere tenta di rientrare in tempo sul pallonetto preciso dell’avversario ma va a sbattere con il corpo contro il palo, mentre il pallone sfiora la traversa e termina alto davvero di poco. Xabi Alonso non è certo nuovo a queste imprese, visto che in carriera ha già segnato dalla propria metà campo contro il Luton Town (con il portiere che però si era lanciato in attacco per tentare il pareggio nei minuti di recupero del match) e contro il Newcastle.

Gli attaccanti faticano parecchio ad entrare in partita: nella Spagna, Guiza appare troppo statico, mentre nella Grecia Charisteas appare troppo isolato al centro dell’attacco, con Amanatidis troppo impegnato a rincorrere gli avversari e Salpingidis che corre molto ma non incide mai.

Ad andare al tiro è sempre Xabi Alonso: al 30’ Fabregas si fa vedere in appoggio e tocca per il suo compagno, che va al destro da fuori area ma manda largo.

Il ritmo è sempre bassissimo, con la Spagna che in quest’ultimo quarto d’ora del primo tempo ha un’evidente supremazia a centrocampo, ma le Furie Rosse a volte sono troppo leziose nel loro gioco, anche perché il match non conta granché sul piano del risultato e possono permettere anche qualche ricamo in più.

Al 38’ la Spagna dispone di una punizione da posizione centrale che Fabregas batte in orizzontale per sorprendere gli avversari e lasciare lo spazio per il tiro di Xabi Alonso, il quale naturalmente non si lascia pregare e calcia subito basso con il piatto destro, con il pallone che va sul fondo dopo aver sfiorato il palo.

A sorpresa, però, ad andare in vantaggio all’intervallo è la Grecia, grazie al gol arrivato al 42’: punizione leggermente defilata sulla sinistra battuta morbida da Karagounis, al centro dell’area Charisteas riesce a liberarsi troppo facilmente da una marcatura e incorna bene battendo Reina, per realizzare la rete dell’1-0. Il match winner della finale di quattro anni fa riesce perlomeno a sbloccare il proprio bottino (e quello della propria squadra) prima dell’addio alla competizione.

In avvio di ripresa la Spagna torna ad avere il possesso del centrocampo e a manovrare lentamente in avanti: non convince molto la prestazione di Sergio Garcia, che non riesce ad essere dinamico come suo solito, nonostante questa sia la sua caratteristica migliore. Col passare dei minuti migliora invece l’impatto di Ruben De La Red, che in questa ripresa riesce ad alternarsi a Fabregas nella regia offensiva, dopo un primo tempo un po’ troppo impreciso per il giocatore del Getafe.

Nella Spagna però tira sempre lo stesso uomo, ovvero Xabi Alonso, e sempre con una grande pericolosità: al 54’ il centrocampista del Liverpool trova spazio davanti a sé e cerca la cannonata da 25 metri, trovando un gran tiro che non entra in rete solo per l’opposizione del palo.

Il pareggio arriva comunque al 61’ grazie al primo tiro spagnolo di una certa insidiosità non arrivato dai piedi di Xabi Alonso: lancio dalla trequarti di Fabregas, sponda arretrata di testa di Guiza e gran botta da appena dentro l’area da parte di De La Red, che batte un poco reattivo Nikopolidis, il quale tocca il pallone con il braccio soltanto per deviarlo nella parte bassa della traversa e poi in rete, per l’1-1. E’ la prima rete di Ruben De La Red con la maglia delle Furie Rosse, alla sua terza presenza.

Al 64’ si fa vedere anche la Grecia con un’azione manovrata, portata avanti da Amanatidis che vede lo spazio nella difesa spagnola e verticalizza benissimo per Charisteas, il quale taglia sul versante sinistro dell’area di rigore, aggira l’uscita di Reina e da posizione defilata cerca la conclusione in porta, ma trova il palo esterno a negarli il gol del nuovo vantaggio. E’ l’unico bello spunto di tutta la partita di Amanatidis.

Adesso la Grecia sembra più distratta in difesa e lascia più spazi, rendendo di conseguenza migliore il rendimento di Guiza, giocatore molto bravo nell’attaccare la difesa avversaria a spazi aperti.

Al 73’ Santi Cazorla (subentrato nella ripresa al posto di un Iniesta svogliato e con la testa ai quarti di finale) cerca l’apertura sulla sinistra ma il contrasto con Basinas finisce per accendere Guiza in area di rigore e defilato sulla destra: il Pichichi dell’ultima Liga cerca il tiro ad incrociare ma manda largo, anche se non di molto.

Nel finale di gara, la Spagna ha grandi spazi in zona offensiva, ma Guiza e Sergio Garcia sprecano diverse occasioni calciando molto male e lontano dalla porta. Nel finale sembra di assistere ad un powerplay hockeistico, tanto la Spagna fa girare il pallone senza che la Grecia riesca ad opporsi.

Alla fine, Dani Guiza riesce a riscattarsi dopo parecchi errori e firma la rete della vittoria all’88’: dalla destra Sergio Garcia decide di portarsi il pallone sul mancino e crossare a giro, Dellas scivola e lascia liberissimo Guiza sul secondo palo, con l’attaccante del Maiorca che incorna con buona potenza da distanza ravvicinata e batte un Nikopolidis stavolta incolpevole. E’ la rete dell’1-2 e anche per Guiza questo è il primo centro in Nazionale, con cui ha raccolto 5 caps.

Finisce allora con la terza vittoria su tre match il girone della Spagna, già però concentrata ai quarti di finale e alla sfida contro l’Italia: stavolta le Furie Rosse non possono sbagliare per deludere i propri tifosi per l’ennesima volta, sempre nel momento che conta. La rivincita sulla Grecia dopo l’eliminazione nel girone di quattro anni fa (come è stata descritta questa vittoria da qualche giornale spagnolo) di fatto lascia il tempo che trova e soprattutto non fa vincere nessuno trofeo.

Per la Grecia, l’Europeo finisce addirittura a zero punti, l’unica squadra dei quattro gironi a perdere tutte e tre le partite: il miracolo di quattro anni fa era irripetibile e adesso Rehhagel deve essere bravo a rinnovare per bene la propria squadra e presentarla tirata a lucido per le qualificazioni ai Mondiali 2010.


Grecia-Spagna 1-2

Grecia (4-3-3): Nikopolidis 5 – Vintra 6 Kyrgiakos 6,5 (63’ Antzas 5,5) Dellas 5,5 Spiropoulos 6,5 – Basinas 6 Katsouranis 5 Karagounis 6 (74’ Tziolis sv) – Salpingidis 4 (86’ Giannakopoulos sv) Charisteas 6,5 Amanatidis 5

In panchina: Chalkias, Tzorvas, Samaras, Goumas, Liberopoulos
Commissario tecnico: Otto Rehhagel 5,5

Spagna (4-1-4-1): Reina 6 – Arbeloa 6 Raul Albiol 6,5 Juanito 6,5 Fernando Navarro 6,5 – Xabi Alonso 7 – Sergio Garcia 5 Fabregas 7 De La Red 6,5 Iniesta 5,5 (59’ Santi Cazorla 6) – Guiza 6

In panchina: Casillas, Palop, Marchena, Puyol, David Villa, Xavi, Fernando Torres, Capdevila, Sergio Ramos, Marcos Senna, David Silva
Commissario tecnico: Luis Aragones 6

Arbitro: Howard Webb (Inghilterra) 6

Gol: 42’ Charisteas (G), 61’ De La Red (S), 88’ Guiza (S)
Ammoniti: Vintra, Basinas, Karagounis (G), Arbeloa, Guiza (S)


Classifica Gruppo D:

Spagna 9 (+5)
Russia 6 (=)
----------------------------------------
Svezia 3 (-1)
Grecia 0 (-4)

Spagna vince il Girone D
Russia qualificata ai quarti di finale


Questo è il programma dei quarti di finale:

Giovedì 19 Giugno:

ore 20.45
Portogallo-Germania (Sankt Jacob Park, Basilea)

Venerdì 20 Giugno:

ore 20.45
Croazia-Turchia (Ernst Happel Stadion, Vienna)

Sabato 21 Giugno:

ore 20.45
Olanda-Russia (Sankt Jacob Park, Basilea)

Domenica 22 Giugno:

ore 20.45
Spagna-Italia (Ernst Happel Stadion, Vienna)

domenica 15 giugno 2008

La Grecia abdica già alla seconda partita affossata dal proprio portiere Nikopolidis

Guus Hiddink cerca l’ennesimo miracolo della sua carriera e con la sua Russia si giocherà l’accesso ai quarti di finale contro la Svezia



Ripetere l’impresa di quattro anni fa era francamente impossibile e impensabile, ma dalla Grecia di Otto Rehhagel era lecito attendersi molto di più in questo Euro 2008 in cui partiva da campione in carica, anche perché la squadra ellenica pareva discretamente rinnovata nei propri giocatori: alla fine, però, Rehhagel ha puntato un po’ troppo sui “senatori” che avevano vinto quattro anni fa e la squadra non ha avuto la verve necessaria per reggere il passo con le altre, uscendo già dopo due partite e rischiando (qualora non si segnasse neppure nell’ultimo match) di finire l’Europeo senza neppure realizzare un gol. Dopo l’ottimo girone di qualificazione, si ci aspettava perlomeno una squadra competitiva per passare il primo turno ma per Rehhagel è già stato molto essere arrivato a questi Europei e ora vuole lottare per potare la Grecia anche ai Mondiali del 2010, dopo l’ultima (e unica) partecipazione che è datata 1994. Il gioco poco spettacolare stavolta non ha pagato, in un Europeo che, al contrario, si sta dimostrando abbastanza divertente e allora sarà curioso capire come Rehhagel saprà rinnovarsi, considerando che lui ha sempre attuato questo tipo di gioco nella sua carriera, anche quando allenava Werder Brema (squadra che adesso è famosa proprio per l’opposto, ovvero per il gioco notevolmente sbilanciato in avanti) e Kaiserslautern, arrivando alla conquista di ben tre Bundesliga. A condannare la Grecia è proprio uno dei grandi vecchi, ovvero Antonios Nikopolidis, davvero pessimo nell’uscita che ha regalato il gol decisivo alla Russia di un altro ct di grande successo, ovvero Guus Hiddink: secondo molti, la Nazionale russa è la squadra meno attrezzata tra le 14 qualificate agli Europei (davanti soltanto all’Austria ospitante), ma in qualche modo (con grande fortuna, visto il gol realizzato in questo match) all’ultima giornata sarà lì a giocarsi la qualificazione nello scontro diretto, con la vecchia volpe olandese che proverà a conquistarsi i quarti di finale proprio per andare a scontrare la sua Olanda, in un derby tutto particolare. La vera speranza di Hiddink è affidata all'elemento di maggior spessore che gli è mancato in queste prime due partite, ovvero il talentuoso fantasista Andrei Arshavin (squalificato per un’espulsione subita addirittura nella trasferta ad Andorra, una sciocchezza davvero clamorosa). Il suo rientro sarà fondamentale, perché innalza il tasso tecnico di una squadra forse troppo schematica nel proprio gioco, senza grandi sussulti né di ritmo né di qualità. E allora un Arshavin decisamente più solido e vivace di Torbinskiy sarà fondamentale per poter sperare in uno sgambetto alla Svezia, considerando anche che quest’ultima è una squadra non trascendentale, ma il grosso rammarico di Hiddink è quello di non poter disporre del bomber Pavel Pogrebnyak, elemento capace di pungere maggiormente di Pavlyuchenko (giocatore che comunque è stato positivo in questa partita) e di dare maggiore pericolosità offensiva. Il match visto a Salisburgo non è stato certo trascendentale, anzi a tratti è stato abbastanza noiosa, dimostrazione di due squadre poco efficaci in attacco.

Dopo la brutta partita giocata contro la Svezia, la Grecia cambia modulo e torna al 4-3-3 visto nelle qualificazioni, con Amanatidis a fare l’ala sinistra e Nikos Liberopoulos (capocannoniere dell’ultimo campionato greco con la maglia dell’AEK Atene) in posizione di centravanti. Cambi importanti anche a centrocampo, dove viene inserito Patsatzoglou come interno destro, mentre Basinas fa l’interno sinistro e Katsouranis il mediano. Anche la Russia è reduce da una prova incolore e cambia il proprio modulo in un 4-4-1-1, che vede Torbinskiy partire alle spalle dell’unica punta Pavlyuchenko. In difesa viene inserito Ignashevich al posto di un Shirokov disastroso contro la Spagna.

