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lunedì 30 giugno 2008

Solo il Niño poteva riportare la Spagna alla vittoria

Fernando Torres mette la firma sulla vittoria, Iker Casillas alza al cielo il trofeo: la Spagna è Campione d’Europa



Iker Casillas può alzare quel trofeo che tutta la sua Nazione desiderava: la Spagna è Campione d’Europa per la seconda volta nella sua storia dopo aver sconfitto la Germania nella finale dell’Ernst Happel grazia ad un 1-0 firmato proprio dal giocatore di maggior qualità del settore offensivo, ovvero Fernando Torres che sigilla con una prodezza la finale e il titolo. Chi si lamentava del rendimento insufficiente del Niño fin qui ha avuto la risposta migliore possibile nel lob basso che ha reso inutile l’uscita di Lehmann e reso pesante la disattenzione di Lahm, un episodio che condanna la Germania ad una sconfitta tutto sommato giusta per quanto visto nel match: la Mannschaft è stata infatti troppo lenta nel proprio gioco e sempre in difficoltà in difesa, a parte una decina di minuti nella ripresa in cui è riuscita ad imprimere un cambio di ritmo, senza però trovare la giusta continuità. Meglio la Spagna, che con Fabregas in campo ha aggiunto incisività in regia per un gioco sicuramente più razionale e più invitante per l’unica punta Fernando Torres, con le Furie Rosse che oltre al gol hanno avuto un altro paio di buone occasioni e nel finale avrebbero potuto (e dovuto) chiudere la partita. Questo ha finito per rendere un po’ sofferto anche il finale, ma la Spagna ha saputo tenere bene, è rimasta sempre compatta (soprattutto grazie ad un centrocampo che raramente s’è staccato di molto dalla linea difensiva) e non ha concesso grandi occasioni agli avversari, meritandosi quindi pienamente l’urlo liberatorio arrivato dopo il triplice fischio finale, un urlo che ripaga di un’attesa durata 44 anni, quando un gol di Marcelino Martinez nel finale di gara regalò il successo sull’USSR e il successo casalingo nell’Europeo del 1964, successo che finalmente la Spagna è riuscita a bissare con un altro trofeo. Adesso è giustificato il giubilo dei media spagnoli, davvero protagonisti in quasi tutti gli sport importanti, dal basket al ciclismo passando anche per il tennis, una Nazione che evidentemente riesce ad esprimere talenti in ogni disciplina e che soprattutto riesce a valorizzarli: in questo senso, ottenere un successo così prestigioso in un sport così popolare è anche un merito giusto per le politiche sportive di questa Nazione che troppo spesso si ritrova divisa in regionalismi (forse è l’unico stato “meno unito” dell’Italia in questo senso, viste le tante volontà di autonomismo portate avanti dai baschi o dai catalani, per fare un paio di esempi) ma che ha saputo creare delle squadre vere in questi sport, superando tutte queste differenze culturali e di vedute. Ma a vincere sono soprattutto i calciatori, nonostante le prestazioni individuali (anche in questa finale) non siano state molto esaltanti, con Fernando Torres su tutti a strappare applausi per la tenacia, l’astuzia e poi la classe con cui ha firmato la rete decisiva, con Cesc Fabregas che impone il suo talento con grande maturità anche in occasioni così importanti, dimenticandosi che la carta d’identità lo vedrebbe soltanto 21enne, con Marcos Senna che s’è specializzato nell’annullare elementi chiave delle squadre avversarie (dopo il successo con Andrei Arshavin della Russia s’è ripetuto con Michael Ballack della Germania), con Carlos Marchena sorprendentemente più solido di Charles Puyol e con Sergio Ramos molto continuo in fase di spinta, anche se sulla sua corsia ha dovuto fronteggiare un Lukas Podolski piuttosto insidioso. Non si può certo dimenticare neppure Luis Aragones, che nonostante tante scelte impopolari (e francamente sbagliate, come quella di lasciare a casa Raul o di tenere quasi sempre in panchina Fabregas) è riuscito dove molti suoi predecessori (anche più quotati) avevano fallito, ovvero per far alzare un trofeo alle Furie Rosse: il successo sta nell’aver puntato sempre sulla stessa formazione nei match che contavano (soltanto contro la Grecia c’era stato spazio per le riserve, in un match che non contava più nulla nell’ottica del girone), ma forse sta soprattutto nell’aver messo in cantina il ripetitivo tiqui-taca che aveva decisamente fallito nel quarto di finale contro l’Italia, rivelandosi inadeguato per match che contano davvero. Con un gioco più razionale (e forse più aggressivo) la Spagna è riuscita ad ottenere due vittorie piuttosto meritate e ad arrivare alla vittoria di questo Euro 2008, che ha visto le Furie Rosse subire sempre gol nella fase a girone (una rete subita in ognuna delle tre partite iniziali), ma che poi nella fase decisiva ad eliminazione diretta non ha concesso neppure un gol, proprio in quella fase dove storicamente la Spagna finiva per fallire. Niente da fare per la Germania, espressasi ai massimi livelli soltanto nel quarto di finale contro il Portogallo e incapace di ripetere quei livelli nelle due partite successive: il carattere (e un po’ di fortuna) era servito per ottenere una vittoria soffertissima contro la Turchia ma da solo non è bastato in questa finale, dove la Spagna ha saputo limitare le velleità offensive tedesche con un muro abbastanza solido a centrocampo. Joachim Low non riesce a portare a casa il quarto titolo europeo ma sono poche le scelte che gli possono essere criticate, soprattutto considerando che si è ritrovato un Ballack in condizioni pessime nel momento decisivo del torneo. Proprio il centrocampista del Chelsea perde un altro trofeo in finale, ripetendo in maniera incredibilmente fedele quanto successo nel 2000, quando con il Bayer Leverkusen perse all’ultima giornata la Bundesliga (in uno spettacolare rush finale che premiò il Bayern Monaco) e fu sconfitto in finale di Champions League e Coppa di Germania, per poi perdere il Mondiale in finale contro il Brasile (partita che Ballack saltò per squalifica): molto simile è quello che è successo quest’anno, visto che Ballack (o perlomeno la sua squadra, visto che il tedesco ha saltato qualche mese per infortunio) è stato sconfitto in finale di Community Shield (la Supercoppa inglese), Carling Cup e Champions League, vedendo sfuggire il titolo della Premier League anche questa volta all’ultima giornata e ripetendo la sconfitta in finale con la propria Nazionale. Parliamo sempre di un giocatore che ha vinto molto, ma che non riesce ad essere molto fortunato al momento di conquistare un importante alloro internazionale.

La Germania scende in campo con quel 4-2-3-1 che ha caratterizzato la propria fase ad eliminazione diretta, proponendo soltanto un cambio di formazione rispetto all’undici che ha sconfitto la Turchia, con l’esclusione di Simon Rolfes per l’ingresso di Torsten Frings in mediana. E’ regolarmente in campo invece Michael Ballack, in dubbio fino all’ultimo per un fastidio al polpaccio. Dopo aver proposto quattro formazioni identiche nei primi due match del girone e nei primi due ad eliminazione diretta, la Spagna si trova costretta a cambiare un tassello nel proprio undici per l’infortunio subito da David Villa, sostituito da Cesc Fabregas in un modulo che diventa un 4-1-4-1 con Fernando Torres unica punta.

L’inizio di gara è molto lento e un po’ di studio (come si dice in gergo), con la Germania che vuole mostrare la propria compattezza per non dare spazio al solito fraseggio spagnolo per poi cercare di ripartire in velocità o pressando alto per sfruttare qualche possibile errore difensivo. In questi primi 10 minuti, la Germania riesce ad aprirsi gli spazi in maniera più convincente rispetto alla Spagna, ma con lo scorrere del tempo il trend sarà destinato a cambiare.

Il primo tiro del match intanto arriva al 9’ minuto: Klose svaria e riceve palla sulla sinistra, avanza un po’ e tocca in orizzontale per Hitzlsperger che calcia troppo debolmente e centrale, permettendo a Casillas la facile presa.

Al 14’ è la Spagna a crearsi una buona chance, anche se in modo piuttosto casuale: bel servizio di Xavi verso il vertice sinistro dell’area di rigore per Iniesta, il quale ha grande spazio per affondare ma sorprendentemente si ferma per poi rientrare sul destro e cercare un difficile appoggio verso il centro, creando però un rimpallo che rischia di condannare la Germania, con in particolare l’ultimo tocco di Metzelder che prende quasi in controtempo Lehmann, il quale però ha il gran riflesso per deviare in corner.

Il tema tattico di gara è abbastanza chiaro: le due squadre non hanno alcuna intenzione di scoprirsi e rimangono molto compatte dietro per non lasciare spazi e in fase di manovra il numero dei giocatori che attaccano è sempre molto inferiore rispetto a quelli che difendono. Si cerca quindi di recuperare palla in buona posizione per far partire la transizione offensiva e sfruttare un minimo di sbilanciamento avversario. Come accaduto anche negli ultimi due match, dopo pochi minuti la Spagna inverte i suoi esterni, portando Iniesta sulla fascia sinistra e David Silva sulla destra, ma le Furie Rosse hanno il solito difetto di non allargare mai il gioco e imbottigliarsi costantemente al centro, cosa che non succede nella Germania perché Klose svaria sempre molto, così come Podolski rimane sempre piuttosto largo sulla sinistra per puntare il terzino avversario, ovvero Sergio Ramos.

Sergio Ramos però è molto pericoloso in fase offensiva e al 23’ triangola lungo con Cesc Fabregas, il quale di prima gli ritorna un gran pallone aprendogli lo spazio per il cross che arriva preciso verso il secondo palo, dove Fernando Torres sovrasta nello stacco Mertesacker e colpisce bene di testa a schiacciare, la conclusione sarebbe impossibile da parare per Lehmann ma a salvare la Germania ci pensa il palo, che nega la gioia del gol al Niño. Bravissimo l’attaccante del Liverpool in stacco e conclusione, ma le migliori azioni della Spagna passano tutte dai piedi di Fabregas.

La Spagna adesso sfrutta realmente le fasce per allargare il proprio gioco ma grazie alla spinta dei due terzini, che permettono così di accelerare un po’ il gioco. In questa fase centrale la Germania appare poco fluida nel gioco, soprattutto perché è evidente l’inferiorità numerica della Mannschaft dalla trequarti offensiva in su che finisce per costringere i tedeschi nel puntare sulle azioni personali provenienti dalle fasce, soprattutto con la rapidità di Podolski (che però appare anche abbastanza impreciso). In tutto questo, Ballack appare troppo poco brillante e mai incisivo nel gioco dei suoi.

I difensori tedeschi appaiono in grossa difficoltà perché Fernando Torres li attacca sempre tenacemente sui palloni vaganti, finendo per far valere il proprio passo decisamente più rapido. Proprio questo succede al 33’, nell’episodio che decide il match: la verticalizzazione dalla trequarti di Xavi è imprecisa, Lahm appare in vantaggio su tutti ma si addormenta nell’attendere l’uscita del proprio portiere, non accorgendosi del fatto che il passaggio è troppo corto per rendere così semplice l’intervento di Lehmann. Fernando Torres si accorge dell’incertezza e attacca Lahm, riesce ad incunearsi tra il terzino e Lehmann e poi batte il portiere con un delizioso lob basso che manda il pallone lentamente ma con estrema precisione a morire all’interno della rete, per il gol dello 0-1. Reattivo e chirurgico nella conclusione il Niño, uno che non si lascia trasportare dalle emozioni in occasioni così importanti, ma troppo evidente e grave l’erroraccio di Philipp Lahm.

La Germania tenta una reazione di nervi ma questi prendono troppo corpo in Michael Ballack, che è anche sfortunato perché si apre un sopracciglio in un contrasto testa contro testa con Marcos Senna, finendo steso come un pugile.

In avvio di ripresa, Low decide di togliere Lahm, destinato a diventare protagonista negativo della partita, inserendo un terzino di spinta come Jansen. La Germania prova così a fare gioco ma lo fa troppo lentamente, senza mettere mai in seria difficoltà la difesa spagnola, con le Furie Rosse che invece riescono a creare qualche pericolo potenziale in contropiede, con Fernando Torres che può sfruttare l’enorme differenza di passo con Mertesacker: l’inerzia sembra tutta per la Spagna.

Al 53’ gli spagnoli ripartono in modo intelligente, con Fabregas che apre sulla destra dell’area di rigore per Fernando Torres, il quale guarda a centro area e poi tocca dietro per Xavi, che calcia radente ad incrociare costringendo Lehmann ad una difficile deviazione in corner.

