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giovedì 26 giugno 2008

La Germania soffre tantissimo ma Lahm la porta in finale

Brutta partita della Mannschaft che però approfitta degli errori di una Turchia scriteriata e vince 3-2 dopo un finale da thrilling



Nel mentre le immagini video della regia internazionale facevano le bizze (danke ZDF per aver trovato una via alternativa per proporre il finale di gara, nel mentre la Rai rimaneva con le mani in mano a proporre gli episodi alla moviola: cercare un metodo alternativo alla Rai per seguire un evento non è mai sbagliato), al St Jakob Park di Basilea andava in scena una semifinale davvero illogica, dominata nel primo tempo dal grande dinamismo della Turchia, nella ripresa dalla paura e dagli errori dei portieri, per poi essere decisa proprio al 90’ dalla giocata di quello che era vicino per diventare il peggiore in campo, ovvero Philipp Lahm che passa dall’esser dominato da Sabri Sarioglu (e da Colin Kazim-Richards nel primo tempo) all’essere l’uomo della provvidenza, quello che apre le porte della finale alla Germania. Vittoria forse non meritatissima per la squadra di Joachim Low, che nel primo tempo è stata schiacciata e aggredita dalla forte pressione turca, ma che soprattutto ha deluso molto nella ripresa, quando cioè gli avversari hanno perso freschezza e brillantezza fisica e la Mannschaft doveva comandare le operazioni e imporre il proprio gioco, cosa che non è certo successa. E allora, in un match deciso dagli episodi non poteva che vincere la squadra che storicamente riesce meglio di tutti a far girare dalla propria parte questi episodi, trovando l’eroe del giorno in Lahm in una serata in cui Jens Lehmann l’aveva davvero combinata grossa nel regalare il gol del momentaneo 2-2 alla Turchia e in cui Michael Ballack non è mai entrato in partita, non riuscendo né a rendersi pericoloso in avanti né a dare qualità al gioco della sua squadra. Nonostante tutto, alla fine ad andare in finale (e molto probabilmente da favoriti per la vittoria) è sempre la Germania, che mancava quest’appuntamento agli Europei dal 1996, casualmente l’ultimo anno in cui riuscì a superare la sempre ostica fase a gironi (è evidente che un girone di un Europeo concentra mediamente una qualità maggiore a quello di un Mondiale), involandosi anche lì senza grande brillantezza ma con splendido cinismo alla finale, vinta poi con ulteriore sofferenza contro la Repubblica Ceca. A dir la verità, in questo Euro 2008 una partita davvero convincente la Germania l’aveva mostrata ai quarti contro il Portogallo e non è detto che non riesca a ripetersi anche nel match dell’Ernst Happel di Vienna. Esce dopo aver dato più del massimo una Turchia completamente incerottata (gli elementi disponibili ormai erano davvero pochi a furia di infortuni e squalifiche) e a tratti tanto bella quanto scriteriata nel proprio atteggiamento: la squadra di Fatih Terim ha infatti speso tantissimo nella pressione effettuata nel primo tempo, in cui la Turchia ha ben evidenziato le lacune difensive della Germania ma in cui ha anche rischiato più volte di lasciare grandi spazi in contropiede ai tedeschi, per poi risultare piuttosto affaticati fisicamente nel corso della ripresa, in cui elementi chiave della prima frazione come Colin Kazim-Richards sono decisamente spariti. E’ vero che forse quello era l’unico modo per mettere in difficoltà la Germania, ma accentuare il dinamismo nel primo tempo ha finito per essere deleterio per tutta la ripresa, quando poi Terim non aveva neppure tante alternative in panchina per cambiare la situazione. Proprio per questo motivo, esteticamente la squadra turca s’è fatta decisamente preferire, ma nella sconfitta subita la colpa sta anche nella tattica adottata e sarebbe stato curioso vedere la reazione atletica dei turchi in caso di prolungamento ai tempi supplementari. Di certo, Terim non poteva estrarre molto di più da questa squadra e il cammino della Turchia è già da applausi, considerando anche il modo incredibile in cui le partite precedenti erano state raddrizzate dei finali di gara: anche in questa semifinale il gol del pareggio era arrivato all’86’ e quindi negli ultimi minuti, ma stavolta qualcosa è andata storta e al 90’ la difesa s’è aperta troppo facilmente per consentire alla Germania la rete del definitivo 3-2.

La Germania conferma lo stesso undici che ha vinto brillantemente contro il Portogallo, lasciando in panchina anche l’ormai recuperato Torsten Frings, sostituito nuovamente dalla coppia centrale Rolfes-Hitzlsperger, mediani nel 4-2-3-1 voluto da Joachim Low. La Turchia invece deve forzatamente cambiare il proprio undici titolare, soprattutto a causa della squalifica del talentino Arda Turan e dell’infortunio della punta titolare Nihat Kahveci: il modulo rimane il 4-1-4-1 visto contro la Croazia, ma sulla fascia sinistra gioca Ugur Boral, mentre il centravanti è Semih Senturk. Non c’è posto in avanti per Tolga Zengin, il 24enne portiere del Trabzonspor che Terim aveva provato in allenamento come punta centrale, con quella che molto probabilmente era soltanto una provocazione e nulla di più.

La partita inizia molto lentamente, con la Turchia che dà l’impressione di volersi difendere con quasi tutti gli uomini dietro la linea della palla per poi provare delle ripartenze, ma mai impressione fu più errata perché di fatto gli uomini di Terim vogliono soltanto prendere le misure agli avversari.

In questa fase bloccata, la Turchia riesce comunque a creare due buone chance: la prima arriva al 7’ minuto, con Kazim-Richards che recupera palla a centrocampo e guarda sulla propria destra l’arrivo della sovrapposizione di Sabri Sarioglu per poi provare a far tutto fa solo e cercare la conclusione personale da fuori, con traiettoria però centrale che viene bloccata facilmente da Lehmann.

Un minuto dopo Lahm combina un pasticcio e perde palla in zona molto pericolosa, a riconquistarla è Hamit Altintop che però trova subito l’uscita di Lehmann, pronto a chiudere con il piede sulla conclusione dell’avversario.

La Germania prova ancora a fare manovra ma soffre tantissimo la densità di uomini della Turchia nella metà campo offensiva e non riesce ad essere brillante e ad incunearsi in questa selva di maglie. La Turchia, invece, prende sempre più coraggio e aumenta nell’intensità degli inserimenti offensivi e dei contrattacchi, approfittando dell’eccessiva lentezza dei tedeschi nel far girare il pallone e aggredendo gli avversari con grande tenacia.

I tedeschi faticano tantissimo in difesa: al 13’ Ayhan riprende con troppa facilità una palla vagante all’interno dell’area di rigore e sul fondo alla destra della porta, la difesa tarda a rientrare e il centrocampista turco può appoggiare facilmente all’indietro per Kazim-Richards, il quale calcia subito potente da distanza ravvicinata e colpendo benissimo il pallone, bruciando il possibile tentativo di Lehmann ma colpendo in pieno la traversa. Grossa occasione per la Turchia, con il giocatore del Fenerbahce che era stato bravissimo nella conclusione ma che è sfortunato nel non trovare il gol.

La Turchia ora è in piena pressione e in pieno possesso del gioco, riversandosi nella metà campo avversaria e giocando con grandissimo dinamismo, cercando di attaccare gli avversari con continui inserimenti dei centrocampisti.

In questo modo, la difesa tedesca è smascherata in tutti i suoi limiti e al 22’ si fa trovare ancora una volta troppo ferma, permettendo a Sabri Sarioglu di scambiare con Ayhan dopo una rimessa laterale: il cross di prima del terzino del Galatasaray trova in area di rigore una deviazione beffarda di Kazim-Richards, che colpendo in scivolata crea un involontario e stranissimo pallonetto che scavalca e sorprende nettamente Lehmann ma che finisce sulla traversa. La respinta finisce sui piedi di Ugur Boral che calcia immediatamente, prendendo in controtempo un Lehmann che provava a ripiazzarsi tra i pali e che non trova la coordinazione per respingere il pallone prima che questo varchi la linea di porta, facendoselo passare anche goffamente tra le gambe: è la rete dello 0-1, con la Turchia che passa meritatamente in vantaggio anche se trova il gol in modo fortunoso.

Al primo attacco vero, però, la Germania pareggia: al 26’ Klose è molto bravo nel tenere palla a centrocampo e far risalire la squadra appoggiando per Hitzlsperger, il quale apre sulla sinistra e dà il là alla ripartenza di Podolski, che avanza fino ad arrivare all’altezza dell’area di rigore, punta in uno contro uno Sabri Sarioglu e crossa basso al centro per Schweinsteiger. L’esterno del Bayern Monaco è bravissimo ad andare incontro al pallone prendendo il tempo a Mehmet Topal ma è ancora più bravo nella deviazione di esterno destro che sorprende Rustu e che infila il pallone nell’angolo più lontano, per la bellissima rete dell’1-1.

La partita adesso diventa molto bella perché la Turchia insiste nella spinta offensiva ma rischia di creare una spaccatura tra la propria difesa e il proprio centrocampo, in cui il buon lavoro in sponda e in appoggio di Klose finisce per dare un respiro leggermente diverso agli attacchi tedeschi, che comunque continuano a non essere continui. Terim chiede a Kazim-Richards di giocare più vicino all’unica punta Semih Senturk e di dare più incisività in avanti, visto che sulla destra ci pensa Sabri Sarioglu a dare velocità all’azione e a spingere come un forsennato.

In questo modo, però, il giocatore del Galatasaray lascia delle praterie in difesa, coma accade al 34’: Hitzlsperger lancia ancora una volta la ripartenza di Podolski, che parte da centrocampo e può attaccare a campo aperto ma, arrivato in area, l’attaccante del Bayern Monaco non è freddo nella conclusione perché potrebbe anche piazzare con semplicità il tiro ma decide di alzare la sua traiettoria e manda il pallone a sfiorare la traversa. E’ una grandissima occasione per la Germania, che ha ampi spazi sulla corsia sinistra perché su quella fascia la Turchia appare troppo sbilanciata in avanti.

E’ comunque ottimo il primo tempo di Kazim-Richards, che salta sempre il proprio avversario diretto grazie ad una grande esplosività che così gli permette di crearsi delle buone opportunità e di fare letteralmente impazzire Lahm. La Turchia riesce a giocare con una determinazione pazzesca e ad aprire la macchinosa difesa tedesca anche con gli scambi stretti, anche perché Semih Senturk gioca quasi esclusivamente in fase di appoggio per i compagni, un lavoro che riesce a fare molto bene: la squadra di Terim, così, riesce ad avere continuamente in mano il pallino del gioco.

Al 41’ la Turchia attacca per una volta con un’azione lenta e Kazim-Richards sulla destra va in appoggio per Sabri Sarioglu, il quale dal vertice destro dell’area ha poca pressione e calcia direttamente in porta, mandando il pallone alto di poco.

All’intervallo la Germania opta per una sostituzione forzata, visto che nel primo tempo Rolfes si era fatto malo in uno scontro testa contro testa con Ayhan ed è costretto ad uscire, per l’ingresso di Frings.

Come successo in avvio di primo tempo, anche nella ripresa la Germania inizia a manovrare, ma questa volta riuscirà a tenere il pallino del gioco con più continuità, anche perché la Turchia appare meno esplosiva fisicamente. Nella Mannschaft è sempre buono il lavoro in regia di Thomas Hitzlsperger, mentre Michael Ballack continua a non brillare e a non essere mai incisivo. Sono poco continui invece i movimenti di Bastian Schweinsteiger, il quale tende a stringere verso il centro e non punta mai sulla propria fascia, dove Hakan Balta finisce per non essere mai attaccato seriamente in tutti i 90 minuti.

