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giovedì 19 giugno 2008

La Russia strapazza la Svezia e Hiddink raggiunge l’ennesimo miracolo

I gol di Pavlyuchenko e dell’ottimo Arshavin lanciano ai quarti di finale i russi, che giocano un gran match



Per Guus Hiddink nessun miracolo è impossibile: l’ha mostrato diverse volte, l’ha confermato anche a questo Euro 2008, portando la Russia ai quarti di finale, dove ad attenderlo c’è la sua Olanda, squadra che ha anche allenato per quattro anni portandola al terzo posto nei Mondiali del 1998, eliminato in semifinale dal Brasile ai calci di rigore. E’ vero che i russi erano inseriti nel Gruppo D dove, a parte la Spagna, la qualità non regnava certo sovrana, ma sulla carta erano la squadra di minore qualità tra tutte le qualificate a questi Europei e, soprattutto, dovevano fare a meno della stella Andrei Arshavin per le prime due partite e del bomber Pogrebnyak per l’intero torneo: oltretutto, qualche voce dalla Russia parlava di un gruppo poco unito, situazione che avrebbe dovuto portare al fallimento la Nazionale. Invece, dopo il pessimo esordio contro la Spagna (un 4-1 anche più pesante di quello che gli uomini di Hiddink avrebbero meritato ma segno di una difesa disastrosa), il regalo del portiere Nikopolidis ha portato la vittoria sulla Grecia e ha permesso alla Russia di potersi giocare tutto nello scontro diretto contro la Svezia, a cui sarebbe bastato anche un pareggio per via di una migliore differenza reti. Proprio nel momento decisivo, la squadra di Hiddink ha mostrato la prova migliore, con una solidità decisamente migliore a centrocampo e con Arshavin tornato ad illuminare il gioco e a dare quella imprevedibilità che nei primi due match era mancata. Dallo scioglimento dell’Unione Europea, questa Nazionale non era più riuscita a raggiungere grandi risultati, arrivando al massimo a due partecipazioni ai Mondiali (1994 e 2002) e altre due agli Europei (1996 e 2004), ma in tutte queste occasioni la fase a gironi non era stata superata e ci voleva proprio un ct capace come Hiddink per portare questa Nazionale al superamento del primo turno, per giunta dopo essersi qualificata a questi Europei a spese di una grande Nazionale come l’Inghilterra, grazie soprattutto al suicidio di Wembley, quando i Tre Leoni avrebbero dovuto pareggiare contro la Croazia per accedere agli Europei ma si sono fatti sconfiggere, regalando ai russi una insperata qualificazione. Ma questa Nazionale non è soltanto figlia di un miracolo ma ha anche dei buoni giocatori, come la punta di movimento Roman Pavlyuchenko, che in questo match è riuscito anche a vedere la porta, o come Yuri Zhirkov, elemento infaticabile sulla fascia sinistra. Sul piano del gioco, la Svezia è stata completamente spazzata via: l’era di Lars Lagerback dovrebbe trovare così una logica conclusione, perché è troppo evidente come questo ct non riesca più a rinnovare la squadra né negli uomini né nel gioco. Il centrocampo ha troppa poca creatività per reggere a questi livelli, mentre la squadra soffre anche l’assenza di elementi giovani che avrebbero potuto dare un po’ di vitalità ad una Nazionale che invece appare già pronta per i tornei geriatrici: i giocatori d’esperienza possono essere utili per dare un equilibrio alla squadra e allo spogliatoio, ma una quantità così alta di ultratrentenni (ben 10 nella rosa dei convocati, quasi tutti usati costantemente nella formazione di Lagerback) finisce per rischiare di non avere più nulla da dire in un torneo di questo tipo, come puntualmente accaduto. Oltretutto, puntare soltanto sulla qualità di Zlatan Ibrahimovic (arrivato come sempre acciaccato all’appuntamento) è un altro sintomo di una squadra povera di idee e a cui non è bastato puntare sulla solidità per avere la meglio su una Russia più vivace e decisamente meritevole della qualificazione.

La Russia scende in campo con un 4-2-3-1 molto dinamico, in cui Semak si piazza costantemente davanti alla difesa, mentre l’altro mediano Semshov svolge anche compiti offensivi. L’innesto più importante è però quello di Arshavin nel ruolo di trequartista, a completare con Zyrianov e Bilyaletdinov una linea a tre alle spalle dell’unica punta Pavlyuchenko. La Svezia risponde con il solito 4-4-2 e confermando la stessa formazione che ha affrontato la Spagna, con Elmander di nuovo a sacrificarsi sulla fascia destra e Ibrahimovic confermato da titolare nonostante una condizione fisica non esaltante.

L’inizio di gara è abbastanza equilibrato ma si nota subito come la difesa della Svezia soffra molto sulle incursioni della Russia, brava ad inserirsi con i centrocampisti sia centralmente che lateralmente e a prendere in velocità i due centrali piuttosto lenti, in particolare Petter Hansson. Col passare dei minuti è proprio la squadra di Hiddink a prendere il sopravvento a centrocampo e ad apparire decisamente più in palla degli avversari, giocando anche un buon calcio e attaccando con grande continuità: si fa apprezzare molto la grande dinamicità di Yuri Zhirkov sulla fascia sinistra, sempre molto pungente nelle sue incursioni laterali partendo da lontano, mentre davanti a lui meno incisivo è Bilyaletdinov, il quale ha difficoltà ad entrare nel vivo del match. La Svezia è troppo statica e schematica nel proprio gioco e si affida soltanto ad Ibrahimovic per creare qualcosa, ma il centravanti dell’Inter è ancora in cattive condizioni e non riuscirà mai ad incidere, perdendo anche un gran numero di palloni.

In questo inizio, la Russia sembra attaccare con pazienza e cercare il momento giusto per pungere, tentando così diversi tiri da lontano ma senza creare nessuna vera occasione, fino al 21’ minuto: corner da destra battuto lungo a spiovere verso il limite dell’area, da dove Zhirkov tenta il tiro al volo trovando una grande coordinazione e calciando con precisione, mandando il pallone a sfiorare il palo. E’ la prima vera occasione del match.

E’ molto buona la spinta dei due terzini della Russia, anche quella di Anyukov sulla destra, con il 25enne che magari ha una minore qualità rispetto a Zhirkov ma gioca con grande umiltà ed efficacia, diventando decisivo nell’azione che al 24’ sblocca il match: Arshavin va in appoggio e verticalizza per Zyrianov, che largo sulla destra tocca basso verso l’area di rigore, dove s’inserisce a tutta velocità Anyukov. Il terzino apre la difesa con il suo movimento e di prima fa scorrere il pallone al centro per Pavlyuchenko, il quale calcia ancora di prima angolando benissimo il destro rasoterra e battendo l’incolpevole Isaksson, realizzando la rete dell’1-0. Vantaggio assolutamente meritato per una Russia che aveva proposto un buon calcio e che trova il gol con una bella azione.

Il gol finisce per aumentare l’entusiasmo della squadra russa, che così aumenta il proprio dinamismo e si rende ancora pericolosa al 26’: Hansson rinvia male un cross da sinistra, in posizione centrale riprende palla Zyrianov e tocca di prima per Bilyaletdinov aprendo un buon spazio per il tiro all’altezza della linea dell’area di rigore, ma il giocatore della Lokomotiv Mosca scivola al momento della conclusione e manda largo.

L’unica vera reazione della Svezia arriva al 27’ con una grande giocata di Henrik Larsson: cross dalla trequarti di Nilsson verso l’area di rigore, dove Kolodin marca Henrik Larsson lasciandogli troppo spazio e l’attaccante riesce con un difficile avvitamento a deviare il pallone verso la porta, trovando l’incrocio dei pali a negargli un gran gol. E’ l’unico spunto della partita di Henrik Larsson, davvero poco appoggiato da tutti i compagni.

E’ sempre più evidente la supremazia a centrocampo di una Russia che gioca meglio degli avversari, grazie anche alla qualità di Andrei Arshavin, autore di un ottimo primo tempo muovendosi su tutto il fronte d’attacco e rendendosi sempre molto vivo in fase di appoggio per i compagni. La Svezia invece ha una qualità bassissima, visto che cerca sempre il lancio lungo per le combinazioni isolate tra Ibrahimovic e Henrik Larsson, con soltanto qualche movimento di Ljungberg ad andare a supporto, ma l’esterno del West Ham manca della giusta efficacia ormai da diverse stagioni ed è la brutta copia del grande giocatore ammirato per tanti anni all’Arsenal. A centrocampo è ancora una volta inutile la grande corsa di Daniel Andersson, che però non è vivo né in fase di copertura né tantomeno nella creazione di gioco, finendo per muoversi sempre a vuoto.

La Russia gioca sempre nel fronte offensivo e al 36’ va vicinissima al meritato raddoppio: Ibrahimovic perde palla sulla trequarti difensiva e il rimpallo fa finire il pallone sulla destra dove c’è Arshavin che tocca in area per Bilyaletdinov, il quale ancora una volta pasticcia in fase di tiro ed è troppo lento per caricarsi, per poi (una volta chiuso) andare a servire sul breve Pavlyuchenko, che tenta il piatto destro preciso e batte Isaksson ma trova il palo a negargli la doppietta. Sulla respinta arriva il colpo di testa di Zyrianov ma Isaksson è attento e devia in corner. Ancora una volta la difesa della Svezia non riesce a porre un freno alle incursioni degli avversari.

Dopo il corner susseguente, Zhirkov tenta un’altra botta da lontano con conclusione ancora molto precisa e angolata e Isaksson si impegna a tuffarsi sulla sua destra e deviare in corner.

Negli ultimi 5 minuti di primo tempo la Svezia riesce a riprendere campo e attacca con discreta continuità, creandosi una buona occasione proprio al 45’: Ibrahimovic vince un rimpallo e Svensson riesce ad inserirsi troppo facilmente sul versante sinistro dell’area di rigore, ma al momento del tiro viene chiuso bene dall’uscita di Akinfeev.

In avvio di ripresa la Russia trova il raddoppio, precisamente al 50’: tutto nasce da una punizione della Svezia da zona difensiva battuta lunghissima in avanti, Zhirkov riesce a recuperare palla in difesa e poi si lancia in avanti senza palla, ricevendo il lancio di Bilyaletdinov che premia perfettamente il suo inserimento in contropiede sulla sinistra. Zhirkov così riesce ad entrare in area di rigore, tocca in orizzontale per Arshavin che in scivolata riesce a deviare bene verso la porta e a trovare l’angolo destro, battendo Isaksson per la rete del 2-0. Davvero straordinario il contropiede portato avanti dall’ottimo Zhirkov, il migliore in campo in questo match.

La Svezia adesso si riversa nella metà campo offensiva ma è ancora troppo lenta e poco qualitativa nella manovra, mostrando sempre gli stessi limiti: Ibrahimovic, inoltre, continua a fare poco nonostante sia sempre cercato dai compagni e questo anche perché la guardia che Ignashevich crea è molto buona.

Al 66’ Hiddink decide di togliere un Bilyaletdinov molto discontinuo ed entra Saenko, il quale va a fare l’esterno destro a centrocampo, con Zyrianov a cambiare fascia e a giostrare sulla corsia mancina.