Al 55’ arriva un altro contropiede pericoloso con Iniesta che verticalizza bene per Fernando Torres, il quale prende bene il tempo a Jansen e sembra poter puntare la porta ma davanti a sé trova una grande uscita a terra di Lehmann a strappargli la palla dai piedi: la Germania barcolla pesantemente.

Low passa ai ripari provando a cambiare modulo e a tornare al 4-4-2, inserendo al 58’ Kevin Kuranyi al posto di Hitzlsperger.

Il cambio ha l’effetto sperato e la Germania riesce ad alzare il ritmo, cominciando a spingere forte sulle fasce e a creare affanni nella difesa spagnolo. Questa fase però dura soltanto una decina di minuti e frutta soltanto una chance, al 60’: Puyol si complica terribilmente la vita sulla corsia sinistra d’attacco della Germania, Jansen recupera palla e la tocca dentro per Klose che appoggia di prima per Ballack, il quale ha l’opportunità di trovare una buona conclusione ma non colpisce bene il pallone, la traiettoria del tiro è comunque insidiosa e la palla va ad uscire sfiorando il palo, con Casillas che aveva visto tardi il pallone.

Al 64’ c’è un episodio non gravissimo sul piano disciplinare, ma che conferma l’incompetenza dell’arbitro Rosetti: David Silva trattiene vistosamente Podolski per impedire un’azione molto pericolosa sulla sinistra, con un intervento che sarebbe da ammonizione per tutta la vita. Oltretutto, il fantasista del Valencia ha un battibecco con l’avversario e gli rifila una mini-testata, con un gesto non certo violento ma sicuramente da punire: ce ne sarebbe abbastanza per un cartellino giallo, ma non per Rosetti che incredibilmente non ammonisce lo spagnolo. Quando un arbitro non ammonisce questa trattenuta e poi (qualche minuto dopo) si inventa un gomito alto per ammonire Fernando Torres in un normale (e involontario) contrasto testa contro testa con Mertesacker si capisce quanto sia inadeguato per arbitrare una partita del genere: nel calcio però le raccomandazioni contano e fanno una carriera e Collina è un santo in paradiso per questo arbitro.

Il buon momento della Germania viene spezzato al 67’: la difesa tedesca prova a fare fuorigioco su una punizione dalla destra ma in questo modo finisce soltanto per lasciare liberissimo Sergio Ramos in area di rigore per un incornata che Lehmann deve alzare in corner con un altro buon intervento. Il portiere dell’Arsenal (che l’anno prossimo giocherà allo Stoccarda) tiene in vita le speranze della Germania.

Il corner successivo è battuto corto, nessuno va a contrastare Iniesta che entra facilmente in area e calcia verso il primo palo, dove appostato c’è Frings a salvare con il piede. Incredibile però la distrazione tedesca, con il centrocampista del Barcellona che va alla conclusione con una facilità estrema.

La sfuriata della Spagna non frutta il raddoppio ma riesce nuovamente a cambiare l’inerzia della partita, perché adesso gli spagnoli tornano ad essere insidiosi in contropiede e tolgono continuità d’azione alla Germania, che adesso fatica a ritrovare velocità e a rendersi insidiosa negli ultimi metri.

All’81’ la Spagna non chiude colpevolmente il match: ci sono praterie sulla destra per Santi Cazorla (subentrato al posto di David Silva pochi secondi dopo che il giocatore del Valencia aveva rischiato di subire un cartellino) che crossa dalla destra, Daniel Guiza può colpire liberamente ma schiaccia troppo il pallone di testa e invece di mandarlo verso la porta lo devia addirittura orizzontalmente, il tentativo sbagliato rischia di diventare un assist per Marcos Senna che però da pochi passi non trova la deviazione vincente e la difesa tedesca si salva.

La Germania finisce troppo ferma il match, con Ballack che non esiste nel gioco dei suoi e la Spagna decisamente più viva: in questo modo, la Mannschaft non riesce neppure a creare un ultimo attacco, anche perché Metzelder gestisce in maniera pessima gli ultimi possessi. Nell’unica occasione che la Germania trova per inserirsi in area ci pensa il solito Rosetti a rovinare tutto, inventandosi un fallo su Capdevila in area di rigore, con Schweinsteiger che avrebbe avuto a disposizione un pallone molto pericoloso: si spengono qui le speranze tedesche.

La Spagna si incorona quindi Campione d’Europa per la seconda volta nella sua storia e saluta nel modo migliore il proprio ct Aragones, destinato a firmare con il Fenerbahce: adesso c’è curiosità per capire chi sarà il suo successore, visto che per adesso non si sono fatti dei nomi credibili. Di certo, il nuovo ct raccoglierà un’eredità pesante ma potrà far crescere un gruppo di giocatori ancora giovani ma già vincenti, come ad esempio Sergio Ramos, Andreas Iniesta, Cesc Fabregas o Fernando Torres: con altri due anni d’esperienza, questi talenti potrebbero diventare ancora più forti in vista del Mondiale del 2010. Come detto, ancora non si ha idea di chi potrebbe essere il nuovo ct spagnolo, ma in Spagna c’è un tecnico vincente che è libero da tre anni e che potrebbe fare il caso delle Furie Rosse, ovvero Vicente Del Bosque: forse, proprio il 57enne ex tecnico del Real Madrid potrebbe essere perfetto per la Nazionale spagnola.

Non ci sono invece dubbi su chi sarà il ct della Germania nel prossimo biennio, visto che Joachim Low è stato confermato senza alcun problema e potrà continuare il suo lavoro anche in vista dei prossimi Mondiali. L’Europeo della Mannschaft è stato decisamente positivo, anche se la Germania è mancata nell’acuto finale: di certo, Low avrà il compito di creare un impianto decisivo più solido in vista del 2010.


Germania-Spagna 0-1

Germania (4-2-3-1): Lehmann 6,5 – Friedrich 6 Mertesacker 5,5 Metzelder 4,5 Lahm 4 (46’ Jansen 6) – Frings 6 Hitzlsperger 5 (58’ Kuranyi 5) – Schweinsteiger 5 Ballack 4 Podolski 6 – Klose 6 (79’ Gomez sv)

In panchina: Enke, Adler, Fritz, Westermann, Rolfes, Neuville, Trochowski, Borowski, Odonkor
Commissario tecnico: Joachim Low 5,5

Spagna (4-1-4-1): Casillas 6 – Sergio Ramos 6,5 Puyol 6 Marchena 6,5 Capdevila 6 – Marcos Senna 7 – Iniesta 6 Fabregas 6,5 (63’ Xabi Alonso 6) Xavi 6 David Silva 4,5 (66’ Santi Cazorla sv) – Fernando Torres 8

In panchina: Palop, Reina, Raul Albiol, Fernando Navarro, David Villa, Sergio Garcia, Arbeloa, Juanito, De La Red
Commissario tecnico: Luis Aragones 6

Arbitro: Roberto Rosetti (Italia) 4

Gol: 33’ Fernando Torres
Ammoniti: Ballack, Kuranyi (G), Casillas, Fernando Torres (S)

giovedì 26 giugno 2008

La Germania soffre tantissimo ma Lahm la porta in finale

Brutta partita della Mannschaft che però approfitta degli errori di una Turchia scriteriata e vince 3-2 dopo un finale da thrilling



Nel mentre le immagini video della regia internazionale facevano le bizze (danke ZDF per aver trovato una via alternativa per proporre il finale di gara, nel mentre la Rai rimaneva con le mani in mano a proporre gli episodi alla moviola: cercare un metodo alternativo alla Rai per seguire un evento non è mai sbagliato), al St Jakob Park di Basilea andava in scena una semifinale davvero illogica, dominata nel primo tempo dal grande dinamismo della Turchia, nella ripresa dalla paura e dagli errori dei portieri, per poi essere decisa proprio al 90’ dalla giocata di quello che era vicino per diventare il peggiore in campo, ovvero Philipp Lahm che passa dall’esser dominato da Sabri Sarioglu (e da Colin Kazim-Richards nel primo tempo) all’essere l’uomo della provvidenza, quello che apre le porte della finale alla Germania. Vittoria forse non meritatissima per la squadra di Joachim Low, che nel primo tempo è stata schiacciata e aggredita dalla forte pressione turca, ma che soprattutto ha deluso molto nella ripresa, quando cioè gli avversari hanno perso freschezza e brillantezza fisica e la Mannschaft doveva comandare le operazioni e imporre il proprio gioco, cosa che non è certo successa. E allora, in un match deciso dagli episodi non poteva che vincere la squadra che storicamente riesce meglio di tutti a far girare dalla propria parte questi episodi, trovando l’eroe del giorno in Lahm in una serata in cui Jens Lehmann l’aveva davvero combinata grossa nel regalare il gol del momentaneo 2-2 alla Turchia e in cui Michael Ballack non è mai entrato in partita, non riuscendo né a rendersi pericoloso in avanti né a dare qualità al gioco della sua squadra. Nonostante tutto, alla fine ad andare in finale (e molto probabilmente da favoriti per la vittoria) è sempre la Germania, che mancava quest’appuntamento agli Europei dal 1996, casualmente l’ultimo anno in cui riuscì a superare la sempre ostica fase a gironi (è evidente che un girone di un Europeo concentra mediamente una qualità maggiore a quello di un Mondiale), involandosi anche lì senza grande brillantezza ma con splendido cinismo alla finale, vinta poi con ulteriore sofferenza contro la Repubblica Ceca. A dir la verità, in questo Euro 2008 una partita davvero convincente la Germania l’aveva mostrata ai quarti contro il Portogallo e non è detto che non riesca a ripetersi anche nel match dell’Ernst Happel di Vienna. Esce dopo aver dato più del massimo una Turchia completamente incerottata (gli elementi disponibili ormai erano davvero pochi a furia di infortuni e squalifiche) e a tratti tanto bella quanto scriteriata nel proprio atteggiamento: la squadra di Fatih Terim ha infatti speso tantissimo nella pressione effettuata nel primo tempo, in cui la Turchia ha ben evidenziato le lacune difensive della Germania ma in cui ha anche rischiato più volte di lasciare grandi spazi in contropiede ai tedeschi, per poi risultare piuttosto affaticati fisicamente nel corso della ripresa, in cui elementi chiave della prima frazione come Colin Kazim-Richards sono decisamente spariti. E’ vero che forse quello era l’unico modo per mettere in difficoltà la Germania, ma accentuare il dinamismo nel primo tempo ha finito per essere deleterio per tutta la ripresa, quando poi Terim non aveva neppure tante alternative in panchina per cambiare la situazione. Proprio per questo motivo, esteticamente la squadra turca s’è fatta decisamente preferire, ma nella sconfitta subita la colpa sta anche nella tattica adottata e sarebbe stato curioso vedere la reazione atletica dei turchi in caso di prolungamento ai tempi supplementari. Di certo, Terim non poteva estrarre molto di più da questa squadra e il cammino della Turchia è già da applausi, considerando anche il modo incredibile in cui le partite precedenti erano state raddrizzate dei finali di gara: anche in questa semifinale il gol del pareggio era arrivato all’86’ e quindi negli ultimi minuti, ma stavolta qualcosa è andata storta e al 90’ la difesa s’è aperta troppo facilmente per consentire alla Germania la rete del definitivo 3-2.

La Germania conferma lo stesso undici che ha vinto brillantemente contro il Portogallo, lasciando in panchina anche l’ormai recuperato Torsten Frings, sostituito nuovamente dalla coppia centrale Rolfes-Hitzlsperger, mediani nel 4-2-3-1 voluto da Joachim Low. La Turchia invece deve forzatamente cambiare il proprio undici titolare, soprattutto a causa della squalifica del talentino Arda Turan e dell’infortunio della punta titolare Nihat Kahveci: il modulo rimane il 4-1-4-1 visto contro la Croazia, ma sulla fascia sinistra gioca Ugur Boral, mentre il centravanti è Semih Senturk. Non c’è posto in avanti per Tolga Zengin, il 24enne portiere del Trabzonspor che Terim aveva provato in allenamento come punta centrale, con quella che molto probabilmente era soltanto una provocazione e nulla di più.

La partita inizia molto lentamente, con la Turchia che dà l’impressione di volersi difendere con quasi tutti gli uomini dietro la linea della palla per poi provare delle ripartenze, ma mai impressione fu più errata perché di fatto gli uomini di Terim vogliono soltanto prendere le misure agli avversari.