Come ampiamente prevedibile, il ritmo di gioco è molto basso, con la Russia che ogni tanto prova qualche fiamma in zona offensiva e fa più possesso di palla, faticando però a trovare profondità. La Grecia rimane dietro e cerca di spingere con lanci lunghi, non andando mai ad organizzare una vera manovra offensiva: perlomeno, però, gli ellenici ci risparmiano l’insopportabile melina difensiva vista per quasi tutto il match contro la Svezia.

La prima occasione del match arriva all’11’, con Bilyaletdinov che parte defilato sulla destra e poi tenta il mancino da fuori area, non trovando precisione e mandando alto il pallone.

E’ proprio la squadra di Hiddink a provare ad essere più pungente: al 14’ Semshov recupera un buon pallone su Basinas sulla trequarti offensiva e fa partire la transizione con Bilyaletdinov che apre sul versante sinistro dell’area di rigore, laddove appostato c’è Pavlyuchenko che rientra sul destro e prova a piazzare la propria conclusione con il piatto a cercare l’angolo più lontano, Nikopolidis però è attento e balza per alzare in corner.

Il corner è battuto lungo e arriva fino al limite dell’area, dove Zhirkov prova la botta al volo colpendo di esterno sinistro, ma il suo tiro termina largo.

In questa fase di gara le due squadre sembrano più concentrate a chiedere calci di rigore a gogò, ma è soprattutto la Russia ad accendere il ritmo di tanto in tanto: la squadra di Hiddink sfrutta molto le due corsie, soprattutto quella sinistra dove Zhirkov sale con grande costanza, approfittando dei movimenti di Bilyaletdinov che stringe sempre verso il centro. La Grecia prova ad uscire ma fatica moltissimo a guadagnare metri per arrivare in zona pericolosa.

L’unico spiraglio per gli ellenici sono i calci piazzati, come al 20’: punizione battuta dalla trequarti sinistra da Basinas direttamente verso l’area di rigore, Charisteas si stacca dal mucchio e rimane isolato al centro dell’area ma sfiora appena il colpo di testa, la palla prosegue la sua traiettoria e sembra diretta verso la porta ma Semshov riesce in qualche modo a salvare, colpendo prima col piede destro e poi addirittura col volto con un auto-carambola che manda il pallone in corner.

La partita è chiusissima e ha una fase centrale in cui le squadre non trovano spazi, ma ad aprirla ci pensa un colpo di “genio” di Antonios Nikopolidis al 33’: cross da sinistra di Bilyaletdinov che va via lunghissimo oltre il secondo palo ma non supera la linea di fondo, Nikopolidis a questo punto decise di uscire in modo assurdo dai pali e Semak si rende conto che quel pallone vagante può essere prezioso e improvvisa un cross in rovesciata che riesce a superare un Nikopolidis piazzato in modo folle e trova al centro dell’area Zyrianov, che a quel punto deve soltanto appoggiare all’interno della porta sguarnita, realizzando nel modo più incredibile la rete dello 0-1. Davvero folle l’uscita di Nikopolidis, che già contro la Svezia aveva espresso delle “perle” di bravura in tal senso, ma la cosa più divertente la si vede nel replay visto che Pavlyuchenko dopo il cross sbagliato da Bilyaletdinov va a girarsi e a lamentarsi con i compagni per qualche movimento sbagliato, senza accorgersi della follia che stava succedendo alle sue spalle.

Dopo il gol, la Russia prende coraggio e si inserisce sugli spazi offensivi con maggiore pericolosità, a mettere in difficoltà una Grecia davvero appesantita.

Al 40’ i Campioni d’Europa perdono pure il terzino Seitaridis per un infortunio all’inguine ed entra Karagounis, il quale va a fare l’interno sinistro a centrocampo, con Basinas a fare l’interno destro e Patsatzoglou va nel ruolo di terzino destro.

Nella ripresa la Russia crea diverse occasioni in contropiede, come al 47’ quando Pavlyuchenko si porta palla sul sinistro e dal limite tenta la conclusione bassa, con Nikopolidis che stavolta si comporta da portiere e blocca in tuffo.

Con maggiori spazi a disposizione, Pavlyuchenko si fa vedere maggiormente e diventa molto pericoloso, come al 53’ quando controlla palla sulla sinistra, salta netto Kyrgiakos e punta l’area di rigore per poi cercare il primo palo con un tiro radente, ma trova soltanto l’esterno della rete.

Sull’azione successiva la Grecia prova a scuotersi con una botta rabbiosa da fuori di Karagounis, ma Akinfeev non perde mai la calma e respinge bene di pugno.

La partita ha una fase con ritmi buoni, perché la Grecia si lancia all’attacco con tutta la foga possibile e lascia spazi ai veloci contropiede russi, portati avanti da un Pavlyuchenko che nel secondo tempo diventa una vera spina nel fianco della difesa greca, visto che la punta dello Spartak Mosca trova sempre la posizione giusta anche sui lanci sparati a casaccio dai suoi difensori e attacca sempre in velocità.

Il 26enne si dimostra molto bravo anche in appoggio al 57’, quando Zhirkov tocca in diagonale in area di rigore per Pavlyuchenko che di tacco serve subito Bilyaletdinov liberandogli benissimo lo spazio per il tiro: l’esterno del Lokomotiv Mosca tenta il diagonale potente ma manda largo. La Russia però comincia a sprecare troppi contropiede e non chiude il match, lasciando semiviva una Grecia quasi spacciata.

Il ritmo torna bassissimo perché la Grecia perde quella foga agonistica con cui aveva iniziato la ripresa e torna ad essere lentissima nei suoi attacchi, con le punte che (nonostante l’ingresso di Gekas al posto del pessimo Liberopoulos) che continuano a latitare: Charisteas prova a fare del lavoro di sacrificio ma non incide, così come Amanatidis che si vede davvero pochissimo. Oltretutto, le incursioni di Pavlyuchenko mandano in affanno una difesa che può contare sulla sicurezza radente allo zero che Nikopolidis gli regala, visto che il portiere rischia diverse volte il bis del gol, sbagliando altre uscite. La squadra di Rehhagel non riesce a trovare un modo valido per attaccare la difesa della Russia e l’unico a provarci è Karagounis con dei tiri da fuori.

L’unico appiglio sembrano essere le palle ferme, ma al 68’ il colpo di testa di Charisteas dopo un corner va a finire troppo centralmente ed è facile per la presa di Akinfeev. Questa è anche l’ultima occasione della Grecia.

Un minuto dopo Hiddink toglie il discreto Bilyaletdinov e inserisce Ivan Saenko, il quale è un attaccante di movimento ma viene utilizzato largo a destra, con Zyrianov che passa a fare il trequartista e lo spento Torbinskiy ad andare largo sulla sinistra.

Nel finale le ultime occasioni le ha soltanto la Russia: al 73’ bella giocata di Saenko sulla sua metà campo, con la punta del Norimberga (compagno di squadra di Charisteas nella squadra neoretrocessa in Zweite Liga, la seconda serie tedesca) che salta Basinas con un sombrero e taglia sulla sinistra con un pallone basso in diagonale che arriva a Pavlyuchenko anche per la lentezza di Dellas a rientrare. L’attaccante russo controlla e cerca il gran tiro da fuori con effetto esterno che termina largo ma non di molto.

Con la Grecia ormai disperata all’attacco, la Russia spreca ancora grosse chance, come al 92’: grande spazio per l’inserimento centrale di Semak che poi entra in area e tocca sulla sua destra per il liberissimo Pavlyuchenko, il quale manda largo da ottima posizione. In questo secondo tempo Pavlyuchenko ha dimostrato le sue qualità da attaccante di movimento ma ha anche mostrato come veda pochissimo la porta, lui che nelle qualificazioni ali Europei è riuscito pure a segnare una doppietta contro l’Inghilterra.

Nonostante abbia mancato più volte il raddoppio, la Russia riesce ad ottenere questa vittoria e Hiddink sogna un passaggio del turno che avrebbe del clamoroso, soprattutto perché questa Nazionale continua a non convincere molto: nell’ultima partita i russi affronteranno la Svezia e non hanno alternative alla vittoria se vogliono passare il turno.

Turno che non potrà essere passato più dalla Grecia, eliminata dopo due partite e che dovrà per forza di cose rinnovare la rosa e magari anche lo stile di gioco. L’ultimo match da Campioni d’Europa gli ellenici lo giocheranno contro la Spagna, in una sfida in cui in ballo c’è soltanto l’onore.


Grecia-Russia 0-1

Grecia (4-3-3): Nikopolidis 1 – Seitaridis 6 (40’ Karagounis 5,5) Dellas 6 Kyrgiakos 6,5 Torosidis 5,5 – Patsatzoglou 5 Katsouranis 4 Basinas 5,5 – Charisteas 5 Liberopoulos 3 (60’ Gekas 4,5) Amanatidis 4 (79’ Giannakopoulos sv)

In panchina: Chalkias, Tzorvas, Spiropoulos, Samaras, Vintra, Salpingidis, Goumas, Antzas, Tziolis
Commissario tecnico: Otto Rehhagel 4,5

Russia (4-4-1-1): Akinfeev 6,5 – Anyukov 6,5 Ignashevich 6,5 Kolodin 6,5 Zhirkov 7 (87’ Vasili Berezutski sv) – Zyrianov 6,5 Semak 6 Semshov 5,5 Bilyaletdinov 6,5 (69’ Saenko 6,5) – Torbinskiy 4 – Pavlyuchenko 6,5

In panchina: Gabulov, Malafeev, Yanbaev, Aleksei Berezutski, Adamov, Ivanov, Shirokov, Sychev, Bystrov
Commissario tecnico: Guus Hiddink 6

Arbitro: Roberto Rosetti (Italia) 4

Gol: 33’ Zyrianov
Ammoniti: Liberopoulos, Karagounis (G), Torbinskiy, Saenko (R)


Classifica Gruppo D:

Spagna 6 (+4)
Svezia 3 (+1)
--------------------------------------
Russia 3 (-2)
Grecia 0 (-3)

Spagna qualificata agli ottavi come vincente del girone

mercoledì 11 giugno 2008

La difesa della Grecia stavolta non regge e la Svezia ottiene i tre punti

Un lampo di Ibrahimovic sblocca una partita inguardabile, prima che Hansson la chiuda con un gol assurdo



Ciò che è andato bene quattro anni fa probabilmente non andrà bene in questo Europeo: dopo la caduta dell’Italia, anche i Campioni in carica della Grecia cadono abbastanza fragorosamente nel match d’esordio, pagando proprio quella tattica che li aveva portati sul trono continentale nel 2004. Difendere forsennatamente per tutta la partita e cercare il contropiede vincente in mezzo a mille lanci lunghi senza logica stavolta non serve, anche se la Svezia fatica maledettamente per ottenere il vantaggio, giocando malissimo e non riuscendo mai a sfondare la difesa greca, ottenendo il gol vittoria soltanto grazie ad una grande giocata personale di Zlatan Ibrahimovic, il quale fino a quel momento era stato il peggiore in campo tra tutti i 22 “protagonisti” di quella che qualcuno ha già etichettato come una delle peggiori partite della storia del calcio. E come tale questa partita non poteva che essere chiusa da uno dei gol più assurdi della storia, realizzato da Petter Hansson (anche lui fino a quel momento inguardabile, un po’ come tutti i giocatori in campo) dopo una serie di rimpalli a 10 cm dalla porta, a sottolineare lo spettacolo scadente mostrato dalle due squadre. Dalla Grecia non ci si aspettava nulla di diverso sul piano dell’atteggiamento, eppure per poco gli ellenici non riescono anche quest’anno nello sbeffeggiare tutti in questo modo, considerando che fino a quel momento le poche occasioni decenti della partita erano state create proprio dalla squadra di Otto Rehhagel, che fino al gol di Ibrahimovic non aveva concesso alcun tiro in porta alla Svezia, nonostante in porta Antonios Nikopolidis appaia in vena di follie, mostrando una serie di uscite inguardabili. Di certo non si può negare che l’organizzazione difensiva della Grecia sia ancora di efficacia elevata, ma rispetto a 4 anni fa è mancata forse un po’ di tenuta fisica, ma soprattutto è mancata quella dose di buonasorte che ha impedito alle varie Francia, Repubblica Ceca e Portogallo (le squadre battute agli ultimi Europei dai quarti di finale in poi) di trovare quel jolly uscito dal piede di Zlatan Ibrahimovic al Wais-Siezenheim Stadion, un gol che potrebbe aver già affossato le speranze di qualificazione degli ellenici. La Svezia invece vince ma può ritenersi fortunata di esser entrata in un girone con questa Grecia e con la Russia, visto che la qualità di gioco degli uomini di Lars Lagerback è veramente bassa e questa Nazionale può solo affidarsi alle giocate individuali, giocate che possono uscire giusto da un Ibrahimovic (nonostante l’attaccante dell’Inter sia fuori forma, non una novità per lui) o da un Henrik Larsson, visto che la forza propulsiva degli esterni Ljungberg e Wilhelmsson che era diventata classica nella Svezia di qualche anno fa ormai è pressoché scemata con il passare degli anni. In quest’ultimi anni, i Blagult (ovvero, gialloblu) sono riusciti ad essere sempre presenti alle fasi finali delle competizioni più importante, ma da qualche tempo non riescono più ad esprimere nulla di nuovo e di particolarmente interessante e sembra davvero improbabile pensare ad una Svezia capace di andare oltre ai quarti di finale in questo Europeo, risultato che confermerebbe quello di quattro anni fa quando furono eliminati ai rigori dall’Olanda (squadra che potrebbe ritrovare anche ai quarti di finale di quest’anno visto che il girone degli Orange è abbinato a quello degli svedesi per gli accoppiamenti al turno successivo), dopo 120’ minuti grigi chiusi sullo 0-0. Forse è anche arrivato il momento di chiudere con la gestione Lagerback, perché il ct svedese non riesce più da tre-quattro anni a dare qualcosa di nuovo alla squadra, che adesso affronta questi Europei notevolmente invecchiata come età media. La vittoria contro la Grecia, quindi, non nasconde tutti i problemi che la Svezia si ritroverà sicuramente ad affrontare.