Le migliori azioni partono dai piedi di Hitzlsperger, che al 51’ apre ancora una volta bene sulla sinistra, dove Lahm sfonda e all’altezza della linea dell’area di rigore viene letteralmente travolto da un intervento in ritardo di Sabri Sarioglu: incredibilmente, l’arbitro Busacca non vede il fallo e non assegna un rigore abbastanza evidente. L’unico dubbio riguarda la posizione di Lahm, che forse al momento del contatto era fuori area, ma il non assegnare questo fallo solare è da perfetti incompetenti: la categoria arbitrale europea è davvero in piena rovina se i Busacca, i Rosetti o i Michel sono i fischietti migliori.

Il ritmo di gara è adesso molto basso, con la qualità di gioco che appare anche decisamente scadente: la Turchia continua a tenere bene il campo e ritorna a manovrare, ma appare decisamente meno incisiva in avanti perché molto stanca dopo il dispendioso primo tempo e perché Kazim-Richards si eclissa totalmente dalla partita e non ripete l’ottima impressione data nei primi 45 minuti, risultando a tratti disastroso in questa ripresa. E’ eccellente invece la prestazione in mediana di Mehmet Aurelio, il quale annulla Ballack e recupera un gran numero di palloni. Adesso che la Turchia è stanchissima dovrebbe essere la Germania a comandare il gioco e ad imporsi, ma la Mannschaft delude decisamente in questa fase perché fa una fatica immensa a fare due passaggi di seguito e ad avanzare con una manovra brillante: secondo logica, i tedeschi avrebbero dovuto approfittare dell’affanno fisico degli avversari per travolgerli sul piano del gioco, ma questo non succede assolutamente.

Il migliore della Germania è sempre Hitzlsperger, che al 73’ scaglia una botta mancina delle sue che diventa devastante nonostante la pressione di Hamit Altintop, con il pallone che va largo di poco, anche se c’è da dire che Rustu era volato bene in tuffo.

Rustu fa molto peggio al 79’: dopo una manovra lentissima e prevedibile, Lahm forza un cross molto lento dalla trequarti, il portiere turco decide di uscire in maniera folle fino all’altezza del dischetto dell’area di rigore e si fa anticipare dallo stacco di Klose, che di testa non ha difficoltà ad insaccare nella porta vuota e nel realizzare il gol del 2-1. Davvero terribile l’errore di Rustu, che bissa la papera con cui aveva regalato a Klasnic il gol quasi decisivo nel quarto di finale contro la Croazia, quando però Semih Senturk riuscì nel miracolo di trovare comunque il pareggio e di portare la partita ai rigori: ancora una volta, l’attaccante del Fenerbahce di rivelerà il suo angelo custode.

La Turchia infatti tenta il tutto per tutto e all’86’ trova l’ennesimo gol nel finale di gara del suo Europeo: Lahm si fa ridicolizzare nello stretto da Sabri Sarioglu, che aggira l’avversario con troppa semplicità e arriva sul fondo per poi cerca il cross basso, la traiettoria finisce per essere troppo stretta ma Lehmann si addormenta e non si accorge che Semih Senturk s’era inserito per anticiparlo nettamente e per toccare alle sue spalle da posizione defilata, realizzando la rete del 2-2. Anche qui c’è un grosso errore del portiere, ma la Turchia sembra aver trovato l’ennesimo miracolo.

Però la squadra di Terim non ha fatto i conti con la voglia di riscatto di Philipp Lahm che al 90’ cancella totalmente una partita che fino a quel momento era stata pessima: il terzino del Bayern Monaco parte da lontano sulla sinistra e riesce ad accentrarsi grazie anche ad uno scivolone maldestro di Kazim-Richards (il quale addirittura si fa male in questa caduta) che gli apre un grande spazio, chiude un bel triangolo di prima con Hitzlsperger e va via incuneandosi benissimo in area per poi battere con freddezza l’uscita di Rustu, mandando il pallone sul sette con il piatto destro e realizzando alla grande il gol del 3-2.

E’ anche la rete che decide la semifinale e che porta la Germania a giocarsi il titolo nella finale di domenica 29: dopo una prova così brutta, la Mannschaft dovrà fare di meglio nella partita di Vienna, dove affronterà una tra Spagna e Russia. Paradossalmente, la squadra più pericolosa potrebbe essere quella di Hiddink, perché concentra il proprio gioco su quegli inserimenti continui dei centrocampisti che in questo match hanno fatto letteralmente impazzire la difesa tedesca, un trend che potrebbe ripetersi qualora fossero i russi ad approdare in finale. In caso di vittoria della Spagna, Mertesacker e Metzelder dovranno stare attentissimi alle accelerazioni di Fernando Torres e David Villa, ma la squadra di Aragones dovrebbe accelerare nettamente il proprio gioco per non rischiare di far uscire fuori la superiore fisicità della Germania.

Finisce qui l’incredibile avventura della Turchia, squadra dimostratasi folle anche in questa semifinale: la squadra di Terim ha sovvertito tutti i pronostici e ha dimostrato che in questi tornei brevi la combattività e la capacità di non mollare mai può essere un’arma fondamentale e vincente.


Germania-Turchia 3-2

Germania (4-4-2): Lehmann 5 – Friedrich 6 Mertesacker 5 Metzelder 5,5 Lahm 6 – Rolfes 5 (46’ Frings 5,5) Hitzlsperger 7 – Schweinsteiger 6 Ballack 4 Podolski 6 – Klose 6,5 (92’ Jansen sv)

In panchina: Enke, Adler, Fritz, Westermann, Gomez, Neuville, Trochowski, Borowski, Odonkor, Kuranyi
Commissario tecnico: Joachim Low 5

Turchia (4-1-4-1): Rustu 4 – Sabri Sarioglu 6,5 Mehmet Topal 5,5 Gokhan Zan 6 Hakan Balta 6 – Mehmet Aurelio 7 – Kazim-Richards 6 (92’ Tumer Metin sv) Hamit Altintop 6 Ayhan 6 (81’ Erding sv) Ugur Boral 6 (84’ Gokdeniz sv) – Semih Senturk 6,5

In panchina: Tolga, Servet Cetin, Emre Belozoglu, Emre Gungor
Commissario tecnico: Fatih Terim 6,5

Arbitro: Massimo Busacca (Svizzera) 4

Gol: 22’ Ugur Boral (T), 27’ Schweinsteiger (G), 79’ Klose (G), 86’ Semih Senturk (T), 90’ Lahm (G)
Ammonito: Semih Senturk, Sabri Sarioglu (T)

sabato 21 giugno 2008

Le follie dell’Imperatore Terim

La Turchia accede in semifinale eliminando la Croazia ai rigori dopo un incredibile botta e risposta negli ultimi due minuti dei supplementari



Sarebbero stati 120 minuti riassumibili con la semplice parola “noia” fino all’incredibile epilogo dei supplementari: la Croazia favorita, infatti, faticava a fare gioco e a creare occasioni vere dopo la clamorosa traversa colpita nel primo tempo da Ivica Olic, ma proprio al 119’ minuto un pasticcio del portiere turco Rustu Recber aveva regalato ai croati il gol all’apparenza decisivo, realizzato tra l’altro da Ivan Klasnic, uno che in questi due anni ne ha passate sul serio di tutti i colori. Tutti a pensare già al titolo da favola, un uomo che riesce ad uscire dai gravi problemi di salute, da due trapianti di rene (il primo rene era stato rigettato dall’organismo e diventò obbligatoria un’altra operazione) e un lungo periodo di stop per poi arrivare agli Europei e firmare il gol decisivo per lo storico accesso della Croazia alla semifinale di Euro 2008. Invece no, dall’altra parte c’è sempre la Turchia, la squadra più folle delle 16 arrivate ad Austria e Svizzera: gli uomini di Terim, dopo essersi difesi per buona parte del match, trovano la forza per gettarsi in avanti e proprio all’ultimo secondo del recupero trovano la zampata vincente con Semih Senturk, con una conclusione imprevedibile per il portiere avversario che tarpa le ali ad una Croazia che già si sentiva in semifinale e che invece è stata ritirata giù ad un centimetro dal traguardo. Ai rigori non c’è stata storia: i ragazzi di Bilic erano troppo colpiti psicologicamente per risultare freddi dal dischetto, quelli di Terim sapevano di non aver più nulla da perdere e hanno avuto la calma necessaria per realizzare tutte le loro conclusioni, regalando alla Turchia un clamoroso accesso ai quarti di finale. Il tutto diventa ancora più incredibile se si considerano anche le altre rimonte effettuate dai turchi nel loro girone iniziale: dopo la sconfitta contro il Portogallo, la Svizzera era stata regolata da un gol di Arda Turan al 92’ minuto (anche lì vittoria in rimonta, col gol di Yakin che era stato pareggiato al 57’ da Semih Senturk), mentre il meglio di sé la Turchia l’ha dato contro la Repubblica Ceca nella partita decisiva per la qualificazione, quando fino al 75’ era sotto di due gol e poi ha completato la rimonta grazie alle reti di Nihat all’87’ e all’89’, reti che sono valse rispettivamente il pareggio e il sorpasso decisivo. E allora questa non può più esser considerata semplice fortuna, ma è il frutto di una forza d’animo incredibile di questo gruppo, capace di lottare fino all’ultimo secondo e di non darsi mai per vinto, di gettarsi anche disperatamente all’ultimo pallone e di risalire a galla quando tutto sembra preannunciare l’uscita di scena di questa Turchia davvero folle. E allora in semifinale ci arriva la protagonista più attesa, una Turchia che non era mai arrivata nella sua storia a questo punto degli Europei e che sta ripetendo i fasti dell’estate del 2002, quando con Senol Gunes in panchina si classificò al terzo posto nei Mondiali di Giappone e Corea del Sud: il segreto di questa squadra è anche quello di avere giocatori piuttosto polivalenti, che permettono a Terim di schierare una marea di moduli tattici anche all’interno dello stesso match e che rende impossibile prevedere formazione e schema di gioco della Turchia prima del match. Questo ha permesso ai turchi di riuscire a creare sempre un effetto sorpresa verso gli avversari, anche se per la semifinale l’impresa si farà più ardua, sia perché la Turchia dovrà affrontare una squadra molto abituata a questi appuntamenti decisivi come la Germania, ma soprattutto perché già è certo che le assenze saranno abbastanza numerose: avendo un numero incredibile di diffidati (nella formazione titolare, soltanto tre giocatori non erano già stati ammoniti nei precedenti match), le ammonizioni di Rosetti faranno scattare la squalifica per Arda Turan, Tuncay Sanli e Emre Asik, elementi (soprattutto i primi due) di grande rilievo tattico per la squadra. Esce di scena invece la Croazia, che non ha saputo esprimere il calcio che voleva, s’è fatta imbrigliare dalla tattica difensiva degli avversari e ha portato troppo alla lunga la partita, smascherando anche una certa dose di paura che ha bloccato le gambe di qualche giocatore. Nonostante ciò, la squadra di Slaven Bilic era stata capace a sbloccare il match proprio nella fase finale dei supplementari e sentirsi già proiettata ai quarti di finale, ma la Turchia è stata brava e fortunata a trovare quella traiettoria pazzesca al suo secondo tiro in porta (il primo era stato scagliato da Tuncay all’8’ minuto ed era stato tutt’altro che indimenticabile) e a regalare ai croati una clamorosa beffa finale. Le lacrime dei giocatori croati (Srna su tutti) sono davvero giustificate, perché quello che è accaduto all’Ernst Happel ha qualcosa di illogico e impensabile: è da immaginare anche l’amarezza del ct Bilic, che dopo aver costruito una squadra così forte e promettente ha visto sciogliersi tutto per un tiro anche un po’ casuale al 122’ minuto. Un altro rammarico riguarda un assente importante: Ivica Olic è un giocatore generosissimo ma che sbaglia anche tanto e chissà come sarebbe finita se al suo posto ci fosse stato Eduardo Da Silva, il bomber croato nelle qualificazioni che a Febbraio s’è rotto una gamba, spegnendo così il proprio sogno di partecipare ad Euro 2008.