In questa fase bloccata, la Turchia riesce comunque a creare due buone chance: la prima arriva al 7’ minuto, con Kazim-Richards che recupera palla a centrocampo e guarda sulla propria destra l’arrivo della sovrapposizione di Sabri Sarioglu per poi provare a far tutto fa solo e cercare la conclusione personale da fuori, con traiettoria però centrale che viene bloccata facilmente da Lehmann.

Un minuto dopo Lahm combina un pasticcio e perde palla in zona molto pericolosa, a riconquistarla è Hamit Altintop che però trova subito l’uscita di Lehmann, pronto a chiudere con il piede sulla conclusione dell’avversario.

La Germania prova ancora a fare manovra ma soffre tantissimo la densità di uomini della Turchia nella metà campo offensiva e non riesce ad essere brillante e ad incunearsi in questa selva di maglie. La Turchia, invece, prende sempre più coraggio e aumenta nell’intensità degli inserimenti offensivi e dei contrattacchi, approfittando dell’eccessiva lentezza dei tedeschi nel far girare il pallone e aggredendo gli avversari con grande tenacia.

I tedeschi faticano tantissimo in difesa: al 13’ Ayhan riprende con troppa facilità una palla vagante all’interno dell’area di rigore e sul fondo alla destra della porta, la difesa tarda a rientrare e il centrocampista turco può appoggiare facilmente all’indietro per Kazim-Richards, il quale calcia subito potente da distanza ravvicinata e colpendo benissimo il pallone, bruciando il possibile tentativo di Lehmann ma colpendo in pieno la traversa. Grossa occasione per la Turchia, con il giocatore del Fenerbahce che era stato bravissimo nella conclusione ma che è sfortunato nel non trovare il gol.

La Turchia ora è in piena pressione e in pieno possesso del gioco, riversandosi nella metà campo avversaria e giocando con grandissimo dinamismo, cercando di attaccare gli avversari con continui inserimenti dei centrocampisti.

In questo modo, la difesa tedesca è smascherata in tutti i suoi limiti e al 22’ si fa trovare ancora una volta troppo ferma, permettendo a Sabri Sarioglu di scambiare con Ayhan dopo una rimessa laterale: il cross di prima del terzino del Galatasaray trova in area di rigore una deviazione beffarda di Kazim-Richards, che colpendo in scivolata crea un involontario e stranissimo pallonetto che scavalca e sorprende nettamente Lehmann ma che finisce sulla traversa. La respinta finisce sui piedi di Ugur Boral che calcia immediatamente, prendendo in controtempo un Lehmann che provava a ripiazzarsi tra i pali e che non trova la coordinazione per respingere il pallone prima che questo varchi la linea di porta, facendoselo passare anche goffamente tra le gambe: è la rete dello 0-1, con la Turchia che passa meritatamente in vantaggio anche se trova il gol in modo fortunoso.

Al primo attacco vero, però, la Germania pareggia: al 26’ Klose è molto bravo nel tenere palla a centrocampo e far risalire la squadra appoggiando per Hitzlsperger, il quale apre sulla sinistra e dà il là alla ripartenza di Podolski, che avanza fino ad arrivare all’altezza dell’area di rigore, punta in uno contro uno Sabri Sarioglu e crossa basso al centro per Schweinsteiger. L’esterno del Bayern Monaco è bravissimo ad andare incontro al pallone prendendo il tempo a Mehmet Topal ma è ancora più bravo nella deviazione di esterno destro che sorprende Rustu e che infila il pallone nell’angolo più lontano, per la bellissima rete dell’1-1.

La partita adesso diventa molto bella perché la Turchia insiste nella spinta offensiva ma rischia di creare una spaccatura tra la propria difesa e il proprio centrocampo, in cui il buon lavoro in sponda e in appoggio di Klose finisce per dare un respiro leggermente diverso agli attacchi tedeschi, che comunque continuano a non essere continui. Terim chiede a Kazim-Richards di giocare più vicino all’unica punta Semih Senturk e di dare più incisività in avanti, visto che sulla destra ci pensa Sabri Sarioglu a dare velocità all’azione e a spingere come un forsennato.

In questo modo, però, il giocatore del Galatasaray lascia delle praterie in difesa, coma accade al 34’: Hitzlsperger lancia ancora una volta la ripartenza di Podolski, che parte da centrocampo e può attaccare a campo aperto ma, arrivato in area, l’attaccante del Bayern Monaco non è freddo nella conclusione perché potrebbe anche piazzare con semplicità il tiro ma decide di alzare la sua traiettoria e manda il pallone a sfiorare la traversa. E’ una grandissima occasione per la Germania, che ha ampi spazi sulla corsia sinistra perché su quella fascia la Turchia appare troppo sbilanciata in avanti.

E’ comunque ottimo il primo tempo di Kazim-Richards, che salta sempre il proprio avversario diretto grazie ad una grande esplosività che così gli permette di crearsi delle buone opportunità e di fare letteralmente impazzire Lahm. La Turchia riesce a giocare con una determinazione pazzesca e ad aprire la macchinosa difesa tedesca anche con gli scambi stretti, anche perché Semih Senturk gioca quasi esclusivamente in fase di appoggio per i compagni, un lavoro che riesce a fare molto bene: la squadra di Terim, così, riesce ad avere continuamente in mano il pallino del gioco.

Al 41’ la Turchia attacca per una volta con un’azione lenta e Kazim-Richards sulla destra va in appoggio per Sabri Sarioglu, il quale dal vertice destro dell’area ha poca pressione e calcia direttamente in porta, mandando il pallone alto di poco.

All’intervallo la Germania opta per una sostituzione forzata, visto che nel primo tempo Rolfes si era fatto malo in uno scontro testa contro testa con Ayhan ed è costretto ad uscire, per l’ingresso di Frings.

Come successo in avvio di primo tempo, anche nella ripresa la Germania inizia a manovrare, ma questa volta riuscirà a tenere il pallino del gioco con più continuità, anche perché la Turchia appare meno esplosiva fisicamente. Nella Mannschaft è sempre buono il lavoro in regia di Thomas Hitzlsperger, mentre Michael Ballack continua a non brillare e a non essere mai incisivo. Sono poco continui invece i movimenti di Bastian Schweinsteiger, il quale tende a stringere verso il centro e non punta mai sulla propria fascia, dove Hakan Balta finisce per non essere mai attaccato seriamente in tutti i 90 minuti.

Le migliori azioni partono dai piedi di Hitzlsperger, che al 51’ apre ancora una volta bene sulla sinistra, dove Lahm sfonda e all’altezza della linea dell’area di rigore viene letteralmente travolto da un intervento in ritardo di Sabri Sarioglu: incredibilmente, l’arbitro Busacca non vede il fallo e non assegna un rigore abbastanza evidente. L’unico dubbio riguarda la posizione di Lahm, che forse al momento del contatto era fuori area, ma il non assegnare questo fallo solare è da perfetti incompetenti: la categoria arbitrale europea è davvero in piena rovina se i Busacca, i Rosetti o i Michel sono i fischietti migliori.

Il ritmo di gara è adesso molto basso, con la qualità di gioco che appare anche decisamente scadente: la Turchia continua a tenere bene il campo e ritorna a manovrare, ma appare decisamente meno incisiva in avanti perché molto stanca dopo il dispendioso primo tempo e perché Kazim-Richards si eclissa totalmente dalla partita e non ripete l’ottima impressione data nei primi 45 minuti, risultando a tratti disastroso in questa ripresa. E’ eccellente invece la prestazione in mediana di Mehmet Aurelio, il quale annulla Ballack e recupera un gran numero di palloni. Adesso che la Turchia è stanchissima dovrebbe essere la Germania a comandare il gioco e ad imporsi, ma la Mannschaft delude decisamente in questa fase perché fa una fatica immensa a fare due passaggi di seguito e ad avanzare con una manovra brillante: secondo logica, i tedeschi avrebbero dovuto approfittare dell’affanno fisico degli avversari per travolgerli sul piano del gioco, ma questo non succede assolutamente.

Il migliore della Germania è sempre Hitzlsperger, che al 73’ scaglia una botta mancina delle sue che diventa devastante nonostante la pressione di Hamit Altintop, con il pallone che va largo di poco, anche se c’è da dire che Rustu era volato bene in tuffo.

Rustu fa molto peggio al 79’: dopo una manovra lentissima e prevedibile, Lahm forza un cross molto lento dalla trequarti, il portiere turco decide di uscire in maniera folle fino all’altezza del dischetto dell’area di rigore e si fa anticipare dallo stacco di Klose, che di testa non ha difficoltà ad insaccare nella porta vuota e nel realizzare il gol del 2-1. Davvero terribile l’errore di Rustu, che bissa la papera con cui aveva regalato a Klasnic il gol quasi decisivo nel quarto di finale contro la Croazia, quando però Semih Senturk riuscì nel miracolo di trovare comunque il pareggio e di portare la partita ai rigori: ancora una volta, l’attaccante del Fenerbahce di rivelerà il suo angelo custode.

La Turchia infatti tenta il tutto per tutto e all’86’ trova l’ennesimo gol nel finale di gara del suo Europeo: Lahm si fa ridicolizzare nello stretto da Sabri Sarioglu, che aggira l’avversario con troppa semplicità e arriva sul fondo per poi cerca il cross basso, la traiettoria finisce per essere troppo stretta ma Lehmann si addormenta e non si accorge che Semih Senturk s’era inserito per anticiparlo nettamente e per toccare alle sue spalle da posizione defilata, realizzando la rete del 2-2. Anche qui c’è un grosso errore del portiere, ma la Turchia sembra aver trovato l’ennesimo miracolo.

Però la squadra di Terim non ha fatto i conti con la voglia di riscatto di Philipp Lahm che al 90’ cancella totalmente una partita che fino a quel momento era stata pessima: il terzino del Bayern Monaco parte da lontano sulla sinistra e riesce ad accentrarsi grazie anche ad uno scivolone maldestro di Kazim-Richards (il quale addirittura si fa male in questa caduta) che gli apre un grande spazio, chiude un bel triangolo di prima con Hitzlsperger e va via incuneandosi benissimo in area per poi battere con freddezza l’uscita di Rustu, mandando il pallone sul sette con il piatto destro e realizzando alla grande il gol del 3-2.

E’ anche la rete che decide la semifinale e che porta la Germania a giocarsi il titolo nella finale di domenica 29: dopo una prova così brutta, la Mannschaft dovrà fare di meglio nella partita di Vienna, dove affronterà una tra Spagna e Russia. Paradossalmente, la squadra più pericolosa potrebbe essere quella di Hiddink, perché concentra il proprio gioco su quegli inserimenti continui dei centrocampisti che in questo match hanno fatto letteralmente impazzire la difesa tedesca, un trend che potrebbe ripetersi qualora fossero i russi ad approdare in finale. In caso di vittoria della Spagna, Mertesacker e Metzelder dovranno stare attentissimi alle accelerazioni di Fernando Torres e David Villa, ma la squadra di Aragones dovrebbe accelerare nettamente il proprio gioco per non rischiare di far uscire fuori la superiore fisicità della Germania.

Finisce qui l’incredibile avventura della Turchia, squadra dimostratasi folle anche in questa semifinale: la squadra di Terim ha sovvertito tutti i pronostici e ha dimostrato che in questi tornei brevi la combattività e la capacità di non mollare mai può essere un’arma fondamentale e vincente.