La Grecia presenta in campo un copertissimo 5-4-1, che vede l’esclusione di Amanatidis dalla formazione prevista per l’inserimento di un altro difensore centrale come Paraskevas Antzas. Theofanis Gekas finisce così per fare l’unica punta, con Charisteas che invece deve sacrificarsi come esterno di centrocampo. La Svezia si presenta invece con il 4-4-2 che vede Henrik Larsson e Zlatan Ibrahimovic come coppia d’attacco, mentre la possibile novità Sebastian Larsson non riesce a trovare spazio da titolare, né come esterno (dove giocano i soliti Ljungberg e Wilhelmsson) né come interno di centrocampo, dove pure viene escluso Linderoth per l’inserimento a sorpresa di Daniel Andersson. L’età media dell’undici svedese è di oltre 30 anni e la parte dei “giovincelli” la fanno due classe ’81 come Isaksson e Ibrahimovic.

Il match ha subito i ritmi bassi voluti dalla Grecia e al 7’ minuto arriva la prima occasione: Katsouranis recupera palla e va subito in avanti servendo Charisteas, il quale parte da destra e si accentra saltando tre uomini per poi andare al tiro di sinistro dal limite dell’area, la palla passa tra le gambe di Hansson ma è facile per la presa di Isaksson.

La Svezia ha in mano il pallino del gioco anche perché a lasciarglielo volutamente è la Grecia, ma gli svedesi faticano a prendere ritmo anche perché il gioco è gestito da due giocatori macchinosi come Daniel Andersson e Anders Svensson: se quest’ultimo è un mediano che solitamente ha il compito di dare equilibrio alla squadra e che non è certo l’uomo da cui aspettarsi il passaggio di qualità, delude tantissimo Daniel Andersson che si muove molto (secondo le statistiche Uefa è l’elemento che ha corso più di tutti gli altri in campo, percorrendo una distanza di 11,32 km) ma che di fatto si vede pochissimo con il pallone tra i piedi e lascia sempre che ad impostare sia il compagno. Eppure, questa eventualità tattica era tutt’altro che imprevedibile e allora è chiaro l’errore di Lagerback, che avrebbe dovuto inserire un giocatore maggiormente qualitativo come Kim Kallstrom, perché è davvero incredibile come la manovra debba essere dettata spesso dai due difensori centrali, Mellberg e soprattutto il grezzissimo Hansson, che vanno spesso a tentare lanci lunghi. La Grecia è buttata tutta sulla difensiva e controlla le due punte con vere marcature a uomo: Antzas controlla Henrik Larsson, mentre Kyrgiakos gira sempre nella zona di Ibrahimovic con Dellas che fa quasi il libero.

Di occasioni se ne vedono pochissime: al 14’ Svensson riprende una ribattuta difensiva calciato subito con un bel sinistro al volo da fuori, Nikopolidis controlla con troppa disinvoltura perché il pallone non esce certo di molto.

La Grecia non concede nulla allo spettacolo, copre tutto lo spazio possibile nella propria metà campo e appena può prova ad impadronirsi di una palla vagante nella trequarti offensiva per tentare in questo modo di colpire e di rendersi pericolosa, mentre quando la squadra di Rehhagel è in possesso di palla non prova nemmeno a creare qualcosa, facendo soltanto passare il tempo per provare a far spazientire gli avversari. Nella Svezia, Henrik Larsson prova a muoversi molto in fase offensiva ma combina poco, specialmente con l’andar del tempo, mentre Ibrahimovic si vede pochissimo e appare troppo lento nelle giocate, permettendo così ai difensori greci di chiudere sempre bene.

Per rivedere un’occasione bisogna arrivare al 32’ quando Ljungberg tenta un cross dalla mediana, la difesa greca si distrae e nello stesso tempo Nikopolidis è completamente indeciso e rimane a metà nell’uscita: Ibrahimovic prova a scavalcare il portiere con uno strano colpo di nuca, ma la palla ha una traiettoria a pallonetto che scende troppo tardi e termina alta.

Nella seconda metà del primo tempo è la Grecia a tenere maggiormente palla ma prima di iniziare l’azione deve effettuare almeno 5 passaggi tra i difensori centrali per poi decidere di avanzare in qualche modo, un atteggiamento davvero anti-spettacolare e frustrante anche per gli spettatori neutrali. In tutto questo, però, c’entra anche l’atteggiamento della Svezia, che non pressa con gli attaccanti quando la Grecia muove palla solo con i difensori, mentre gli esterni di centrocampo non si alzano a pressare per non scoprire il centrocampo, che probabilmente era quello che Rehhagel cercava di ottenere continuando in questo modo. Il ritmo del match è inesistente.

A sorpresa si vede un’azione al 44’ con Charisteas che protegge palla, tocca a Basinas che tenta il tiro a giro dal limite, la palla tocca terra un paio di volte e Isaksson trova il tempo per distendersi e deviare in corner senza farsi ingannare dalla traiettoria.

Un avvio di ripresa, nella Grecia esce un Gekas davvero troppo isolato ed entra Georgios Samaras, il quale però farà anche peggio dell’attaccante del Bayer Leverkusen.

La partita ha una qualità scarsissima e lo evidenzia l’azione del 48’ quando Svensson butta palla casualmente in avanti e trova un assist per Wilhelmsson, il quale è liberissimo anche perché parte un paio di metri avanti rispetto alla linea difensiva della Grecia. Il guardalinee non segnala nulla e Nikopolidis esce nuovamente in modo folle e poi si ferma a trequarti dell’area di rigore, permettendo a Wilhelmsson di tentare la semplice soluzione in pallonetto dal vertice destro dell’area di rigore ma il centrocampista del Deportivo La Coruna sbaglia ingloriosamente mandando alto.

La Svezia prova a dare continuità al proprio gioco ma ha scarsissima qualità in regia e manca di guizzi, con Ljungberg e Wilhelmsson che giocano molto male. La Grecia invece sembra proprio voler prendere per sfinimento gli avversari, attendendo il momento giusto con una pazienza straziante per le coronarie degli spettatori. Gli ellenici si difendono in massa, ma nonostante tutto la Svezia ha la grande colpa di non aver mai tirato in porta dopo oltre un’ora di gioco.

Dopo una partita del genere, per poco la Grecia non trova il vantaggio per un autogol: è il 66’ e Dellas va a cross dalla mediana, Hansson interviene di testa da kamikaze per anticipare Samaras e devia verso la propria porta, con la palla che termina fuori davvero di un nulla.

Un minuto dopo lo scampato pericolo, la Svezia riesce a sbloccare il match grazie ad una prodezza di Ibrahimovic, il quale scambia stretto con Henrik Larsson e calcia con grandissima potenza in diagonale dal limite dell’area, colpendo il pallone di esterno destro e dandogli una traiettoria velenosissima su cui Nikopolidis non può opporsi. E’ la rete dello 0-1, realizzata da un Ibrahimovic che fino a quel momento era stato il peggiore in campo.

Rehhagel prova a cambiare tutto togliendo al 70’ Dellas per inserire Amanatidis e passare al 4-4-2, ma stravolgere così dal nulla la mentalità di una squadra nel corso della partita è quasi impossibile e, infatti, non riuscirà agli ellenici.

Questo anche perché la Grecia è capace di subire un gol ridicolo al 72’: la difesa si apre paurosamente al centro e Ljungberg taglia come ai bei tempi per ricevere la verticalizzazione di Henrik Larsson, ma il suo tiro non è certo all’altezza dei tempi passati e finisce addosso a Nikopolidis, che nel frattempo era uscito bene. A questo punto si crea un flipper assurdo che ha poco a che vedere con il calcio perché Elmander colpisce di riflesso con la gamba il pallone respinto dal portiere e alza un campanile che scavalca Nikopolidis e che fa succedere di tutto ad un metro dalla linea di porta, perché lo stesso Nikopolidis rientra in totale affanno e dorme senza far nulla quando a due passi da lui Hansson riesce a spostare Kyrgiakos con un fallo non segnalato, il pallone finisce sulla schiena del difensore dell’Eintracht Francoforte e rimane lì dove Hansson crea un doppio rimpallo incredibile con Seitaridis (che arriva troppo morbido sul pallone) e in qualche modo con il ginocchio manda il pallone in rete, per il 2-0 definitivo.

A questo punto la partita non ha più nulla da dire, perché la Grecia è incapace di reagire. L’unico evento degno di nota in questo finale è l’infortunio subito al 78’ da Wilhelmsson, il quale si fa male da solo in uno scatto sulla destra e probabilmente accusa un fastidio agli adduttori che potrebbe renderlo indisponibile per i prossimi match.

Match che la Svezia dovrà giocare con un appiglio e una qualità decisamente diversa per combinare qualcosa di meglio e non sperare in altre carambole assurde per realizzare delle reti. Adesso è davvero curioso vedere come la squadra di Lagerback giocherà al cospetto della Spagna nel match di sabato prossimo.

La Grecia invece rischia già di abdicare il trono di Campione d’Europa, soprattutto qualora non riuscisse a vincere nel prossimo match contro la Russia: gli esteti del calcio non rimpiangerebbero certo il gioco espresso dagli ellenici.


Grecia-Svezia 0-2

Grecia (5-4-1): Nikopolidis 3 – Seitaridis 4,5 Kyrgiakos 7 Dellas 6,5 (70’ Amanatidis 5) Antzas 6 Torosidis 6,5 – Charisteas 6 Katsouranis 5 Basinas 6,5 Karagounis 5,5 – Gekas 5 (46’ Samaras 3,5)

In panchina: Chalkias, Tzorvas, Goumas, Vintra, Spiropoulos, Patsatzoglou, Giannakopoulos, Tziolis, Salpingidis, Liberopoulos
Commissario tecnico: Otto Rehhagel 5,5

Svezia (4-4-2): Isaksson 6 – Alexandersson 6 (74’ Stoor sv) Mellberg 6 Hansson 5,5 Nilsson 5,5 – Wilhelmsson 4 (78’ Rosenberg sv) Andersson 3 Svensson 5,5 Ljungberg 5 – Ibrahimovic 6 (71’ Elmander 6) Henrik Larsson 4,5

In panchina: Shaaban, Wiland, Dorsin, Majstorovic, Granqvist, Kallstrom, Sebastian Larsson, Linderoth, Allback
Commissario tecnico: Lars Lagerback 4,5

Arbitro: Massimo Busacca (Svizzera) 5,5

Gol: 67’ Ibrahimovic, 73’ Hansson
Ammoniti: Seitaridis, Torosidis, Charisteas (G)

venerdì 6 giugno 2008

Si parte dal Sankt Jacob Park di Basilea

Ecco il calendario degli Europei 2008, che verrà inaugurato da Svizzera-Repubblica Ceca



Tutto è ormai pronto per il fischio d’inizio degli Europei e allora mettiamo un po’ di ordine e scorriamo il calendario dei 31 match che infiammeranno Austria e Svizzera e l’intera Europa.