Passa appena un minuto e nella nuova posizione Zyrianov trova un lancio per Pavlyuchenko, il quale si inserisce in mezzo a due difensori avversari in contropiede e va a puntare la porta ma Stoor lo ferma trattenendolo ripetutamente al limite dell’area, per poi andare al retropassaggio kamikaze che per poco non prende in contropiede Isaksson, che deve intervenire con i piedi per deviare il pallone in corner ed evitare l’autogol: il fallo di Stoor, però, andava segnalato e il difensore meritava anche l’espulsione per come aveva fermato irregolarmente una chiara occasione da rete, ma l’arbitro De Bleeckere glissa commettendo un errore evidente.

E’ davvero una pessima Svezia quella che si vede al Neu Tivoli di Innsbruck, incapace di portare una reale pressione offensiva o di rendersi pericolosa: Elmander corre molto ma non riesce mai ad incidere in una posizione che non è la sua, così come neppure Kallstrom (subentrare nella ripresa per Daniel Andersson) riesce a dare qualità al gioco della squadra. La Russia non sempre è precisa in difesa, ma riesce comunque a cavarsela in qualche modo.

Nel finale, poi, la Russia ha grandissime occasioni per colpire in contropiede: all’80’ Zyrianov parte da solo tagliando verso il centro e calciando dal limite dell’area, Hansson devia con il tacco e la palla va a sbattere sul palo, il secondo della partita della Russia. Sulla ribattuta arriva Arshavin che leggermente defilato sulla sinistra crossa morbido per Saenko, che sul secondo palo e liberissimo ma manca clamorosamente l’incornata vincente, mandando larghissimo fino a dove è piazzato lo stesso Arshavin, il quale non può giocare il pallone in quanto è in offside.

All’82’ è una grande apertura di Arshavin a tagliare dalla destra ad aprire un ottimo contropiede per il liberissimo Saenko che entra in area di rigore, fa collassare su di sé la difesa e tocca verso al centro ma troppo arretrato per Pavlyuchenko, che così perde l’equilibrio e sciupa la grande chance mandando largo il suo tiro.

La Russia rischia un po’ non chiudendo il match e sprecando di tutto, come all’89’ quando un brutto errore di Mellberg regala palla a Zyrianov, il quale lancia subito per Arshavin che è solo davanti alla porta con la possibilità di toccare al centro per il liberissimo Pavlyuchenko, ma la stella dello Zenit San Pietroburgo decide di fare tutto da solo e Isaksson riesce a chiudere la porta in uscita.

La Russia potrebbe dilagare, ma in questo finale Arshavin appare poco lucido e non riesce a suggellare una grande partita con il gol della doppietta, ma ciò non toglie meriti alla sua prova. La squadra di Guus Hiddink ottiene quindi l’accesso ai quarti di finale e adesso affronterà l’Olanda, in un match sulla carta impossibile per i russi, che però devono avere la consapevolezza che giocando in questo modo potranno pure giocarsi le proprie carte.

Viene eliminata invece la Svezia, che in tutti questi Europei non ha mai lasciato una sensazione positiva e che merita quindi di non accedere a questi quarti di finale.


Russia-Svezia 2-0

Russia (4-2-3-1): Akinfeev 6,5 – Anyukov 7,5 Ignashevich 6,5 Kolodin 6 Zhirkov 8 – Semak 6,5 Semshov 6,5 – Zyrianov 7,5 Arshavin 7 Bilyaletdinov 6 (66’ Saenko 5) – Pavlyuchenko 7 (90’ Bystrov sv)

In panchina: Gabulov, Malafeev, Vasili Berezutski, Yanbaev, Aleksei Berezutski, Adamov, Torbinski, Ivanov, Shirokov, Sychev
Commissario tecnico: Guus Hiddink 7,5

Svezia (4-4-2): Isaksson 6 – Stoor 5 Mellberg 5 Hansson 4 Nilsson 5 – Elmander 5 Andersson 3 (55’ Kallstrom 5) Svensson 5,5 Ljungberg 4 – Henrik Larsson 5 Ibrahimovic 3

In panchina: Shaaban, Wiland, Linderoth, Alexandersson, Majstorovic, Granqvist, Sebastian Larsson, Rosenberg, Dorsin
Commissario tecnico: Lars Lagerback 2

Arbitro: Frank De Bleeckere (Belgio) 5

Gol: 24’ Pavlyuchenko, 50’ Arshavin
Ammoniti: Kolodin, Semak, Arshavin (R), Isaksson, Elmander (S)

domenica 15 giugno 2008

David Villa brucia nel finale la Svezia e porta la Spagna ai quarti di finale

La squadra di Aragones non brilla ma ha due attaccanti che fanno paura a tutti e che la trascinano alla vittoria del girone



Tutti lo vorrebbero strappare al Valencia ma la squadra levantina vuole tenerselo stretto, almeno fino a fine Europeo quando le sue prestazioni potrebbero aver portato alle stelle il prezzo del suo cartellino, e fa sicuramente bene, perché David Villa è un calciatore col gol nel sangue, capace di concludere una partita in cui ha brillato decisamente poco con quella fiammata bruciante che la decide e che piazza la Spagna in una situazione tranquilla: il pareggio contro la Svezia, infatti, avrebbe costretto le Furie Rosse a dover tenere alta la concentrazione nell’ultimo match contro la Grecia, ma adesso la squadra di Luis Aragones ha già la sicurezza del passaggio del turno e del primo posto e può affrontare quel match anche con una formazione sperimentale, dando spazio anche ad elementi che cercano un posto da titolare (come Cesc Fabregas o Xabi Alonso). In tal modo, dopo la seconda giornata tutti e quattro i gironi di questo Euro 2008 conoscono già le quattro rispettive vincenti e tra queste proprio la Spagna è quella che ha convinto di meno: la vittoria contro la Russia era stata un po’ più larga rispetto a quello che le due squadre avevano espresso in campo ed è arrivata anche grazie alle praterie lasciate dalla difesa russa, mentre contro la Svezia le Furie Rosse hanno faticato un po’ troppo a fare gioco e sono apparse troppo lente per gran parte del match, trovando quindi il sussulto finale proprio all’ultimo minuto e grazie alla grande giocata individuale di David Villa. Proprio l’intesa e la pericolosità della coppia d’attacco formata dal Guaje e da Fernando Torres è il miglior fattore positivo di questa Nazionale, visto che due attaccanti così veloci possono far male a qualsiasi difesa, non solo quella disorganizzata della Russia o quella molto lenta della Svezia. Adesso la Spagna può già pensare ai quarti di finale, dove affronterà una tra Romania, Italia e Francia: visto il blasone delle ultime due (e i risultati recenti ottenuti contro la Francia ad Euro 2000 e ai Mondiali del 2006, con due eliminazioni per gli spagnoli), non è un mistero che Luis Aragones tiferà proprio per la Romania, anche se la squadra di Victor Piturca non merita certo di essere sottovalutata. Per quanto espresso dalle due squadre nei 90 minuti, sicuramente il pareggio era il risultato più giusto, anche se questo non nasconde le difficoltà della Svezia a fare gioco offensivo: la squadra di Lars Lagerback punta ormai tutto sul proprio astro Zlatan Ibrahimovic e senza di lui (come successo nel secondo tempo) non c’è un tessuto di gioco che possa permettere ai gialloblu di portarsi con pericolosità in avanti. Questo perché i due mediani sono più abili a distruggere il gioco avversario che a creare quello per la propria squadra e perché dalle fasce viene sempre creato poco, nonostante in questo match John Elmander si sia sacrificato discretamente sulla fascia destra.

La Svezia conferma buona parte del 4-4-2 che ha affrontato la Grecia nel match d’esordio agli Europei, con gli unici cambi dovuti agli infortuni di Alexandersson e di Wilhelmsson, con Stoor a fare il terzino destro e John Elmander a fare l’esterno destro a centrocampo. E’ titolare invece Zlatan Ibrahimovic, nonostante in allenamento abbia subito una botta al ginocchio che avrebbe potuto metterlo nuovamente ko. Nella Spagna invece ci sono solo conferme, con Aragones che conferma il 4-4-2 con Fernando Torres e David Villa coppia d’attacco e continua a preferire Xavi a Fabregas.

La prima occasione del match la crea uno dei migliori spagnoli nel match d’esordio a questi Europei, ovvero Andreas Iniesta che al 4’ minuto taglio verso il centro e prova il sinistro dal limite dell’area, con la palla che però esce di un paio di metri.

Ancora una volta la Spagna cerca con discreta continuità la verticalizzazione centrale per le due punte, per sfruttare la loro velocità contro la lentezza dei due difensori centrali della Svezia, in particolare Petter Hansson. Fernando Torres non si limita soltanto ai movimenti centrali ma svaria molto sulla destra, per tentare le sue tipiche fiammate in velocità. Come suo solito, in questo inizio di gara la Spagna fa tanto possesso palla e cerca la chance giusta.

La chance arriva al 15’ e la Spagna colpisce un po’ a sorpresa: corner battuto corto dalla sinistra per David Villa che dal fondo va incontro al pallone e poi tocca dietro per completare lo schema che dovrebbe liberare il tiro di David Silva, il quale però non trova lo spazio per scaricare la botta dal limite ma opta per il cross morbido, in mezzo all’area Fernando Torres anticipa tutti con grande astuzia, andando a colpire in spaccata il pallone alto e prendendo in controtempo e di sorpresa tutti, compreso Isaksson che stava andando in uscita su Marchena e che non fa in tempo a rientrare in porta prima che il pallone entri in rete per lo 0-1. Gol di rapina e di grandi doti atletiche per il Niño, che si conferma bomber anche in Nazionale dopo un’ottima annata al Liverpool.

La Svezia prova a scuotersi dopo appena un minuto con una bella triangolazione tra Elmander e Henrik Larsson, il quale permette al compagno l’inserimento in area facendo scorrere un buon pallone, ma la conclusione della punta del Tolosa verso il primo palo finisce sull’esterno della rete. Troppo facile però la penetrazione in area di Elmander tra le maglie di Marchena e Capdevila, con la difesa della Spagna che dimostra ancora qualche pecca. Questa è anche l’unica giocata buona di Henrik Larsson, che per il resto si sacrifica molto ma combina anche pochissimo.

La Svezia non trova mai grande fluidità di gioco e non ha grande qualità nella propria manovra, finendo sempre per cercare l’illuminazione della stella Ibrahimovic, davvero l’unico elemento in grado di dare imprevedibilità a questa squadra: l’attaccante dell’Inter, però, in questa prima metà di tempo è chiuso bene dai difensori avversari, che gli lasciano poco spazio e che lo aggrediscono appena tocca il pallone.

Al 24’ però arriva una bruttissima notizia per la Spagna visto che Charles Puyol è costretto ad uscire per un problema muscolare e viene sostituito da Raul Albiol: adesso le Furie Rosse si affidano ad una coppia centrale formata da due giocatori del Valencia, non certo il massimo se si considera la pessima stagione della squadra levantina. Per questo motivo, è fondamentale verificare le condizioni del capitano del Barcellona e provare a recuperarlo per giorno 22, quando la Spagna giocherà il suo quarto di finale.

Col passare dei minuti, la Spagna cala ulteriormente di giri e permette che sia la Svezia a manovrare e questa “pigrizia” viene punita al 34’ minuto: cross dalla trequarti di Stoor, in area Marchena buca il colpo di testa e la palla scorre per accendere Ibrahimovic, il quale resiste molto bene all’impatto fisico con Sergio Ramos, riesce a proteggere palla e da posizione ravvicinata si gira e calcia verso l’angolo più lontano, Casillas appare per una volta poco reattivo e sorpreso dalla giocata dell’avversario e va a deviare il pallone senza farlo in modo decisivo, non riuscendo ad impedire la rete dell’1-1. Qualora ci fossero ancora dei dubbi, questo match conferma come Ibrahimovic sia l’elemento chiave di questa Svezia.