Germania-Turchia 3-2

Germania (4-4-2): Lehmann 5 – Friedrich 6 Mertesacker 5 Metzelder 5,5 Lahm 6 – Rolfes 5 (46’ Frings 5,5) Hitzlsperger 7 – Schweinsteiger 6 Ballack 4 Podolski 6 – Klose 6,5 (92’ Jansen sv)

In panchina: Enke, Adler, Fritz, Westermann, Gomez, Neuville, Trochowski, Borowski, Odonkor, Kuranyi
Commissario tecnico: Joachim Low 5

Turchia (4-1-4-1): Rustu 4 – Sabri Sarioglu 6,5 Mehmet Topal 5,5 Gokhan Zan 6 Hakan Balta 6 – Mehmet Aurelio 7 – Kazim-Richards 6 (92’ Tumer Metin sv) Hamit Altintop 6 Ayhan 6 (81’ Erding sv) Ugur Boral 6 (84’ Gokdeniz sv) – Semih Senturk 6,5

In panchina: Tolga, Servet Cetin, Emre Belozoglu, Emre Gungor
Commissario tecnico: Fatih Terim 6,5

Arbitro: Massimo Busacca (Svizzera) 4

Gol: 22’ Ugur Boral (T), 27’ Schweinsteiger (G), 79’ Klose (G), 86’ Semih Senturk (T), 90’ Lahm (G)
Ammonito: Semih Senturk, Sabri Sarioglu (T)

venerdì 20 giugno 2008

Quando conta, la Germania esprime sempre il meglio di sé

La squadra di Low vince anche più nettamente del 3-2 finale per l’atteggiamento decisamente migliore rispetto a quello del Portogallo



A fine partita le statistiche rivelano un totale di 22 tiri per il Portogallo contro gli 11 della Germania, ma alla luce di quanto visto in campo nei 90 minuti, quanti tra i veri esperti di calcio possono dire che la Mannschaft non ha strameritato la vittoria? Pochissimi, giusto un nugolo di cultori del calcio ultraoffensivo possono opporsi a questa visione, mentre tutti gli altri non possono che applaudire per l’ennesima volta la forza mentale di questa squadra: mentre il Portogallo usciva con gli applausi dalla fase a girone dando spettacolo, la Germania giocava malissimo la stessa fase, ma alla fine quando si fa sul serio difficilmente si sbaglia a puntare sui tedeschi, specialmente quando possono disporre di una buonissima squadra. E allora, sul terreno del St Jakob di Basilea s’è vista tutta la differenza tra una squadra esteticamente apprezzabile ma molto circense contro una squadra di calcio, con undici giocatori che sanno sempre quello che devono fare, che magari non attira l’occhio ma che alla fine diventa per forza più concreta: sotto il profilo della mentalità e del gioco il risultato di 3-2 sta pure stretto all’undici di Joachim Low ed è derivato anche dagli errori difensivi di Per Mertesacker nei due gol portoghesi, ma quella della Germania può essere definita una vera e propria lezione di calcio sul Portogallo. Le finte ripetute e i colpi di tacco servono a poco se non si concretizza il gioco, così una squadra che il luogo comune vuole solida finisce per segnare tre reti e per creare almeno un paio di altre grandi occasioni da rete, sempre lasciando poco allo spettacolo. Nel calcio non esiste e né ci sarà un tipo di gioco vincente in assoluto, ma la Germania porta sempre avanti la sua mentalità e quando la qualità del gruppo è di buon livello arrivano anche i risultati positivi, cosa che non era successo negli ultimi due Europei in cui la Mannschaft aveva sempre fallito all’interno del girone iniziale, senza vincere neppure una partita, perché nel 2000 la squadra era troppo vecchia e nel 2004 mancava di qualità nelle zone offensive, dovendo puntare tutto su Kevin Kuranyi in attacco. Si ferma invece qui l’esperienza di Felipe Scolari sulla panchina del Portogallo: dopo sei anni di buoni risultati (la finale nell’Europeo casalingo e la semifinale ai Mondiali del 2006), alla squadra lusitana è mancato nuovamente quell’ulteriore salto di qualità che consente ad un gruppo tutto sommato buono di diventare anche vincente. In questo match il Portogallo non ha saputo reggere l’impatto contro la solidità degli avversari, ma Scolari ha provato a rimescolare le carte, finendo per sbagliare qualcosa tatticamente, soprattutto nel portare Deco troppo defilato dalla zona nevralgica del campo, finendo per perdere quasi definitivamente l’apporto del fantasista del Barcellona, che dopo aver giocato due partite splendide in questo Europeo (ha saltato la terza contro la Svizzera perché Scolari ha schierato una squadra piena di riserve) è risultato quasi inesistente nei 90 minuti decisivi, un po’ come tutto il Portogallo che s’è sciolto di fronte a questo grande avversario e in questo appuntamento così importante. La squadra portoghese aveva le qualità per mettere in difficoltà una difesa della Germania non sempre perfetta, ma alla fine di occasioni vere ne ha create pochine, limitandosi a qualche leziosità di troppo e a tanti tiri da lontano: secondo le statistiche della Uefa, ben 13 dei 22 tiri totali arrivano da fuori area e di questi soltanto due partono dal limite dell’area, mentre la maggior parte di questi sono delle conclusioni forzate che non hanno mai creato nessun pericolo per Lehmann, quasi a provare a dare una conclusione a delle azioni che finivano per le lunghe o a cercare il jolly con il gol strepitoso, non certo l’atteggiamento giusto per conquistare qualche trofeo importante.

Il Portogallo scende in campo con la formazione tipo, ovvero lo stesso undici proposto nei due match contro Turchia e Repubblica Ceca, quelli del girone eliminatorio in cui la qualificazione era ancora da conquistare: il modulo è il 4-3-3 (inizialmente Scolari non ha mai optato per quel 4-2-3-1 che i media segnalano erroneamente, mentre questo modulo s’è visto nel corso del match dopo qualche sostituzione) con Deco e Joao Moutinho a fare ancora gli interni di centrocampo e Nuno Gomes come punta centrale, affiancato da Cristiano Ronaldo a sinistra e Simao a destra. Diverse novità di formazione ci sono invece nella Germania, con Low che rinuncia a Gomez e al modulo a due punte per optare (lui sì) al 4-2-3-1 che vede Klose unica punta, Ballack avanzato nel ruolo di trequartista a formare una linea con Schweinsteiger (preferito a Fritz) e Podolski, mentre in mediana non c’è spazio neppure per Frings, con il ct tedesco che punta sulla coppia Hitzlesperger-Rolfes. Low è costretto a guardare la partita dalla tribuna dopo l’espulsione subito nel corso del match contro l’Austria e a farne le veci in panchina è il suo vice Hans-Dieter Flick, ex allenatore dell’Hoffenheim.

La partita inizia con due squadre molto bloccate: la Germania tiene maggiormente palla ma non riesce mai ad affondare, con Ballack che rispetto alle scorse partite è meno presente nel vivo del gioco ma più attivo nella zona offensiva, per sfruttare le sue capacità di inserimento e di stoccatore.

Il primo tiro del match arriva al 10’: rimessa battuta velocemente da Schweinsteiger per Hitzlesperger, il quale dal limite va subito al tiro ma la palla finisce sull’esterno della rete senza creare brividi particolari a Ricardo.

La Germania riesce a prendere il possesso del centrocampo ma non regala certo grande spettacolo, manovrando molto e studiando i possibili varchi che potrebbero essere aperti nella difesa avversaria, anche perché la Mannschaft deve ancora prendere confidenza con il nuovo modulo. Il Portogallo non riesce a prendere continuità e Deco si vede pochissimo in questo inizio, domato dalla forza fisica dei due mediani tedeschi, in particolare l’ottimo Simon Rolfes. La buona disposizione tattica della Germania costringe i due esterni portoghesi Simao e Cristiano Ronaldo a partire in posizione abbastanza arretrata per non far perdere equilibrio alla propria squadra. E’ curioso invece il posizionamento dei trequartisti tedeschi in questo primo quarto d’ora, visto che tra i tre elementi alle spalle di Miroslav Klose il più avanzato è Bastian Schweinsteiger, che punta sempre alto un Paulo Ferreira che avanza poco, mentre Lukas Podolski si sacrifica molto anche a rincorrere gli avversari. Interessante pure il tipo di gioco attuato da Klose, che pur giocando da prima punta non rimane statico in avanti, ma anzi svaria su tutto il fronte offensivo per dialogare con i compagni, finendo spesso in posizione arretrato: proprio questo movimento risulterà decisivo col passare dei minuti.

Alla prima fiammata, il Portogallo va vicinissimo al vantaggio: Bosingwa riesce ad andarsene sul breve sulla corsia di destra e crossa verso il centro dell’area, dove Metzelder manca l’intervento e permette a Joao Moutinho la deviazione ravvicinata, ma il 21enne non ha il riflesso dell’attaccante e va a colpire il pallone con la coscia, mandando alto e sprecando una grande occasione.

Non sbaglia invece la Germania, che dopo aver macinato gioco trova lo spiraglio per pungere: al 22’ è bellissima la combinazione veloce e tutta sul breve sulla fascia sinistra, con Podolski che triangola prima con Klose e poi con Ballack, il quale di prima dalla trequarti trova un bellissimo tocco filtrante per premiare la corsa del compagno. L’attaccante del Bayern Monaco raggiunge così la zona vicina alla linea di fondo e crossa basso e teso verso il centro dell’area, dove Schweinsteiger si inserisce in modo perfetto e in scivolata trova il tocco vincente anticipando Ricardo Carvalho e battendo Ricardo da distanza ravvicinata: è la rete dello 0-1 che la Germania merita per come aveva impostato la partita e che arriva con una splendida azione, dove non si vedono colpi di tacco o finte da calcio bailado ma dove c’è uno splendido sfruttamento degli spazi liberi.

La Germania non si accontenta del gol di vantaggio e al 26’ punisce gli avversari un’altra volta: punizione leggermente defilata sulla sinistra battuta da Schweinsteiger, Bosingwa si piazza male all’interno dell’area e tiene in gioco tutti gli avversari, nel frattempo Klose si libera alla perfezione della lenta e brutta marcatura di Ricardo Carvalho e incorna alla perfezione, realizzando la rete dello 0-2. Non è un caso che nella prima partita in cui viene schierato come centravanti Klose firma il suo primo gol in questi Europei, ma è evidente l’errore di Ricardo Carvalho, apparso davvero la brutta copia dello splendido difensore ammirato nel Chelsea.

Scolari cerca di ridisegnare la squadra e al 31’ decide di togliere Joao Moutinho e inserisce Raul Meireles, il quale affianca Petit in un 4-2-3-1 che vede Simao sempre statico sulla destra, Cristiano Ronaldo accentrarsi spesso e finire quasi per fare la seconda punta, mentre Deco deve sacrificarsi in una posizione defilata sulla sinistra che finisce per escluderlo definitivamente dalla contesa.

In questa fase di gioco arriva la sfuriata nervosa del Portogallo, che riesce a premere per mettere alle corde la Germania ma rischia di subire dei contropiede letali. Cristiano Ronaldo prova ad entrare realmente in partita in questa posizione centrale, ma un errore nella misura del cross basso per un liberissimo Nuno Gomes rischia di essere pesante.

Invece, il fenomeno del Manchester United riesce a rifarsi in parte al 40’: la difesa della Germania si fa trovare troppo aperta nella ripartenza portoghese e Simao può tagliare verso il centro per poi lanciare in diagonale verso la corsia sinistra, Mertesacker non riesce ad intercettare il pallone e si fa scappare via Cristiano Ronaldo, il quale punta la porta e poi cerca la conclusione, ma Lehmann era uscito puntualmente a chiudergli la porta e risponde bene al suo tiro. Sulla respinta Mertesacker è ancora troppo lento nel prendere equilibrio per toccare il pallone, il quale arriva a Nuno Gomes che calcia a porta vuota il tap-in vincente, rendendo inutile anche il tentativo di salvataggio di Metzelder sulla linea: è la rete dell’1-2 e la Germania paga un altro errore pesante di Mertesacker, il vero punto debole dell’intera formazione tedesca.

Al 45’ è Ballack a cercare la risponda immediata, ricevendo un pallone da Lahm largo sulla sinistra, accentrandosi per portarsi il pallone sul destro e calciando verso il primo palo, ma Ricardo è attento e respinge.

Un minuto dopo Cristiano Ronaldo accelera e punta l’area di rigore, va in uno contro uno con Mertesacker defilato in area sulla sinistra e cerca il secondo palo con una conclusione bassa, ma il pallone termina sul fondo anche se non va di molto lontano dal palo.

Nella ripresa la Germania prova ad addormentare la partita, tenendo palla a ritmi bassi e piazzandosi a protezione della propria difesa, con i trequartisti che abbassano particolarmente la propria posizione, eccetto Ballack che rimane l’uomo più vicino a Klose: in questo modo, però, la Mannschaft rischia di concedere troppo campo al Portogallo, che invece prova a spingere e in questo modo potrebbe prendere anche continuità nella manovra e far soffrire la difesa alzata da Low. Il problema è che ai lusitani mancano le illuminazioni di Deco e la squadra di Scolari insiste troppo su ricami eccessivi o su azioni personali, perdendo troppi palloni.