FASE A GIRONI:

Sabato 7 Giugno:

ore 18.00
Svizzera-Repubblica Ceca (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)

ore 20.45
Portogallo-Turchia (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

Domenica 8 Giugno:

ore 18.00
Austria-Croazia (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

ore 20.45
Germania-Polonia (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)

Lunedì 9 Giugno:

ore 18.00
Romania-Francia (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

ore 20.45
Olanda-Italia (Girone C – Stade De Suisse, Berna)

Martedì 10 Giugno:

ore 18.00
Spagna-Russia (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)

ore 20.45
Grecia-Svezia (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)

Mercoledì 11 Giugno:

ore 18.00
Repubblica Ceca-Portogallo (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

ore 20.45
Svizzera-Turchia (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)

Giovedì 12 Giugno:

ore 18.00
Croazia-Germania (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)

ore 20.45
Austria-Polonia (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Venerdì 13 Giugno:

ore 18.00
Italia-Romania (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

ore 20.45
Olanda-Francia (Girone C – Stade De Suisse, Berna)

Sabato 14 Giugno:

ore 18.00
Svezia-Spagna (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)

ore 20.45
Grecia-Russia (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)

Domenica 15 Giugno:

ore 20.45
Svizzera-Portogallo (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)
Turchia-Repubblica Ceca (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

Lunedì 16 Giugno:

ore 20.45
Polonia-Croazia (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)
Austria-Germania (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Martedì 17 Giugno:

ore 20.45
Olanda-Romania (Girone C – Stade De Suisse, Berna)
Francia-Italia (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

Mercoledì 18 Giugno:

ore 20.45
Grecia-Spagna (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)
Russia-Svezia (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)


QUARTI DI FINALE:

Giovedì 19 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo A-2° Gruppo B (Primo Quarto di Finale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Venerdì 20 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo B-2° Gruppo A (Secondo Quarto di Finale – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Sabato 21 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo C-2° Gruppo D (Terzo Quarto di Finale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Domenica 22 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo D-2° Gruppo C (Quarto Quarto di Finale – Ernst Happel Stadion, Vienna)


SEMIFINALI:

Mercoledì 25 Giugno:

ore 20.45
Vincente Primo Quarto di Finale-Vincente Secondo Quarto di Finale (Prima Semifinale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Giovedì 26 Giugno:

ore 20.45
Vincente Terzo Quarto di Finale-Vincente Quarto Quarto di Finale (Seconda Semifinale – Ernst Happel Stadion, Vienna)


FINALE:

Domenica 29 Giugno:

ore 20.45
Vincente Prima Semifinale-Vincente Seconda Semifinale (Ernst Happel Stadion, Vienna)

giovedì 5 giugno 2008

Le possibili formazioni titolari delle quattro Nazionali del girone D

Proviamo a leggere i possibili schieramenti e le eventuali tattiche di Grecia, Svezia, Spagna e Russia



GRECIA:

Schema tattico: Otto Rehhagel s’è fatto la fama del catenacciaro soprattutto dopo le incredibili vittorie ottenute con il Werder Brema (portato dalla Zweite Liga alla vittoria della Bundesliga) e con al Grecia agli ultimi Europei, ma in questa fase finale presenterà un 4-3-3. Non aspettatevi però un gioco spumeggiante, perché gli ellenici giocheranno con grande agonismo e sacrificio, provando a colpire il contropiede.

Difesa: Il portiere titolare è sempre il 36enne Nikopolidis, il quale dà sempre una discreta sicurezza nelle partite importanti e probabilmente lascerà la Nazionale a fine Europei. Abbastanza chiara l’impostazione titolare della difesa, che si basa su due terzini abbastanza bloccati come Seitaridis e Torosidis, con buone alternative in Vintra sulla destra e Spiropoulos (titolare nell’ultima amichevole) sulla sinistra. Abili nel gioco aereo sono i due centrali titolari, l’affidabile Sotiris Kyrgiakos e Traianos Dellas grandissimo protagonista quattro anni fa. Alle loro spalle la prima alternativa è Ioannis Goumas.

Centrocampo: Rehhagel si aspetta grande dinamismo nelle due fasi di gioco dai tre centrocampisti, in particolare dai due interni Katsouranis e Karagounis, mentre Angelos Basinas deve fare il frangiflutti davanti alla difesa e dare equilibrio alla squadra. Interessante alternativa di Basinas, da inserire magari nel corso della partita, è Tziolis, mentre potrebbe essere utile a centrocampo anche il jolly Torosidis.

Attacco: Rispetto a quattro anni fa, la Grecia può disporre di attaccanti di maggiore affidamento e Rehhagel ha deciso di puntare sul tridente, puntando tutto sulla capacità di sacrificio di queste punte. La stella della prima linea è sicuramente Theofanis Gekas, capocannoniere della Bundesliga con il Bochum nel 2007 (prima di passare al Bayer Leverkusen) e giocatore di grande mobilità, bravo e freddo anche sotto porta. Giocano in Bundesliga anche le altre due punte titolari, ovvero il generosissimo Amanatidis (prima punta nell’Eintracht Francoforte) e il giocatore che ha deciso la finale di quattro anni fa, ovvero Angelos Charisteas, reduce però da quattro stagioni negative e dalla retrocessione con il Norimberga ma che gode sempre della fiducia del proprio ct. Potrebbero trovare spazio e minuti anche Samaras e Salpingidis, mentre una carta da non sottovalutare è quella dell’esperto Liberopoulos.

Ecco allora il probabile undici titolare della Grecia:

(4-3-3)
Nikopolidis;
Seitaridis, Dellas, Kyrgiakos, Torosidis;
Katsouranis, Basinas, Karagounis;
Amanatidis, Charisteas, Gekas


SVEZIA:

Schema tattico: Lars Lagerback è ct della Nazionale svedese dal 2000 (dapprima assieme a Tommy Soderberg e poi come responsabile unico) e ha sempre proposto un 4-4-2 sempre molto simile, con due esterni molto offensivi e abili anche a tagliare verso il centro.

Difesa: Nonostante una stagione passata ad ammuffire sulla panchina del Manchester City, Andreas Isaksson non ha perso la fiducia di Lagerback e rimane il titolare della Svezia, coperta da una linea a 4 che dire esperta è poco: i titolari, infatti, dovrebbero essere i centrali Mellberg (classe ’77) e Hansson (classe ’76), oltre ai due terzini Mikael Nilsson (classe ’78) a sinistra (ma più naturale a giocare a destra) e Niclas Alexandersson (classe ’71) a destra. Quest’ultimo è l’elemento più “attaccabile” nell’undici titolare, visto che Dorsin spera ancora di scalzarlo, puntando soprattutto sul fatto di essere un terzino sinistro naturale, a differenza di Alexandersson che è nato come centrocampista: in caso di inserimento di Dorsin, sarebbe Nilsson a giocare sulla destra. Non esaltante la situazione al centro della difesa, dove Hansson non garantisce grandissima sicurezza ma è la soluzione migliore visto che il gigante Majstorovic garantisce grande impatto fisico ma è molto lento (un suo possibile duello con Fernando Torres sarebbe davvero da ko tecnico), mentre Granqvist è considerato il difensore più interessante della nuova generazione svedese ma ad inizio stagione è stato tragicomico nel Wigan, formando con Bramble una coppia centrale davvero da censurare ai deboli di cuore. Di certo, la Svezia non può limitarsi a difendere in questi Europei, vista la scarsa solidità della sua terza linea.

Centrocampo: Molto migliore la situazione in mediana, dove Linderoth può fare un buon filtro, mentre Kallstrom è un regista di grande qualità e finalmente è utilizzato nel suo ruolo naturale dal ct Lagerback, che invece lo utilizzava spesso sulla fascia sinistra. Proprio sulle due corsie la situazione è più buia: come titolare potrebbe spuntare a sorpresa Sebastian Larsson, reduce da una buona stagione in Premier League nel retrocesso Birmingham City e elemento con caratteristiche da regista di fascia, mentre i declinanti Ljungberg e Wilhelmsson si giocano l’altro posto da titolare, con quest’ultimo che è stato più utilizzato in amichevole e che sembra più apposto fisicamente, apparendo quindi in vantaggio sull’ex Arsenal.

Attacco: Dopo aver dato per l’ennesima volta l’addio alla Nazionale, Henrik Larsson ci ha ripensato nuovamente e con ogni probabilità sarà sempre lui il titolare al fianco di Zlatan Ibrahimovic, il quale però sembra in cattive condizioni di forza. L’attaccante dell’Inter è sempre un giocatore molto lunatico e che non dà mai grandi garanzie nei momenti decisivi (come confermano le sue prestazioni agli ultimi Mondiali e quelle in Champions League), ma Lagerback ha buone alternative in Markus Rosenberg (che ha chiuso bene la stagione con il Werder Brema) e Johan Elmander, elemento dal buon feeling con il gol.

Ecco allora il probabile undici titolare della Svezia:

(4-4-2)
Isaksson;
Alexandersson, Mellberg, Hansson, Nilsson;
Sebastian Larsson, Linderoth, Kallstrom, Wilhelmsson;
Henrik Larsson, Ibrahimovic


SPAGNA:

Schema tattico: Il dubbio maggiore di Aragones riguarda proprio lo schema tattico, ma sembra che il ct spagnolo stia un po’ rivedendo le proprie idee e sta pensando di preferire un 4-4-2 più concreto in fase offensiva ad un modulo con troppi registi in mezzo al campo.

Difesa: Le gerarchie sono già chiarissime nella difesa spagnola, con Iker Casillas che appare intoccabile tra i pali, Sergio Ramos a fornire la sua forza fisica e propulsiva sulla corsia di destra e Joan Capdevila che ormai ha convinto tutti e ha saputo guadagnarsi il posto da titolare sulla corsia mancina. Non esaltante la situazione al centro della difesa, dove Puyol garantisce una certa affidabilità nonostante sia reduce da una stagione non esaltante con il Barcellona, mentre molti dubbi provengono dalle ultime prestazioni di Carlos Marchena, davvero troppo in bambola per dare garanzie in vista degli Europei. L’alternativa più solida (e decisamente migliore) sarebbe quella di Raul Albiol, ma Aragones gli preferisce Marchena in una delle tante scelte controverse del ct spagnolo.

Centrocampo: Optando per lo schieramento a 4, Aragones è costretto a lasciare fuori uno dei probabili titolari e a sorpresa questo potrebbe essere Cesc Fabregas: il ct spagnolo, infatti, sembra orientato a preferirgli Xavi in posizione di regista, mentre per il catalano dell’Arsenal non ci sarebbe neppure spazio sulla corsia di destra, dove il favorito è Iniesta. Completano il settore centrale delle Furie Rosse l’affidabile Xabi Alonso, che giocherà con maggiori compiti di copertura rispetto a quelli che ha nel Liverpool, e il talentuoso David Silva sulla corsia di sinistra. Sembra destinato alla panchina anche Marcos Senna, reduce da una buonissima stagione con il Villarreal e utile sia in mediana (come vice Xabi Alonso) che sulla destra, magari come esterno tattico. Potrebbe trovare spazio sulla destra (probabilmente a partita in corso) anche Sergio Garcia, elemento di grande corsa ma che segna davvero pochissimo per essere un attaccante e che quest’anno è retrocesso con il Saragozza.

Attacco: Le opzioni offensive a disposizione di Aragones non sono tantissime (visto anche che Sergio Garcia sembra più utile per le fasce che non per un ruolo di seconda punta) ma sono di grandissima qualità, a partire da Fernando Torres che al Liverpool ha dimostrato una notevole personalità e che ha dimostrato di poter tenere sulle proprie spalle tutto il peso di un attacco, fattore che potrebbe risultare utile anche alla Spagna. In un modulo a due punte, la spalla del Niño sarà David Villa, reduce da un campionato sottotono al Valencia più per colpa di qualche allenatore che non per colpe personali e quindi garantisce lo stesso una certa qualità. La terza punta è Daniel Guiza, attaccante del Maiorca che ha vinto la classifica dei cannonieri nella Liga e che ha attirato l’interesse di squadre di tutta Europa ma che difficilmente troverà spazio dal primo minuto.