Adesso la difesa della Spagna appare in difficoltà psicologica nell’affrontare Ibrahimovic, entrando sempre in apprensione ogni volta che il campione svedese prende palla. La Svezia riesce così ad avere una buona supremazia a centrocampo, grazie anche al lavoro di Svensson, elemento molto solido ma non di grande qualità. La qualità dovrebbe essere data da Daniel Andersson, ma il centrocampista del Malmo macina chilometri su chilometri in mezzo al campo senza mai accendere la luce alla manovra svedese.

Al 46’ minuto del primo tempo la Spagna meriterebbe un calcio di rigore,ma ormai non esiste una partita dell’Europeo che non abbia uno scempio arbitrale: su cross di Iniesta, David Silva si trova solo sul secondo palo ma Elmander lo chiude spingendolo via in modo abbastanza evidente con il corpo, con l’aggravante di esser intervenuto senza guardare mai il pallone e cercando soltanto il contatto. Il rigore ci stava tutto, ma per l’arbitro Pieter Vink.

Dopo l’intervallo la Svezia si presenta senza il suo astro Ibrahimovic, il quale probabilmente ha aggravato il problema al ginocchio e rischia anche di non essere disponibile per il prossimo match: al suo posto entra Markus Rosenberg.

Dopo essersi addormentata nella seconda metà di primo tempo, la Spagna parte la ripresa andando subito ad imporsi nella metà campo avversaria ma giocherà tutti i secondi 45 minuti con eccessiva lentezza. Oltretutto, la difesa della Svezia può chiudersi facilmente a riccio perché le Furie Rosse tendono ad imbottigliarsi troppo verso il centro, con il solo Iniesta che prova ad allargare la propria posizione a destra o a sinistra, muovendosi moltissimo per tentare di aprire la difesa. Si muove molto anche David Silva, il quale però tende ad andare troppo in via centrale e non brilla con continuità. In questo inizio di secondo tempo manca anche il giusto movimento delle due punte, con David Villa in particolare che dà l’impressione di non essere sempre nel vivo del match. La Svezia va cercando il contropiede, in particolare con gli spunti di John Elmander, il quale si sacrifica molto correndo per tutta la fascia destra, anche in copertura. Con l’uscita dal campo di Ibrahimovic, però, l’attacco svedese ha perso tutto il proprio peso, con Rosenberg che staziona sempre nei pressi del centrocampo e tocca poco palla (come dimostrano i soli 7 passaggi tentati in oltre 45 minuti), mentre lo stesso Henrik Larsson mostra come gli anni passino anche per lui e come il dinamismo non sia più quello dei bei tempi.

Aragones prova a sbloccare la partita e la propria squadra con un doppio cambio al 58’ minuto, togliendo Xavi e Iniesta per Fabregas e Santi Cazorla: tatticamente non cambia niente, mentre è curioso costatare come siano usciti dal campo tutti e tre i giocatori del Barcellona e che le due grandi storiche del calcio spagnolo (Blaugrana e Real Madrid) siano momentaneamente rappresentate soltanto da due giocatori (entrambi delle Merengues), mentre in campo ci sono ben quattro giocatori del Valencia.

Il più forte giocatore del Valencia si mette in mostra al 63’ ed è David Villa, che con un bel movimento da sinistra a tagliare verso il centro al limite dell’area, va per calciare ma intelligentemente completa il movimento per servire bene David Silva con un tocco d’esterno: il 22enne ha spazio in mezzo all’area e si porta il pallone sul sinistro ma poi calcia debolmente, Isaksson è ampiamente sulla traiettoria ma colpevolmente non trattiene il pallone e lo lascia vicino, si avventa sulla sfera proprio David Villa ma stavolta Isaksson è lesto nel rialzarsi a chiudere, prendendo pure una botta involontaria dall’attaccante del Valencia. L’azione però continua e Fernando Torres prova la conclusione a porta vuota, ma Svensson trova il modo di salvare e deviare in corner. Tre grandissime occasioni per la Spagna, che però non riesce a sfruttare l’evidente sbavatura del portiere avversario.

Al 68’ è Marcos Senna a provare l’incursione dopo aver recuperato palla e il suo tiro basso da lontano mette a dura prova la prontezza di Isaksson, che stavolta è sveglio e devia in corner.

Anche dopo l’ingresso di Fabregas la Spagna non riesce ad essere brillante, con il centrocampista dell’Arsenal che è appena sufficiente nella sua prestazione (comunque meglio dell’insufficiente Xavi) e non ha l’impatto che Aragones sperava. La Spagna perlomeno prova ad alzare la pressione, ma alla fine è sempre confusa nella manovra. La Svezia si vede sempre meno in attacco: la squadra di Lagerback sarà pure solida dietro (anche se con questo Isaksson in porta non è neppure troppo vera questa affermazione), ma di gioco ne fa davvero poco o nulla e in questo modo è difficile essere competitiva ad alti livelli. Negli ultimi 5 minuti la Spagna prova a dare continuità alla propria manovra per cercare il vantaggio, ma quello delle Furie Rosse non può essere considerato un forcing vero e proprio perché il ritmo dell’azione è sempre troppo lento.

L’unica occasione di questo finale di gara sembra essere quella dell’89’, quando dopo un lancio lungo David Villa serve molto bene di prima Fernando Torres, il quale cerca il destro da fuori ma non trova grande angolazione e Isaksson può bloccare bene.

Sembra ormai finita per la Spagna ma a sorpresa il 92’ minuto regala il gol della vittoria: il rinvio lungo e assolutamente casuale di Capdevila trova Mellberg in colpevole ritardo, David Villa ha così la possibilità per accendersi, fa passare il pallone tra le gambe di Hansson con una grande giocata e solo davanti al portiere lo batte con un preciso piatto destro verso l’angolo lontano, dimostrando di essere sempre un attaccante di razza. E’ la rete dell’1-2, la 18esima del Guaje in 33 partite in Nazionale, una media di livello per una punta che qualcuno fuori alla Spagna colpevolmente sottovaluta o scopre soltanto adesso, quando neppure sta esprimendo il suo massimo livello di gioco.

La Spagna allora vince partita e girone e può preparare con calma i quarti di finale, passando anche per il match contro la Grecia che è ininfluente per entrambe le squadre, visto che i Campioni d’Europa sono già eliminati dopo due partite.

Per la Svezia diventa decisivo l’ultimo match del girone, lo scontro diretto contro la Russia: la squadra di Lagerback ha una migliore differenza reti e può giocare per due risultati su tre e deve evitare la sconfitta per accedere ai quarti di finale per affrontare l’Olanda, nella possibile riedizione del quarto di finale di quattro anni fa che premiò gli Orange ai calci di rigore.


Svezia-Spagna 1-2

Svezia (4-4-2): Isaksson 5 – Stoor 6,5 Mellberg 6,5 Hansson 6 Nilsson 6 – Elmander 6,5 (79’ Sebastian Larsson sv) Andersson 5 Svensson 6,5 Ljungberg 5 – Henrik Larsson 4,5 (87’ Kallstrom sv) Ibrahimovic 6,5 (46’ Rosenberg 4)

In panchina: Shaaban, Wiland, Linderoth, Alexandersson, Majstorovic, Granqvist, Allback, Wilhelmsson, Dorsin
Commissario tecnico: Lars Lagerback 5

Spagna (4-4-2): Casillas 5 – Sergio Ramos 6,5 Puyol 6 (24’ Raul Albiol 6) Marchena 5,5 Capdevila 6 – Iniesta 6,5 (59’ Santi Cazorla 6) Marcos Senna 6 Xavi 5 (59’ Fabregas 6) David Silva 5,5 – Fernando Torres 6,5 David Silva 6,5

In panchina: Palop, Reina, Fernando Navarro, Xabi Alonso, Sergio Garcia, Guiza, Arbeloa, Juanito, De La Red
Commissario tecnico: Luis Aragones 5,5

Arbitro: Pieter Vink (Olanda) 5

Gol: 15’ Fernando Torres (Sp), 34’ Ibrahimovic (Sv), 92’ David Villa (Sp)
Ammoniti: Svensson (Sv), Marchena (Sp)

mercoledì 11 giugno 2008

La difesa della Grecia stavolta non regge e la Svezia ottiene i tre punti

Un lampo di Ibrahimovic sblocca una partita inguardabile, prima che Hansson la chiuda con un gol assurdo



Ciò che è andato bene quattro anni fa probabilmente non andrà bene in questo Europeo: dopo la caduta dell’Italia, anche i Campioni in carica della Grecia cadono abbastanza fragorosamente nel match d’esordio, pagando proprio quella tattica che li aveva portati sul trono continentale nel 2004. Difendere forsennatamente per tutta la partita e cercare il contropiede vincente in mezzo a mille lanci lunghi senza logica stavolta non serve, anche se la Svezia fatica maledettamente per ottenere il vantaggio, giocando malissimo e non riuscendo mai a sfondare la difesa greca, ottenendo il gol vittoria soltanto grazie ad una grande giocata personale di Zlatan Ibrahimovic, il quale fino a quel momento era stato il peggiore in campo tra tutti i 22 “protagonisti” di quella che qualcuno ha già etichettato come una delle peggiori partite della storia del calcio. E come tale questa partita non poteva che essere chiusa da uno dei gol più assurdi della storia, realizzato da Petter Hansson (anche lui fino a quel momento inguardabile, un po’ come tutti i giocatori in campo) dopo una serie di rimpalli a 10 cm dalla porta, a sottolineare lo spettacolo scadente mostrato dalle due squadre. Dalla Grecia non ci si aspettava nulla di diverso sul piano dell’atteggiamento, eppure per poco gli ellenici non riescono anche quest’anno nello sbeffeggiare tutti in questo modo, considerando che fino a quel momento le poche occasioni decenti della partita erano state create proprio dalla squadra di Otto Rehhagel, che fino al gol di Ibrahimovic non aveva concesso alcun tiro in porta alla Svezia, nonostante in porta Antonios Nikopolidis appaia in vena di follie, mostrando una serie di uscite inguardabili. Di certo non si può negare che l’organizzazione difensiva della Grecia sia ancora di efficacia elevata, ma rispetto a 4 anni fa è mancata forse un po’ di tenuta fisica, ma soprattutto è mancata quella dose di buonasorte che ha impedito alle varie Francia, Repubblica Ceca e Portogallo (le squadre battute agli ultimi Europei dai quarti di finale in poi) di trovare quel jolly uscito dal piede di Zlatan Ibrahimovic al Wais-Siezenheim Stadion, un gol che potrebbe aver già affossato le speranze di qualificazione degli ellenici. La Svezia invece vince ma può ritenersi fortunata di esser entrata in un girone con questa Grecia e con la Russia, visto che la qualità di gioco degli uomini di Lars Lagerback è veramente bassa e questa Nazionale può solo affidarsi alle giocate individuali, giocate che possono uscire giusto da un Ibrahimovic (nonostante l’attaccante dell’Inter sia fuori forma, non una novità per lui) o da un Henrik Larsson, visto che la forza propulsiva degli esterni Ljungberg e Wilhelmsson che era diventata classica nella Svezia di qualche anno fa ormai è pressoché scemata con il passare degli anni. In quest’ultimi anni, i Blagult (ovvero, gialloblu) sono riusciti ad essere sempre presenti alle fasi finali delle competizioni più importante, ma da qualche tempo non riescono più ad esprimere nulla di nuovo e di particolarmente interessante e sembra davvero improbabile pensare ad una Svezia capace di andare oltre ai quarti di finale in questo Europeo, risultato che confermerebbe quello di quattro anni fa quando furono eliminati ai rigori dall’Olanda (squadra che potrebbe ritrovare anche ai quarti di finale di quest’anno visto che il girone degli Orange è abbinato a quello degli svedesi per gli accoppiamenti al turno successivo), dopo 120’ minuti grigi chiusi sullo 0-0. Forse è anche arrivato il momento di chiudere con la gestione Lagerback, perché il ct svedese non riesce più da tre-quattro anni a dare qualcosa di nuovo alla squadra, che adesso affronta questi Europei notevolmente invecchiata come età media. La vittoria contro la Grecia, quindi, non nasconde tutti i problemi che la Svezia si ritroverà sicuramente ad affrontare.