Come nel primo tempo, però, la Germania concede al Portogallo una grandissima chance da distanza ravvicinata, ma anche questa volta i lusitani la sprecano malamente: al 57’ c’è un corner battuto con un cross corto, Deco sul primo palo va a prolungare di testa e al centro nessun tedesco segue il movimento di Pepe, che da pochissimi passi può colpire di testa ma invece di freddare Lehmann manda altissimo, sprecando la più ghiotta occasione per rimettere in partita il Portogallo.

Questo perché al 61’ la Germania sfrutta in pieno un errore degli avversari e trova il gol che potrebbe chiudere la partita: punizione da trequarti battuta da Schweinsteiger direttamente verso il centro, Ricardo esce come suo solito a farfalle e Ballack lo può anticipare per incornare di testa a porta vuota, dopo aver preso il tempo e la posizione anche al suo compagno di club Paulo Ferreira. E’ la rete dell’1-3 ed è pesantissimo l’errore del portiere Ricardo, uno che non dà mai sicurezza sulle palle alte e che fa sempre rischiare la propria squadra con le sue follie: in questo modo, il Portogallo subisce un gol che decisivo in questo match, così come decisivo era stato un altro suo errore su palla alta ad Euro 2004, sul gol di Charisteas che regalò alla Grecia il titolo di Campione d’Europa. E’ davvero difficile pensare di creare una squadra di alto livello quando poi in porta c’è questo portiere.

Il Portogallo via via prende una disposizione tattica sempre più anarchica, con le uscite dal campo di Nuno Gomes prima e Petit poi e gli ingressi in campo di Nani e Helder Postiga: la squadra di Scolari gioca il finale di gare con Deco in posizione centrale e più arretrata, Helder Postiga unica punta e i tre trequartisti a girare per il campo senza posizioni fisse. Al 73’ cambia qualcosa anche la Germania, togliendo Hitzlesperger (sufficiente la sua prova) per inserire Tim Borowski, che si piazza all’altezza di Ballack nel 4-1-4-1.

La Germania adesso si difende bene, rallenta il gioco portoghese e permette agli avversari soltanto tiri da fuori non pericolosi, riuscendo pure a far scorrere il tempo soprattutto grazie ad alcune azioni molto intelligenti dell’ottimo Podolski, il migliore in campo in questo match. L’azione portoghese finisce sempre per ristagnare lentamente per vie centrali, dove ci sono sempre almeno 7 giocatori della Germania ad attendere e a chiudere tutti gli spazi: la squadra di Scolari attacca in modo poco intelligente, cercando della azioni illogiche e non allargando mai il gioco, nonostante ormai in campo ci siano diversi esterni offensivi.

Ad andare più vicino al gol è quindi la Germania al 79’: dopo un corner respinto Podolski cerca la botta dalla trequarti, colpendo il pallone con l’esterno del piede sinistro e dandogli una traiettoria splendida e tesa che va a sfiorare il palo ed uscire davvero di un nulla. Sarebbe stata una rete spettacolare e totalmente meritata dall’attaccante del Bayern Monaco.

Alla fine, a trovare il gol della speranza è il Portogallo all’87’: azione personale di Nani sulla sinistra che riesce poi a rientrare sul destro e crossare al centro, Mertesacker è ancora troppo fermo e Helder Postiga riesce ad incornare da posizione ravvicinata, battendo Lehmann e riaprendo il match con la rete del 2-3.

La rete finisce solo per rendere meno pesante il passivo, perché l’assalto finale del Portogallo è poca cosa e l’azione simbolo della mentalità sbagliata dei lusitani arriva al 92’: Nani riceve palla sulla destra ma invece di spingere sulla fascia e crossare nel mucchio decide di accentrarsi e tentare il sinistro da lontano, mandando il pallone altissimo. Questo è il segno di come non si portano avanti gli assalti finali, visto che i portoghesi hanno attaccato anche in questi frangenti troppo lentamente e hanno cercato il gol da lontanissimo, con dei tiri che in queste fasi concitate possono riuscire solo una volta in un milione di tentativi.

Anche questo è il sintomo di una mentalità diversa tra le due squadre ed è giusto che ad approdare in semifinale sia la Germania, dopo aver giocato un’ottima partita: la grinta e l’intelligenza dei giocatori ha avuto la meglio, supportate anche dalle grandi prestazioni di tutti e quattro gli elementi offensivi, visto che oltre al migliore in campo Podolski si sono ben comportanti anche Klose (bravissimo a svariare e a creare spazi), Ballack (più pungente e dinamico rispetto alle altre tre partite di questi Europei) e Schweinsteiger (alla prima partita da titolare in questo Euro 2008 e subito a segno, tornando ad essere un elemento determinante). Adesso la squadra di Low attende il proprio avversario in semifinale dalla vincente del match tra la Croazia (già affrontata nel girone iniziale, con la sconfitta per 2-1 che ha permesso ai croati di vincere il raggruppamento) e la Turchia, match che vede come favorita la squadra di Bilic.

Per il Portogallo si finisce invece l’era di Felipe Scolari, che ha portato la squadra ad un livello decisamente più alto ma che non è riuscito a darle quell’ultimo salto di qualità che le avrebbe permesso di vincere qualcosa. Proverà a trovare le vittorie importanti il successore del Felipao, che potrebbe anche essere un altro ct brasiliano, visto che da qualche giorno si fa il nome di Arthur Antunes Coimbra, in arte Zico, il quale da qualche giorno ha lasciato il Fenerbahce e sicuramente troverà un altro posto in panchina nel corso di quest’estate.


Portogallo-Germania 2-3

Portogallo (4-3-3): Ricardo 5 – Bosingwa 5,5 Pepe 6 Ricardo Carvalho 4,5 Paulo Ferreira 5 – Deco 3 Petit 5 (73’ Helder Postiga 6) Joao Moutinho 4,5 (31’ Raul Meireles 5,5) – Simao 4 Nuno Gomes 5 (67’ Nani 4,5) Cristiano Ronaldo 5

In panchina: Nuno, Rui Patricio, Bruno Alves, Fernando Meira, Hugo Almeida, Miguel, Jorge Ribeiro, Quaresma, Miguel Veloso
Commissario tecnico: Luiz Felipe Scolari 5

Germania (4-2-3-1): Lehmann 6,5 – Friedrich 6 Mertesacker 5 Metzelder 6,5 Lahm 6,5 – Hitzlesperger 6 (73’ Borowski sv) Rolfes 7 – Schweinsteiger 7,5 (83’ Fritz sv) Ballack 7 Podolski 8 – Klose 7,5 (89’ Jansen sv)

In panchina: Enke, Adler, Westermann, Frings, Gomez, Neuville, Trochowski, Odonkor, Kuranyi
Commissario tecnico: Joachim Low (squalificato e sostituito da Hans-Dieter Flick in panchina) 8

Arbitro: Peter Frojdfeldt (Svezia) 6,5

Gol: 22’ Schweinsteiger (G), 26’ Klose (G), 41’ Nuno Gomes (P), 62’ Ballack (G), 87’ Helder Postiga (P)
Ammoniti: Pepe, Petit, Helder Postiga (P), Friedrich, Lahm (G)

martedì 17 giugno 2008

Ballack regala i quarti di finale ad una Germania poco brillante

L’Austria gioca con il giusto atteggiamento ma regge soltanto un tempo e poi il gol di Ballack spegne i padroni di casa



Era impensabile che la Germania si facesse eliminare da una orgogliosa Austria e alla fine la Mannschaft ha passato il turno in maniera discretamente agevole, ma non convincendo gli osservatori. La condizione fisica della squadra di Joachim Low non appare ancora all’altezza delle squadre migliori ed è obbligatorio recuperarla in tempo per i quarti di finale, visto che il Portogallo non è una squadra morbida da affrontare come lo è stata la Polonia e come in parte lo è stata anche l’Austria, soprattutto sul piano tecnico. Dopo un biennio molto positivo sul piano del gioco, i tedeschi si sono abbastanza nascosti in questi match del girone, proponendo un calcio molto lontano da quello proposto fin qui ma, conoscendo anche la storia di questa Nazionale, non bisogna sottovalutare la capacità della Germania di ritrovarsi nei momenti che contano e non è escluso che il gioco possa essere ritrovato proprio giovedì prossimo. La Mannschaft vista contro l’Austria ha mostrato un po’ di problemi in ogni reparto, con Mertesacker che ancora una volta è incomprensibile in un paio di decisioni prese in attacchi avversari, Frings e Ballack che appaiono soffrire sul piano fisico e Gomez che proprio non riesce a rendere bene in questi Europei, anche quando ha occasioni da gol facili facili. Dopo un primo tempo anche molto sofferto, ci vuole un calcio piazzato battuto perfettamente da Ballack per sbloccare la partita e mandarla in discesa e mandare la Germania a sfidare il Portogallo, ma l’Austria ha giocato una partita di grande orgoglio e con il giusto atteggiamento: la squadra di Josef Hickersberger sapeva di non avere nulla da perdere e che la logica avrebbe voluto che i tedeschi avessero vinto facilmente, ma ha provato lo stesso a giocarsi le carte, con un modulo molto offensivo che ha messo in difficoltà gli avversari in un paio di occasioni. Vista la scarsa qualità della rosa austriaca, era difficile fare di più e probabilmente la squadra ha reso anche oltre le proprie possibilità e per questo va comunque applaudita, anche perché l’eliminazione al primo turno era francamente scontata già prima dell’inizio degli Europei. La differenza tra i valori in questo match era talmente ampio che un’Austria che lotta molto ma perde raccoglie i favori e le simpatie del pubblico neutrale, mentre una Germania che vince limitandosi al compitino non lascia una sensazione del tutto positiva, come se a questa Nazionale stesse mancando ancora qualcosina: Felipe Scolari e il suo Portogallo, però, faranno bene a non illudersi, perché ai quarti di finale si potrebbe vedere una Mannschaft completamente diversa da questa.

L’Austria scende in campo con il terzo modulo diverso in queste tre partite degli Europei: dopo il 3-5-2 visto contro la Croazia e il 4-4-2 mostrato contro la Polonia, ecco il coraggiosissimo 3-4-3 scelto ha Hickersberger che avanza Umit Korkmaz nella linea d’attacco, formando un vero tridente con Harnik e Hoffer, quest’ultimo all’esordio agli Europei e preferito a Linz. La Germania cambia poco e opta per un’unica novità rispetto alla formazione che era stata sconfitta dalla Croazia, con l’innesto di Friedrich sulla corsia destra di difesa, con Lahm a passare sulla sinistra e Jansen a scivolare in panchina.

I padroni di casa interpretano la partita con coraggio ma in questo modo rischiano grosso in difesa e al 5’ la Germania ha un’occasione colossale per passare subito in vantaggio e mandare la partita in discesa (ricordando che anche un pareggio garantirebbe la qualificazione alla squadra di Low): Klose riesce a penetrare bene sul versante destro dell’area di rigore, protegge palla e poi appoggia dentro regalando un pallone d’oro a Gomez, il quale deve soltanto appoggiare il pallone da due passi nella porta vuota ma tocca malissimo, mancando l’impatto con la sfera e alzando un campanile davvero inguardabile e all’attaccante dello Stoccarda non serve nulla provare a contendere il pallone a Garics, il quale di testa riesce a salvare sulla linea. Errore clamoroso di un attaccante che appare davvero la brutta copia di quello ammirato in Bundesliga e che ha attirato l’attenzione di tante squadre anche all’estero: Gomez sembra pagare in maniera eccessiva il peso di questi Europei e finora s’è proposto in tre prestazioni davvero molto brutte.

L’Austria vuole attaccare in velocità la difesa della Germania e vuole giocarsi al massimo tutte le proprie carte: sapendo di non aver nulla da perdere, Hickersberger non ha voluto creare delle barricate in difesa, rischiando anche di subire un’imbarcata ma giocandosela per quanto possibile. In fase d’attacco, il modulo austriaco è un 3-4-3 che punta molto sulla spinta sulle fasce, ma in fase difensiva diventa un 5-4-1 perché gli esterni scalano in difesa. La Germania sembra trovare comunque buoni spazi in profondità, perché anche quando è schierata con 10 uomini dietro la linea della palla l’Austria non mostra eccessiva solidità, in quanto ci sono degli errori individuali in fase di chiusura che possono creare spazi interessanti agli avversari: nonostante ciò, va detto che Hickersberger ha davvero studiato bene la partita, dando alla propria squadra un atteggiamento decisamente positivo. Anche la Germania ha i suoi buoni problemi difensivi, in particolare con Mertesacker che al 18’ si ripropone in un altro non-intervento molto pericoloso che rischia di bissare quello del primo gol concesso alla Croazia, mentre un paio di minuti dopo la linea difensiva si alza male tentando il fuorigioco con Lahm che resta fuori posizione e crea una buonissima chance per l’Austria, con soltanto una bella uscita di Lehmann che riesce a salvare il pericolo.