Ecco allora il probabile undici titolare della Spagna:

(4-4-2)
Casillas;
Sergio Ramos, Puyol, Marchena, Capdevila;
Iniesta, Xavi, Xabi Alonso, David Silva;
Fernando Torres, David Villa

Possibile alternativa tattica: L’alternativa tattica di Aragones è di fatto un ritorno alle origini, ovvero il ritorno al 4-1-4-1 con Fernando Torres a fare l’unica punta, con l’innesto di Cesc Fabregas da titolare al posto di David Villa e l’arretramento di Xabi Alonso davanti alla difesa: con questo modulo c’è anche più probabilità per Sergio Garcia per trovare spazio e minuti. Questo sarebbe quindi l’eventuale schieramento:

(4-1-4-1)
Casillas;
Sergio Ramos, Puyol, Marchena, Capdevila;
Xabi Alonso;
Iniesta, Xavi, Fabregas, David Silva;
Fernando Torres


RUSSIA:

Schema tattico: Guus Hiddink sembra intenzionato a schierare il classico 4-4-2, ma molto probabilmente dovrà fare a meno di alcuni elementi chiave nel corso degli Europei.

Difesa: Dopo aver giocato a 3 in qualche partita nel girone di qualificazione, Hiddink sembra ormai intenzionato a passare stabilmente alla difesa a 4, mutando così alcuni equilibri di formazione. L’unico sicuro del posto da titolare sembra essere Aleksandr Anyukov sulla corsia destra, mentre al centro della difesa Vasili Berezutski, il gemello Aleksei (più impiegato però sulla corsia mancina con la difesa a 4) e Ignashevich non sembrano più così certi del posto da titolare, con Kolodin e Shirokov che sembrano esser vicini a convincere Hiddink: l’olandese, però, alla fine dovrebbe affidarsi ad una coppia più collaudata, ovvero quella tra Vasili Berezutski. Sulla sinistra, invece, sembra probabile l’innesto di un giocatore più offensivo, ovvero Yuri Zhirkov che in realtà è un centrocampista naturale ma che potrebbe esser preferito ad Aleksei Berezutski.

Centrocampo: Sembrano più delineate le cose in mezzo al campo, dove l’unico dubbio appare sulla corsia mancina, qualora Zhirkov venga retrocesso in difesa: in un probabile 4-4-2 dovrebbe essere Bilyaletdinov a sacrificarsi sulla fascia, lui che in realtà è un trequartista ma che è un vero pupillo di Hiddink, il quale lo adatterà sugli esterni per non fargli perdere il posto da titolare. Per il resto, sembra più sicuro il posto per Bystrov sulla destra, così come per Semshov e Zyrianov in mezzo al campo, una coppia molto eterogenea, con Zyrianov che è addirittura nato come attaccante per poi retrocedere come centrocampista centrale.

Attacco: In condizioni normali, a questi Europei la coppia offensiva dello Zenit San Pietroburgo verrebbe trapiantata anche nella Nazionale russa, ma Andrei Arshavin paga un’espulsione stupida subita nell’ultimo match del girone di qualificazione contro l’Andorra e deve scontare due partite di squalifica, mentre Pogrebnyak ha subito un infortunio che lo tiene in pesante dubbio per tutta la fase finale. Hiddink allora deve reinventare l’attacco e potrebbe puntare su Pavlyuchenko (il sicario dell’Inghilterra nel gruppo di qualificazione) e Sychev, l’ex baby prodigio del calcio russo.

Ecco allora il probabile undici titolare della Russia:

(4-4-2)
Akinfeev;
Anyukov, Vitali Berezutski, Ignashevich, Zhirkov;
Bystrov, Semshov, Zyrianov, Bilyaletdinov;
Pavlyuchenko, Sychev

Possibile alternativa tattica: Le tante assenze in attacco, potrebbero costringere Hiddink a puntare ad un modulo più coperto, ovvero un 4-4-1-1 che vede Aleksei Berezutski riprendere il posto di terzino sinistro, Zhirkov salire nel proprio ruolo naturale di esterno di centrocampo e Bilyaletdinov a fare il trequartista alle spalle di un’unica punta. Questo sarebbe quindi l’eventuale schieramento:

(4-4-1-1)
Akinfeev;
Anyukov, Vitali Berezutski, Ignashevich, Aleksei Berezutski;
Bystrov, Semshov, Zyrianov, Zhirkov;
Bilyaletdinov;
Pavlyuchenko

lunedì 2 giugno 2008

L’Olanda batte facilmente il Galles grazie a Robben e Sneijder

Nelle amichevoli domenicali, brutta partita della Svezia, mentre Polonia e Grecia ottengono solo un pareggio



Olanda-Galles 2-0: Van der Sar celebra la sua 125esima presenza in Nazionale in un match quasi completamente a senso unico, con l’Olanda ad attaccare e ad oliare gli schemi offensivi e il Galles a provare a difendersi, facendolo comunque discretamente visto che nonostante una costante inferiorità mostrata, la squadra di Toshack ha concesso soltanto due reti agli Orange. Marco Van Basten conferma la stessa formazione già mostrata nell’amichevole contro la Danimarca, per un 4-2-3-1 in cui l’elemento nuovo è Orlando Engelaar, mediano del Twente che sta confermando le proprie qualità anche in Nazionale e che probabilmente giocherà da titolare questi Europei, confinando Van Bronckhorst al ruolo di terzino sinistro. Il match si sblocca al 35’ minuto, con Robben che approfitta di un errore difensivo del Galles per infilarsi centralmente, superare in velocità i due difensori centrali gallesi e poi battere il portiere Hennessey con una conclusione precisa. Il raddoppio arriva da palla ferma, grazie alla grande punizione battuta da Wesley Sneijder.

Svezia-Ucraina 0-1: Finisce tra i fischi del pubblico del Rasunda Stadium di Stoccolma l’ultima amichevole della Svezia prima degli Europei, con la squadra di Lagerback che non convince sul piano della prestazione, si fa imbrigliare dall’Ucraina e nel finale di gara subisce anche il gol della sconfitta, grazie alla conclusione da fuori area di Sergei Nazarenko che trova fin troppo impreparato il portiere Shaaban. In precedenza, la Svezia si era resa pericolosa con il palo colpito da Henrik Larsson su azione da calcio d’angolo, ma per il resto fa davvero poco in avanti e non sorprende il disappunto del pubblico svedese.

Polonia-Danimarca 1-1: Risultato non esaltante ma prestazione abbastanza confortante per la Polonia, che si ferma sull’1-1 contro la Danimarca ma che mostra anche una gran voglia di fare che ha convinto anche il pubblico polacco: Beenhakker sa che la Polonia non è certo favorita per il passaggio del primo turno, ma pretende che i suoi giochino con il giusto spirito e che mettano in campo tutte le carte a propria disposizione. A passare in vantaggio è la Danimarca, con Bendtner che si inserisce bene in area su un pallone in verticale e calcia in diagonale, Boruc è pronto alla risposta ma sulla respinta si avventa Martin Vingaard, il quale realizza il suo primo gol in Nazionale alla sua seconda presenza con un tap-in non semplicissimo. La Polonia ci mette l’anima ma pecca di brillantezza, anche perché probabilmente il ct Beenhakker ha caricato molto i suoi in preparazione degli Europei, rendendo quindi abbastanza normale una scarsa lucidità in alcune fasi di gioco. Al 36’ la Polonia si guadagna un calcio di rigore, ma Zurawski lo calcia in modo indecoroso e permette al portiere Sorensen di bloccare addirittura la conclusione. Nel finale di primo tempo, però, una bella azione in velocità permette a Krzynowek di trovare il tiro in area di rigore, che entra in rete anche per l’aiuto di una deviazione di un difensore danese per la rete del definitivo 1-1.

Armenia-Grecia 0-0: La Grecia registra la propria difesa dopo la sconfitta per 3-2 subita dall’Ungheria nella precedente amichevole ma pecca di creatività e non riesce ad andare oltre ad uno 0-0 non molto convincente contro l’Armenia. Nel primo tempo il ritmo è abbastanza alto e Nikopolidis deve esibirsi in una bella parata sulla conclusione di Pachajyan, in un’azione nata da un clamoroso errore di Kyrgiakos. Errore abbastanza clamoroso lo commette dall’altra parte anche Charisteas, che sciupa un bell’assist di Karagounis. Nella ripresa, Rehhagel presenta una squadra abbastanza rivoluzionata dalle sostituzioni e il ritmo cala di conseguenza, con la Grecia che ha la migliore occasione con un tiro a giro di Samaras, salvato benissimo dal portiere Kasparov.


Questi sono i risultati della quattro amichevoli domenicali:

Domenica 1 Giugno:

Armenia-Grecia 0-0
Olanda-Galles 2-0: 35’ Robben, 54’ Sneijder
Polonia-Danimarca 1-1: 28’ Vingaard (D), 43’ Krzynowek (P)
Svezia-Ucraina 0-1: 83’ Nazarenko

giovedì 29 maggio 2008

Le 16 Nazioni assegnano i numeri di maglia

Ecco i nomi dei 368 protagonisti del prossimo Europeo



I 16 commissari tecnici hanno annunciato le loro liste ufficiali e hanno assegnato i numeri di maglia ai 23 giocatori selezionati e questi sono i nomi dei protagonisti che calcheranno i campi di Austria e Svizzera provando a conquistare quello scettro che quattro anni fa fu della Grecia.


Austria:
1 Alex Manninger
2 Joachim Standfest
3 Martin Stranzl
4 Emanuel Pogatetz
5 Christian Fuchs
6 René Aufhauser
7 Ivica Vastic
8 Christoph Leitgeb
9 Roland Linz
10 Andreas Ivanschitz
11 Umit Korkmaz
12 Ronald Gercaliu
13 Markus Katzer
14 Gyorgy Garics
15 Sebastian Prodl
16 Jurgen Patocka
17 Martin Hiden
18 Roman Kienast
19 Jurgen Saumel
20 Martin Harnik
21 Jurgen Macho
22 Erwin Hoffer
23 Ramazan Ozcan
Commissario tecnico: Josef Hickersberger


Croazia:
1 Stipe Pletikosa
2 Dario Simic
3 Josip Simunic
4 Robert Kovac
5 Vedran Corluka
6 Hrvoje Vejic
7 Ivan Rakitic
8 Ognjen Vukojevic
9 Nikola Kalinic
10 Niko Kovac
11 Darijo Srna
12 Mario Galinovic
13 Nikola Pokrivac
14 Luka Modric
15 Dario Knezevic
16 Jerko Leko
17 Ivan Klasnic
18 Ivica Olic
19 Niko Kranjcar
20 Igor Budan
21 Mladen Petric
22 Danijel Pranjic
23 Vedran Runje
Commissario tecnico: Slaven Bilic


Repubblica Ceca:
1 Petr Cech
2 Zdenek Grygera
3 Jan Polak
4 Tomas Galasek
5 Radoslav Kovac
6 Marek Jankulovski
7 Libor Sionko
8 Martin Fenin
9 Jan Koller
10 Vaclav Sverkos
11 Stanislav Vlcek
12 Zdenek Pospech
13 Michal Kadlec
14 David Jarolim
15 Milan Baros
16 Jaromir Blazek
17 Marek Matejovsky
18 Tomas Sivok
19 Rudolf Skacel
20 Jaroslav Plasil
21 Tomas Ujfalusi
22 David Rozehnal
23 Daniel Zitka
Commissario tecnico: Karel Bruckner


Francia:
1 Steve Mandanda
2 Jean-Alain Boumsong
3 Eric Abidal
4 Patrick Vieira
5 William Gallas
6 Claude Makelele
7 Florent Malouda
8 Nicolas Anelka
9 Karim Benzema
10 Sidney Govou
11 Samir Nasri
12 Thierry Henry
13 Patrice Evra
14 François Clerc
15 Lilian Thuram
16 Sebastien Frey
17 Sebastien Squillaci
18 Bafetimbi Gomis
19 Willy Sagnol
20 Jeremy Toulalan
21 Lassana Diarra
22 Franck Ribery
23 Gregory Coupet
Commissario tecnico: Raymond Domenech