Dopo il match ininfluente vinto contro la Polonia, la Croazia torna alla propria formazione titolare e ripresenta il 4-4-1-1 con cui è stata battuta la Germania, con Kranjcar alle spalle della punta Olic. Diverse novità ci sono invece (come al solito) nella Turchia, che opta per il 4-1-4-1 con Hamit Altintop avanzato a centrocampo a formare la coppia di interni con Tuncay, mentre Sabri Sarioglu va a fare il terzino destro.

Il primo tentativo del match arriva al 5’ minuto: la Turchia lotta tenacemente su un pallone sulla trequarti e Tuncay riesce a farlo scorrere per Hamit Altintop, il quale tenta la conclusione da fuori ma colpisce male e manda largo.

La Turchia inizia con maggiore pressione offensiva ma attacca anche con grandissima confusione, andando di fatto ad intasarsi da sola gli spazi con un gioco troppo diretto verso il centro. La Croazia fatica molto a prendere campo ed in questo inizio si rende pericolosa solo con una fiammata solitaria sulla solita corsia di sinistra, quella che la squadra di Bilic riesce sempre a sfruttare bene, ma Hakan Balta anticipa bene il possibile tap-in di Olic a porta semivuota sul cross di Rakitic.

La bella azione croata rischia di rimanere isolata, ma al 19’ la Croazia riesce a rifarsi viva in avanti e a crearsi una clamorosa occasione da rete: Srna verticalizza per Modric, il quale passa troppo facilmente in mezzo a Mehmet Topal e Hakan Balta ed entra sulla destra dell’area di rigore per poi crossare basso verso il centro, il pallone supera il tentativo d’intervento di Gokhan Zan e Olic va a colpire in scivolata dall’area piccola e a porta ormai sguarnita ma clamorosamente colpisce la traversa, sciupando una colossale palla gol. L’attaccante dell’Amburgo è un ottimo attaccante di fatica e dalla grande corsa, ma proprio questo tipo di gioco finisce per pesare sulla sua lucidità sotto porta.

Comincia a funzionare con più continuità la corsia mancina per la Croazia, con le partenze da lontano di Pranjic che cominciano a mettere in seria difficoltà Sabri Sarioglu, anche perché Kazim-Richards non rientra bene a supporto del compagno e lo lascia in una situazione svantaggiosa di due contro uno, considerando che su quella corsia spinge sempre Rakitic per poi tagliare verso il centro: in questo modo, adesso è la Croazia a spingere con più continuità, a riprendere possesso del centrocampo e a trovare una maggiore profondità. La partita si mantiene comunque a ritmi bassissimi, con soltanto qualche fiammata ad accelerarla.

Le occasioni sono pochissime, ma a mettere un po’ di pepe alla partita si ci mette un probabile errore dell’arbitro Rosetti: al 37’ Tuncay prova a scavalcare Simunic in pallonetto per entrare dal versante destro dell’area, ma il difensore dell’Herta Berlino lo ferma in modo goffo, allungando il braccio e opponendosi poi con il corpo. Nulla di criminale, ma questo poteva essere un fallo da calcio di rigore.

La Turchia rimane in zona offensiva e un minuto dopo va vicinissima al vantaggio: Mehmet Topal vede spazio davanti a sé e carica la botta da 30 metri cercando il palo più lontano, Pletikosa vola ma non riesce ad arrivarci e il pallone esce fuori di pochissimo. Davvero grande conclusione del turco, che per poco non trova il jolly per rompere gli equilibri di un match bloccatissimo.

Se nel primo quarto d’ora s’era vista una Turchia più in palla e successivamente una Croazia tornata ad essere superiore, l’ultimo quarto d’ora della prima frazione è tutto sul filo dell’equilibrio eccessivo e del ritmo inesistente, che finisce anche per rendere banale il gioco di coloro che dovrebbero accendere invece la partita con la loro fantasia, in particolare Kranjcar nella Croazia e Arda Turan nella Turchia, entrambi ingabbiati dalla troppa paura delle due squadre.

In avvio di ripresa la Croazia ha una grossa occasione, ma l’azione ha poco di calcistico: al 51’ tutto parte da un lancio lungo dei croati, Gokhan Zan va al retropassaggio per il portiere ma lo calcola male e lo manda troppo corto permettendo ad Olic di inserirsi per poi cercare il pallonetto su Rustu, riuscendo a superarlo ma trovando anche lui una traiettoria troppo corta. Emre Asik va a tentare di salvare ma invece di allontanare il pallone lo liscia di testa e dalla linea di fondo Olic lo riesce nuovamente a toccare verso il centro, fin quando arriva Hakan Balta a spazzare tutto e a mettere fine a questa sagra dell’orrore: davvero un’azione assurda.

Al 57’ la Croazia si propone in un’azione lenta sulla trequarti ma Rakitic riesce ad accelerarla vedendo l’inserimento di Kranjcar in mezzo alla difesa avversaria e servendolo, ma il giocatore del Portsmouth arriva al limite dell’area per poi calciare senza dare angolo alla propria conclusione e Rustu può bloccare.

Terim dà più libertà di azione ad Arda Turan, permettendogli di accentrarsi con più continuità, ma la Turchia rimane molto bloccata a chiudere gli spazi agli avversari, con la Croazia che fatica a trovare brillantezza: Niko Kovac e Luka Modric tengono bene il campo ma non riescono a far alzare il ritmo al proprio gioco, in una partita che rimane lentissima.

I due tecnici provano a cambiare qualcosa: al 61’ esce un inesistente Kazim-Richards per l’ingresso di Ugur Boral, che fa a fare l’esterno mancino a centrocampo con Arda Turan spostato a destra.

Nella Croazia al 65’ esce un anonimo Kranjcar per l’ingresso di Petric, il quale però non va a fare la seconda punta ma rimane a fare il trequartista in un 4-2-3-1 che vede gli esterni leggermente più avanzati.

La Turchia riesce a reggere difensivamente e a rendere lente le manovre croate, ma di suo la squadra di Terim non fa nulla in attacco, con Nihat che corre moltissimo a vuoto, mentre Tuncay e Hamit Altintop sono più impegnati a rincorrere gli avversari che ad aiutare la propria punta: in questo modo, Nihat non riesce mai a tentare un tiro in tutta la partita. Nella Croazia, Olic continua a correre tantissimo ma sono anche tanti i suoi errori per mancanza di lucidità, mentre Pranjic e Rakitic non riescono più a sfruttare la fascia sinistra come accaduto in qualche fase del primo tempo.

Al 70’ è proprio Rakitic a rendersi insidioso con un taglio centrale che apre la difesa per poi effettuare un triangolo con Olic, il quale di prima gli apre lo spazio per la conclusione ma il giocatore dello Schalke 04 conclude malissimo e manda molto alto da buona posizione.

Al 76’ Terim opta per un cambio un po’ a sorpresa, visto l’atteggiamento della sua squadra: esce infatti il mediano Mehmet Topal per l’inserimento della punta Semih Senturk, che modifica il modulo in un 4-4-2 con Hamit Altintop e Tuncay (uno che in realtà sarebbe un attaccante ma che in questa Turchia fa tutti i ruoli possibili) in mediana.

Nel finale il tema rimane il solito: ritmi bassi, Croazia a fare gioco e Turchia a difendersi. In questo modo, proprio i croati trovano una buona chance su palla da fermo, all’84’: punizione da 25 metri e defilata sulla sinistra che Srna batte a giro cercando l’incrocio dei pali protetto da Rustu, che ha una buona reazione e devia in corner la traiettoria precisa.

Stupisce come all’89’ minuto la Croazia mandi soltanto quattro uomini a saltare in area di rigore su un calcio d’angolo, segno di come anche i croati abbiano paura di subire il gol decisivo in contropiede. Un minuto più tardi, però, la squadra di Bilic crea un’altra buona chance: Modric scambia bene con Srna ed entra in area di rigore sulla destra per crossare basso, Olic interviene e devia il pallone in scivolata ma il suo tentativo è troppo centrale e Rustu blocca in due tempi. E’ evidente come l’attaccante croato finisca il match boccheggiando dalla fatica, ma Bilic lo fa rimanere ancora in campo.

Si va ai tempi supplementari e nella prima frazione è la Turchia a tenere più possesso palla e creare un mezzo pericolo grazie a Tuncay, autore di una partita davvero generosissima perché di fatto è il giocatore più arretrato nel centrocampo turco, cercando anche di proporsi in fase offensiva.

Al 97’ arriva la tardiva sostituzione di Olic, per l’inserimento di Klasnic.

La Turchia prova a rendersi insidiosa: al 100’ Modric e Niko Kovac sono troppo statici al limite dell’area dopo una rimessa laterale, Nihat riesce a far scorrere il pallone per Semih Senturk che calcia immediatamente, mandando alto anche se non di molto.

La squadra turca sembra avere maggiori energie e al 102’ riesce a portare avanti un buon pallone, Tuncay lo controlla dal limite e da posizione centrale calcia basso cercando l’angolo sinistro della porta ma colpisce un po’ sporco e manda larga di poco la sua conclusione.

Nel secondo tempo supplementare è invece la Croazia a distendersi in avanti con più continuità, ma sempre con poco coraggio: inoltre, i croati fanno molta fatica con i due difensori centrali che soffrono il dinamismo di Nihat e Semih e più volte rischiano il pasticcio, con Simunic in particolare che evidenzia grosse insicurezze.

Al 117’ arriva una brutta notizia per la Turchia: Nihat si fa male al muscolo di una coscia calciando una punizione ed esce per lasciare spazio a Gokdeniz e le sue condizioni saranno da verificare.

La partita sembra ormai diretta ai calci di rigore ma al 119’ Rustu la combina grossa: il portiere turco esce alla Nikopolidis (emulando il greco nella papera con cui regalò l’1-0 alla Russia nella fase a gironi) su una palla che sta per uscire dopo un rimpallo ma che rimane corta, Modric riesce ad anticiparlo per tenere vivo il pallone e poi girarsi a crossa prima che il portiere torni in porta, trovando anche precisione nel traversone per Klasnic che di testa anticipa Gokhan Zan, colpisce nella porta sguarnita e prende in controtempo un Rustu in corsa disperata, realizzando la rete dell’1-0.

Sembra chiusa la partita, ma con la Turchia non si può mai dire mai: l’arbitro segnala un minuto di recupero e quando il cronometro sta per scoccare il minuto 121 Rustu va al lancio disperato verso l’area di rigore, Simunic pasticcia e non riesce a respingere bene, la palla rimane vagante in area e Semih Senturk riesce a calciare di sinistro trovando clamorosamente l’incrocio dei pali, con Pletikosa che non può che restare fermo. E’ la rete dell’1-1 che arriva proprio all’ultimo momento possibile e che riapre la partita, portandola ai calci di rigore.

Nella sequenza dei rigori domina la condizione psicologica delle due squadre: calcia per prima la Croazia con il rigorista Modric, che manda largo sulla destra il proprio tiro basso a cercare l’angolino, dando subito un potenziale vantaggio alla Turchia.

Il primo a calciare per la Turchia è Arda Turan, che conclude male e centrale, Pletikosa però devia soltanto e non riesce a neutralizzare la conclusione: sembra allora scritto che tutto debba andare bene alla Turchia.

Al terzo rigore croato arriva la nuova conferma, visto che Rakitic imita Modric nella conclusione e nell’errore, con la sola differenza che il fantasista dello Schalke 04 calcia sulla sinistra.