Nella fase centrale di tempo l’Austria gioca pure bene e al 21’ Aufhauser trova lo spazio per il tiro da fuori con una conclusione bassa e angolata su cui Lehmann deve impegnarsi per deviare in corner.

Un paio di minuti dopo la Germania risponde con una buona azione manovrata che permette a Podolski di tentare la gran conclusione da fuori, con traiettoria bassa e potente che costringe Macho a deviare in corner con un intervento di grande reattività.

La Germania fa tanta fatica e ha poca fluidità nel creare gioco, con Ballack che combina poco anche quando non deve subire la pressione e il dinamismo di un giocatore come Modric, che nello scorso match lo aveva fatto soffrire molto: il centrocampista del Chelsea non mostra una grande condizione e non riesce a dare qualità alla propria squadra. Come successo già con Linz (mai visto un centravanti che in due partite non prova un tiro nemmeno per sbaglio), anche Hoffer non riesce ad arrivare alla conclusione nel primo tempo, ma i movimenti del 21enne sono decisamente migliori di quelli del compagno d’attacco, ma molte volte i tentativi austriaci sono strozzati dal fischio dell’arbitro Mejuto Gonzalez, troppo protezionista nei confronti della Germania e soprattutto con i difensori tedeschi, considerato che fischia punizione per la Mannschaft ogni qual volta questi vengono messi in difficoltà dal pressing austriaco.

L’atteggiamento dell’arbitro forse fa innervosire i due ct che al 40’ si rendono protagonisti di una scena abbastanza curiosa, litigando in modo abbastanza acceso a bordocampo, con il quarto uomo incapace di riportare la calma, fin quando Mejuto Gonzalez non decide di espellerli entrambi e di mandarli in tribuna: all’intervallo, però, è bella la scena pescata dalle telecamere tedesche in cui si vedono i due ct Hickersberger e Low arrivare quasi a ridersela tra di loro ripensando alla figuraccia fatta sotto gli occhi di una platea così vasta e l’incidente sembra risolto, con i due ct che però vengono confinati in tribuna a guardare il match.

La partita è più difficile rispetto alle attese per la Germania, che però al 49’ riesce a trovare il per sbloccarla e per mandarla in discesa: punizione potente battuta da Ballack in posizione centrale dopo il tocco di due compagni, con la palla che va dritta per dritta fino all’incrocio dei pali più lontano, con Macho che non può davvero nulla per frenare la staffilata del tedesco, per la rete dello 0-1. Di fatto, la vara opposizione dell’Austria finisce qui.

Al 54’ la Germania cerca il raddoppio con il tiro da fuori e radente di Podolski, ma la conclusione ad incrociare termina larga anche se non di molto.

Un minuto dopo l’Austria si sbilancia ulteriormente in avanti, togliendo il difensore centrale Hiden e inserendo Leitgeb, che va in mediana a comporre un 4-2-1-3 tipico di qualche squadra tedesca (lo utilizzava spesso lo Schalke 04 quando aveva il trequartista Lincoln), abbassando i due esterni Garics e Fuchs fino alla linea dei terzini e avanzando Ivanschitz in posizione di trequartista.

L’Austria prova a reagire ma non trova più velocità nella propria manovra e la Germania riesce a chiudere facilmente tutti gli spazi: soltanto Umit Korkmaz riesce di tanto in tanto ad accelerare, mentre Hoffer in questa ripresa appare in netta sofferenza in mezzo alla difesa tedesca e non riesce più a farsi vedere molto. Chi si fa vedere con continuità è invece Garics, che corre come un matto sulla corsia di destra per tutti i 90 minuti ed è davvero tra i migliori in campo.

Al 60’ è la Germania a fare una sostituzione, togliendo Gomez e inserendo Hitzlesperger, il quale fa l’esterno sinistro con Podolski seconda punta: Gomez va a sedersi in panchina e appare davvero sconfortato per la sua prova ma è evidente come in questi Europei non riesca ad essere sé stesso. A questo punto, Low deve decidere se provare a puntare su di lui anche nei quarti di finale, o provare a puntare su Klose in posizione di prima punta, visto che con questo modulo l’attaccante del Bayern Monaco deve partire troppo lontano dalla porta ed è poco presente in fase di conclusione, ma considerato che Gomez non sta incidendo per nulla sotto porta è forse più logico riportare Klose in un ruolo di punta centrale e impiegarlo maggiormente in fase di finalizzazione.

Di fatto nel secondo tempo c’è da segnalare solo la trottola di sostituzioni e di cambi di modulo, con l’Austria che al 67’ fa uscire un Harnik calato moltissimo alla distanza per inserire Kienast: adesso, nel tridente d’attacco nessuno occupa stabilmente la posizione di esterno destro, con Hoffer che si allarga di tanto in tanto.

La partita ha ritmi molto lenti, con l’Austria che non ha grande qualità e fa troppa confusione nel suo gioco: la volontà non basta per creare pericoli ad una difesa tedesca che adesso è molto coperta dall’intera squadra, considerando che la Germania abbassa notevolmente il proprio baricentro e sembra intenzionata a non sprecare particolari energie in questo finale di gara. Di tanto in tanto, la Mannschaft si fa vedere in contropiede, considerando anche che l’Austria si sbilancia molto nella ricerca del pareggio.

L’unica occasione del secondo tempo dell’Austria arriva all’84’ con un tiro strozzato di Ivanschitz dal limite che accende Hoffer in area di rigore, il quale controlla e riesce a girarsi molto bene per calciare potente di sinistro, mandando il pallone fuori di poco. Sfortunato il giovane attaccante del Rapid Vienna ma davvero molto bravo a trovare questa soluzione.

Negli ultimissimi minuti la Germania sfiora più volte il raddoppio, in particolare al 94’ quando Lehmann fa ripartire un contropiede a campo aperto in tre contro uno che viene portato avanti da Neuville (subentrato al posto di Podolski), il quale vuole fare tutto da solo e in qualche modo riesce a crearsi lo spazio per il tiro ma con l’esterno destro lo manda a sfiorare il palo, con un errore non da lui.

Finisce senza grandi preoccupazioni per la Germania, che però dovrà cambiare volto in vista del quarto di finale di giovedì prossimo contro il Portogallo, perché la Mannschaft vista in queste tre partite difficilmente potrebbe avere la meglio contro l’undici di Scolari.

Esce con onore l’Austria: si sapeva che la squadra di Hickersberger era la meno qualitativa sul piano tecnico delle sedici Nazionali presenti ad Euro 2008, ma gli austriaci si sono fatti apprezzare per l’orgoglio e la voglia che hanno messo in campo e hanno tenuto ben alta la propria bandiera.


Austria-Germania 0-1

Austria (3-4-3): Macho 6,5 – Stranzl 6,5 Hiden 6,5 (55’ Leitgeb 5) Pogatetz 6 – Garics 7 Aufhauser 6 (63’ Saumel 5,5) Ivanschitz 6 Fuchs 6 – Harnik 6 (67’ Kienast 5) Hoffer 6 Umit Korkmaz 6,5

In panchina: Manninger, Ozcan, Standfest, Vastic, Linz, Gercaliu, Katzer, Patocka
Commissario tecnico: Josef Hickersberger 6,5

Germania (4-4-2): Lehmann 6,5 – Friedrich 5,5 Mertesacker 5,5 Metzelder 6,5 Lahm 6 – Fritz 5 (93’ Borowski sv) Frings 5,5 Ballack 6 Podolski 6 (83’ Neuville sv) – Gomez 3 (60’ Hitzlesperger 5,5) Klose 6

In panchina: Enke, Adler, Jansen, Westermann, Rolfes, Trochowski, Odonkor, Kuranyi
Commissario tecnico: Joachim Low 6

Arbitro: Manuel Mejuto Gonzalez (Spagna) 5,5

Gol: 49’ Ballack
Ammoniti: Stranzl, Ivanschitz, Hoffer (A)

venerdì 13 giugno 2008

Maturità e talento portano la Croazia ai quarti di finale

La squadra di Slaven Bilic non smette di sorprende e gioca una grande partita per battere 2-1 la Germania



Si comincia a delineare il tabellone dei quarti di finale e per la Croazia l’abbinamento potrebbe essere particolarmente interessante, perché la squadra di Slaven Bilic s’è assicurata la vittoria del Girone B battendo la Germania (anche grazie al rigore che al 93’ ha dato il pareggio all’Austria contro la Polonia visto che, se quest’ultimi avessero vinto, i croati avrebbero dovuto giocarsi ancora la qualificazione) e al prossimo turno affronterà la seconda qualificata del Gruppo A, ovvero la vincente del match-spareggio tra Repubblica Ceca e Turchia: per la prestazione mostrata contro la Germania dalla squadra croata, questo è un abbinamento che può essere assolutamente alla portata, anche perché la squadra di Bilic non soltanto ha mostrato un talento importante, ma ha soprattutto mostrato un carattere ed una maturità da grande squadra. La Croazia ha infatti fatto la propria partita per tutti i 90 minuti, imponendo il proprio gioco quando possibile e difendendosi con tranquillità nei momenti di supremazia della Mannschaft, per poi far scorrere con esperienza e malizia i minuti una volta che la Germania aveva accorciato le distanze, non permettendo alla squadra di Joachim Low di poter soltanto sperare al pareggio. E’ una Croazia che ha convinto in pieno, dopo l’esordio molto stentato contro l’Austria, tornando a quei livelli di gioco che avevano permesso ai rossocrociati di espugnare Wembley, nel match in cui l’Inghilterra cercava un pareggio per accedere ad Euro 2008: quella croata è una squadra che si sta abituando agli scalpi importanti e che ora più che mai rimpiange l’aver partecipato a questa competizione con un’ottima rosa ma senza il bomber principale, ovvero quell’Eduardo Da Silva che è andato in doppia cifra per gol realizzati nelle qualificazioni ma che (com’è noto) è stato messo ko da una brutta frattura alla gambe e che avrebbe sicuramente aumentato lo spessore della Croazia. Non c’è Eduardo, ma un talento che riesce a far stropicciare gli occhi a tutti gli appassionati Bilic lo dispone lo stesso e il suo nome è Luka Modric, eccellente interno di centrocampo di qualità e dinamismo, altro elemento di assoluta personalità che già fa sognare i tifosi del Tottenham, squadra che lo ha acquistato per la prossima stagione per una cifra superiore ai 16 milioni di pounds. Il 22enne ha nettamente dominato il duello a centrocampo contro Michael Ballack, al contrario simbolo di una Germania assolutamente spenta, incapace di creare reali pericoli alla difesa avversaria e poco viva in tutti i 90 minuti. Alla fine, la Nazionale tedesca è riuscita a trovare in qualche modo il gol della speranza per riaprire la partita grazie al solito carattere che rientra nel proprio dna, ma l’undici di Low qualche dubbio lo comincia a sollevare, soprattutto considerando che anche contro la Polonia la Germania non aveva certo giocato una partita entusiasmante, sfruttando di fatto gli erroracci della difesa avversaria. L’impressione avuta domenica scorsa era quella di una squadra dalla condizione fisica non eccellente per affrontare forte la fase decisiva del torneo, ma questa condizione non sembra essere migliorata in questi giorni e giocando in questo modo appare difficile andare lontano: chiaramente, la qualificazione ai quarti è tutta nelle mani della Mannschaft e poi lì dovrebbe esserci una squadra nel pieno della condizione fisica, ma in questo modo la squadra di Low s’è decisamente complicata il cammino, perché il primo posto è già volato via e la Germania non potrà andare oltre al secondo posto, affrontando così subito una squadra pericolosissima come il Portogallo nell’eventuale quarto di finale.

Dopo la non convincente prestazione contro l’Austria, la Croazia presenta un solo cambio di formazione, cambio che però modifica il modulo in un 4-4-1-1: non c’è infatti la punta Petric per l’ingresso di Rakitic, il quale va a fare l’esterno sinistro, permettendo a Kranjcar di avanzare alle spalle dell’unica punta Olic. La Germania invece conferma lo stesso undici che ha battuto la Polonia, confermando Schweinsteiger in panchina e Klose-Gomez come coppia d’attacco.