Germania:
1 Jens Lehmann
2 Marcell Jansen
3 Arne Friedrich
4 Clemens Fritz
5 Heiko Westermann
6 Simon Rolfes
7 Bastian Schweinsteiger
8 Torsten Frings
9 Mario Gomez
10 Oliver Neuville
11 Miroslav Klose
12 Robert Enke
13 Michael Ballack
14 Piotr Trochowski
15 Thomas Hitzlsperger
16 Philipp Lahm
17 Per Mertesacker
18 Tim Borowski
19 David Odonkor
20 Lukas Podolski
21 Christoph Metzelder
22 Kevin Kuranyi
23 René Adler
Commissario tecnico: Joachim Low


Grecia:
1 Antonios Nikopolidis
2 Giourkas Seitaridis
3 Christos Patsatzoglou
4 Nikolaos Spiropoulos
5 Traianos Dellas
6 Angelos Basinas
7 Georgios Samaras
8 Stelios Giannakopoulos
9 Angelos Charisteas
10 Georgios Karagounis
11 Loukas Vintra
12 Konstantinos Chalkias
13 Alexandros Tzorvas
14 Dimitrios Salpingidis
15 Vassilis Torosidis
16 Sotirios Kyrgiakos
17 Theofanis Gekas
18 Ioannis Goumas
19 Paraskevas Antzas
20 Ioannis Amanatidis
21 Konstantinos Katsouranis
22 Alexandros Tziolis
23 Nikolaos Liberopoulos
Commissario tecnico: Otto Rehhagel


Italia:
1 Gianluigi Buffon
2 Christian Panucci
3 Fabio Grosso
4 Giorgio Chiellini
5 Fabio Cannavaro
6 Andrea Barzagli
7 Alessandro Del Piero
8 Gennaro Gattuso
9 Luca Toni
10 Daniele De Rossi
11 Antonio Di Natale
12 Marco Borriello
13 Massimo Ambrosini
14 Marco Amelia
15 Fabio Quagliarella
16 Mauro Camoranesi
17 Morgan De Sanctis
18 Antonio Cassano
19 Gianluca Zambrotta
20 Simone Perrotta
21 Andrea Pirlo
22 Alberto Aquilani
23 Marco Materazzi
Commissario tecnico: Roberto Donadoni


Olanda:
1 Edwin Van der Sar
2 André Ooijer
3 John Heitinga
4 Joris Mathijsen
5 Giovanni Van Bronckhorst
6 Demy De Zeeuw
7 Robin Van Persie
8 Orlando Engelaar
9 Ruud Van Nistelrooy
10 Wesley Sneijder
11 Arjen Robben
12 Mario Melchiot
13 Henk Timmer
14 Wilfred Bouma
15 Tim De Cler
16 Maarten Stekelenburg
17 Nigel De Jong
18 Dirk Kuyt
19 Klaas Jan Huntelaar
20 Ibrahim Afellay
21 Ryan Babel
22 Jan Vennegoor of Hesselink
23 Rafael Van der Vaart
Commissario tecnico: Marco Van Basten


Polonia:
1 Artur Boruc
2 Mariusz Jop
3 Jakub Wawrzyniak
4 Pawel Golanski
5 Dariusz Dudka
6 Jacek Bak
7 Euzebiusz Smolarek
8 Jacek Krzynowek
9 Maciej Zurawski
10 Lukasz Gargula
11 Marek Saganowski
12 Tomasz Kuszczak
13 Marcin Wasilewski
14 Michal Żewlakow
15 Michal Pazdan
16 Jakub Blaszczykowski
17 Wojciech Lobodzinski
18 Mariusz Lewandowski
19 Rafal Murawski
20 Roger Guerreiro
21 Tomasz Zahorski
22 Lukasz Fabianski
23 Adam Kokoszka
Commissario tecnico: Leo Beenhakker


Portogallo:
1 Ricardo
2 Paulo Ferreira
3 Bruno Alves
4 Bosingwa
5 Fernando Meira
6 Raul Meireles
7 Cristiano Ronaldo
8 Petit
9 Hugo Almeida
10 Joao Moutinho
11 Simao
12 Quim
13 Miguel
14 Jorge Ribeiro
15 Pepe
16 Ricardo Carvalho
17 Ricardo Quaresma
18 Miguel Veloso
19 Nani
20 Deco
21 Nuno Gomes
22 Rui Patricio
23 Helder Postiga
Commissario tecnico: Luiz Felipe Scolari


Romania:
1 Bogdan Lobont
2 Cosmin Contra
3 Razvan Rat
4 Gabriel Tamas
5 Cristian Chivu
6 Mirel Radoi
7 Florentin Petre
8 Paul Codrea
9 Ciprian Marica
10 Adrian Mutu
11 Razvan Cocis
12 Marius Cornel Popa
13 Cristian Sapunaru
14 Sorin Ghionea
15 Dorin Goian
16 Banel Nicolita
17 Cosmin Moti
18 Marius Niculae
19 Adrian Cristea
20 Nicolae Dica
21 Daniel Niculae
22 Stefan Radu
23 Eduard Stancioiu
Commissario tecnico: Victor Piturca


Russia:
1 Igor Akinfeev
2 Vasili Berezutski
3 Renat Yanbaev
4 Sergei Ignashevich
5 Aleksei Berezutski
6 Roman Adamov
7 Dmitri Torbinskiy
8 Denis Kolodin
9 Ivan Saenko
10 Andrei Arshavin
11 Sergei Semak
12 Vladimir Gabulov
13 Pavel Pogrebnyak
14 Roman Shirokov
15 Diniyar Bilyaletdinov
16 Vyacheslav Malafeev
17 Konstantin Zyrianov
18 Yuri Zhirkov
19 Roman Pavlyuchenko
20 Igor Semshov
21 Dmitri Sychev
22 Aleksandr Anyukov
23 Vladimir Bystrov
Commissario tecnico: Guus Hiddink


Spagna:
1 Iker Casillas
2 Raul Albiol
3 Fernando Navarro
4 Carlos Marchena
5 Charles Puyol
6 Andres Iniesta
7 David Villa
8 Xavi Hernandez
9 Fernando Torres
10 Cesc Fabregas
11 Joan Capdevila
12 Santi Cazorla
13 Andres Palop
14 Xabi Alonso
15 Sergio Ramos
16 Sergio García
17 Daniel Guiza
18 Alvaro Arbeloa
19 Marcos Senna
20 Juanito Gutierrez
21 David Silva
22 Ruben De La Red
23 Pepe Reina
Commissario tecnico: Luis Aragones


Svezia:
1 Andreas Isaksson
2 Mikael Nilsson
3 Olof Mellberg
4 Petter Hansson
5 Fredrik Stoor
6 Tobias Linderoth
7 Niclas Alexandersson
8 Anders Svensson
9 Fredrik Ljungberg
10 Zlatan Ibrahimovic
11 Johan Elmander
12 Rami Shaaban
13 Johan Wiland
14 Daniel Majstorovic
15 Andreas Granqvist
16 Kim Kallstrom
17 Henrik Larsson
18 Sebastian Larsson
19 Daniel Andersson
20 Marcus Allback
21 Christian Wilhelmsson
22 Markus Rosenberg
23 Mikael Dorsin
Commissario tecnico: Lars Lagerback


Svizzera:
1 Diego Benaglio
2 Johan Djourou
3 Ludovic Magnin
4 Philippe Senderos
5 Stephan Lichtsteiner
6 Benjamin Huggel
7 Ricardo Cabanas
8 Gokhan Inler
9 Alexander Frei
10 Hakan Yakin
11 Marco Streller
12 Eren Derdiyok
13 Stephane Grichting
14 Daniel Gygax
15 Gelson Fernandes
16 Tranquillo Barnetta
17 Christoph Spycher
18 Pascal Zuberbuhler
19 Valon Behrami
20 Patrick Müller
21 Eldin Jakupovic
22 Johan Vonlanthen
23 Philipp Degen
Commissario tecnico: Jakob Kuhn


Turchia:
1 Rustu Recber
2 Servet Cetin
3 Hakan Balta
4 Gokhan Zan
5 Emre Belozoglu
6 Mehmet Topal
7 Mehmet Aurelio
8 Nihat Kahveci
9 Semih Senturk
10 Gokdeniz Karadeniz
11 Tumer Metin
12 Tolga Zengin
13 Emre Gungor
14 Arda Turan
15 Emre Asik
16 Ugur Boral
17 Tuncay Sanli
18 Colin Kazim-Richards
19 Ayhan Akman
20 Sabri Sarioglu
21 Mevlut Erding
22 Hamit Altintop
23 Volkan Demirel
Commissario tecnico: Fatih Terim

mercoledì 28 maggio 2008

La lista definitiva della Grecia

Otto Rehhagel scioglie anche l’ultimo dubbio lasciando fuori Papastathopoulos



Dal ritiro della Grecia arriva la notizia che tutti prevedevano: dalla precedente lista di 24 uomini composta da Rehhagel esce il 19enne Sokratis Papastathopoulos, difensore dell’AEK Atene che fino all’ultimo ha sperato di entrare nella lista definitiva ma che potrà portare avanti un discreto carico di esperienza dopo aver partecipato al ritiro della sua Nazionale.

Rehhagel ha scelto quindi di puntare su un gruppo più esperto, ma la Grecia può già sorridere per il futuro prossimo, visto che oltre a Papastathopoulos ci sono altri elementi giovani che potrebbero essere inseriti in squadra già in vista per i prossimi Mondiali, come Sotiris Ninis, Grigorios Makos e Lazaros Christodoulopoulos, altri giocatori che in precedenza erano stati portati in ritiro.

Questa è allora la lista dei giocatori che Rehhagel porterà con sé in Austria e Svizzera:

Portieri: Antonios Nikopolidis (Olympiacos), Konstantinos Chalkias (Aris Salonicco), Alexandros Tzorvas (OFI Creta)

Difensori: Sotirios Kyrgiakos (Eintracht Francoforte), Giourkas Seitaridis (Atletico Madrid), Traianos Dellas (AEK Atene), Loukas Vintra (Panathinaikos), Nikolaos Spiropoulos (Panathinaikos), Ioannis Goumas (Panathinaikos), Vassilis Torosidis (Olympiacos), Christos Patsatzoglou (Olympiacos), Paraskevas Antzas (Olympiacos)

Centrocampisti: Angelos Basinas (Maiorca), Stelios Giannakopoulos (Bolton), Georgios Karagounis (Panathinaikos), Alexandros Tziolis (Panathinaikos), Konstantinos Katsouranis (Benfica)

Attaccanti: Dimitrios Salpingidis (Panathinaikos), Nikolaos Liberopoulos (AEK Atene), Theofanis Gekas (Bayer Leverkusen), Georgios Samaras (Celtic), Ioannis Amanatidis (Eintracht Francoforte), Angelos Charisteas (Norimberga)

mercoledì 21 maggio 2008

I convocati nel Gruppo D

Aragones decide di lasciare a casa Raul, mentre la Svezia si affida ancora a Henrik Larsson



Il Gruppo D è quello che vede in causa i Campioni d’Europa in carica della Grecia, squadra che proverà a stupire tutti dopo la grande cavalcata realizzata quattro anni fa in Portogallo. Come nel 2004, la squadra di Hitzfeld trova la Spagna e la Russia nel proprio girone, quasi a dare un tono di revival al cammino dell’undici ellenico.

GRUPPO D:

Dopo una serie di amichevoli, la Grecia ha ridotto la propria rosa a 24 giocatori e da questa lista dovrebbero arrivare i 23 elementi definitivi per difendere il titolo vinto 4 anni fa. Non riesce ad entrare in questo elenco Sotiris Ninis, giovanissimo attaccante che già aveva fatto molto bene nel corso della scorsa estate negli Europei Under 19 e che proprio in queste amichevoli ha esordito in Nazionale maggiore, andando pure a segno e diventando il più giovane calciatore a realizzare un gol con la Grecia. Ottmar Hitzfeld, però, ha già diversi elementi importanti da schierare in attacco e non ha voluto rischiare la presenza di un giocatore così giovane, puntando tutto sul duo d’attacco Amanatidis-Gekas (che saranno probabilmente i titolari), senza dimenticare la possibile presenza di Samaras.