La Grecia presenta in campo un copertissimo 5-4-1, che vede l’esclusione di Amanatidis dalla formazione prevista per l’inserimento di un altro difensore centrale come Paraskevas Antzas. Theofanis Gekas finisce così per fare l’unica punta, con Charisteas che invece deve sacrificarsi come esterno di centrocampo. La Svezia si presenta invece con il 4-4-2 che vede Henrik Larsson e Zlatan Ibrahimovic come coppia d’attacco, mentre la possibile novità Sebastian Larsson non riesce a trovare spazio da titolare, né come esterno (dove giocano i soliti Ljungberg e Wilhelmsson) né come interno di centrocampo, dove pure viene escluso Linderoth per l’inserimento a sorpresa di Daniel Andersson. L’età media dell’undici svedese è di oltre 30 anni e la parte dei “giovincelli” la fanno due classe ’81 come Isaksson e Ibrahimovic.

Il match ha subito i ritmi bassi voluti dalla Grecia e al 7’ minuto arriva la prima occasione: Katsouranis recupera palla e va subito in avanti servendo Charisteas, il quale parte da destra e si accentra saltando tre uomini per poi andare al tiro di sinistro dal limite dell’area, la palla passa tra le gambe di Hansson ma è facile per la presa di Isaksson.

La Svezia ha in mano il pallino del gioco anche perché a lasciarglielo volutamente è la Grecia, ma gli svedesi faticano a prendere ritmo anche perché il gioco è gestito da due giocatori macchinosi come Daniel Andersson e Anders Svensson: se quest’ultimo è un mediano che solitamente ha il compito di dare equilibrio alla squadra e che non è certo l’uomo da cui aspettarsi il passaggio di qualità, delude tantissimo Daniel Andersson che si muove molto (secondo le statistiche Uefa è l’elemento che ha corso più di tutti gli altri in campo, percorrendo una distanza di 11,32 km) ma che di fatto si vede pochissimo con il pallone tra i piedi e lascia sempre che ad impostare sia il compagno. Eppure, questa eventualità tattica era tutt’altro che imprevedibile e allora è chiaro l’errore di Lagerback, che avrebbe dovuto inserire un giocatore maggiormente qualitativo come Kim Kallstrom, perché è davvero incredibile come la manovra debba essere dettata spesso dai due difensori centrali, Mellberg e soprattutto il grezzissimo Hansson, che vanno spesso a tentare lanci lunghi. La Grecia è buttata tutta sulla difensiva e controlla le due punte con vere marcature a uomo: Antzas controlla Henrik Larsson, mentre Kyrgiakos gira sempre nella zona di Ibrahimovic con Dellas che fa quasi il libero.

Di occasioni se ne vedono pochissime: al 14’ Svensson riprende una ribattuta difensiva calciato subito con un bel sinistro al volo da fuori, Nikopolidis controlla con troppa disinvoltura perché il pallone non esce certo di molto.

La Grecia non concede nulla allo spettacolo, copre tutto lo spazio possibile nella propria metà campo e appena può prova ad impadronirsi di una palla vagante nella trequarti offensiva per tentare in questo modo di colpire e di rendersi pericolosa, mentre quando la squadra di Rehhagel è in possesso di palla non prova nemmeno a creare qualcosa, facendo soltanto passare il tempo per provare a far spazientire gli avversari. Nella Svezia, Henrik Larsson prova a muoversi molto in fase offensiva ma combina poco, specialmente con l’andar del tempo, mentre Ibrahimovic si vede pochissimo e appare troppo lento nelle giocate, permettendo così ai difensori greci di chiudere sempre bene.

Per rivedere un’occasione bisogna arrivare al 32’ quando Ljungberg tenta un cross dalla mediana, la difesa greca si distrae e nello stesso tempo Nikopolidis è completamente indeciso e rimane a metà nell’uscita: Ibrahimovic prova a scavalcare il portiere con uno strano colpo di nuca, ma la palla ha una traiettoria a pallonetto che scende troppo tardi e termina alta.

Nella seconda metà del primo tempo è la Grecia a tenere maggiormente palla ma prima di iniziare l’azione deve effettuare almeno 5 passaggi tra i difensori centrali per poi decidere di avanzare in qualche modo, un atteggiamento davvero anti-spettacolare e frustrante anche per gli spettatori neutrali. In tutto questo, però, c’entra anche l’atteggiamento della Svezia, che non pressa con gli attaccanti quando la Grecia muove palla solo con i difensori, mentre gli esterni di centrocampo non si alzano a pressare per non scoprire il centrocampo, che probabilmente era quello che Rehhagel cercava di ottenere continuando in questo modo. Il ritmo del match è inesistente.

A sorpresa si vede un’azione al 44’ con Charisteas che protegge palla, tocca a Basinas che tenta il tiro a giro dal limite, la palla tocca terra un paio di volte e Isaksson trova il tempo per distendersi e deviare in corner senza farsi ingannare dalla traiettoria.

Un avvio di ripresa, nella Grecia esce un Gekas davvero troppo isolato ed entra Georgios Samaras, il quale però farà anche peggio dell’attaccante del Bayer Leverkusen.

La partita ha una qualità scarsissima e lo evidenzia l’azione del 48’ quando Svensson butta palla casualmente in avanti e trova un assist per Wilhelmsson, il quale è liberissimo anche perché parte un paio di metri avanti rispetto alla linea difensiva della Grecia. Il guardalinee non segnala nulla e Nikopolidis esce nuovamente in modo folle e poi si ferma a trequarti dell’area di rigore, permettendo a Wilhelmsson di tentare la semplice soluzione in pallonetto dal vertice destro dell’area di rigore ma il centrocampista del Deportivo La Coruna sbaglia ingloriosamente mandando alto.

La Svezia prova a dare continuità al proprio gioco ma ha scarsissima qualità in regia e manca di guizzi, con Ljungberg e Wilhelmsson che giocano molto male. La Grecia invece sembra proprio voler prendere per sfinimento gli avversari, attendendo il momento giusto con una pazienza straziante per le coronarie degli spettatori. Gli ellenici si difendono in massa, ma nonostante tutto la Svezia ha la grande colpa di non aver mai tirato in porta dopo oltre un’ora di gioco.

Dopo una partita del genere, per poco la Grecia non trova il vantaggio per un autogol: è il 66’ e Dellas va a cross dalla mediana, Hansson interviene di testa da kamikaze per anticipare Samaras e devia verso la propria porta, con la palla che termina fuori davvero di un nulla.

Un minuto dopo lo scampato pericolo, la Svezia riesce a sbloccare il match grazie ad una prodezza di Ibrahimovic, il quale scambia stretto con Henrik Larsson e calcia con grandissima potenza in diagonale dal limite dell’area, colpendo il pallone di esterno destro e dandogli una traiettoria velenosissima su cui Nikopolidis non può opporsi. E’ la rete dello 0-1, realizzata da un Ibrahimovic che fino a quel momento era stato il peggiore in campo.

Rehhagel prova a cambiare tutto togliendo al 70’ Dellas per inserire Amanatidis e passare al 4-4-2, ma stravolgere così dal nulla la mentalità di una squadra nel corso della partita è quasi impossibile e, infatti, non riuscirà agli ellenici.

Questo anche perché la Grecia è capace di subire un gol ridicolo al 72’: la difesa si apre paurosamente al centro e Ljungberg taglia come ai bei tempi per ricevere la verticalizzazione di Henrik Larsson, ma il suo tiro non è certo all’altezza dei tempi passati e finisce addosso a Nikopolidis, che nel frattempo era uscito bene. A questo punto si crea un flipper assurdo che ha poco a che vedere con il calcio perché Elmander colpisce di riflesso con la gamba il pallone respinto dal portiere e alza un campanile che scavalca Nikopolidis e che fa succedere di tutto ad un metro dalla linea di porta, perché lo stesso Nikopolidis rientra in totale affanno e dorme senza far nulla quando a due passi da lui Hansson riesce a spostare Kyrgiakos con un fallo non segnalato, il pallone finisce sulla schiena del difensore dell’Eintracht Francoforte e rimane lì dove Hansson crea un doppio rimpallo incredibile con Seitaridis (che arriva troppo morbido sul pallone) e in qualche modo con il ginocchio manda il pallone in rete, per il 2-0 definitivo.

A questo punto la partita non ha più nulla da dire, perché la Grecia è incapace di reagire. L’unico evento degno di nota in questo finale è l’infortunio subito al 78’ da Wilhelmsson, il quale si fa male da solo in uno scatto sulla destra e probabilmente accusa un fastidio agli adduttori che potrebbe renderlo indisponibile per i prossimi match.

Match che la Svezia dovrà giocare con un appiglio e una qualità decisamente diversa per combinare qualcosa di meglio e non sperare in altre carambole assurde per realizzare delle reti. Adesso è davvero curioso vedere come la squadra di Lagerback giocherà al cospetto della Spagna nel match di sabato prossimo.

La Grecia invece rischia già di abdicare il trono di Campione d’Europa, soprattutto qualora non riuscisse a vincere nel prossimo match contro la Russia: gli esteti del calcio non rimpiangerebbero certo il gioco espresso dagli ellenici.


Grecia-Svezia 0-2

Grecia (5-4-1): Nikopolidis 3 – Seitaridis 4,5 Kyrgiakos 7 Dellas 6,5 (70’ Amanatidis 5) Antzas 6 Torosidis 6,5 – Charisteas 6 Katsouranis 5 Basinas 6,5 Karagounis 5,5 – Gekas 5 (46’ Samaras 3,5)

In panchina: Chalkias, Tzorvas, Goumas, Vintra, Spiropoulos, Patsatzoglou, Giannakopoulos, Tziolis, Salpingidis, Liberopoulos
Commissario tecnico: Otto Rehhagel 5,5

Svezia (4-4-2): Isaksson 6 – Alexandersson 6 (74’ Stoor sv) Mellberg 6 Hansson 5,5 Nilsson 5,5 – Wilhelmsson 4 (78’ Rosenberg sv) Andersson 3 Svensson 5,5 Ljungberg 5 – Ibrahimovic 6 (71’ Elmander 6) Henrik Larsson 4,5

In panchina: Shaaban, Wiland, Dorsin, Majstorovic, Granqvist, Kallstrom, Sebastian Larsson, Linderoth, Allback
Commissario tecnico: Lars Lagerback 4,5

Arbitro: Massimo Busacca (Svizzera) 5,5

Gol: 67’ Ibrahimovic, 73’ Hansson
Ammoniti: Seitaridis, Torosidis, Charisteas (G)

venerdì 6 giugno 2008

Si parte dal Sankt Jacob Park di Basilea

Ecco il calendario degli Europei 2008, che verrà inaugurato da Svizzera-Repubblica Ceca



Tutto è ormai pronto per il fischio d’inizio degli Europei e allora mettiamo un po’ di ordine e scorriamo il calendario dei 31 match che infiammeranno Austria e Svizzera e l’intera Europa.