La partita ha un ritmo molto lento inizialmente e ad imporre maggiormente il proprio gioco è la Croazia, sicuramente più dinamica a centrocampo e più in forma fisicamente: a centrocampo è ottimo il movimento di Modric, che sembra mettere in difficoltà i due mediani avversari quasi da solo, mentre in questa posizione da trequartista Niko Kranjcar appare più vivo rispetto a quanto lo era stato nel match contro l’Austria, riuscendo ad imporre la propria tecnica nella manovra offensiva della propria squadra. La manovra della Croazia è sicuramente più intensa di quella della Germania, con la squadra di Bilic che lavora sicuramente bene nel tenere il campo e nell’attaccare, ma dà anche la sensazione che per rendersi pericolosa negli ultimi metri la presenza di Ivica Olic come unica punta sia insufficiente, a meno di quale eccezionale giocata: questo perché il giocatore dell’Amburgo ha nel suo dna i movimenti da seconda punta, puntando ad allargare la difesa avversaria, ma raramente è presente centralmente per concludere il gioco dei suoi compagni. Ancora meno convincente è la situazione nella Germania, che fatica tantissimo a dare continuità alla manovra, soprattutto con i due mediani: in questo modo, Klose deve arretrare troppo per ricevere palloni giocabili e Mario Gomez rimane isolatissimo in avanti, andando anche in difficoltà nei movimenti, come confermato dalle due volte in cui il centravanti dello Stoccarda è stato pescato in fuorigioco in appena 20 minuti, entrambi i casi su lanci lunghi dei compagni, dimostrazione di una Germania che non trova profondità.

Il primo tempo non regala vere occasioni fino al 24’, quando la Croazia trova la grande manovra sulla sinistra sull’asse Pranjic-Rakitic: Olic poi riceve palla, va incontro al pallone e appoggia all’indietro ancora per Pranjic che ha tutto lo spazio per andare al cross calibrato, sul primo palo Mertesacker decide clamorosamente di non intervenire sul cross e lascia scorrere il pallone con una scelta imperdonabile, perché sorprende anche Jansen che non riesce nella difficile spaccata per salvare il pericolo e viene anticipato da Srna, il quale al volo da posizione ravvicinata trova il tocco vincente a battere Lehmann, per la rete dell’1-0. E’ un vantaggio che la Croazia merita per una certa superiorità mostrata a centrocampo, anche se fino a quel momento le occasioni erano davvero mancate.

La Germania reagisce più di nervi che di gioco e al 26’ Jansen prova a rifarsi andando al cross dalla sinistra, in mezzo all’area Gomez è ben marcato e non riesce a schiacciare il colpo di testa, mandando alto il proprio tentativo.

La Croazia convince per la pulizia delle proprie azioni, come al 30’ quando tutto parte dal lancio di Rakitic: Olic taglia sulla sinistra dell’area di rigore e fa la sponda di testa verso il centro, dove la difesa s’era aperta per seguire il suo movimento, ma Kranjcar non trova la giusta coordinazione per sfruttare la propria libertà e manda alta la sua conclusione.

Nel finale di tempo, la Germania prova ad aumentare la propria pressione per cercare più continuità di gioco nella trequarti avversaria, ma a mancare è quella qualità necessaria per aprire la difesa avversaria: Ballack soffre in maniera eccessiva la pressione di Niko Kovac e di fatto è l’uomo in meno della Mannschaft e per questo motivo Klose finisce ormai stabilmente a giocare sulla stessa linea del giocatore del Chelsea, in una posizione che lo tiene sempre troppo lontano dalla porta e mai pericoloso. Sulla sinistra è invece sufficiente la prova di Podolski, che qualche volta riesce a stringere bene al centro per dare quelle rare accelerazioni al gioco della sua squadra.

I tedeschi faticano e vanno al tiro soltanto su corner di Frings al 40’, con Metzelder che al centro dell’area stacca meglio di tutti e colpisce di testa, mandando alto con Pletikosa che era sulla traiettoria.

Ben più insidiosi sono i contropiede della Croazia che al 42’ sfonda sulla destra con una bella azione personale di Corluka, il quale riesce addirittura a saltare in velocità Jansen (nonostante il suo non sia proprio un passo molto rapido) e poi tocca in orizzontale cercando Kranjcar, trovando però l’ottimo salvataggio di Frings. L’azione non è finita perché dall’altra parte dell’area ci sono due croati liberi e Olic anticipa la possibile conclusione di Rakitic per poi toccare verso il centro, dove Kranjcar tenta la girata ma non trova un tiro angolatissimo, permettendo a Lehmann di salvarsi con un buon riflesso.

Low prova a dare la scossa alla sua squadra togliendo Jansen per inserire un giocatore rapido come Odonkor, il quale va a fare l’esterno destro con Fritz tornato nella sua posizione di terzino fluidificante sulla destra, mentre Lahm passa sulla corsia mancina.

La prima occasione arriva però da un errore del portiere avversario, con Lahm che al 49’ va al cross da sinistra, Pletikosa esce in mezzo all’area ma respinge male e centralmente e Ballack dal limite dell’area manda alto il tentativo di pallonetto provato per sorprendere il portiere.

La Germania attacca a pieno organico ma anche con poco ritmo, perché l’ingresso di Odonkor non ha dato quella scossa che Low si aspettava, anzi l’esterno del Betis di fatto non riesce mai a rendersi utile con qualcuna delle sue accelerazioni. Gomez continua a faticare tantissimo e a non entrare mai in partita, chiuso sempre molto bene dai due centrali croati, Robert Kovac e Josip Simunic. La Croazia chiude bene gli spazi e contrattacca quando possibile per non farsi schiacciare troppo all’indietro e per togliere continuità alla pressione tedesca: in tal senso è sempre eccelso il lavoro di Luka Modric, davvero instancabile in mezzo al campo. La Croazia così riesce a tenere il campo in modo confortevole.

Questa tranquillità porta i croati a trovare anche la rete del raddoppio al 62’, sfruttando una carambola fortunosa: Rakitic cerca un cross da destra ma trova la deviazione di Klose che manda il pallone verso la porta tedesca, Lehmann era già avanzato per l’uscita ma si addormenta e arriva troppo in ritardo nel tentativo di tuffo sul pallone che va a colpire il palo, sul rimbalzo si avventa Olic prima di tutti e a quel punto deve soltanto segnare a porta vuota la rete del 2-0. Per la Croazia la partita si mette in discesa.

Al 65’ la Germania decide di far uscire un pessimo Mario Gomez, uno dei più attardati fisicamente: al suo posto entra Schweinsteiger che va a fare l’esterno a sinistro, con Podolski come seconda punta. I tedeschi giocano con un 4-4-2 che prevede due esterni altissimi.

Al 73’ la Mannschaft prova a scuotersi con un’azione in velocità con Ballack che trova una delle sue rare aperture brillanti pescando sulla sinistra Schweinsteiger, il quale punta l’uomo e da distanza defilata cerca la porta, con Pletikosa che devia in corner con un piede.

La Croazia sembra viaggiare a mille per chiudere gli spazi e una Germania poco qualitativa ha bisogno di un rimpallo fortunato per pescare il gol che riapre il match al 79’: cross da sinistra di Lahm, Ballack tenta la sponda e la palla va a sbattere casualmente sulla testa di Robert Kovac, finendo poi nei pressi di Podolski che scarica una gran botta che brucia l’incolpevole Pletikosa e che vale la rete del 2-1.

La Croazia però non perde la calma e all’82’ trova il modo di rendersi pericolosa: Kranjcar al limite protegge palla, si gira e calcia di sinistro, trovando un buon salvataggio in tuffo di Lehmann.

La Germania non trova un vero e proprio forcing finale e la Croazia riesce a difendersi intelligentemente, tenendo anche la palla in avanti per far respirare la difesa, dimostrando in questo modo grande maturità, perché i croati non si sono impauriti dopo il gol di Podolski ma hanno continuato a fare il loro gioco, evitandosi di gettarsi completamente in difesa ma facendo scorrere tranquillamente i minuti.

I croati finiscono addirittura in superiorità numerica perché al 91’ il nervoso Schweinsteiger dà una spinta a Leko a palla lontana e l’arbitro estrae un rosso troppo pesante, visto che il gesto era veniale.

Ma la sostanza della partita con cambia, perché la Croazia avrebbe contenuto comunque bene gli assalti avversari, ottenendo una vittoria contro una squadra importante ma che soprattutto garantisce il passaggio del turno come vincente del girone, rendendo così inutile l’ultimo match contro la Polonia.

La Germania invece si complica un po’ la vita perché al massimo passerà il turno come seconda del girone, passaggio che arriverebbe qualora l’undici di Low riuscisse almeno a pareggiare nell’ultimo match contro l'Austria.


Croazia-Germania 2-1

Croazia (4-4-1-1): Pletikosa 6 – Corluka 7 Robert Kovac 6,5 Simunic 6,5 Pranjic 6,5 – Srna 6,5 (80’ Leko sv) Niko Kovac 7 Modric 7,5 Rakitic 6,5 – Kranjcar 6,5 (85’ Knezevic sv) – Olic 6,5 (72’ Petric 5,5)

In panchina: Galinovic, Runje, Simic, Vejic, Vukojevic, Kalinic, Pokrivac, Klasnic, Budan
Commissario tecnico: Slaven Bilic 7,5

Germania (4-4-2): Lehmann 5 – Lahm 6 Mertesacker 5 Metzelder 6 Jansen 5,5 (46’ Odonkor 4) – Fritz 5,5 (82’ Kuranyi sv) Frings 5,5 Ballack 4 Podolski 6 – Gomez 4 (65’ Schweinsteiger 5) Klose 6

In panchina: Enke, Adler, Friedrich, Westermann, Rolfes, Neuville, Trochowski, Hitzlesperger, Borowski
Commissario tecnico: Joachim Low 5

Arbitro: Frank De Bleeckere (Belgio) 5

Gol: 24’ Srna (C), 62’ Olic (C), 78’ Podolski (G)
Ammoniti: Simunic, Srna, Leko, Modric (C), Lehmann, Ballack (G)
Espulso: 91’ Schweinsteiger (G)

lunedì 9 giugno 2008

Podolski “rinnega” le sue origini polacche con una pesante doppietta

La Germania appare troppo imballata e soffre anche eccessivamente la Polonia, ma riesce a portare a casa la vittoria



La Germania parte con il risultato giusto ma con una prestazione abbastanza al di sotto delle attese, visto che la squadra di Joachim Low era stata decisamente la migliore nel corso del biennio in Europa ma che ha decisamente sofferto l’iniziativa e anche il coraggio di una combattiva Polonia: la Mannschaft è sembrata abbastanza pungente nel primo tempo, sfruttando in particolare una tattica del fuorigioco fin troppo ottimista della difesa polacca, mentre nella ripresa i tedeschi sono apparsi decisamente più bloccati, soffrendo un po’ troppo l’iniziativa degli avversari che però hanno pagato l’assenza di una vera punta di ruolo e non sono riusciti a creare vere occasioni da rete. Occasioni che la Germania riesce sempre a creare e a concretizzarle è uno dei pupilli di Joachim Low, ovvero Lukas Podolski, lanciato titolare dal ct tedesco nonostante una stagione sottotono al Bayern Monaco, passata per la maggior parte del tempo in panchina: per l’ex attaccante del Colonia è anche una doppietta molto particolare, essendo lui di origini polacche ed essendo nato a Gliwice. Di fatto, per lui (come per Miroslav Klose) questa era una partita contro quella che poteva anche essere la sua Nazionale di appartenenza e quindi non era semplice da affrontare sul piano emotivo, ma il 23enne l’ha giocata nel modo migliore possibile, partendo pure da una posizione di esterno in cui Hitzfeld prima (al Bayern Monaco) e Low poi lo stanno riadattando di tanto in tanto, per puntare sulla sua velocità e per giocare con due punte pesanti in avanti, Klose e Toni al Bayern Monaco, lo stesso Klose e Gomez nella Germania. I tedeschi hanno mostrato quindi la qualità di diversi giocatori ma hanno dato l’impressione di non essere al massimo della forma, forse perché Low ha optato per una partenza più “soft” sul piano fisico (partenza permessa anche dal girone, non il più difficile degli Europei) per poi entrare in piena forma nella fase cruciale del torneo. Tra l’altro, questa è una vittoria che la Germania non centrava agli Europei dalla finale del 1996 contro la Repubblica Ceca grazie al golden gol di Oliver Bierhoff, mentre per trovare una vittoria arrivata nei 90 minuti regolamentari bisogna andare indietro di due partite, ovvero ai quarti di finale di Euro 1996 quando la Mannschaft sconfisse per 2-1 la Croazia ad Old Trafford, questo perché negli ultimi due Europei la Germania era sempre arrivata in cattive condizioni ed era stata eliminata al primo turno: l’impressione è che quest’anno la storia sia decisamente diversa. La Polonia esce sconfitta ma con onore, perché la squadra di Leo Beenhakker ha giocato con coraggio e personalità, di fatto giocando per la maggior parte del tempo nella metà campo avversaria (situazione davvero inaspettata) e mostrando a tratti un gioco di buona qualità, limitato però dall’assenza di punte di livello: Ebi Smolarek (figlio del Wlodzimierz Smolarek ex Nazionale polacco, anche nello storico terzo posto dei Mondiali del 1982) è un discreto giocatore ma non ha certo il fisico per mettere in difficoltà i difensori tedeschi da unica punta e le alternative in proposito sono decisamente mancate, a cominciare da Maciej Zurawski, apparso in condizioni fisiche imbarazzanti. E’ questo il punto debole di una squadra che ha invece un buon centrocampo ma che commette troppe ingenuità in difesa, ingenuità che hanno permesso alla Germania di trovare i due gol.