Per la Croazia non c’è via d’uscita e addirittura al quarto rigore Rustu si esalta respingendo il tiro di Petric, facendosi in parte perdonare l’erroraccio sul gol di Klasnic e dando la certezza del passaggio del turno della Turchia.

La squadra di Terim continua quindi a stupire sia per i risultati raggiunti sia per il mondo in cui questi arrivano: adesso sarà difficilissimo ripetersi contro la Germania, ma la squadra di Low dovrebbe ormai sapere che contro la Turchia una partita non è mai chiusa e che non può distrarsi un attimo.

Grande delusione invece per la Croazia, che realizza soltanto un rigore su quattro tentativi, segno di una condizione psicologica davvero pessima dopo aver subito in quel modo il pareggio. I croati però hanno una buona squadra e notevoli margini di crescita e possono pensare di rifarsi già dalle qualificazioni per i Mondiali 2010.


Croazia-Turchia 1-1 dopo tempi supplementari (Turchia vince 3-1 ai rigori)

Croazia (4-4-1-1): Pletikosa 6 – Corluka 6 Robert Kovac 6 Simunic 5 Pranjic 6 – Srna 5 Niko Kovac 5,5 Modric 6,5 Rakitic 6 – Kranjcar 5 (64’ Petric 5) – Olic 5,5 (97’ Klasnic 7)

In panchina: Galinovic, Runje, Simic, Vejic, Vukojevic, Kalinic, Pokrivac, Knezevic, Leko
Commissario tecnico: Slaven Bilic 6

Turchia (4-1-4-1): Rustu 6 – Sabri Sarioglu 6 Gokhan Zan 6 Emre Asik 6,5 Hakan Balta 6 – Mehmet Topal 5,5 (76’ Semih Senturk 7) – Kazim-Richards 4 (61’ Ugur Boral 5) Hamit Altintop 6 Tuncay 6,5 Arda Turan 6 – Nihat 5,5 (117’ Gokdeniz sv)

In panchina: Tolga, Servet Cetin, Emre Belozoglu, Tumer Metin, Emre Gungor, Ayhan, Erding
Commissario tecnico: Fatih Terim 6

Arbitro: Roberto Rosetti (Italia) 5,5

Gol: 119’ Klasnic (C), 122’ Semih Senturk (T)
Ammoniti: Emre Asik, Tuncay, Arda Turan, Ugur Boral (T)

Sequenza rigori:

0-0: Modric (sbagliato: tiro finito largo)
0-1: Arda Turan (gol)
1-1: Srna (gol)
1-2: Semih Senturk (gol)
1-2: Rakitic (sbagliato: tiro finito largo)
1-3: Hamit Altintop (gol)
1-3: Petric (sbagliato: tiro parato da Rustu)

lunedì 16 giugno 2008

Nihat completa la rimonta vincente di una folle Turchia

La squadra di Terim rimonta dallo 0-2 negli ultimi 15 minuti e ottiene la qualificazione ai quarti, sfruttando anche l’erroraccio di Petr Cech



Sulla carta il match tra Turchia e Repubblica Ceca aveva tutto per essere tra i più avvincenti della terza giornata dei gironi di Euro 2008 perché di fatto era un vero e proprio spareggio per il passaggio del turno, un vero ottavo di finale visto anche il possibile approdo ai calci di rigore in caso di parità dopo il 90’ minuto, visto che le due squadre si prevalevano sia come punti che come differenza reti e gol segnati. Ebbene, il match visto a Ginevra è stato anche più emozionante delle attese, vista la grande alternanza di risultato e di stati d’animo. A poco più di 15 minuti dalla fine sembrava tutto scritto, con la Repubblica Ceca in vantaggio per 2-0 e molto pungente in contropiede, sfiorando il colpo del ko varie volte, colpendo pure un palo clamoroso con Jan Polak. Di fronte all’undici di Karel Bruckner però c’era la squadra più folle del torneo, quella Turchia che già contro la Svizzera era riuscita a ribaltare il risultato nella ripresa e vincere a recupero inoltrato, che rientrava in partita e regalava un finale di fuoco. E il finale è stato davvero elettrizzante, visto che a 3 minuti dalla fine Petr Cech commette uno di quegli errori che non avrebbe commesso mai e poi mai prima dell’incidente con Stephen Hunt del Reading e concede il gol del pareggio, ma i turchi non si accontentano e con Nihat trovano in bello stile la rete della vittoria e dell’accesso ai quarti di finale. Questo non prima di rischiare a sua volta di subire il gol del 3-3 e di finire il match in 10 uomini e con Tuncay in porta, dopo l’espulsione del portiere Volkan. Dire che è successo di tutto in questo finale potrebbe suonare riduttivo con la Turchia che ottiene la qualificazione nel modo più drammatico possibile, confermando quel luogo comune calcistico che vuole i turchi capaci di non mollare mai fino all’ultimo istante: proprio il carattere è servito per ribaltare una situazione notevolmente compromessa, con la squadra di Fatih Terim che si conferma ancora una volta in difficoltà psicologica quando il suo ct la imposta con un atteggiamento molto coperto, mentre diventa decisamente più brillante e pericolosa quando c’è da pungere e da attaccare furiosamente in attacco. Contro la Croazia ai quarti di finale sarà fondamentale capire con qualche atteggiamento la Turchia comincerà la partita, perché iniziare nuovamente nel modo sbagliato il match questa volta potrebbe costare caro ai turchi, visto che di fronte si troveranno una formazione molto ben organizzata. E’ incredibile invece la delusione subita dalla Repubblica Ceca, quasi sicura ormai dell’accesso ai quarti di finale visto che sul 2-0 sembrava incunearsi con grande disinvoltura nella difesa della Turchia, ma che non è riuscita a reggere in difesa quando la Turchia l’ha messa alle corde e ha mostrato diversi errori individuali, soprattutto da parte di Marek Jankulovski, completamente abbattuto dalle folate offensive sulla sua corsia e colpevole di due dei tre gol. Il gol del 2-2, infatti, è un caso a parte e porta il volto del dramma sportivo di Petr Cech, uno che ha perso la finale di Champions League per lo scivolone del proprio capitano nel rigore decisivo e che poco meno di un mese dopo esce dagli Europei per aver sbagliato una presa del tutto banale e in totale solitudine.

Dopo la vittoria ottenuta contro la Svizzera, la Turchia rivoluzione nuovamente il proprio undici titolare, schierando stavolta un più classico 4-4-2 con Nihat che trova la spalla in Semih Senturk, mentre Tuncay parte sulla destra con Arda Turan sulla fascia sinistra. Novità anche al centro della difesa, dove Servet Cetin ha la terza spalla diversa in tre partita: dopo aver giocato con Gokhan Zan contro il Portogallo e con Emre Asik contro la Svizzera, stavolta al fianco del difensore di origini azere c’è Emre Gungor. Sicuramente meno sorprendente l’undici schierato dalla Repubblica Ceca, che gioca con il solito 4-1-4-1 e presenta soltanto un cambio di formazione rispetto all’ultimo match, riproponendo cioè Jan Koller al centro dell’attacco al posto di Milan Baros.

Inizialmente non convince molto l’atteggiamento della Turchia, che sembra pensare più a coprirsi che ad altro, con Fatih Terim che continua a proporre una sua personale imitazione della Grecia che Otto Rehhagel ha portato sul tetto Europeo quattro anni fa, ma di fatto questo tipo di tattica non premia per nulla la Turchia ma la limita completamente, rendendola quasi inoffensiva nella metà campo avversaria: oltretutto, la squadra di Fatih Terim commette un gran numero di falli nei primissimi minuti e già al 10’ si ritrova con due ammoniti, i due mediani Mehmet Topal e Mehmet Aurelio. La Repubblica Ceca inizia a premere maggiormente provando a giocare con velocità, mettendo in difficoltà la difesa turca soprattutto sul centro-sinistra difensivo, con Hakan Balta e Servet Cetin che soffrono tantissimo la rapidità e gli inserimenti di Libor Sionko e faticano molto per limitarlo.

I cechi però faticano a creare delle limpide palle gol e si affidano ai calci piazzati: all’11 Jankulovski batte una punizione dalla trequarti con traiettoria morbida, al centro Jan Koller va a colpire di testa ma manda alto il suo tentativo.

Il ritmo di gioco è basso perché nel primi 25 minuti la partita è troppo spezzettata dalla squadra turca, con la Repubblica Ceca che attacca sempre con più continuità e di fatto il match di svolge soltanto in una metà campo, quella offensiva dei cechi. Nonostante le difficoltà della difesa della Turchia, la Repubblica Ceca sembra avere grosse difficoltà a trovare la profondità, perché centralmente Koller può imporre il suo gran fisico nelle palle alte ma è poco reattivo, mentre i centrocampisti non s’inseriscono mai con troppa convinzione sugli spazi che il gigante del Norimberga lascia aperti. L’unico quindi ad attaccare con convinzione gli spazi e a dare la profondità è il solito Sionko, sicuramente uno degli elementi più positivi nell’Europeo della Repubblica Ceca. Nella Turchia, Nihat è poco supportato e riceve raramente palloni giocabili, mentre il gioiellino Arda Turan si vede poco perché troppo sacrificato in compiti di copertura per la tattica adoperata da Terim in questo primo tempo.

Il primo tentativo turco arriva al 17’ con Tuncay che da 30 metri rallenta l’azione e poi tenta il destro, mandando largo con Cech che controllava.

Decisamente più pericolosa dall’alta parte la Repubblica Ceca sul ribaltamento di fronte con Matejovsky che tenta la bella conclusione da fuori approfittando di un pallone a spiovere alzato da Koller, ma il tiro del centrocampista del Reading non è angolatissimo e Volkan riesce a bloccare.

Matejovsky è assolutamente uno dei più attivi e dei più positivi tra i 22 calciatori in campo e al 25’ allarga a destra dopo aver ricevuto una sponda di Koller, Sionko è accerchiato da tre avversari al limite dell’area ma ancora una volta si rivela elemento indigesto per la difesa turca, visto che riesce ad accentrarsi e a caricare un sinistro velenoso con palla a giro verso l’angolo più lontano, mandando alto il suo tentativo per non più di un metro.

Secondo la statistica, la Turchia ha il 58% di possesso palla ma è un possesso quanto mai sterile, con in particolare i due mediani turchi che non vanno mai al passaggio in avanti, manco stessero giocando a rugby: a deludere è soprattutto Mehmet Topal, lui che ha maggiori compiti di regia ma che si limita ad un comportamento molto difensivo.

La Repubblica Ceca trova un buono spazio per inserirsi al 34’ e lo sfrutta Matejovsky che avanza e poi tocca sulla destra per Grygera, il quale crossa con precisione al centro: Emre Gungor prova a trattenere in tutti i modi Koller ma i centimetri dell’attaccante ceco hanno la meglio e il suo colpo di testa e molto calibrato, Volkan riesce a toccare il pallone ma non può far meglio che deviarlo sulla parte bassa della traversa, con la sfera che poi rimbalza dentro la rete per lo 0-1. Jan Koller non è certamente il giocatore dei bei tempi all’Anderlecht o al Borussia Dortmund, ma è sempre un elemento difficilmente marcabile sulle palle alte per la sua statura e la sua stazza fisica.

La partita sembra mettersi bene per la Repubblica Ceca ma al 39’ arriva la brutta notizia dell’infortunio abbastanza incredibile di Matejovsky: Sionko infatti subisce fallo a centrocampo e nella caduta va a sbattere sulla caviglia del compagno con tutto il corpo e lo mette ko. Sfortunatissima la Repubblica Ceca, anche perché il centrocampista stava giocando molto bene, mentre il neo entrato Jarolim non avrà lo stesso impatto negli equilibri di gioco.