FASE A GIRONI:

Sabato 7 Giugno:

ore 18.00
Svizzera-Repubblica Ceca (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)

ore 20.45
Portogallo-Turchia (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

Domenica 8 Giugno:

ore 18.00
Austria-Croazia (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

ore 20.45
Germania-Polonia (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)

Lunedì 9 Giugno:

ore 18.00
Romania-Francia (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

ore 20.45
Olanda-Italia (Girone C – Stade De Suisse, Berna)

Martedì 10 Giugno:

ore 18.00
Spagna-Russia (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)

ore 20.45
Grecia-Svezia (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)

Mercoledì 11 Giugno:

ore 18.00
Repubblica Ceca-Portogallo (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

ore 20.45
Svizzera-Turchia (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)

Giovedì 12 Giugno:

ore 18.00
Croazia-Germania (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)

ore 20.45
Austria-Polonia (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Venerdì 13 Giugno:

ore 18.00
Italia-Romania (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

ore 20.45
Olanda-Francia (Girone C – Stade De Suisse, Berna)

Sabato 14 Giugno:

ore 18.00
Svezia-Spagna (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)

ore 20.45
Grecia-Russia (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)

Domenica 15 Giugno:

ore 20.45
Svizzera-Portogallo (Girone A – Sankt Jacob Park, Basilea)
Turchia-Repubblica Ceca (Girone A – Stade De Geneve, Ginevra)

Lunedì 16 Giugno:

ore 20.45
Polonia-Croazia (Girone B – Worthersee Stadion, Klagenfurt)
Austria-Germania (Girone B – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Martedì 17 Giugno:

ore 20.45
Olanda-Romania (Girone C – Stade De Suisse, Berna)
Francia-Italia (Girone C – Letzigrund Stadion, Zurigo)

Mercoledì 18 Giugno:

ore 20.45
Grecia-Spagna (Girone D – Wais-Siezenheim Stadion, Salisburgo)
Russia-Svezia (Girone D – Tivoli Neu Stadion, Innsbruck)


QUARTI DI FINALE:

Giovedì 19 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo A-2° Gruppo B (Primo Quarto di Finale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Venerdì 20 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo B-2° Gruppo A (Secondo Quarto di Finale – Ernst Happel Stadion, Vienna)

Sabato 21 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo C-2° Gruppo D (Terzo Quarto di Finale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Domenica 22 Giugno:

ore 20.45
1° Gruppo D-2° Gruppo C (Quarto Quarto di Finale – Ernst Happel Stadion, Vienna)


SEMIFINALI:

Mercoledì 25 Giugno:

ore 20.45
Vincente Primo Quarto di Finale-Vincente Secondo Quarto di Finale (Prima Semifinale – Sankt Jacob Park, Basilea)

Giovedì 26 Giugno:

ore 20.45
Vincente Terzo Quarto di Finale-Vincente Quarto Quarto di Finale (Seconda Semifinale – Ernst Happel Stadion, Vienna)


FINALE:

Domenica 29 Giugno:

ore 20.45
Vincente Prima Semifinale-Vincente Seconda Semifinale (Ernst Happel Stadion, Vienna)

giovedì 5 giugno 2008

Le possibili formazioni titolari delle quattro Nazionali del girone D

Proviamo a leggere i possibili schieramenti e le eventuali tattiche di Grecia, Svezia, Spagna e Russia



GRECIA:

Schema tattico: Otto Rehhagel s’è fatto la fama del catenacciaro soprattutto dopo le incredibili vittorie ottenute con il Werder Brema (portato dalla Zweite Liga alla vittoria della Bundesliga) e con al Grecia agli ultimi Europei, ma in questa fase finale presenterà un 4-3-3. Non aspettatevi però un gioco spumeggiante, perché gli ellenici giocheranno con grande agonismo e sacrificio, provando a colpire il contropiede.

Difesa: Il portiere titolare è sempre il 36enne Nikopolidis, il quale dà sempre una discreta sicurezza nelle partite importanti e probabilmente lascerà la Nazionale a fine Europei. Abbastanza chiara l’impostazione titolare della difesa, che si basa su due terzini abbastanza bloccati come Seitaridis e Torosidis, con buone alternative in Vintra sulla destra e Spiropoulos (titolare nell’ultima amichevole) sulla sinistra. Abili nel gioco aereo sono i due centrali titolari, l’affidabile Sotiris Kyrgiakos e Traianos Dellas grandissimo protagonista quattro anni fa. Alle loro spalle la prima alternativa è Ioannis Goumas.

Centrocampo: Rehhagel si aspetta grande dinamismo nelle due fasi di gioco dai tre centrocampisti, in particolare dai due interni Katsouranis e Karagounis, mentre Angelos Basinas deve fare il frangiflutti davanti alla difesa e dare equilibrio alla squadra. Interessante alternativa di Basinas, da inserire magari nel corso della partita, è Tziolis, mentre potrebbe essere utile a centrocampo anche il jolly Torosidis.

Attacco: Rispetto a quattro anni fa, la Grecia può disporre di attaccanti di maggiore affidamento e Rehhagel ha deciso di puntare sul tridente, puntando tutto sulla capacità di sacrificio di queste punte. La stella della prima linea è sicuramente Theofanis Gekas, capocannoniere della Bundesliga con il Bochum nel 2007 (prima di passare al Bayer Leverkusen) e giocatore di grande mobilità, bravo e freddo anche sotto porta. Giocano in Bundesliga anche le altre due punte titolari, ovvero il generosissimo Amanatidis (prima punta nell’Eintracht Francoforte) e il giocatore che ha deciso la finale di quattro anni fa, ovvero Angelos Charisteas, reduce però da quattro stagioni negative e dalla retrocessione con il Norimberga ma che gode sempre della fiducia del proprio ct. Potrebbero trovare spazio e minuti anche Samaras e Salpingidis, mentre una carta da non sottovalutare è quella dell’esperto Liberopoulos.

Ecco allora il probabile undici titolare della Grecia:

(4-3-3)
Nikopolidis;
Seitaridis, Dellas, Kyrgiakos, Torosidis;
Katsouranis, Basinas, Karagounis;
Amanatidis, Charisteas, Gekas


SVEZIA:

Schema tattico: Lars Lagerback è ct della Nazionale svedese dal 2000 (dapprima assieme a Tommy Soderberg e poi come responsabile unico) e ha sempre proposto un 4-4-2 sempre molto simile, con due esterni molto offensivi e abili anche a tagliare verso il centro.

Difesa: Nonostante una stagione passata ad ammuffire sulla panchina del Manchester City, Andreas Isaksson non ha perso la fiducia di Lagerback e rimane il titolare della Svezia, coperta da una linea a 4 che dire esperta è poco: i titolari, infatti, dovrebbero essere i centrali Mellberg (classe ’77) e Hansson (classe ’76), oltre ai due terzini Mikael Nilsson (classe ’78) a sinistra (ma più naturale a giocare a destra) e Niclas Alexandersson (classe ’71) a destra. Quest’ultimo è l’elemento più “attaccabile” nell’undici titolare, visto che Dorsin spera ancora di scalzarlo, puntando soprattutto sul fatto di essere un terzino sinistro naturale, a differenza di Alexandersson che è nato come centrocampista: in caso di inserimento di Dorsin, sarebbe Nilsson a giocare sulla destra. Non esaltante la situazione al centro della difesa, dove Hansson non garantisce grandissima sicurezza ma è la soluzione migliore visto che il gigante Majstorovic garantisce grande impatto fisico ma è molto lento (un suo possibile duello con Fernando Torres sarebbe davvero da ko tecnico), mentre Granqvist è considerato il difensore più interessante della nuova generazione svedese ma ad inizio stagione è stato tragicomico nel Wigan, formando con Bramble una coppia centrale davvero da censurare ai deboli di cuore. Di certo, la Svezia non può limitarsi a difendere in questi Europei, vista la scarsa solidità della sua terza linea.

Centrocampo: Molto migliore la situazione in mediana, dove Linderoth può fare un buon filtro, mentre Kallstrom è un regista di grande qualità e finalmente è utilizzato nel suo ruolo naturale dal ct Lagerback, che invece lo utilizzava spesso sulla fascia sinistra. Proprio sulle due corsie la situazione è più buia: come titolare potrebbe spuntare a sorpresa Sebastian Larsson, reduce da una buona stagione in Premier League nel retrocesso Birmingham City e elemento con caratteristiche da regista di fascia, mentre i declinanti Ljungberg e Wilhelmsson si giocano l’altro posto da titolare, con quest’ultimo che è stato più utilizzato in amichevole e che sembra più apposto fisicamente, apparendo quindi in vantaggio sull’ex Arsenal.

Attacco: Dopo aver dato per l’ennesima volta l’addio alla Nazionale, Henrik Larsson ci ha ripensato nuovamente e con ogni probabilità sarà sempre lui il titolare al fianco di Zlatan Ibrahimovic, il quale però sembra in cattive condizioni di forza. L’attaccante dell’Inter è sempre un giocatore molto lunatico e che non dà mai grandi garanzie nei momenti decisivi (come confermano le sue prestazioni agli ultimi Mondiali e quelle in Champions League), ma Lagerback ha buone alternative in Markus Rosenberg (che ha chiuso bene la stagione con il Werder Brema) e Johan Elmander, elemento dal buon feeling con il gol.

Ecco allora il probabile undici titolare della Svezia:

(4-4-2)
Isaksson;
Alexandersson, Mellberg, Hansson, Nilsson;
Sebastian Larsson, Linderoth, Kallstrom, Wilhelmsson;
Henrik Larsson, Ibrahimovic


SPAGNA:

Schema tattico: Il dubbio maggiore di Aragones riguarda proprio lo schema tattico, ma sembra che il ct spagnolo stia un po’ rivedendo le proprie idee e sta pensando di preferire un 4-4-2 più concreto in fase offensiva ad un modulo con troppi registi in mezzo al campo.

Difesa: Le gerarchie sono già chiarissime nella difesa spagnola, con Iker Casillas che appare intoccabile tra i pali, Sergio Ramos a fornire la sua forza fisica e propulsiva sulla corsia di destra e Joan Capdevila che ormai ha convinto tutti e ha saputo guadagnarsi il posto da titolare sulla corsia mancina. Non esaltante la situazione al centro della difesa, dove Puyol garantisce una certa affidabilità nonostante sia reduce da una stagione non esaltante con il Barcellona, mentre molti dubbi provengono dalle ultime prestazioni di Carlos Marchena, davvero troppo in bambola per dare garanzie in vista degli Europei. L’alternativa più solida (e decisamente migliore) sarebbe quella di Raul Albiol, ma Aragones gli preferisce Marchena in una delle tante scelte controverse del ct spagnolo.

Centrocampo: Optando per lo schieramento a 4, Aragones è costretto a lasciare fuori uno dei probabili titolari e a sorpresa questo potrebbe essere Cesc Fabregas: il ct spagnolo, infatti, sembra orientato a preferirgli Xavi in posizione di regista, mentre per il catalano dell’Arsenal non ci sarebbe neppure spazio sulla corsia di destra, dove il favorito è Iniesta. Completano il settore centrale delle Furie Rosse l’affidabile Xabi Alonso, che giocherà con maggiori compiti di copertura rispetto a quelli che ha nel Liverpool, e il talentuoso David Silva sulla corsia di sinistra. Sembra destinato alla panchina anche Marcos Senna, reduce da una buonissima stagione con il Villarreal e utile sia in mediana (come vice Xabi Alonso) che sulla destra, magari come esterno tattico. Potrebbe trovare spazio sulla destra (probabilmente a partita in corso) anche Sergio Garcia, elemento di grande corsa ma che segna davvero pochissimo per essere un attaccante e che quest’anno è retrocesso con il Saragozza.