GRECIA:

Portieri: Antonios Nikopolidis (Olympiacos), Konstantinos Chalkias (Aris Salonicco), Alexandros Tzorvas (OFI Creta)

Difensori: Sotirios Kyrgiakos (Eintracht Francoforte), Giourkas Seitaridis (Atletico Madrid), Traianos Dellas (AEK Atene), Loukas Vintra (Panathinaikos), Nikolaos Spiropoulos (Panathinaikos), Ioannis Goumas (Panathinaikos), Vassilis Torosidis (Olympiacos), Christos Patsatzoglou (Olympiacos), Paraskevas Antzas (Olympiacos), Sokratis Papastathopoulos (AEK Atene)

Centrocampisti: Angelos Basinas (Maiorca), Stelios Giannakopoulos (Bolton), Georgios Karagounis (Panathinaikos), Alexandros Tziolis (Panathinaikos), Konstantinos Katsouranis (Benfica)

Attaccanti: Dimitrios Salpingidis (Panathinaikos), Nikolaos Liberopoulos (AEK Atene), Theofanis Gekas (Bayer Leverkusen), Georgios Samaras (Celtic), Ioannis Amanatidis (Eintracht Francoforte), Angelos Charisteas (Norimberga)


Grande protagonista nella lista dei 25 presentata dalla Russia è sicuramente lo Zenit San Pietroburgo, la squadra allenata da Dick Advocaat che ha trionfato in Coppa Uefa e che ha sicuramente stupito tutti: nella rosa voluta dal ct Hiddink non potevano certo mancare le due stelle della squadra campione di Russia in carica, ovvero il talentuoso Arshavin e il bomber Pogrebnyak. Hanno stupito invece le assenze di due trascinatori della Russia nel girone di qualificazione ma che poi si sono resi protagonisti di una stagione molto sotto tono, come Igor Denisov e Alexander Kerzhakov, così come sorprendono le chiamate di Alexander Pavlenko ed Oleg Ivanov, entrambi alla prima convocazione in Nazionale.

RUSSIA:

Portieri: Igor Akinfeev (CSKA Mosca), Vladimir Gabulov (Amkar Perm), Vyacheslav Malafeev (Zenit San Pietroburgo)

Difensori: Aleksandr Anyukov (FC Zenit San Pietroburgo), Aleksei Berezutski (CSKA Mosca), Vasili Berezutski (CSKA Mosca), Sergei Ignashevich (CSKA Mosca), Denis Kolodin (FC Dinamo Mosca), Roman Shirokov (Zenit San Pietroburgo), Renat Yanbayev (Lokomotiv Mosca)

Centrocampisti: Diniyar Bilyaletdinov (Lokomotiv Mosca), Dmitri Torbinskiy (Lokomotiv Mosca), Vladimir Bystrov (Spartak Mosca), Aleksandr Pavlenko (Spartak Mosca), Yuri Zhirkov (CSKA Mosca), Konstantin Zyrianov (Zenit San Pietroburgo), Igor Semshov (Dinamo Mosca), Oleg Ivanov (Krylya Sovetov Samara), Sergei Semak (Rubin Kazan)

Attaccanti: Roman Adamov (FC Mosca), Roman Pavlyuchenko (Spartak Mosca), Dmitri Sychev (Lokomotiv Mosca), Pavel Pogrebnyak (Zenit San Pietroburgo) Andrei Arshavin (Zenit San Pietroburgo), Ivan Saenko (Norimberga)


Come sempre molto opinabili sono le convocazioni di Aragones per la sua Spagna: il ct ha convocato già 23 giocatori ma tra questi non c’è spazio per Raul Gonzales Blanco, reduce da quella che probabilmente è la sua migliore stagione in carriera, nella quale ha trascinato il suo Real Madrid alla vittoria della Liga con 18 gol. Bottino realizzativo decisamente superiore rispetto a quello di Sergio Garcia, che invece s’è guadagnato la chiamata in Nazionale, convincendo Aragones per il suo gioco fatto di continuo movimento e dinamismo, anche se la sua stagione parla soltanto di 4 gol in una squadra (il Saragozza) retrocessa pure in Segunda Division. Ben più condivisibili sono le assenze di Albelda e Joaquin, giocatori importanti ma che sono reduci da una brutta stagione al Valencia, mentre altrettanto condivisibile è l’innesto di un altro possibile esordiente come Santi Cazorla del Villarreal.

SPAGNA:

Portieri: Iker Casillas (Real Madrid), Pepe Reina (Liverpool), Andres Palop (Siviglia)

Difensori: Sergio Ramos (Real Madrid), Alvaro Arbeloa (Liverpool), Carlos Puyol (Barcellona), Carlos Marchena (Valencia), Raul Albiol (Valencia), Fernando Navarro (Maiorca), Joan Capdevila (Villarreal). Juanito (Betis)

Centrocampisti: Marcos Senna (Villarreal), Ruben De La Red (Getafe), Xabi Alonso (Liverpool), Xavi Hernandez (Barcellona), Cesc Fabregas (Arsenal), Andres Iniesta (Barcellona), David Silva (Valencia). Santi Cazorla (Villarreal)

Attaccanti: David Villa (Valencia), Fernando Torres (Liverpool), Daniel Guiza (Maiorca). Sergio Garcia (Saragozza)


Lista quasi definitiva è anche quella presentata dal ct svedese Lagerback, che opta per il ritorno di Henrik Larsson: nonostante i 36 anni, Larsson sta ancora giocando a buoni livelli e la sua presenza sarà molto importante per dare maggiore qualità offensiva ad una Svezia che altrimenti resterebbe molto legata alla lunaticità di Ibrahimovic. Attenzione, però, va data ad un altro attaccante, ovvero Markus Rosenberg, che nell’ultimo periodo ha giocato molto bene con il Werder Brema e che potrebbe ritagliarsi uno spazio importante. Questa lista potrebbe ancora essere ritoccata, soprattutto perché non convincono ancora le condizioni dell’acciaccato Linderoth, che potrebbe essere sostituito da Kennedy Bakircioglu, centrocampista offensivo dell’Ajax.

SVEZIA:

Portieri: Andreas Isaksson (Manchester City), Rami Shaaban (Hammarby), Johan Wiland (Elfsborg).

Difensori: Mikael Dorsin (Cluj), Petter Hansson (Rennes), Daniel Majstorovic (Basilea), Olof Mellberg (Aston Villa), Mikael Nilsson (Panathinaikos), Andreas Granqvist (Wigan), Fredrik Stoor (Rosenborg)

Centrocampisti: Niclas Alexandersson (IFK Goteborg), Daniel Andersson (Malmo), Kim Kallstrom (Lione), Sebastian Larsson (Birmingham City), Fredrik Ljungberg (West Ham), Tobias Linderoth (Galatasaray), Christian Wilhelmsson (Deportivo La Coruña), Anders Svensson (Elfsborg)

Attaccanti: Marcus Allback (FC Copenaghen), Henrik Larsson (Helsingborg), Johan Elmander (Tolosa), Zlatan Ibrahimovic (Inter), Markus Rosenberg (Werder Brema)

lunedì 12 maggio 2008

Ecco le 16 protagoniste

Analisi introduttiva delle Nazionali che parteciperanno agli Europei 2008



A poco più di 25 giorni dal calcio d’inizio degli Europei di Austria e Svizzera, andiamo a dare una prima analisi alle potenzialità e alle quotazioni delle sedici nazionali che scenderanno in campo: chi succederà alla Grecia?

- LE FAVORITE:

La favorita d’obbligo non può che essere l’Italia, non fosse altro che la Nazionale di Roberto Donadoni è reduce dal trionfo ai Mondiali tedeschi e ha confermato gran parte del gruppo che due anni fa ha alzato la Coppa del Mondo. Gli Azzurri erano inseriti nel gruppo di qualificazione più duro, ma insieme alla Francia sono comunque riusciti a far rispettare la propria nobiltà: proprio le due “nemiche” si ritrovano di fronte anche nel girone della fase finale degli Europei, componendo di fatto il girone più duro anche in questa fase finale. Se la compattezza del gruppo può essere il punto di forza della squadra, vanno anche delineati alcuni punti deboli: ai Mondiali, infatti, il vero punto di forza rispetto alle altre Nazionali era il ct Marcello Lippi ma, nonostante il buon lavoro svolto in alcune fasi del biennio, non si può certo essere certi che Roberto Donadoni abbia le stesse qualità del predecessore, anzi proprio lui è il principale punto interrogativo. Certamente, l’Italia dovrà inventarsi qualcosa di nuovo rispetto agli ultimi Mondiali per avere successo, perché non può sempre accadere che giocatori come Materazzi o Grosso trovino l’estate perfetta, perché Cannavaro non sembra essere più quello di due anni fa a guardare le sue prestazioni al Real Madrid, perché Zambrotta sembra aver imboccato la fase calante della carriera e perché Buffon rischia di avere qualche acciacco fisico, anche se è sempre meglio un Buffon al 20% che qualsiasi sua possibile riserva al 100%. Le qualità per ripetersi ci sono, ma non si può certo chiedere la ripetizione degli eventi fortunati visti agli ultimi Mondiali.

In quest’ultimo biennio, la squadra che ha espresso il miglior calcio è sicuramente la Germania, che con Joachim Low sta proseguendo l’ottimo lavoro di Jurgen Klinsmann: va detto, però, che di fatto il nuovo allenatore del Bayern Monaco lavorava più sull’aspetto motivazionale e che già agli ultimi Mondiali ad occuparsi della struttura tattica della Nationalelf era proprio il vice Low. Se con Klinsmann la Germania ha saputo fare bene ai Mondiali di casa, dopo una serie di delusioni nelle grandi competizioni, con Low tutti si aspettano un salto di qualità che è possibile già in questi Europei, perché questa Nazionale ha il miglior gioco di squadra e questo può permettere di soccombere anche a qualche difetto strutturale, come può essere considerata l’assenza di un attaccante di livello internazionale: Klose e Gomez però possono fare bene e anche formare un’affiatata coppia d’attacco, soprattutto perché il primo si sta già adattando bene nel ruolo di seconda punta al Bayern Monaco. Il dubbio maggiore riguarda le condizioni fisiche di Metzelder, che ha giocato pochissimo in stagione con il Real Madrid e che potrebbe non dare grande affidabilità al centro della difesa al fianco di Mertesacker, mentre la Premier League sta regalando un Michael Ballack rivitalizzato e pronto a trascinare i suoi al successo. Tra le 16 squadre è probabilmente quella più “squadra” (cosa non facile da ottenere nel breve tempo in cui le Nazionali si trovano a lavorare) e forse per questo è anche la più temibile.

Arrivata in finale agli ultimi Mondiali con la rosa probabilmente meno attrezzata del suo ultimo decennio, la Francia arriva molto motivata agli Europei, soprattutto perché in questo biennio sono stati inseriti e ritrovati molti giocatori importanti e che questa Nazionale ha giocatori in grado di cambiare le partite da soli. Il punto debole può essere però al manico, visto che Raymond Domenech ha spesso delle convinzioni sbagliate che possono portare risultati negativi: una tra queste è probabilmente quella di continuare a puntare su Eric Abidal nel ruolo di terzino sinistro, nonostante la stagione del giocatore del Barcellona sia stata disastrosa e che la Premier League abbia proposto due terzini mancini di maggiore affidabilità come Evra e Clichy. Al centro della difesa potrebbe trovare spazio un altro giocatore in netto calo fisico come l’irriconoscibile Thuram e anche questo può portare molti brividi alla squadra. A centrocampo manca un vero e proprio regista (può farlo Vieira, ma alle sue spalle c’è il vuoto, con giocatori bravi più ad interdire che a creare), ma i Bleus hanno tanti fuoriclasse di livello, come quel Frank Ribery che in questi due anni è sicuramente cresciuto sul piano delle prestazioni e che si presenta agli Europei come protagonista preannunciato. Fortissimo anche l’attacco, dove Henry è reduce da una prestazione anonima col Barcellona ma ha grande voglia di rifarsi e dove è stato ripescato alla grande Nicolas Anelka, elemento che in Nazionale gioca con una voglia di sacrificarsi completamente nuova e che è diventato un elemento imprescindibile nel 4-3-1-2 (con Ribery mezzapunta) di Domenech.