All’intervallo Terim sprona la sua squadra e libera i suoi da compiti difensivi, proponendo anche una sostituzione con l’uscita dal campo dell’anonimo Semih Senturk e l’inserimento di Sabri Sarioglu, che va a fare l’esterno destro a centrocampo con Tuncay in attacco.

Il secondo tempo ha subito ritmi molto più infuocati con la Turchia che mette subito in difficoltà la difesa ceca e in particolare Jankulovski, che al 47’ respinge male un pallone alto: prova ad approfittarne Nihat che sul pallone alto in area di rigore prova a colpire con inedito esterno destro volante, ma l’imprevedibile gesto atletico non ha l’effetto voluto perché il pallone termina alto.

La Turchia è ripartita subito con il piede sull’acceleratore e adesso sembra un’altra squadra visto che con due esterni veri a centrocampo mette dentro tanti palloni insidiosi, sia con Sabri Sarioglu a destra che, soprattutto, con Arda Turan sulla sinistra, il quale nella ripresa ha sicuramente più libertà offensive e gioca anche in una posizione più avanzata: proprio il 21enne centrocampista del Galatasaray (ma che ha attirato l’interesse di un paio di club di Premier League) guida la reazione turca, con la Repubblica Ceca che sembra andare in grossa difficoltà contro l’aggressività e il dinamismo degli avversari.

Al 57’ la Turchia diventa ancora più offensiva, perché esce Mehmet Topal (davvero molto deludente) ed entra Colin Kazim-Richards (o Kazim-Kazim secondo la sua “nuova” denominazione turca), il quale va a destra con Sabri Sarioglu che stringe in posizione più interna, anche se il giocatore del Galatasaray ha sempre la tendenza ad allargarsi per creare superiorità numerica sul lato di uno Jankulovski in netta difficoltà.

La Turchia però concede spazi in difesa e lo fa ancor di più perché è costretta a rimanere in 10 uomini per qualche minuto, perché Emre Gungor si fa male e rimane fuori dal campo. La Repubblica Ceca ne approfitta e al 61’ è pericolosissima: Galasek sulla propria trequarti protegge palla e trova il tocco in verticale per Koller che scatta dalla linea di centrocampo e va via, con la difesa turca che non riesce a far scattare il fuorigioco. L’attaccante probabilmente arriva in panne all’ingresso dell’area di rigore e il suo sinistro termina largo.

Un minuto dopo Emre Gungor è ancora fuori dal campo sembra esser stato sostituito e la Repubblica Ceca ha ancora praterie offensive, con Sionko che è ancora molto bravo nell’azione sulla destra e mette dentro il cross, dall’altra parte Plasil anticipa Sabri Sarioglu e colpisce in scivolata verso la porta, con Volkan che ancora una volta tocca il pallone ma non riesce a respingerlo fuori dalla porta, questa volta in modo più colpevole rispetto al primo gol. E’ la rete dello 0-2 che sembra chiudere il match e Fatih Terim si infuria con il quarto uomo perché, a suo modo di dire, la sostituzione di Emre Gungor andava effettuata in precedenza e la Turchia in questo modo ha subito un gol pesante in inferiorità numerica: va detto, però, che i turchi potevano sistemarsi meglio in difesa per questo paio di minuti in 10 uomini invece di concedere due occasioni ghiottissime agli avversari.

La Turchia sembra sotto shock e disunita in mezzo al campo, concedendo grazi spazi in contropiede agli avversari anche in parità numerica per l’ingresso di Emre Asik.

Al 70’ è ancora Sionko ad infuocare la fascia destra con un’azione personale che gli permette di mettere dentro un pallone basso, al centro dell’area Servet Cetin è troppo lento e si fa anticipare netto da Polak che calcia a colpo sicuro con il piatto destro ma la conclusione potente termina sul palo: sarebbe stato il colpo del ko definitivo, ma la Repubblica Ceca protesta perché sulla respinta Polak si lancia per tentare il tap-in di testa con il portiere a terra ma viene colpito proprio sulla testa dalla gamba altissima di Emre Asik, che gli provoca anche un discreto taglio alla fronte. Appurato che il contatto c’era effettivamente stato (visto il segno sulla fronte di Polak), l’intervento pericoloso doveva essere punito con il calcio di rigore: sono davvero tanti gli errori arbitrali in questi Europei.

La Turchia rimane in piedi e al 75’ riapre a sorpresa la partita: azione parte sulla destra dove Hamit Altintop appoggia a Sabri Sarioglu e scatta prontamente in avanti per ricevere in area di rigore la verticalizzazione del compagno e per mettere in area di rigore un cross arretrato che trova troppo schiacciata la difesa ceca, dall’altra parte infatti arriva a rimorchio Arda Turan che calcia basso e con grande precisione, mandando il pallone a sfiorare il palo interno e battendo Cech per la rete dell’1-2. Dopo il gol che ha eliminato la Svizzera nel turno precedente, il talentino turco concede il bis rimettendo in partita la sua squadra e confermandosi un elemento di grande prospettiva.

Terim si gioca il tutto per tutto e lancia la propria squadra in avanti, spostando anche l’ottimo Arda Turan per qualche minuto sulla fascia destra per attaccare il punto debole della difesa ceca in tutti i modi: questo punto debole ha il nome di Marek Jankulovski, davvero in bambola sotto la pressione di Sabri Sarioglu e Hamit Altintop.

La grande chance per il pareggio sembra arrivare all’82’, quando dopo un corner Hamit Altintop crossa dalla mediana, la difesa ceca è ancora piazzata male e Servet Cetin stacca da posizione ravvicinatissima: il difensore centrale può incornare da pochi metri ma non colpisce il pallone con la fronte piena e lo sfiora appena, mandando larga una grandissima occasione.

Il finale è elettrizzante e la difesa della Repubblica Ceca sembra aver perso tutti i meccanismi: Bruckner prova a coprire la falla della corsia mancina inserendo Kadlec in costante aiuto a Jankulovski e questo sembra togliere un po’ di ritmo al forcing turco, con Arda Turan che torna più stabilmente sulla sinistra. La Turchia cerca disperatamente il gol.

All’87’ arriva l’impensabile patatrac: cross da destra di Hamit Altintop con traiettoria troppo stretta sul portiere e prevedibile, Cech esce con grande libertà e senza nessuno che lo contrasti ma sbaglia clamorosamente la presa a mani aperte, lasciando lì il pallone con Nihat che deve soltanto appoggiarlo in rete trovando la rete del 2-2. Davvero incredibile l’errore di Cech, non il primo in questa disgraziata stagione: dopo l’incidente di Reading, infatti, il portiere ceco non è più stato realmente sé stesso e ha commesso anche in Premier League diverse ingenuità clamorose e, a vedere quest’azione, non può che balzare all’occhio l’errore commesso all’Emirates Stadium nel big match tra Arsenal e Chelsea dello scorso Dicembre, quando sbagliò un’uscita in modo identico e senza pressioni particolari da avversari, permettendo a William Gallas di trovare il gol decisivo. E’ triste dirlo ma sembra davvero evidente che prima dell’incidente Cech non commettesse questi errori così grave.

La partita non è ancora finita e passano due minuti che la Turchia trova il modo di completare la rimonta, riuscendo ad evitare anche i calci di rigore: su lancio lungo Ujfalusi interviene malissimo con la coscia e lascia il pallone sulla trequarti e un buco in difesa, il pallone è ripreso da Hamit Altintop che avanza e serve filtrante sulla sua sinistra a Nihat, tenuto in gioco dal pessimo piazzamento ancora di Jankulovski, che rimane un paio di metri dietro la propria linea difensiva. L’attaccante del Villarreal ha un grande spazio, si ferma a caricare il tiro e trova una traiettoria perfetta con il destro verso l’angolo lontano, mandando il pallone sulla traversa interna e poi in rete per far scattare il delirio turco: rimonta completata in meno di un quarto d’ora e 3-2 che proietta la squadra di Terim ai quarti di finale.

Ma le emozioni in questo finale pazzesco di gara non sono finite perché al 92’ Volkan esce malissimo su un lancio lungo e profondo, andando a sbattere su Servet e lasciando lì il pallone anche contrastato (e impaurito) da Koller, Vlcek colpisce di testa il pallone vagante ma non ha né precisione né forza nel tentativo e Sabri Sarioglu lascia il pallone sul fondo. L’azione è conclusa e Volkan si alza e va a spingere Koller, il quale accentua notevolmente la caduta: il gigante ceco non è l’unico ad esagerare, perché si ci mette anche l’arbitro Frojdfeldt che va addirittura ad espellere il portiere. Decisione molto discutibile (per spingere via in quel modo uno dalla stazza fisica di Koller ci vorrebbe una forza disumana e pare difficile che Volkan ce ne abbia messa così tanta) che potrebbe essere pesante, visto che la Turchia ha finito le sostituzioni e deve inserire in porta Tuncay Sanli a difendere la porta per tutto il recupero, mentre la Repubblica Ceca spera nel pareggio per poi trovarsi ai calci di rigore con gli avversari senza un vero portiere.

Ma la Turchia riesce a stringere i denti e a proteggersi fino al fischio finale, accedendo ai quarti di finale dopo una vera battaglia e dopo un match dall’enorme tasso emotivo. A vincere è la squadra più determinata e adesso la Turchia si prepara ad affrontare la Croazia nei quarti di finale, provando a mettere a segno un altro miracolo sportivo.

Si chiude invece l’Europeo della Repubblica Ceca e lo fa in modo amaro: se quattro anni fa il match s’esordio degli Europei aveva visto in campo le stesse de squadre che poi si sarebbero giocate la finale (Grecia e Portogallo), quest’anno le cose sono andate in modo diverso perché sia Svizzera che Repubblica Ceca vengono eliminate al primo turno, con i cechi condannati sicuramente dagli episodi in quest’ultimo match, ma condannati anche da una difesa che lascia delle falle paurose quando è attaccata con determinazione. Di certo, stupisce come il match winner del match d’esordio Vaclav Sverkos non sia più stato utilizzato dal ct Bruckner nemmeno per un minuto, né in questo match né contro il Portogallo, così come altri due elementi interessanti come il talento Fenin e l’esterno dalla buonissima tecnica Skacel non abbiano avuto modo di vedere il campo nemmeno per un minuto, quando invece avrebbero potuto far comodo più di elementi che invece hanno visto il campo e hanno reso poco.