Attacco: Le opzioni offensive a disposizione di Aragones non sono tantissime (visto anche che Sergio Garcia sembra più utile per le fasce che non per un ruolo di seconda punta) ma sono di grandissima qualità, a partire da Fernando Torres che al Liverpool ha dimostrato una notevole personalità e che ha dimostrato di poter tenere sulle proprie spalle tutto il peso di un attacco, fattore che potrebbe risultare utile anche alla Spagna. In un modulo a due punte, la spalla del Niño sarà David Villa, reduce da un campionato sottotono al Valencia più per colpa di qualche allenatore che non per colpe personali e quindi garantisce lo stesso una certa qualità. La terza punta è Daniel Guiza, attaccante del Maiorca che ha vinto la classifica dei cannonieri nella Liga e che ha attirato l’interesse di squadre di tutta Europa ma che difficilmente troverà spazio dal primo minuto.

Ecco allora il probabile undici titolare della Spagna:

(4-4-2)
Casillas;
Sergio Ramos, Puyol, Marchena, Capdevila;
Iniesta, Xavi, Xabi Alonso, David Silva;
Fernando Torres, David Villa

Possibile alternativa tattica: L’alternativa tattica di Aragones è di fatto un ritorno alle origini, ovvero il ritorno al 4-1-4-1 con Fernando Torres a fare l’unica punta, con l’innesto di Cesc Fabregas da titolare al posto di David Villa e l’arretramento di Xabi Alonso davanti alla difesa: con questo modulo c’è anche più probabilità per Sergio Garcia per trovare spazio e minuti. Questo sarebbe quindi l’eventuale schieramento:

(4-1-4-1)
Casillas;
Sergio Ramos, Puyol, Marchena, Capdevila;
Xabi Alonso;
Iniesta, Xavi, Fabregas, David Silva;
Fernando Torres


RUSSIA:

Schema tattico: Guus Hiddink sembra intenzionato a schierare il classico 4-4-2, ma molto probabilmente dovrà fare a meno di alcuni elementi chiave nel corso degli Europei.

Difesa: Dopo aver giocato a 3 in qualche partita nel girone di qualificazione, Hiddink sembra ormai intenzionato a passare stabilmente alla difesa a 4, mutando così alcuni equilibri di formazione. L’unico sicuro del posto da titolare sembra essere Aleksandr Anyukov sulla corsia destra, mentre al centro della difesa Vasili Berezutski, il gemello Aleksei (più impiegato però sulla corsia mancina con la difesa a 4) e Ignashevich non sembrano più così certi del posto da titolare, con Kolodin e Shirokov che sembrano esser vicini a convincere Hiddink: l’olandese, però, alla fine dovrebbe affidarsi ad una coppia più collaudata, ovvero quella tra Vasili Berezutski. Sulla sinistra, invece, sembra probabile l’innesto di un giocatore più offensivo, ovvero Yuri Zhirkov che in realtà è un centrocampista naturale ma che potrebbe esser preferito ad Aleksei Berezutski.

Centrocampo: Sembrano più delineate le cose in mezzo al campo, dove l’unico dubbio appare sulla corsia mancina, qualora Zhirkov venga retrocesso in difesa: in un probabile 4-4-2 dovrebbe essere Bilyaletdinov a sacrificarsi sulla fascia, lui che in realtà è un trequartista ma che è un vero pupillo di Hiddink, il quale lo adatterà sugli esterni per non fargli perdere il posto da titolare. Per il resto, sembra più sicuro il posto per Bystrov sulla destra, così come per Semshov e Zyrianov in mezzo al campo, una coppia molto eterogenea, con Zyrianov che è addirittura nato come attaccante per poi retrocedere come centrocampista centrale.

Attacco: In condizioni normali, a questi Europei la coppia offensiva dello Zenit San Pietroburgo verrebbe trapiantata anche nella Nazionale russa, ma Andrei Arshavin paga un’espulsione stupida subita nell’ultimo match del girone di qualificazione contro l’Andorra e deve scontare due partite di squalifica, mentre Pogrebnyak ha subito un infortunio che lo tiene in pesante dubbio per tutta la fase finale. Hiddink allora deve reinventare l’attacco e potrebbe puntare su Pavlyuchenko (il sicario dell’Inghilterra nel gruppo di qualificazione) e Sychev, l’ex baby prodigio del calcio russo.

Ecco allora il probabile undici titolare della Russia:

(4-4-2)
Akinfeev;
Anyukov, Vitali Berezutski, Ignashevich, Zhirkov;
Bystrov, Semshov, Zyrianov, Bilyaletdinov;
Pavlyuchenko, Sychev

Possibile alternativa tattica: Le tante assenze in attacco, potrebbero costringere Hiddink a puntare ad un modulo più coperto, ovvero un 4-4-1-1 che vede Aleksei Berezutski riprendere il posto di terzino sinistro, Zhirkov salire nel proprio ruolo naturale di esterno di centrocampo e Bilyaletdinov a fare il trequartista alle spalle di un’unica punta. Questo sarebbe quindi l’eventuale schieramento:

(4-4-1-1)
Akinfeev;
Anyukov, Vitali Berezutski, Ignashevich, Aleksei Berezutski;
Bystrov, Semshov, Zyrianov, Zhirkov;
Bilyaletdinov;
Pavlyuchenko

mercoledì 4 giugno 2008

E’ l’Italia la squadra più vecchia del torneo

L’età media della squadra di Donadoni è addirittura di 29,57 mentre la Russia è la squadra più giovane



Che in Italia non si dia alcuno spazio ai giovani (se non nelle serie inferiori, quando va bene) è risaputo, ma guardando le statistiche sui 23 convocati si ha una conferma ancora più lampante: la squadra di Donadoni, infatti, è la più vecchia dell’intero Europeo con un età media di 29,57, sintomo di un movimento che non riesce a creare un adeguato sviluppo di giocatori giovani, nonostante una Nazionale Under 21 che ottiene spesso buoni risultati. D’altronde, non è neppure una novità in Italia, dove persino in tutti settori sociali il ricambio generazionale procede totalmente a rilento, basti guardare anche la classe politica. E’ davvero curioso pensare che una squadra così “vecchia” sia stata convocata da uno come Donadoni, che al contrario è il terzo commissario tecnico più giovane degli Europei, alle spalle soltanto di Bilic della Croazia e Van Basten dell’Olanda (il ct meno giovane è invece Luis Aragones della Spagna, seguito a ruota da Otto Rehhagel della Grecia e Karel Bruckner della Repubblica Ceca). Non molto migliore è la situazione della Svezia, che presenta invece un’età media di 29,35.

In linea generale, molti commissari tecnici si sono affidati a molti elementi di esperienza, visto che l’età media dei 368 giocatori è di 27,60. La squadra più “giovane” in questo senso è la Russia di Guus Hiddink, che puntando su un gruppo molto omogeneo (ci sono 5 giocatori del 1982 e altri 5 dell’83) ha un gruppo dall’età media di 26,26, più bassa anche di quella della Svizzera che punta su un mix di giovani e di elementi esperti e che ha un età media di 26,39.

Il ct svizzero Kobi Kuhn è anche l’unico ad aver convocato un teenager, ovvero l’unico giocatore sotto i 20 anni, con la chiamata di Eren Derdiyok, che comunque compirà 20 anni il 12 Giugno. Altri classe ’88 (ma che hanno già compiuto 20 anni in questi primi mesi dell’anno) sono i croati Ivan Rakitic e Nikola Kalinic, oltre al portiere portoghese Rui Patricio. Se il giocatore più giovane milita nella Svizzera, l’altra Nazionale che ospita gli Europei può disporre del giocatore più anziano, ovvero l’austriaco Ivica Vastic, che nel Girone B potrebbe trovarsi di fronte un altro classe ’69 come il tedesco Jens Lehmann.

Il campionato più rappresentato in questi Europei è la Bundesliga tedesca, che porta in Austria e Svizzera ben 56 calciatori, seguito a ruota dalla onnipresente Premier League inglese che, nonostante sia penalizzata dall’assenza dell’Inghilterra, porta in dote ben 44 elementi.

Infine, se agli ultimi Mondiali le due squadre rappresentate dal maggior numero di calciatori erano due big consolidate nel calcio europeo come Arsenal e Chelsea, in questi Europei sorprende come la squadra più rappresentata di tutte sia il Panathinaikos, che porta in Austria e Svizzera ben 10 calciatori appartenenti al proprio club, alla pari del Lione, squadra che presta ben 7 giocatori alla Francia di Domenech oltre allo svizzero Patrick Muller, all’italiano Fabio Grosso e allo svedese Kim Kallstrom. Nove sono i calciatori sotto contratto per Galatasaray (di cui 7 nella Turchia) e Bayern Monaco, mentre ben rappresentate sono anche Werder Brema e Barcellona con otto giocatori, cifra a cui può arrivare anche l’Arsenal qualora Flamini prenda il posto di Vieira nella Francia (il corso viene considerato ancora dei Gunners perché ha giocato nei londinesi l’ultima stagione, anche se ormai è ben noto il suo passaggio al Milan), mentre anche il Real Madrid inizialmente portava agli Europei 8 elementi prima di “perdere” Fabio Cannavaro e scendere a 7.

lunedì 2 giugno 2008

L’Olanda batte facilmente il Galles grazie a Robben e Sneijder

Nelle amichevoli domenicali, brutta partita della Svezia, mentre Polonia e Grecia ottengono solo un pareggio



Olanda-Galles 2-0: Van der Sar celebra la sua 125esima presenza in Nazionale in un match quasi completamente a senso unico, con l’Olanda ad attaccare e ad oliare gli schemi offensivi e il Galles a provare a difendersi, facendolo comunque discretamente visto che nonostante una costante inferiorità mostrata, la squadra di Toshack ha concesso soltanto due reti agli Orange. Marco Van Basten conferma la stessa formazione già mostrata nell’amichevole contro la Danimarca, per un 4-2-3-1 in cui l’elemento nuovo è Orlando Engelaar, mediano del Twente che sta confermando le proprie qualità anche in Nazionale e che probabilmente giocherà da titolare questi Europei, confinando Van Bronckhorst al ruolo di terzino sinistro. Il match si sblocca al 35’ minuto, con Robben che approfitta di un errore difensivo del Galles per infilarsi centralmente, superare in velocità i due difensori centrali gallesi e poi battere il portiere Hennessey con una conclusione precisa. Il raddoppio arriva da palla ferma, grazie alla grande punizione battuta da Wesley Sneijder.

Svezia-Ucraina 0-1: Finisce tra i fischi del pubblico del Rasunda Stadium di Stoccolma l’ultima amichevole della Svezia prima degli Europei, con la squadra di Lagerback che non convince sul piano della prestazione, si fa imbrigliare dall’Ucraina e nel finale di gara subisce anche il gol della sconfitta, grazie alla conclusione da fuori area di Sergei Nazarenko che trova fin troppo impreparato il portiere Shaaban. In precedenza, la Svezia si era resa pericolosa con il palo colpito da Henrik Larsson su azione da calcio d’angolo, ma per il resto fa davvero poco in avanti e non sorprende il disappunto del pubblico svedese.