Da tenere sott’occhio è anche il Portogallo, arrivato in finale agli ultimi Europei casalinghi e alle semifinali degli ultimi Mondiali: la squadra lusitana è storicamente piena di ottimi trequartisti ma scadente in attacco e in zona gol, ma in questo biennio qualcosa è cambiato. Non sono nati nuovi centravanti (siamo ai soliti Nuno Gomes, Helder Postiga e Hugo Almeida) ma è cresciuta una stella molto lucente: Cristiano Ronaldo, infatti, ormai raggiunti bottini realizzativi stellari e potrebbe risolvere il problema del gol della Selecçao. Il fuoriclasse del Manchester United è il giocatore più forte del mondo e ci terrà a confermarlo anche in Austria e Svizzera e può essere una chiave tattica in più per il ct Felipe Scolari, che infatti può anche utilizzarlo nel ruolo di centravanti. Tra i trequartisti, sembra in declino Deco, ma potrebbe esplodere definitivamente l’ottimo Joao Moutinho, mentre la difesa può contare su difensori centrali esperti come Pepe e Ricardo Carvalho e su un terzino in grande crescita come Bosingwa. Questa può essere l’ultima competizione con Felipe Scolari in panchina e il brasiliano vuole lasciare con un grande successo, dopo esser stato decisivo nella crescita della Nazionale portoghese.

Tra le squadre da inserire sempre nel lotto delle favorite c’è la Spagna, ma le Furie Rosse riescono sempre a deludere: la giustificazione degli ultimi fallimenti nelle grandi competizioni era stata data dall’assenza di un vero leader (visto anche un Raul non al massimo della forma), perché i tanti ottimi giocatori di questa Nazionale non erano abituati a prendersi grandi responsabilità nelle proprie squadre di club, lasciando questo onere ai giocatori stranieri che li affiancavano. Adesso molto è cambiato, non perché le squadre spagnole abbiano cresciuto veri e propri leader (a parte Raul, che è ormai un capitolo a parte: il capitano del Real Madrid è reduce dalla stagione migliore della carriera, ma Aragones sembra essere intenzionato a non convocarlo, con una decisione che sarebbe assurda), ma perché questo contributo potrebbero averlo dato le squadre straniere, Arsenal e Liverpool in particolare: Cesc Fabregas, infatti, è diventato il vero trascinatore dell’Arsenal e nonostante la sua giovanissima età potrebbe provare a ripetersi in Nazionale, mentre nel Liverpool è cresciuto moltissimo Fernando Torres, bravissimo a prendersi sulle spalle tutto l’attacco dei Reds e decisamente cresciuto sul piano realizzativo. La rosa è come sempre piena di giocatori di livello, ma il punto debole sembra essere anche qui il ct Luis Aragones: come Domenech, anche lui non è sempre perfetto nelle scelte (eufemismo) e il centrocampo pieno di palleggiatori per cui opterà anche agli Europei convince poco, perché finisce per rendere troppo lento e statico il gioco. Sarà questa la causa dell’ennesima delusione o questa volta la Spagna riuscirà a diventare davvero grande?

L’Olanda è il più grande punto interrogativo della competizione: la squadra di Marco Van Basten, infatti, sembra sempre promettere molto, ma fin qui sta mantenendo pochissimo e ci vuole un certo salto di qualità per essere protagonista ai prossimi Europei e anche soltanto per passare il primo girone, con Italia e Francia che sembrano meglio attrezzate. La situazione è descritta perfettamente dal girone di qualificazione: gli Orange erano inseriti in un gruppo facilissimo, ma non sono riusciti mai a brillare e sono finiti per essere fischiati dai tifosi dopo il risicato 1-0 inflitto al Lussemburgo. Van Basten, allora, si affida ai propri fuoriclasse, ma anche qui ci sono alcuni grandi punti interrogativi: Robin Van Persie, infatti, è sembrato l’uomo più importante in questo biennio degli Orange ma ormai sembra essere perennemente infortunato e non è certo che stia lontano dai problemi fisici durante gli Europei, mentre un lungo infortunio ha messo ko anche Ruud Van Nisterlooy, ma questo potrebbe anche rivelarsi un vantaggio perché qualora il centravanti del Real Madrid riuscisse a ritrovare in tempo la giusta condizione fisica, potrebbe addirittura essere più brillante di tutti gli altri, visto che ha giocato relativamente poco in stagione e potrebbe essere meno stanco. Le chiavi del centrocampo verranno affidate all’ottimo Rafael Van Der Vaart, ma la difesa non sembra essere di grande livello e la questione diventa più preoccupante a guardare la situazione dei portieri: alle spalle di Van der Sar, infatti, c’è il buio totale e Van Basten deve sperare che il portiere del Manchester United non si prenda nemmeno un raffreddore. In definitiva, gli Orange possono essere considerati tra i favoriti, ma con mille riserve.

- LE OUTSIDER:

Dopo il buon Mondiale 2006, si ci attendeva una crescita importante dei tanti giovani della Svizzera in vista degli Europei casalinghi, ma di fatto questa crescita è stata molto frenata e stentata e i Rossocrociati devono probabilmente riporre nel cassetto i sogni da grande espressi due anni fa: con l’Europeo da giocare in casa e un’età media così bassa, il ct Kobi Kuhn ha fatto un pensierino al possibile successo, specie se in questo biennio fosse riuscito a trovare un attaccante di qualità. Invece, lì davanti è rimasto il solo Alexander Frei a garantire un livello discreto e alle sue spalle non c’è molto, mentre la crescita dei giovani è rappresentata perfettamente da Philippe Senderos, con il difensore che in questo biennio ha subito una pesante involuzione e che non regala più quelle certezze di due anni fa. Il girone iniziale è superabile, ma probabilmente la Svizzera non andrà oltre, in attesa che sulla panchina di Khun si sieda nientemeno che Ottmar Hitzfeld e che venga provato un ennesimo rilancio.

Quattro anni fa ci fu l’estate perfetta e la Grecia riuscì nell’impresa di issarsi sul trono europeo, risultato inaspettato e probabilmente irraggiungibile. Attenzione però a sottovalutare questa Nazionale, perché in panchina è rimasta quella vecchia volpe di Otto Rehhagel e che in qualche modo i Campioni d’Europa sono riusciti a rinfrescare il gruppo. Dopo il successo in Portogallo, la Grecia ha deluso nelle qualificazioni dei Mondiali ed è stata eliminata, ma è tornata ad essere molto brillante nel girone di qualificazione per gli Europei, ottenendo ben 10 vittorie in 12 partite (un pareggio e una sconfitta gli altri due match) e arrivando in Austria e Svizzera con una coppia d’attacco abbastanza temibile, formata da due giocatori che molto bene stanno facendo in Germania come Ioannis Amanatidis e Theofanis Gekas, elementi sicuramente più solidi di quell’Angelos Charisteas che era stato decisivo quattro anni fa. Sarà molto complicato ripetere la vittoria di Portogallo 2004, ma questa squadra può ancora sorprendere.

La Croazia ha mostrato al mondo quello che sapeva fare in una notte di Novembre a Wembley quando, nonostante la qualificazione fosse già assicurata da tempo, la squadra di Slaven Bilic ha sorpreso l’Inghilterra, battendola nel suo tempio e estromettendola clamorosamente dagli Europei. La Croazia non è più quella squadra opaca e senz’anima vista agli ultimi Mondiali, ma è una squadra talentuosa, capace di tenere bene il campo contro qualunque avversario e piena di giocatori interessanti: si ci attende molto da Luka Modric, straordinario a Wembley e già acquistato dal Tottenham per la prossima stagione, con una cifra che supera i 20 milioni di pounds. Un altro elemento offensivo molto interessante è Niko Kranjcar, mentre il peso dell’attacco dovrebbe ricadere sulle spalle di Mladen Petric e Ivica Olic, a causa del brutto infortunio che ha impedito la presenza di Eduardo Da Silva, il vero bomber della campagna di qualificazione per la Croazia. Questa è una squadra che non ha ancora finito di sorprendere e che è sicuramente pericolosa per tutti.

Outsider d’obbligo è da considerare la Repubblica Ceca, ma per Karel Bruckner le cose non sembrano essersi messe bene: Tomas Rosicky, giocatore fondamentale negli equilibri di gioco, è già sicuro di saltare l’appuntamento con gli Europei per un problema al ginocchio e questo toglie gran parte del potenziale della squadra. Il fantasista dell’Arsenal, infatti, è uno dei pochi giocatori di qualità presenti nella Repubblica Ceca e adesso sarà difficile dare assist buoni per i centimetri di Jan Koller (che comunque è in declino fisico), mentre Milan Baros cerca un’altra estate perfetta dopo quella di 4 anni fa, ma non sembra quel giocatore di livello che prometteva di essere un lustro fa. I cechi dovranno giocarsi la qualificazione ai quarti di finale con i padroni di casa della Svizzera e punteranno sul loro vero punto forte, che è la solidità difensiva, mostrata già nel girone di qualificazione e supportata dalla presenza di un portiere di qualità come Petr Cech. La Repubblica Ceca, però, rischia di essere la bella incompiuta di questo decennio.

- LE ALTRE:

Ibrahimovic pensaci tu: è questo il principale pensiero di Lars Lagerback, ct di una Svezia arrivata tranquillamente agli Europei ma apparentemente non trascendentale nell’organico. Oltre al centravanti dell’Inter (le cui condizioni fisiche sono comunque da valutare dopo il brutto finale di stagione), sembra esserci poco da segnalare: Markus Rosenberg sta chiudendo bene la sua stagione con il Werder Brema e può essere insidioso come seconda punta, mentre a centrocampo è già evidente da tempo il calo fisico di Freddie Ljungberg e anche Christian Wilhelmsson è incespicato in stagioni mediocre, così l’uomo nuovo è Sebastian Larsson, uno dei pochi a salvarsi davvero nel retrocesso Birmingham City: lui potrebbe dare una mano al regista Kallstrom per dare qualità al gioco svedese.

Inserita nel girone di ferro, la Romania arriva agli Europei senza avere nulla da perdere ma anche con grande fiducia, soprattutto perché nel girone di qualificazione ha messo in riga anche l’Olanda, arrivando tre punti avanti a quella squadra che ritroverà nel girone di Giugno. La squadra di Victor Piturca sarà la mina vagante del gruppo C, con molti elementi che proveranno a farsi conoscere al pubblico internazionale affiancando la stella Mutu in un cammino complicato ma pieno di fascino.

Quella vecchia volpe di Guus Hiddink è riuscito nell’ennesimo miracolo della sua carriera e ha portato una Russia non eccezionale tecnicamente alla fase finale degli Europei, estromettendo addirittura l’Inghilterra dopo un finale di girone davvero incredibile. Il 3-5-2 del ct olandese difficilmente regalerà spettacolo e proverà a fare più strada possibile grazie alla solidità difensiva, dove la colonna vertebrale è formata dai due gemelli Vasili e Aleksei Berezutski.

Dopo il terzo posto ottenuto ai Mondiali del 2002, per la Turchia erano arrivate soltanto delle cocenti delusioni (alcune poco digerite, come l’eliminazione dai Mondiali del 2006 nello spareggio contro la Svizzera, con i rossocrociati che vennero letteralmente aggrediti dai turchi), prima che Fatih Terim riuscisse a trovare gli equilibri giusti e a portare la squadra alla fase finale degli Europei, alle spese della Norvegia. La stella dei Crescent-Stars è Nihat Kahveci, seconda punta di quel Villarreal che tanto bene sta facendo nella Liga spagnola, ma al suo fianco dovrebbe esserci spazio per Tuncay Sanli, autore di una stagione altalenante al Middlesbrough. Come nella Russia, anche per la Turchia è molto importante il supporto di due gemelli, ovvero in centrocampista Hamit Altintop (dello Schalke 04) e l’attaccante Halil Altintop, probabilmente il più interessante dei due e campione di Germania col Bayern Monaco.

La Polonia arriva agli Europei forse in sordina, ma grazie al lavoro di Leo Beenhakker sembra cominciare a stabilizzarsi ai massimi livelli, visto che nel 2006 si era qualificata anche per la fase finale dei Mondiali. Il nome nuovo è quello di Jelen, ma la formazione polacca si basa più un collettivo ben collaudato e non ha stelle particolari che spiccano: basterà per avere la meglio sulla Croazia e arrivare ai quarti di finale?

Chiudiamo la nostra rassegna con gli altri padroni di casa, ovvero l’Austria, non certo la squadra più consistente delle 16 arrivate alla fase finale. Il biennio della Nazionale austriaca è stato costellato da tante amichevoli (la qualificazione era assicurata come Nazione organizzatrice dell’evento), ma soprattutto da tanti risultati sconfortanti, che rendono quindi l’Austria una possibile sparring partner e poco più. Apparentemente, infatti, la squadra di Josef Hickersberger non ha particolari stelle da esprimere e l’unico reale punto di forza verrà rappresentato dal supporto del pubblico di casa: difficilmente, però, basterà per ottenere il passaggio del turno.