Turchia-Repubblica Ceca 3-2

Turchia (4-4-2): Volkan 5,5 – Hamit Altintop 7 Emre Gungor 5 (65’ Emre Asik 6) Servet Cetin 4 Hakan Balta 5 – Tuncay 6 Mehmet Topal 4 (57’ Kazim-Richards 5,5) Mehmet Aurelio 6 Arda Turan 7,5 – Semih Senturk 3,5 (46’ Sabri Sarioglu 7) Nihat 7,5

In panchina: Rustu, Tolga, Gokhan Zan, Emre Belozoglu, Gokdeniz, Tumer Metin, Ugur Boral, Ayhan, Erding
Commissario tecnico: Fatih Terim 6

Repubblica Ceca (4-1-4-1): Cech 4 – Grygera 6 Ujfalusi 4,5 Rozehnal 5 Jankulovski 3 – Galasek 5 – Sionko 7 (84’ Vlcek sv) Matejovsky 7 (39’ Jarolim 5) Polak 5,5 Plasil 6,5 (80’ Kadlec sv) – Koller 6,5

In panchina: Blazek, Zitka, Kovac, Fenin, Sverkos, Pospech, Baros, Sivok, Skacel
Commissario tecnico: Karl Bruckner 6

Arbitro: Peter Frojdfeldt (Svezia) 4

Gol: 34’ Koller (RC), 62’ Plasil (RC), 75’ Arda Turan (T), 87’ Nihat (T), 89’ Nihat (T)
Ammoniti: Mehmet Topal, Mehmet Aurelio, Emre Asik (T), Ujfalusi, Galasek (RC)
Espulso: 92’ Volkan (T)

giovedì 12 giugno 2008

Arda Turan spegne i sogni della Svizzera

Partita accesissima e a tratti condizionata dalla pioggia, con la Turchia che ottiene la vittoria all’ultimo sussulto, prendendosi una grande rivincita



Ormai la situazione era lampante già prima del calcio di inizio degli Europei, ma adesso il fallimento del biennio della Svizzera è diventato ufficiale e abbastanza clamoroso, soprattutto considerando la bella impressione che la squadra di Kobi Kuhn aveva lasciato nei Mondiali di due anni fa: in Germania, infatti, la Svizzera si era imposta addirittura nel girone della futura finalista dei Mondiali, ovvero la Francia, mostrando un buon calcio e una grande solidità difensiva, iniziando un processo di crescita che il biennio successivo avrebbe dovuto completare, proprio perché la Nazionale elvetica si trovava ad ospitare gli Europei successivi e perché la squadra era composta da tanti giovani che in quei due anni avrebbero dovuto completare il percorso di maturazione e presentarsi agli Europei casalinghi pronti a sorprendere, considerando che gran parte di quel gruppo era stato capace di vincere gli Europei Under 17 nel 2002. Invece, in questi due anni la crescita di gran parte di questi giocatori è stata molto più lenta rispetto alle attese, con qualcuno che ha avuto anche un percorso di evoluzione: l’esempio lampante è Philippe Senderos che solo due anni fa aveva impressionato molti ai Mondiali per la sua forza fisica e Wenger all’Arsenal considerava addirittura l’erede di Sol Campbell (a cui era stato anche preferito nella finale di FA Cup del 2005), ma che in questi due anni non è riuscito a fare il salto di qualità, finendo anzi per evidenziare sempre di più i propri difetti tecnici e di concentrazione, incappando in partite assolutamente disastrose come quella che quest’anno costò all’Arsenal l’eliminazione dalla Champions League a favore del Liverpool. Senderos è il simbolo di una Svizzera che s’era presentata agli Europei senza quell’alone di promesse lanciate soltanto due anni fa e che puntualmente ha fallito la competizione casalinga anche in modo clamoroso, essendo già fuori dai giochi al quinto giorno della manifestazione: certo, la squadra di Kuhn non ha avuto neppure un percorso fortunato, con l’infortunio di Frei, le decisioni assurde di Rosetti che hanno condizionato il match contro la Repubblica Ceca o gli errori difensivi che sono costati la sconfitta contro la Turchia, ma nel calcio la sfortuna non può nascondere da sola l’evidenza di una squadra che ha deluso molto. Ad estromettere la Svizzera definitivamente dagli Europei è un gol beffardo realizzato al 92’ da Arda Turan, che permette alla Turchia di prendersi la più incredibile delle rivincite, dopo gli avvenimenti di fine 2005 quando elvetici e turchi si affrontarono nel playoff che regalava un posto ai Mondiali del 2006, con la squadra di Kobi Kuhn che ebbe la meglio in un match di ritorno davvero infuocato, finito in una megarissa in cui gli svizzeri furono aggrediti barbaramente da giocatori e polizia turca. Per fortuna, episodi del genere non si sono ripetuti, ma in campo è apparso evidente che tra le due squadre non scorrere buon sangue (anche se di sangue se n’è pure visto nel mezzo della battaglia, con Hakan Balta ed Emre Asik che si sono ritrovato feriti, ma per fortuna soltanto in scontri di gioco e non volontari), in quella che è stata una vera e propria battaglia, condizionata anche dal terreno di gioco che nel primo tempo era totalmente allagato d’acqua e ha reso i primi 45 minuti una sorta di lotta nel fango, in cui la tecnica è stata messa completamente da parte ma in cui è uscito tutto l’agonismo delle due Nazionali. E allora, rivincita è stata, perché gli uomini di Fatih Terim si sono presi la soddisfazione di estromettere gli svizzeri dalla manifestazione casalinga, una soddisfazione doppia se aggiunta a quella di una vittoria che consentirà alla Turchia di giocarsi un vero e proprio spareggio nell’ultimo turno del girone contro la Repubblica Ceca per l’accesso ai quarti di finale.

La Svizzera scende in campo con due cambi di formazione, entrambi in attacco ed entrambi forzati: oltre a Frei, infatti, anche Streller è costretto a rinunciare al match per problemi all’inguine e Kobi Kuhn si trova quasi obbligato ad optare sulla coppia Hakan Yakin-Derdiyok, con il primo che parte qualche metro indietro in posizione di trequartista. C’è aria di rivoluzione anche in casa Turchia, soprattutto a centrocampo dove Terim opta per tre cambi, schierando in campo un 4-1-4-1 con Mehmet Aurelio davanti alla difesa, Gokdeniz e Arda Turan sulle due corsie e Tuncay e Tumer Metin interni alle spalle dell’unica punta Nihat.

La partita inizia con il campo in condizioni normali e proprio su questo tipo di terreno di gioco il primo quarto d’ora delude molto sul piano spettacolare: la Svizzera è sempre troppo macchinosa in manovra e fatica ad arrivare negli ultimi metri per servire le due punte, cosa che invece riesce a fare con maggiore rapidità la Turchia, che tiene per un tempo minore ma che inizialmente è più insidiosa. I quattro uomini alle spalle di Nihat si muovono costantemente e provano a non lasciare punti di riferimento alla retroguardia svizzera, in un match che però è troppo lento in queste fasi iniziali.

Il primo tiro arriva addirittura al 19’ e lo prova Inler di sinistro da 30 metri, con la palla che scivola sul terreno bagnato e il portiere Volkan quasi manca la presa.

Proprio il terreno di gioco comincia ad influire la partita e a cambiare decisamente le carte in tavola: su Basilea, infatti, piove a dirotto e si nota una delle prime pecche organizzative in questi Europei, perché il campo cede un po’ troppo facilmente alla pioggia e il terreno si rallenta subito, creando via via delle enormi difficoltà al gioco delle due squadre, che già prima sul campo asciutto non era certo eccelso. La Svizzera riesce poco a servire le due punte, nonostante il solito massimo impegno di Behrami sulla fascia, mentre nella Turchia si vede con buona continuità Arda Turan, al contrario di Gokdeniz che sulla destra è assolutamente fuori dal gioco.

Il campo cede sempre più col passare dei minuti e in quasi tutto il terreno di gioco si creano delle pozze d’acqua che rallentano il pallone in modo imprevedibile nei passaggi rasoterra, con grandi difficoltà anche per chi cerca di andarsene in solitaria palla al piede ma che spesso si ritrova nella corsa davanti al pallone, perché la sfera non riesce a scivolare sull’erba del St Jakob Park: le due squadre lottano in modo incredibile su ogni pallone con grande agonismo, ma c’è grossa difficoltà a fare gioco.

La Svizzera prova ad infiammare il match nella metà della prima frazione: al 24’ gli elvetici muovono bene palla verso la sinistra e dal limite Yakin prova la botta verso il primo palo, ma Volkan è pronto a deviare in corner.

Un minuto dopo la Svizzera guadagna una punizione dal limite e leggermente defilata sulla sinistra, Barnetta calcia basso cercando il palo del portiere Volkan che deve impegnarsi su una palla accelerata dal terreno di gioco e devia in corner con grande difficoltà.

Se Volkan in qualche modo riesce sempre ad evitare l’errore, dall’altra parte c’è un portiere decisamente incerto: al 29’, infatti, la Turchia si guadagna una punizione sul fondo della fascia sinistra per quello che è un vero e proprio corner corto, la batte Nihat con un cross stretto, Benaglio va malissimo all’intervento con la mano aperta e respinga addosso al corpo di Arda Turan piazzato nell’area piccola, creando un rimpallo che fa finire il pallone sul palo e poi sul fondo.

Il tono da battaglia rischia di far accendere gli animi in qualche fase di gioco, come al 31’ quando Tuncay si rende protagonista di un bruttissimo intervento a forbice su Inler, con l’arbitro che estrae soltanto un cartellino giallo su un fallo che meritava anche il rosso diretto.

La Svizzera protesta ma se ne dimentica subito, perché un minuto dopo riesce ad approfittare di un’azione incredibilmente condizionata dal terreno di gioco per passare in vantaggio: lancio lungo di Senderos in verticale che trova Derdiyok in posizione regolare, Servet Cetin si perde malamente la sua marcatura e l’attaccante rincorre il pallone che toccando terra accelera imprevedibilmente e mette in difficoltà il portiere Volkan che era uscito quasi al limite della sua area per chiudere lo spazio all’avversario ma che in questo modo si trova facilmente saltato da Derdiyok, visto che il rimbalzo strano del pallone rende sbagliata la sua posizione. L’attaccante del Basilea ne approfitta e a porta vuota da posizione defilata guarda al centro e tocca il orizzontale per un Hakan Yakin solissimo dall’altra parte, il passaggio è buono ma quasi quasi viene reso vano dal terreno di gioco visto che il pallone si impana su una pozzanghera al centro dell’area piccola e si rallenta, ma Hakan Yakin è talmente solo che non ha difficoltà a trovare il tempo giusto per appoggiare comunque il pallone nella porta vuota e trovare l’1-0 con uno dei gol più strani possibili nel calcio.

Il più in difficoltà di tutti sul terreno di gioco è Valon Behrami, che non riesce a partire palla al piede senza che il pallone vada da tutt’altra parte, ma al 34’ l’esterno della Lazio riesce comunque a mettere dentro un grande cross dalla fascia destra che manda in totale difficoltà sulla destra e pesca Yakin sul secondo palo da posizione ravvicinatissima, ma il 31enne trequartista solissimo in area piccola si mangia un gol incredibile mandando largo con il sinistro. La Svizzera avrebbe potuto già chiudere la partita e l’erroraccio di Yakin sarà pesantissimo nel proseguimento del match.

Più passano i minuti nel primo tempo e più lo sport a cui le due squadre sono costrette a giocare è sempre più lontano dall’amato calcio: si gioca in una piscina e il pallone a terra è sempre rallentato. E allora vanno fatti i complimenti più vivi alla Uefa che fa le campagne per aumentare lo spettacolo, optando anche per palloni che hanno traiettorie alla Holly e Benji per quanto abbattono le leggi della fisica e rendendo la vita del portiere più difficile di quella di un super-ricercato da tutte le autorità internazionali, ma poi la stessa federazione permette lo svolgimento di un match in un campo del genere, quanto di più antispettacolare possa essersi: soprattutto, però, è eticamente ingiusto che due squadre debbano giocarsi la qualificazione in un Europeo di calcio giocando a pallanuoto.

Per fortuna, nell’intervallo la pioggia cessa di scendere e il campo viene riportato in condizioni più decenti e si può tornare a giocare a calcio, nonostante comunque le due squadre paghino lo stesso lo sforzo della battaglia del primo tempo e siano molto meno lucide nella ripresa. Terim presenta subito una doppia sostituzione in questa ripresa, togliendo Tumer Metin e Gokdeniz per inserire Mehmet Topal e Semih Senturk, passando al 4-4-2 che vede l’attaccante del Fenerbahce affiancare Nihat e Tuncay spostarsi largo sulla destra, ricoprendo l’ennesimo ruolo diverso di questi Europei.

La partita rimane una vera e propria battaglia con agonismo alle stelle e la Turchia prova a riversarsi in attacco, mentre la Svizzera si copra in massa e cerca il contropiede con le ripartenze di Derdiyok.