Polonia-Danimarca 1-1: Risultato non esaltante ma prestazione abbastanza confortante per la Polonia, che si ferma sull’1-1 contro la Danimarca ma che mostra anche una gran voglia di fare che ha convinto anche il pubblico polacco: Beenhakker sa che la Polonia non è certo favorita per il passaggio del primo turno, ma pretende che i suoi giochino con il giusto spirito e che mettano in campo tutte le carte a propria disposizione. A passare in vantaggio è la Danimarca, con Bendtner che si inserisce bene in area su un pallone in verticale e calcia in diagonale, Boruc è pronto alla risposta ma sulla respinta si avventa Martin Vingaard, il quale realizza il suo primo gol in Nazionale alla sua seconda presenza con un tap-in non semplicissimo. La Polonia ci mette l’anima ma pecca di brillantezza, anche perché probabilmente il ct Beenhakker ha caricato molto i suoi in preparazione degli Europei, rendendo quindi abbastanza normale una scarsa lucidità in alcune fasi di gioco. Al 36’ la Polonia si guadagna un calcio di rigore, ma Zurawski lo calcia in modo indecoroso e permette al portiere Sorensen di bloccare addirittura la conclusione. Nel finale di primo tempo, però, una bella azione in velocità permette a Krzynowek di trovare il tiro in area di rigore, che entra in rete anche per l’aiuto di una deviazione di un difensore danese per la rete del definitivo 1-1.

Armenia-Grecia 0-0: La Grecia registra la propria difesa dopo la sconfitta per 3-2 subita dall’Ungheria nella precedente amichevole ma pecca di creatività e non riesce ad andare oltre ad uno 0-0 non molto convincente contro l’Armenia. Nel primo tempo il ritmo è abbastanza alto e Nikopolidis deve esibirsi in una bella parata sulla conclusione di Pachajyan, in un’azione nata da un clamoroso errore di Kyrgiakos. Errore abbastanza clamoroso lo commette dall’altra parte anche Charisteas, che sciupa un bell’assist di Karagounis. Nella ripresa, Rehhagel presenta una squadra abbastanza rivoluzionata dalle sostituzioni e il ritmo cala di conseguenza, con la Grecia che ha la migliore occasione con un tiro a giro di Samaras, salvato benissimo dal portiere Kasparov.


Questi sono i risultati della quattro amichevoli domenicali:

Domenica 1 Giugno:

Armenia-Grecia 0-0
Olanda-Galles 2-0: 35’ Robben, 54’ Sneijder
Polonia-Danimarca 1-1: 28’ Vingaard (D), 43’ Krzynowek (P)
Svezia-Ucraina 0-1: 83’ Nazarenko

giovedì 29 maggio 2008

Le 16 Nazioni assegnano i numeri di maglia

Ecco i nomi dei 368 protagonisti del prossimo Europeo



I 16 commissari tecnici hanno annunciato le loro liste ufficiali e hanno assegnato i numeri di maglia ai 23 giocatori selezionati e questi sono i nomi dei protagonisti che calcheranno i campi di Austria e Svizzera provando a conquistare quello scettro che quattro anni fa fu della Grecia.


Austria:
1 Alex Manninger
2 Joachim Standfest
3 Martin Stranzl
4 Emanuel Pogatetz
5 Christian Fuchs
6 René Aufhauser
7 Ivica Vastic
8 Christoph Leitgeb
9 Roland Linz
10 Andreas Ivanschitz
11 Umit Korkmaz
12 Ronald Gercaliu
13 Markus Katzer
14 Gyorgy Garics
15 Sebastian Prodl
16 Jurgen Patocka
17 Martin Hiden
18 Roman Kienast
19 Jurgen Saumel
20 Martin Harnik
21 Jurgen Macho
22 Erwin Hoffer
23 Ramazan Ozcan
Commissario tecnico: Josef Hickersberger


Croazia:
1 Stipe Pletikosa
2 Dario Simic
3 Josip Simunic
4 Robert Kovac
5 Vedran Corluka
6 Hrvoje Vejic
7 Ivan Rakitic
8 Ognjen Vukojevic
9 Nikola Kalinic
10 Niko Kovac
11 Darijo Srna
12 Mario Galinovic
13 Nikola Pokrivac
14 Luka Modric
15 Dario Knezevic
16 Jerko Leko
17 Ivan Klasnic
18 Ivica Olic
19 Niko Kranjcar
20 Igor Budan
21 Mladen Petric
22 Danijel Pranjic
23 Vedran Runje
Commissario tecnico: Slaven Bilic


Repubblica Ceca:
1 Petr Cech
2 Zdenek Grygera
3 Jan Polak
4 Tomas Galasek
5 Radoslav Kovac
6 Marek Jankulovski
7 Libor Sionko
8 Martin Fenin
9 Jan Koller
10 Vaclav Sverkos
11 Stanislav Vlcek
12 Zdenek Pospech
13 Michal Kadlec
14 David Jarolim
15 Milan Baros
16 Jaromir Blazek
17 Marek Matejovsky
18 Tomas Sivok
19 Rudolf Skacel
20 Jaroslav Plasil
21 Tomas Ujfalusi
22 David Rozehnal
23 Daniel Zitka
Commissario tecnico: Karel Bruckner


Francia:
1 Steve Mandanda
2 Jean-Alain Boumsong
3 Eric Abidal
4 Patrick Vieira
5 William Gallas
6 Claude Makelele
7 Florent Malouda
8 Nicolas Anelka
9 Karim Benzema
10 Sidney Govou
11 Samir Nasri
12 Thierry Henry
13 Patrice Evra
14 François Clerc
15 Lilian Thuram
16 Sebastien Frey
17 Sebastien Squillaci
18 Bafetimbi Gomis
19 Willy Sagnol
20 Jeremy Toulalan
21 Lassana Diarra
22 Franck Ribery
23 Gregory Coupet
Commissario tecnico: Raymond Domenech


Germania:
1 Jens Lehmann
2 Marcell Jansen
3 Arne Friedrich
4 Clemens Fritz
5 Heiko Westermann
6 Simon Rolfes
7 Bastian Schweinsteiger
8 Torsten Frings
9 Mario Gomez
10 Oliver Neuville
11 Miroslav Klose
12 Robert Enke
13 Michael Ballack
14 Piotr Trochowski
15 Thomas Hitzlsperger
16 Philipp Lahm
17 Per Mertesacker
18 Tim Borowski
19 David Odonkor
20 Lukas Podolski
21 Christoph Metzelder
22 Kevin Kuranyi
23 René Adler
Commissario tecnico: Joachim Low


Grecia:
1 Antonios Nikopolidis
2 Giourkas Seitaridis
3 Christos Patsatzoglou
4 Nikolaos Spiropoulos
5 Traianos Dellas
6 Angelos Basinas
7 Georgios Samaras
8 Stelios Giannakopoulos
9 Angelos Charisteas
10 Georgios Karagounis
11 Loukas Vintra
12 Konstantinos Chalkias
13 Alexandros Tzorvas
14 Dimitrios Salpingidis
15 Vassilis Torosidis
16 Sotirios Kyrgiakos
17 Theofanis Gekas
18 Ioannis Goumas
19 Paraskevas Antzas
20 Ioannis Amanatidis
21 Konstantinos Katsouranis
22 Alexandros Tziolis
23 Nikolaos Liberopoulos
Commissario tecnico: Otto Rehhagel


Italia:
1 Gianluigi Buffon
2 Christian Panucci
3 Fabio Grosso
4 Giorgio Chiellini
5 Fabio Cannavaro
6 Andrea Barzagli
7 Alessandro Del Piero
8 Gennaro Gattuso
9 Luca Toni
10 Daniele De Rossi
11 Antonio Di Natale
12 Marco Borriello
13 Massimo Ambrosini
14 Marco Amelia
15 Fabio Quagliarella
16 Mauro Camoranesi
17 Morgan De Sanctis
18 Antonio Cassano
19 Gianluca Zambrotta
20 Simone Perrotta
21 Andrea Pirlo
22 Alberto Aquilani
23 Marco Materazzi
Commissario tecnico: Roberto Donadoni


Olanda:
1 Edwin Van der Sar
2 André Ooijer
3 John Heitinga
4 Joris Mathijsen
5 Giovanni Van Bronckhorst
6 Demy De Zeeuw
7 Robin Van Persie
8 Orlando Engelaar
9 Ruud Van Nistelrooy
10 Wesley Sneijder
11 Arjen Robben
12 Mario Melchiot
13 Henk Timmer
14 Wilfred Bouma
15 Tim De Cler
16 Maarten Stekelenburg
17 Nigel De Jong
18 Dirk Kuyt
19 Klaas Jan Huntelaar
20 Ibrahim Afellay
21 Ryan Babel
22 Jan Vennegoor of Hesselink
23 Rafael Van der Vaart
Commissario tecnico: Marco Van Basten


Polonia:
1 Artur Boruc
2 Mariusz Jop
3 Jakub Wawrzyniak
4 Pawel Golanski
5 Dariusz Dudka
6 Jacek Bak
7 Euzebiusz Smolarek
8 Jacek Krzynowek
9 Maciej Zurawski
10 Lukasz Gargula
11 Marek Saganowski
12 Tomasz Kuszczak
13 Marcin Wasilewski
14 Michal Żewlakow
15 Michal Pazdan
16 Jakub Blaszczykowski
17 Wojciech Lobodzinski
18 Mariusz Lewandowski
19 Rafal Murawski
20 Roger Guerreiro
21 Tomasz Zahorski
22 Lukasz Fabianski
23 Adam Kokoszka
Commissario tecnico: Leo Beenhakker


Portogallo:
1 Ricardo
2 Paulo Ferreira
3 Bruno Alves
4 Bosingwa
5 Fernando Meira
6 Raul Meireles
7 Cristiano Ronaldo
8 Petit
9 Hugo Almeida
10 Joao Moutinho
11 Simao
12 Quim
13 Miguel
14 Jorge Ribeiro
15 Pepe
16 Ricardo Carvalho
17 Ricardo Quaresma
18 Miguel Veloso
19 Nani
20 Deco
21 Nuno Gomes
22 Rui Patricio
23 Helder Postiga
Commissario tecnico: Luiz Felipe Scolari


Romania:
1 Bogdan Lobont
2 Cosmin Contra
3 Razvan Rat
4 Gabriel Tamas
5 Cristian Chivu
6 Mirel Radoi
7 Florentin Petre
8 Paul Codrea
9 Ciprian Marica
10 Adrian Mutu
11 Razvan Cocis
12 Marius Cornel Popa
13 Cristian Sapunaru
14 Sorin Ghionea
15 Dorin Goian
16 Banel Nicolita
17 Cosmin Moti
18 Marius Niculae
19 Adrian Cristea
20 Nicolae Dica
21 Daniel Niculae
22 Stefan Radu
23 Eduard Stancioiu
Commissario tecnico: Victor Piturca


Russia:
1 Igor Akinfeev
2 Vasili Berezutski
3 Renat Yanbaev
4 Sergei Ignashevich
5 Aleksei Berezutski
6 Roman Adamov
7 Dmitri Torbinskiy
8 Denis Kolodin
9 Ivan Saenko
10 Andrei Arshavin
11 Sergei Semak
12 Vladimir Gabulov
13 Pavel Pogrebnyak
14 Roman Shirokov
15 Diniyar Bilyaletdinov
16 Vyacheslav Malafeev
17 Konstantin Zyrianov
18 Yuri Zhirkov
19 Roman Pavlyuchenko
20 Igor Semshov
21 Dmitri Sychev
22 Aleksandr Anyukov
23 Vladimir Bystrov
Commissario tecnico: Guus Hiddink