La Germania si presenta con il solito 4-4-2 che però mostra una novità di formazione rispetto alle attese, visto che Low alla fine sceglie di puntare sul tandem d’attacco Klose-Gomez senza rinunciare a Podolski, che (come già provato nelle ultime amichevoli) parte largo sulla sinistra e prende il posto di Bastian Schweinsteiger. Quello della Polonia è invece un 4-2-3-1 atto ad avere una superiorità numerica a centrocampo, con le posizioni di partenza che vedono Maciej Zurawski unica punta, Krzynowek alle sue spalle in posizione di trequartista ed Ebi Smolarek sulla corsia sinistra.

E’ una Polonia che però è molto dinamica nelle posizioni offensive in questo inizio e trova subito l’anello debole della difesa tedesca nel versante destro del proprio attacco, da dove Maciej Zurawski mette dentro un cross pericoloso al 1’ minuto, Lehmann non esce benissimo su Dudka perché si vede anche contrastato da un compagno e dal limite Krzynowek tenta subito la girata di sinistro al volo per sorprendere il portiere avversario ma non trova la porta e manda alto.

Al 4’ minuto è però la Germania ad avere la grandissima occasione per passare in vantaggio perché la bella verticalizzazione di Ballack trova la difesa della Polonia completamente ferma e troppo alta: Gomez è in offside ma ad andare incontro al pallone è Klose che così approfitta della situazione per andarsene via e puntare la porta in una situazione favorevolissima di due contro uno. L’attaccante del Bayern Monaco entra in area di rigore ma a quel punto non opta per il tiro ed è anche troppo altruista perché cerca il tocco in orizzontale per permettere a Gomez la deviazione facile a porta vuota ma il pallone finisce per essere un po’ troppo lungo, l’attaccante dello Stoccarda va comunque alla deviazione in scivolata ma (contrastato anche da Golanski) non riesce a colpire bene il pallone, mandandolo fuori di poco a Boruc battuto. Grandissima occasione che la Germania spreca in modo abbastanza inatteso, conoscendo anche le caratteristiche di questa Nazionale.

L’inizio della Polonia è molto buono, con la squadra di Beenhakker che preme e pressa a tutto campo, tenendo però una difesa altissima che rischia di essere infilata facilmente in contropiede, anche perché i quattro difensori non sembrano essere sicurissimi. La Germania non resta a guardare e dopo una decina di minuti comincia a manovrare sulla trequarti offensiva, trascinata da un Ballack decisamente efficace e presente nei primi 45 minuti.

Al 20’ la Germania va in gol con un’azione molto simile a quella precedente, infilando nuovamente una linea difensiva troppo alta: a mandare in tilt la terza linea polacca è ancora una verticalizzazione di Ballack per Klose che scatta bene sul filo dell’offside (dal replay sembra essere in linea con Wasilewski, ma comunque è una situazione talmente al limite che non si può parlare di errore del guardalinee anche qualora l’attaccante fosse avanti di qualche centimetro) e punta sul versante destro toccando in orizzontale per Podolski, che così deve soltanto appoggiare in rete per firmare l’1-0. Questa volta, l’assist di Klose è più logico perché l’attaccante si trova in posizione più defilata, ma comunque è da segnalare che la Germania riesce sempre a seguire l’inserimento del portatore di palla con almeno un altro uomo, che in questo modo può trovarsi pronto ad appoggiare il pallone in porta.

La Polonia prova a reagire cambiando la posizione degli elementi offensivi, con Krzynowek che passa nella sua solita posizione di esterno sinistro, Maciej Zurawski arretra sulla trequarti e Smolarek passa a fare l’unica punta. Sono di nuovo i giocatori polacchi a prendere in mano il gioco, mostrando anche un gioco offensivo di discreta qualità ma che necessiterebbe sicuramente di punte più incisive dello spento Maciej Zurawski visto al Worthersee Stadion. E’ molto buona invece la regia di Mariusz Lewandowski, giocatore preciso anche nel lancio lungo, così come la spinta di Wojciech Lobodzinski sulla destra, con il giocatore del Wisla Cracovia che è diventato titolare per l’infortunio di Kuba Blaszczykowski. La Germania funziona sempre molto bene in zona offensiva, soprattutto quando deve trovare la profondità con le incursioni centrale dettate dalla grande mobilità di Klose, così come nella spinta dei due esterni, con Fritz che nello specifico riesce ad essere anche più continuo di Podolski.

Al 36’ Lobodzinski sfonda ancora sulla destra vincendo un rimpallo con Jansen e crossa arretrato in area di rigore dove Maciej Zurawski va al tiro con il piatto destro cercando l’angolo più lontano, colpendo però il pallone in maniera sporca e mandandolo fuori di pochissimo, con Lehmann che era rimasto immobile e che non avrebbe potuto farci nulla: è la più grande occasione della partita della Polonia.

La Germania risponde 2 minuti dopo con una bella azione di Fritz sulla destra, con l’esterno del Werder Brema che salta netto Bak in velocità e poi tocca dietro per l’accorrente Gomez, il quale cerca il piatto destro da posizione ghiottissima ma anche lui (come Maciej Zurawski nell’azione precedente) non ha grande precisione e angola troppo la conclusione mandandola larga. Buona occasione sprecata da Mario Gomez, che appare un po’ bloccato e sicuramente meno convincente del solito.

Tra le curiosità maggiori di questo match c’era sicuramente quella di verificare la prestazione della difesa tedesca, che nelle ultime amichevoli aveva mostrato qualche crepa di troppo centralmente. Contro la Polonia i due difensori centrali appaiono invece abbastanza sicuri, anche perché lì la Polonia non ha la forza fisica per impensierire Mertesacker e Metzelder, mentre è sulle fasce che la difesa tedesca soffre molto, in particolare con Jansen che non riesce mai ad arginare gli inserimenti di Lobodzinski.

In avvio di ripresa Beenhakker decide giustamente di togliere dal campo un dannoso Maciej Zurawski per l’inserimento di Guerreiro Roger, il quale si piazza da trequartista e dà sicuramente più brillantezza rispetto al compagno con i suoi inserimenti tra le linee. La Germania invece inizia la ripresa molto bloccata e quasi con poca cattiveria, soffrendo particolarmente le iniziative della Polonia: in particolare, la Mannschaft non trova i collegamenti tra centrocampo e attacco, perché Ballack è decisamente calato e gioca un secondo tempo molto brutto. La Polonia ha quindi una supremazia costante ma non crea nessuna occasione da rete sempre per quell’annoso problema in attacco.

Nella seconda metà di ripresa la Germania riesce a sfruttare meglio le ripartenze e a creare delle occasioni, cominciando dalla corsia di Schweinsteiger (entrato al 55’ al posto di Fritz) sulla destra al 67’, con il platinato esterno del Bayern Monaco che tenta il tiro rasoterra da fuori che diventa facile per la presa di Boruc.

Il portiere del Celtic si esalta al 70’ minuto su un’azione ben costruita dalla Germania: bel lancio di Frings sulla destra per Lahm che va sul fondo e crossa arretrato e rasoterra per Ballack, che dall’interno dell’area di rigore calcia con grande potenza, la conclusione non è angolatissima ma Boruc è comunque bravissimo nel riflesso che alza il pallone in calcio d’angolo.

La Germania capisce che è il momento giusto per trovare il raddoppio e chiude il match 2 minuti dopo: l’azione in area di rigore della Polonia è confusissima e nasce da un’imbarazzante dormita di Golanski in un disimpegno che permette a Schweinsteiger di appropriarsi del pallone e di toccare in orizzontale per Klose che liscia malamente con il destro (ingannato anche da un rimbalzo folle del pallone nel terreno di gioco), la palla così s’impenna e alle spalle di Klose arriva Podolski che con il sinistro scaglia una cannonata spaventosa verso l’incrocio dei pali, calciando dritto per dritto e non dando alcuna chance di respinta a Boruc per la rete del 2-0. E’ la doppietta per Podolski, che inizia così nel migliore dei modi un Europeo che può essere molto importante per lui.

Al 75’ Podolski passa al suo ruolo naturale di seconda punta perché Low toglie dal campo Gomez per inserire Hitzlesperger, il quale va a fare l’ala sinistra. Nella Polonia, invece, esce Golanski per l’ingresso di Saganowski, che fa la seconda punta con Krzynowek che arretra in posizione di terzino sinistro.

Il secondo tempo della Polonia sarebbe buono se non fosse che gli uomini di Beenhakker creano solo una palla gol e a partita ormai chiusa, all’84’ minuto: Roger lavora bene sulla destra e crossa dentro dove Saganowski va in anticipo di testa da posizione ravvicinata ma Lehmann compie l’intervento più bello della propria partita con un ottimo riflesso a salvare la porta e il suo clean sheet.

L’ultima occasione del match è però per la Germania, con Lahm che un minuto dopo non riesce a servire Frings con un pallone filtrante, sull’intercetto di un difensore polacco di avventa Hitzlesperger che spara con la sua solita potenza ma con il piede “meno buono”, ovvero il destro, trovando comunque una traiettoria insidiosa che termina alta di poco. L’esterno dello Stoccarda mostra di avere qualità balistiche davvero importanti.

Finisce allora con una vittoria abbastanza logica per la Germania, che però deve crescere fisicamente per dire la propria in questo torneo: le potenzialità ci sono tutte, soprattutto in fase offensiva visto che la Mannschaft dispone di tanti modi per far male in attacco. Adesso, la squadra di Low proverà a ripetersi nel prossimo match contro la Croazia, in quella che è probabilmente la partita più difficile del girone.

La Polonia esce con onore e con la consapevolezza di aver messo in difficoltà una grande Nazionale come quella tedesca, rimpiangendo solo la poca incisività offensiva. Adesso la squadra di Beenhakker affronta un match sicuramente alla portata, quello contro i padroni di casa dell’Austria.


Germania-Polonia 2-0

Germania (4-4-2): Lehmann 6,5 – Lahm 6 Mertesacker 6,5 Metzelder 6,5 Jansen 4,5 – Fritz 6,5 (55’ Schweinsteiger 6,5) Ballack 6 Frings 6,5 Podolski 7,5 – Gomez 5 (75’ Hitzlesperger sv) Klose 6,5 (91’ Kuranyi sv)

In panchina: Enke, Adler, Friedrich, Westermann, Rolfes, Odonkor, Trochowski, Borowski, Neuville
Commissario tecnico: Joachim Low 6

Polonia (4-2-3-1): Boruc 6,5 – Wasilewski 4 Michal Zewlakow 6 Bak 5,5 Golanski 4,5 (75’ Saganowski sv) – Dudka 6 Lewandowski 7 – Lobodzinski 6,5 (65’ Piszczek 5,5) Krzynowek 5,5 Smolarek 5 – Maciej Zurawski 4,5 (46’ Roger 6,5)

In panchina: Fabianski, Jop, Wawrzyniak, Zahorski, Kokoszka, Pazdan, Gargula, Murawski
Commissario tecnico: Leo Beenhakker 6

Arbitro: Tom Ovrebo (Norvegia) 6.5

Gol: 20’ Podolski, 72’ Podolski
Ammoniti: Schweinsteiger (G), Lewandowski, Smolarek (P)