Al 57’ Mehmet Topal avanza sulla sinistra ma sembra perdere l’inerzia dell’azione rallentando troppo, toccando poi per Nihat che dalla linea laterale va subito al cross a rientrare che pesca perfettamente la testa di Semih Senturk al centro dell’area, Senderos e Magnin si addormentano in modo imbarazzante e lasciano libero di colpire l’attaccante turco che di testa trova una buona traiettoria ma che non è angolatissima, Benaglio va sul pallone a mani aperta ma pasticcia e non riesce a respingerlo all’esterno della porta, facendosi bucare le mani e deviando il pallone nel proprio angolino, concedendo in questo modo la rete dell’1-1. Bravo Semih Senturk a colpire ma davvero clamoroso l’errore del portiere.

Il ritmo allora diventa infernale, con i giocatori che continuano a darsele di santa ragione e lottare al massimo, caricate anche da un pubblico che crea un’atmosfera fantastica tra le tribune con continui incitamenti alle due squadre.

Al 60’ la Svizzera batte un corner da sinistra ma la difesa respinge, Magnin riprende e controlla al limite per poi cercare il sinistro, non trovando al giusta traiettoria e mandando largo.

Tecnicamente la partita è scadente ma questo secondo tempo è reso interessantissimo dal tono da battaglia mostrato dalle due squadre, che lottano fisicamente su ogni pallone. Lottando in questo modo così acceso, per giunta su un campo che nel primo tempo era impossibile, le due squadra finiscono per essere stanche col passare dei minuti e soprattutto meno lucide nella giocata, fattore che rende basso il numero di reali occasioni da rete nonostante il ritmo di gioco sia abbastanza elevato.

All’84’ la Svizzera ha la grandissima occasione per trovare il gol della vittoria che riaprirebbe le speranze di qualificazione: la Turchia si fa infilare in contropiede e gli elvetici dispongono di un 4 contro due portato avanti da Derdiyok, il quale taglia in diagonale servendo Vonlanthen, che tocca subito di prima per il tentativo di sinistro di Yakin, che a campo aperto dal limite dell’area non dà grande angolo alla sua conclusione, permettendo a Volkan. Il portiere però respinge centralmente e troppo corto e deve nuovamente impegnarsi anche sul tentativo di tap-in di Cabanas, mantenendo vive le speranze della Turchia. Volkan non è mai esteticamente convincente nei propri interventi, ma in questo match riesce in qualche modo ad essere sempre efficace, risultando decisivo per la sua squadra.

Sembra la Svizzera a provarci di più ma i padroni di casa subiscono la beffa al 92’: la Turchia ha spazio per il contropiede e Tuncay apre benissimo sulla sinistra per l’avanzata di Arda Turan, il quale corre fino al limite dell’area, decide di accentrarsi e tenta il destro, trovando la deviazione di Patrick Muller che alza il pallone e rende impossibile l’intervento di Benaglio, con il pallone che entra in rete per l’1-2 che sancisce l’eliminazione della Svizzera.

Per i padroni di casa, infatti, ormai c’è poco da fare e l’Europeo si chiude in modo anche beffardo, visto che comunque la Svizzera nelle sue due partite ha cercato con volontà la vittoria ma è stata decisamente condannata dagli episodi, che hanno reso ancora più pesanti i difetti strutturali di questa Nazionale. Il gol di Arda Turan rende così inutile il match finale contro il Portogallo, in cui la squadra di Kobi Kuhn giocherà giusto per salvare l’onore e non concludere l’Europeo casalingo a quota zero punti.

La Turchia si prende la più beffarda delle rivincite e adesso si proietta alla sfida contro la Repubblica Ceca, in quello che è diventato un vero e proprio spareggio per i quarti di finale visto che le due squadre arrivano alla terza giornata totalmente alla pari anche per differenza reti e gol segnati: chi vince passa ai quarti di finale, mentre in caso di pareggio ci saranno addirittura i calci di rigore, che sarebbero una vera e propria novità in partite di girone.


Svizzera-Turchia 1-2

Svizzera (4-4-1-1): Benaglio 4 – Lichtsteiner 6 Muller 6 Senderos 4,5 Magnin 5 – Behrami 6,5 Gelson 5 (76’ Cabanas sv) Inler 6 Barnetta 5 (66’ Vonlanthen 5,5) – Yakin 5 (85’ Gygax sv) – Derdiyok 5,5

In panchina: Zuberbuhler, Jakupovic, Djourou, Huggel, Grichting, Spycher, Degen
Commissario tecnico: Jakob Kuhn 6

Turchia (4-1-4-1): Volkan 6,5 – Hamit Altintop 6 Emre Asik 6 Servet Cetin 5 Hakan Balta 5,5 – Mehmet Aurelio 6 – Gokdeniz 4 (46’ Semih Senturk 6,5) Tuncay 6 Tumer Metin 5 (46’ Mehmet Topal 6) Arda Turan 6,5 – Nihat 6 (85’ Kazim-Richards sv)

In panchina: Rustu, Tolga, Gokhan Zan, Emre Belozoglu, Emre Gungor, Ugur Boral, Ayhan, Sabri Sarioglu, Erding
Commissario tecnico: Fatih Terim 6

Arbitro: Lubos Michel (Slovacchia) 5

Gol: 32’ Yakin (S), 57’ Semih Senturk (T), 92’ Arda Turan (T)
Ammoniti: Derdiyok (S), Hakan Balta, Mehmet Aurelio, Tuncay (T)


Classifica Gruppo A:

Portogallo 6 (+4)
Repubblica Ceca 3 (-1)
---------------------------------------------
Turchia 3 (-1)
Svizzera 0 (-2)

Portogallo già qualificato come vincente del girone

domenica 8 giugno 2008

Il Portogallo trova Pepe in attacco e sconfigge una tignosa Turchia

La squadra di Scolari gioca un buon secondo tempo e merita il 2-0 per tutte le occasioni create



La seconda partita degli Europei 2008 ci fa capire come la Grecia abbia fatto scuola: Fatih Terim, infatti, si rifà alle tattiche di Otto Rehhagel per impostare tatticamente la propria Turchia, ben conscio che questo tipo di gioco ha fatto impazzire il Portogallo per tre volte negli ultimi quattro anni, due volte negli ultimi Europei e una volta in amichevole a qualche mese di Austria e Svizzera 2008, tra l’altro tutti e tre match giocati in terra lusitana. Questa volta, però, giocare molto chiusi contro il Portogallo, pressare molto la manovra a volte lenta della squadra di Felipe Scolari e provare a pungere in contropiede ha funzionato bene soltanto in alcune fasi di gioco, visto che il Portogallo ha trovato delle accelerazioni fulminee che non aveva 4 anni fa e che non era riuscito a trovare nella succitata amichevole. Nonostante ciò, però, la tattica della Turchia dava quasi l’impressione di avere successo, perché la squadra di Terim riusciva a ripartire sempre in modo pericoloso, spesso in parità numerica, ma non ha trovato le giuste giocate nelle punte negli ultimi mesi, con i vari Erding, Nihat e Tuncay troppo sacrificati nel lavoro di copertura per essere lucidi e brillanti in fase di conclusione. E allora vince chi attacca, anche se non sempre il Portogallo lo ha fatto in maniera lucida e lineare: il primo tempo dei portoghesi è stato di una lentezza a tratti stucchevole, mentre nella ripresa è salito in cattedra un Deco a livelli mai visti in questi ultimi due anni, con il centrocampista del Barcellona che s’è espresso con una qualità e continuità tipica del suo gioco ma che sembrava essersi persa nell’involuzione di prestazioni avuta in questo lasso di tempo dal quasi 31enne. A permettere a Deco di esprimersi ad alti livelli è stata anche una variazione tattica voluta da Scolari a centrocampo, che ha variato il suo 4-3-3 nel “vecchio” 4-2-3-1, con la conseguente scelta di scambiare di posizione i due esterni e permettere a Cristiano Ronaldo di attaccare sul versante debole della difesa turca, fattore che ha finito per dissestare l’apparato difensivo dell’Imperatore Terim.

Il Portogallo si presenta in formazione tipo, con il 4-3-3 che vede Joao Moutinho preferito al più difensivo Miguel Veloso come interno destro di centrocampo e Cristiano Ronaldo e Simao a puntare sulle due corsie, assistendo il centravanti Nuno Gomes. Dall’altra parte, invece, la Turchia presenta qualche novità, visto che Terim opta per spostare un centrocampista dinamico ma con buona propensione offensiva come Hamit Altintop (chiamato Altimpopp per quasi tutto il primo tempo in qualche telecronaca, con una pronuncia davvero delirante) in posizione di terzino destro, puntando a centrocampo sul dinamismo di Colin Kazim-Richards, ex centrocampista offensivo dello Sheffield United che però in Turchia è noto come Kazim-Kazim.

L’inizio del Portogallo sembra promettente perché la squadra di Scolari infiamma subito la partita spingendo fortissimo sulle due corsie laterali, in particolare sulla destra dove Bosingwa fa l’ala aggiunta e si sovrappone sempre a Cristiano Ronaldo, il quale è controllato in modo attento e anche rude dai difensori turchi, in particolare Servet Cetin si esibisce in qualche intervento da codice rosso. Questo atteggiamento subito molto offensivo sulle corsie costringe Fatih Terim a mutare il proprio 4-3-3, chiedendo sempre alle punte un grande lavoro di sacrificio in pressing ma schiacciando Tuncay Sanli sulla corsia di sinistra, creando in maniera definitiva un vero 4-4-2. Il Portogallo però tiene questi ritmi alti per poco più di 5 minuti, poi succede che Bosingwa si schiaccia molto in difesa e si vede poco in avanti, che Cristiano Ronaldo comincia ad essere chiuso bene dal bravo Hakan Balta e che la manovra dei lusitani diventa lentissima, con la Turchia che può chiudere molto bene gli spazi, che pressa in maniera forsennata e spesso costringe gli avversari a forzare il passaggio e poi crea delle buone ripartenze in contropiede.

Al 17’ arriva il primo tiro della partita, con Pepe che si inserisce in area su cross di Simao (dopo un corner battuto corto) e segna, ma tutto viene annullato dall’ottima chiamata del guardalinee che vede l’offside del difensore. Pepe, però, avrà modo di rifarsi.

Al 20’ vengono evidenziati tutti i limiti di Ricardo: punizione dal limite dell’area battuta da Nihat, la barriera si apre e il tiro non irresistibile viene deviato, il pallone va via lento ma Ricardo sembra rincorrere un millepiedi e quasi arriverebbe a farsi infilare da quel tiraccio dell’attaccante del Villarreal, se non fosse che il pallone era diretto verso il fondo uscendo di poco.

Dopo una partenza importante, nella fase centrale del primo tempo Cristiano Ronaldo sembra sparire un po’ dal match, imbrigliato benissimo dalla morsa dei difensori turchi, così il Portogallo non trova più spiragli sulla destra e punta sulla corsia mancina, dove in effetti Hamit Altintop mostra qualche difficoltà ma dove Simao non riesce ad accendersi più di tanto: il Portogallo arriva ad avere il 67% del possesso di palla (ovvero, poco più del doppio rispetto al possesso turco) ma quello della Selecçao è un possesso a dir poco sterile. Oltretutto, il pallone finisce per essere spesso scaricato verso il portiere Ricardo, il quale però è davvero inguardabile nei rinvii di piede, svirgolando tutto quello che passa davanti: una Nazionale di alto livello non può certo avere un portiere così pessimo come quello che milita in Spagna nel Betis Siviglia. Nella regia del Portogallo si nota già come Deco sia decisamente più vivo di Joao Moutinho, il quale si nasconde troppo dal match e non dà alcun impatto alla manovra troppo lenta e lineare della Selecçao. Oltretutto, Nuno Gomes sembra quasi assente dalla partita in questi primi 30 minuti.