Spagna:
1 Iker Casillas
2 Raul Albiol
3 Fernando Navarro
4 Carlos Marchena
5 Charles Puyol
6 Andres Iniesta
7 David Villa
8 Xavi Hernandez
9 Fernando Torres
10 Cesc Fabregas
11 Joan Capdevila
12 Santi Cazorla
13 Andres Palop
14 Xabi Alonso
15 Sergio Ramos
16 Sergio García
17 Daniel Guiza
18 Alvaro Arbeloa
19 Marcos Senna
20 Juanito Gutierrez
21 David Silva
22 Ruben De La Red
23 Pepe Reina
Commissario tecnico: Luis Aragones


Svezia:
1 Andreas Isaksson
2 Mikael Nilsson
3 Olof Mellberg
4 Petter Hansson
5 Fredrik Stoor
6 Tobias Linderoth
7 Niclas Alexandersson
8 Anders Svensson
9 Fredrik Ljungberg
10 Zlatan Ibrahimovic
11 Johan Elmander
12 Rami Shaaban
13 Johan Wiland
14 Daniel Majstorovic
15 Andreas Granqvist
16 Kim Kallstrom
17 Henrik Larsson
18 Sebastian Larsson
19 Daniel Andersson
20 Marcus Allback
21 Christian Wilhelmsson
22 Markus Rosenberg
23 Mikael Dorsin
Commissario tecnico: Lars Lagerback


Svizzera:
1 Diego Benaglio
2 Johan Djourou
3 Ludovic Magnin
4 Philippe Senderos
5 Stephan Lichtsteiner
6 Benjamin Huggel
7 Ricardo Cabanas
8 Gokhan Inler
9 Alexander Frei
10 Hakan Yakin
11 Marco Streller
12 Eren Derdiyok
13 Stephane Grichting
14 Daniel Gygax
15 Gelson Fernandes
16 Tranquillo Barnetta
17 Christoph Spycher
18 Pascal Zuberbuhler
19 Valon Behrami
20 Patrick Müller
21 Eldin Jakupovic
22 Johan Vonlanthen
23 Philipp Degen
Commissario tecnico: Jakob Kuhn


Turchia:
1 Rustu Recber
2 Servet Cetin
3 Hakan Balta
4 Gokhan Zan
5 Emre Belozoglu
6 Mehmet Topal
7 Mehmet Aurelio
8 Nihat Kahveci
9 Semih Senturk
10 Gokdeniz Karadeniz
11 Tumer Metin
12 Tolga Zengin
13 Emre Gungor
14 Arda Turan
15 Emre Asik
16 Ugur Boral
17 Tuncay Sanli
18 Colin Kazim-Richards
19 Ayhan Akman
20 Sabri Sarioglu
21 Mevlut Erding
22 Hamit Altintop
23 Volkan Demirel
Commissario tecnico: Fatih Terim

mercoledì 21 maggio 2008

I convocati nel Gruppo D

Aragones decide di lasciare a casa Raul, mentre la Svezia si affida ancora a Henrik Larsson



Il Gruppo D è quello che vede in causa i Campioni d’Europa in carica della Grecia, squadra che proverà a stupire tutti dopo la grande cavalcata realizzata quattro anni fa in Portogallo. Come nel 2004, la squadra di Hitzfeld trova la Spagna e la Russia nel proprio girone, quasi a dare un tono di revival al cammino dell’undici ellenico.

GRUPPO D:

Dopo una serie di amichevoli, la Grecia ha ridotto la propria rosa a 24 giocatori e da questa lista dovrebbero arrivare i 23 elementi definitivi per difendere il titolo vinto 4 anni fa. Non riesce ad entrare in questo elenco Sotiris Ninis, giovanissimo attaccante che già aveva fatto molto bene nel corso della scorsa estate negli Europei Under 19 e che proprio in queste amichevoli ha esordito in Nazionale maggiore, andando pure a segno e diventando il più giovane calciatore a realizzare un gol con la Grecia. Ottmar Hitzfeld, però, ha già diversi elementi importanti da schierare in attacco e non ha voluto rischiare la presenza di un giocatore così giovane, puntando tutto sul duo d’attacco Amanatidis-Gekas (che saranno probabilmente i titolari), senza dimenticare la possibile presenza di Samaras.

GRECIA:

Portieri: Antonios Nikopolidis (Olympiacos), Konstantinos Chalkias (Aris Salonicco), Alexandros Tzorvas (OFI Creta)

Difensori: Sotirios Kyrgiakos (Eintracht Francoforte), Giourkas Seitaridis (Atletico Madrid), Traianos Dellas (AEK Atene), Loukas Vintra (Panathinaikos), Nikolaos Spiropoulos (Panathinaikos), Ioannis Goumas (Panathinaikos), Vassilis Torosidis (Olympiacos), Christos Patsatzoglou (Olympiacos), Paraskevas Antzas (Olympiacos), Sokratis Papastathopoulos (AEK Atene)

Centrocampisti: Angelos Basinas (Maiorca), Stelios Giannakopoulos (Bolton), Georgios Karagounis (Panathinaikos), Alexandros Tziolis (Panathinaikos), Konstantinos Katsouranis (Benfica)

Attaccanti: Dimitrios Salpingidis (Panathinaikos), Nikolaos Liberopoulos (AEK Atene), Theofanis Gekas (Bayer Leverkusen), Georgios Samaras (Celtic), Ioannis Amanatidis (Eintracht Francoforte), Angelos Charisteas (Norimberga)


Grande protagonista nella lista dei 25 presentata dalla Russia è sicuramente lo Zenit San Pietroburgo, la squadra allenata da Dick Advocaat che ha trionfato in Coppa Uefa e che ha sicuramente stupito tutti: nella rosa voluta dal ct Hiddink non potevano certo mancare le due stelle della squadra campione di Russia in carica, ovvero il talentuoso Arshavin e il bomber Pogrebnyak. Hanno stupito invece le assenze di due trascinatori della Russia nel girone di qualificazione ma che poi si sono resi protagonisti di una stagione molto sotto tono, come Igor Denisov e Alexander Kerzhakov, così come sorprendono le chiamate di Alexander Pavlenko ed Oleg Ivanov, entrambi alla prima convocazione in Nazionale.

RUSSIA:

Portieri: Igor Akinfeev (CSKA Mosca), Vladimir Gabulov (Amkar Perm), Vyacheslav Malafeev (Zenit San Pietroburgo)

Difensori: Aleksandr Anyukov (FC Zenit San Pietroburgo), Aleksei Berezutski (CSKA Mosca), Vasili Berezutski (CSKA Mosca), Sergei Ignashevich (CSKA Mosca), Denis Kolodin (FC Dinamo Mosca), Roman Shirokov (Zenit San Pietroburgo), Renat Yanbayev (Lokomotiv Mosca)

Centrocampisti: Diniyar Bilyaletdinov (Lokomotiv Mosca), Dmitri Torbinskiy (Lokomotiv Mosca), Vladimir Bystrov (Spartak Mosca), Aleksandr Pavlenko (Spartak Mosca), Yuri Zhirkov (CSKA Mosca), Konstantin Zyrianov (Zenit San Pietroburgo), Igor Semshov (Dinamo Mosca), Oleg Ivanov (Krylya Sovetov Samara), Sergei Semak (Rubin Kazan)

Attaccanti: Roman Adamov (FC Mosca), Roman Pavlyuchenko (Spartak Mosca), Dmitri Sychev (Lokomotiv Mosca), Pavel Pogrebnyak (Zenit San Pietroburgo) Andrei Arshavin (Zenit San Pietroburgo), Ivan Saenko (Norimberga)


Come sempre molto opinabili sono le convocazioni di Aragones per la sua Spagna: il ct ha convocato già 23 giocatori ma tra questi non c’è spazio per Raul Gonzales Blanco, reduce da quella che probabilmente è la sua migliore stagione in carriera, nella quale ha trascinato il suo Real Madrid alla vittoria della Liga con 18 gol. Bottino realizzativo decisamente superiore rispetto a quello di Sergio Garcia, che invece s’è guadagnato la chiamata in Nazionale, convincendo Aragones per il suo gioco fatto di continuo movimento e dinamismo, anche se la sua stagione parla soltanto di 4 gol in una squadra (il Saragozza) retrocessa pure in Segunda Division. Ben più condivisibili sono le assenze di Albelda e Joaquin, giocatori importanti ma che sono reduci da una brutta stagione al Valencia, mentre altrettanto condivisibile è l’innesto di un altro possibile esordiente come Santi Cazorla del Villarreal.

SPAGNA:

Portieri: Iker Casillas (Real Madrid), Pepe Reina (Liverpool), Andres Palop (Siviglia)

Difensori: Sergio Ramos (Real Madrid), Alvaro Arbeloa (Liverpool), Carlos Puyol (Barcellona), Carlos Marchena (Valencia), Raul Albiol (Valencia), Fernando Navarro (Maiorca), Joan Capdevila (Villarreal). Juanito (Betis)

Centrocampisti: Marcos Senna (Villarreal), Ruben De La Red (Getafe), Xabi Alonso (Liverpool), Xavi Hernandez (Barcellona), Cesc Fabregas (Arsenal), Andres Iniesta (Barcellona), David Silva (Valencia). Santi Cazorla (Villarreal)

Attaccanti: David Villa (Valencia), Fernando Torres (Liverpool), Daniel Guiza (Maiorca). Sergio Garcia (Saragozza)


Lista quasi definitiva è anche quella presentata dal ct svedese Lagerback, che opta per il ritorno di Henrik Larsson: nonostante i 36 anni, Larsson sta ancora giocando a buoni livelli e la sua presenza sarà molto importante per dare maggiore qualità offensiva ad una Svezia che altrimenti resterebbe molto legata alla lunaticità di Ibrahimovic. Attenzione, però, va data ad un altro attaccante, ovvero Markus Rosenberg, che nell’ultimo periodo ha giocato molto bene con il Werder Brema e che potrebbe ritagliarsi uno spazio importante. Questa lista potrebbe ancora essere ritoccata, soprattutto perché non convincono ancora le condizioni dell’acciaccato Linderoth, che potrebbe essere sostituito da Kennedy Bakircioglu, centrocampista offensivo dell’Ajax.

SVEZIA:

Portieri: Andreas Isaksson (Manchester City), Rami Shaaban (Hammarby), Johan Wiland (Elfsborg).

Difensori: Mikael Dorsin (Cluj), Petter Hansson (Rennes), Daniel Majstorovic (Basilea), Olof Mellberg (Aston Villa), Mikael Nilsson (Panathinaikos), Andreas Granqvist (Wigan), Fredrik Stoor (Rosenborg)

Centrocampisti: Niclas Alexandersson (IFK Goteborg), Daniel Andersson (Malmo), Kim Kallstrom (Lione), Sebastian Larsson (Birmingham City), Fredrik Ljungberg (West Ham), Tobias Linderoth (Galatasaray), Christian Wilhelmsson (Deportivo La Coruña), Anders Svensson (Elfsborg)

Attaccanti: Marcus Allback (FC Copenaghen), Henrik Larsson (Helsingborg), Johan Elmander (Tolosa), Zlatan Ibrahimovic (Inter), Markus Rosenberg (Werder Brema)