Nell’ultimo quarto d’ora Cristiano Ronaldo riesce a scuotersi ed è significativa per il prosieguo della partita l’azione del 30’ minuto, quando la stella del Manchester United per la prima volta nel match taglia verso il centro, fa fuori di forza un avversario e la difesa sembra aprirsi ma il portoghese ha troppa fretta nel concludere da fuori e strozza il tiro, mandandolo lentamente largo.

La Turchia crea buoni spazi in contropiede, ma le proprie punte non riescono a sfruttarlo a dovere perché Nihat ed Erding spendono troppe energie nel rincorrere gli avversari e non hanno la brillantezza necessaria per fare male in avanti, nonostante di chance potenziali ce ne siano anche a buon numero. Il finale di gara, però, è tutto del Portogallo che torna a premere fortissimo, mandando in netta difficoltà la difesa della Turchia che in qualche modo riesce a reggere.

Al 37’ una punizione dal vertice sinistro dell’area di rigore viene battuta con potenza da Cristiano Ronaldo, il pallone rimbalza a terra in area di rigore senza che nessuno tocchi e scorre prendendo velocità e battendo il portiere Volkan, andando però a sbattere sul palo. Volkan in questo caso appare troppo fermo e parte in ritardo nel tuffo, anche se poi è bravo nel deviare in qualche modo il pallone con la punta delle dita e deviarlo sul palo.

Nonostante il buon momento, le occasioni del Portogallo in questo primo tempo arrivano quasi sempre da calcio piazzato: al 40’ un corner da sinistra viene deviato con la nuca da Nuno Gomes, la palla scorre ed esce sul secondo palo non prima di aver dato qualche brivido alla difesa della Turchia.

In avvio di ripresa Terim toglie uno spento Erding per inserire Sabri Sarioglu, che a sorpresa non va a piazzarsi nel suo ruolo di terzino destro per consentire ad Hamit Altintop di tornare a centrocampo, ma il giocatore del Galatasaray si piazza come interno destro a centrocampo in un 4-3-3 che torna più vicino al modulo tipo della Turchia, con Kazim-Richards e Tuncay che alzano la propria posizione, pur essendo sempre molto attivi in fase difensiva e di pressing.

La difesa della Turchia non appare più sicura e al 50’ il Portogallo ha una grandissima occasione: tutto nasce da una terribile dormita di Gokhan Zan in fase di palleggio difensivo al limite dell’area di rigore, con il centrale del Fenerbahce che si fa prendere il tempo da Simao e poi decide di abbatterlo con un tackle senza senso, l’azione continua per il vantaggio (anche se il difensore verrà successivamente ammonito) perché Nuno Gomes si avventa sul pallone e calcia con un grande esterno destro che non ha fortuna, in quanto batte Volkan ma va a sbattere sul palo e poi rimbalza in campo, salvando ancora la Turchia. Bell’inserimento di Nuno Gomes, che in questo modo quantifica in maniera visibile una fase di gioco in cui la sua prestazione era in decisa crescita.

Il Portogallo preme molto anche in questo avvio di ripresa ma lo fa a ritmi alterni, con Cristiano Ronaldo che è ormai stabilmente largo sulla sinistra per sfruttare le evidenti difficoltà di Hamit Altintop, completamente disabituato al ruolo di terzino. Nella ripresa, però, i contropiede della Turchia diventano ancora più insidiosi, in quanto la squadra di Terim riesce spesso a ripartire in situazione di parità numerica, anche se continua a mancare l’incisività offensiva per sfruttare queste situazioni favorevoli. Importante e buono l’apporto di Colin Kazim-Richards sulla fascia destra, sempre molto bravo a mettere in difficoltà Paulo Ferreira.

Adesso il Portogallo spinge sempre sulla con Cristiano Ronaldo che al 56’ riesce ad andare via ad Hamit Altintop, entra in area e calcia con il piatto destro facendo passare il pallone tra le gambe di Emre Asik (entrato da un minuto al posto dell’infortunato Gokhan Zan) e cercando il secondo palo, ma Volkan è nell’abbrancare palla e bloccarla.

Ormai la Selecçao è diventata arrembante: al 58’ Joao Moutinho riprende una respinta difensiva e prova la botta da fuori, mandando il pallone alto ma non di molto.

Per far saltare in aria gli ingranaggi difensivi della Turchia ci vuole un colpo a sorpresa e al 61’ lo prova Pepe che va a sganciarsi in avanti per inserirsi centralmente, scambia con Nuno Gomes che gli ritorna un gran pallone di prima permettendogli di infilarsi tra le maglie dei difensori centrali avversari, Emre Asik cerca l’intervento alla disperata ma finisce per deviare in maniera netta il tiro di Pepe, rendendolo imparabile per Volkan. Finalizzazione un po’ fortunosa ma grande azione di Pepe, che evidentemente si sentiva in palla visto che nel primo tempo s’era visto annullare un gol, rifacendosi con gli interessi nella ripresa e realizzando l’1-0.

La Turchia non riesce a rispondere e allora il Portogallo al 65’ va ancora sulla sinistra con un gran cambio di gioco di Deco che trova Cristiano Ronaldo, il quale crossa a rientrare da fermo e trova una marcatura totalmente sbagliata di Servet Cetin, il quale rimane fermo alle spalle di Nuno Gomes che può colpire bene e in maniera precisa di testa, battendo Volkan ma trovando ancora la traversa a negarli la gioia del gol. E’ il secondo legno centrato dalla punta del Benfica, il terzo della partita per il Portogallo.

Nuno Gomes gioca benissimo in questa ripresa, ma Scolari a sorpresa opta per sostituirlo al 68’ minuto per l’ingresso di Nani, il quale va ad occupare la corsia destra, spostando nuovamente Simao su quella mancina e accentrando Cristiano Ronaldo in posizione di centravanti.

La Turchia appare scossa anche sul piano psicologico oltre che su quello fisico dopo aver pressato in quel modo per tutta la partita, fatica a creare gioco e non accelera più.

Al 76’ Terim prova il tutto per tutto, tornando ad un 4-4-2 più offensivo con l’uscita di Hamit Altintop e l’innesto di Semih Senturk, il quale fa la seconda punta con Sabri che si sposta nel ruolo di terzino destro.

L’unica occasione per il pareggio arriva all’82’ quando su corner da destra Nani si perde malamente la marcatura di Emre Asik, il quale però vede il pallone spuntare soltanto all’ultimo momento e non trova il riflesso giusto per colpire bene di testa da posizione molto centrale, mandando così il pallone sul fondo.

La Turchia non ne ha più e al 93’ il Portogallo trova anche il raddoppio in contropiede a campo aperto: Cristiano Ronaldo da sinistra taglia per la percussione centrale di Joao Moutinho, il quale si gira su sé stesso e poi è altruista perché serve Raul Meireles (il quale era subentrato nel finale per Simao) che a porta semivuota trova l’appoggio vincente per la rete del 2-0.

Il Portogallo inizia gli Europei con un buon risultato ma deve assolutamente registrare qualcosa se vuole imporsi tra i top team in questa competizione. Di certo, la sfida di mercoledì pomeriggio contro la Repubblica Ceca diventa ghiotta per chiudere i conti qualificazione.

La Turchia invece gioca una buona partita ma non combina proprio nulla in attacco, vanificando così il buon lavoro fatto a centrocampo (ottimo in particolare Mehmet Aurelio nel dare equilibrio alla squadra). Adesso per la squadra di Terim la sfida contro la Svizzera sa tanto di ultima chiamata.


Portogallo-Turchia 2-0

Portogallo (4-3-3): Ricardo 5 – Bosingwa 6 Pepe 7,5 Ricardo Carvalho 6,5 Paulo Ferreira 5,5 – Joao Moutinho 5 Petit 6 Deco 8,5 (92’ Fernando Meira sv) – Cristiano Ronaldo 6,5 Nuno Gomes 6,5 (68’ Nani 5) Simao 5,5 (82’ Raul Meireles 6,5)

In panchina: Rui Patricio, Bruno Alves, Hugo Almeida, Miguel, Jorge Ribeiro, Quaresma, Miguel Veloso, Postiga
Commissario tecnico: Luiz Felipe Scolari 6,5

Turchia (4-4-2): Volkan 6 – Hamit Altintop 5 (76’ Semih Senturk sv) Gokhan Zan 5,5 (55’ Emre Asik 6) Servet Cetin 5 Hakan Balta 6,5 – Kazim-Richards 6,5 Mehmet Aurelio 7 Emre Belozoglu 6 Tuncay 5 – Erding 5 (46’ Sabri Sarioglu 6) Nihat 5

In panchina: Rustu, Tolga, Mehmet Topal, Gokdeniz, Tumer, Emre Gungor, Arda Turan, Ugur Boral, Ayhan
Commissario tecnico: Fatih Terim 6

Arbitro: Herbert Fandel (Germania) 6

Gol: 61’ Pepe, 93’ Raul Meireles
Ammoniti: Gokhan Zan, Sabri Sarioglu (T)

venerdì 6 giugno 2008

Si parte dal Sankt Jacob Park di Basilea

Ecco il calendario degli Europei 2008, che verrà inaugurato da Svizzera-Repubblica Ceca



Tutto è ormai pronto per il fischio d’inizio degli Europei e allora mettiamo un po’ di ordine e scorriamo il calendario dei 31 match che infiammeranno Austria e Svizzera e l’intera Europa.

FASE A GIRONI:

Sabato 7 Giugno:

ore 18.00
Svizzera-Repubblica Ceca (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)

ore 20.45
Portogallo-Turchia (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

Domenica 8 Giugno:

ore 18.00
Austria-Croazia (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

ore 20.45
Germania-Polonia (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)

Lunedì 9 Giugno:

ore 18.00
Romania-Francia (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

ore 20.45
Olanda-Italia (Girone C – Stade De Suisse, Berna)

Martedì 10 Giugno:

ore 18.00
Spagna-Russia (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)

ore 20.45
Grecia-Svezia (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)

Mercoledì 11 Giugno:

ore 18.00
Repubblica Ceca-Portogallo (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

ore 20.45
Svizzera-Turchia (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)

Giovedì 12 Giugno:

ore 18.00
Croazia-Germania (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)

ore 20.45
Austria-Polonia (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Venerdì 13 Giugno:

ore 18.00
Italia-Romania (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

ore 20.45
Olanda-Francia (Girone C – Stade De Suisse, Berna)

Sabato 14 Giugno:

ore 18.00
Svezia-Spagna (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)

ore 20.45
Grecia-Russia (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)

Domenica 15 Giugno:

ore 20.45
Svizzera-Portogallo (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)
Turchia-Repubblica Ceca (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

Lunedì 16 Giugno:

ore 20.45
Polonia-Croazia (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)
Austria-Germania (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Martedì 17 Giugno:

ore 20.45
Olanda-Romania (Girone C – Stade De Suisse, Berna)
Francia-Italia (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

Mercoledì 18 Giugno:

ore 20.45
Grecia-Spagna (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)
Russia-Svezia (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)


QUARTI DI FINALE:

Giovedì 19 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo A-2° Gruppo B (Primo Quarto di Finale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Venerdì 20 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo B-2° Gruppo A (Secondo Quarto di Finale – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Sabato 21 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo C-2° Gruppo D (Terzo Quarto di Finale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Domenica 22 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo D-2° Gruppo C (Quarto Quarto di Finale – Ernst Happel Stadion, Vienna)


SEMIFINALI:

Mercoledì 25 Giugno:

ore 20.45
Vincente Primo Quarto di Finale-Vincente Secondo Quarto di Finale (Prima Semifinale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Giovedì 26 Giugno:

ore 20.45
Vincente Terzo Quarto di Finale-Vincente Quarto Quarto di Finale (Seconda Semifinale – Ernst Happel Stadion, Vienna)


FINALE:

Domenica 29 Giugno:

ore 20.45
Vincente Prima Semifinale-Vincente Seconda Semifinale (Ernst Happel Stadion, Vienna)